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Originalmente inviato da angelarosa
"la vita non è mai né statica né omogenea, ma consiste in un continuo, inafferrabile divenire, in una incessante trasformazione da uno stato all’altro."
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Non conosco Pirandello: dicono sia stato uno dei piu grandi ed io ci credo.
La frase, se è di Pirandelo, è comunque la scoperta dell'acqua calda: forse letta nel suo contesto dice qulcosa di più.
Comunque la frase è vera: se non siamo essenzialmente vegetali, facciamo esperienze continue sia concrete che virtuali... sia operative che di pensiero senza contare il passare del tempo, il ricambio cellulare, ecc... per cui non possiano che trasformarci...fisicamente, intellettualmente, per Vision: restiamo noi, ma non siamo piu noi...istante per istante... senza accorgercene: forse un giorno ci volgiamo indietro e ci accorgiamo della distanza percorsa.
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La società, con i suoi pregiudizi e le sue concezioni tende a influenzare l’uomo, il quale deforma la realtà secondo un personale punto di vista, senza riuscire a penetrare fino in fondo nelle apparenze, senza cercare di rimuovere da davanti a sé quel velo di ipocrisia creato da “falsi leggi” dettate dalla società.
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No so se questo dica Pirandello o sia solo una interpretazione di angelarosa.
Chiunque lo dica non nota forse che la società siamo noi: buona o cattiva che sia, alla società diamo linfa, dalla società traiamo linfa in continua interazione: ovvio che la società influenza l'uomo singolo: ci vive dentro!
Senza la società semplicemente non saremmo: nell'essere parte integrante della società l'uomo crea quel comune pensiero e sentire e quelle istituzioni che ci plasmano come cittadini, se poi come citadini siamo mal riusciti, deformiamo la realtà, non riusciamo a squarciare il velo delle apparenze e della ipocrisia (cui, sembra, partecipiamo soddisfatti) sottostiamo ipocritamente o per convenienza personale a false leggi cui socialmente abbiamo dato vita....allora non incolpiamo la società, ma noi stessi...singolarmente responsabili...oppure sguazziamo nel metaforico fango...melma sociale...finchè ci aggrada o ci induce il vizio.
Forse ai tempi di Pirandello non c'erano gli strumenti intelettuali e istituzionali disponibili per costruire una società etica e democratica: giustamente Pirandelo portava la sua critica attraverso le sue opere.
Ma oggi tali strumenti esistono: solo noi possiamo decidere se essere cittadini o abbandonarci all'onda del compremesso, del malaffare, della nebbiosità della mente orientata a soddisfare proprie pulsioni...asociali.
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Beh... Pirandello è stato un grande autore, al di la della sua poesia e del suo teatro, ma per la sua concezione vitalistica della vita, perchè egli è stato in grado di trovare uno dei più grosso problemi della società, il fatto che noi siamo imprigionati all'interno di maschere che ci soffocano, e ci impediscono di attingere a quell'eterno e universale fluire della vita.
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Mi chiedo ancora se parliamo del tempo di Pirandello o del nostro tempo... che poi non è così lontano: allora le persone erano imprigionate metaforicamente e soffocavano? puo' essere!
Oggi credo, per lo meno nel nostro mondo, nessuna maschera ci impedice di attingere all'eterno fluire della vita a meno che non si intenda la difficile sutuazione economica coi suoi disoccupati, coi suoi mutui, con le sue tasse, ecc...
Certo che ogni epoca ha le sue problematiche e certo lo stesso Pirandello avrebbe diversamnte, ma magnificamente trattato con la sua poetica, col suo umorismo la difficile situazione sociale.
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Ecco. Secondo me, in questo è stato grande perchè cmq, leggendo Pirandello, tutti noi rimandiamo la sua teoria ai fatti di ogni giorno e ci rendiamo conto che in effetti veramente noi siamo schiavi del denaro, del lavoro... della maschera che portiamo... Veramente non siamo una identità definita ma solo stati in perenne trasformazione..
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Il denaro? il lavoro? In effetti chi ce l'ha ne è schiavo...ne vorrebbe di più e sempre!
Ma è per chi non ce l'ha che mi proccupo!
La perenne trasformazione? ma già l'ho detto... mi pare una cosa buona! Perchè Pirandello se ne lamentasse, se se ne lamentava, non saprei.
Sono con Eraclito: Panta Rei!
