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Ospite abituale
Data registrazione: 13-12-2003
Messaggi: 52
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Dedicato a Mary
Cara Mery, ho letto solo oggi il tuo messaggio (sono sempre molto imbranato con internet) e ti ringrazio. Colgo l'occasione per mandarti questi pensieri, che sono la presentazione di ciò vorrei pubblicare in futuro in forma di libro. Ogni osservazione e critica (di tutti) sarà gradita. Siate cattivissimi, e il lavoro sarà più potente!
Un caro saluto.
Nereo
CIAO SCHIAVO
Domandarono a Dov Beer de Mezeritch: "Qual'è il miglior esempio da seguire? quello degli uomini compassionevoli, che dedicano la propria vita a Dio senza domandare perché? o quello degli uomini colti che cercano di capire la volontà dell'Altissimo?"
"Il miglior esempio è il bambino", rispose de Beer.
"Il bambino non sa niente. Ancora non ha imparato che cos'è la realta!", fu il commento generale.
"Siete di gran lunga in errore, perché il bambino possiede già quattro qualità di cui non dovremmo mai dimenticarci", disse de Beer, "È sempre allegro senza motivo. È sempre occupato. Quando desidera qualcosa, sa prenderla con insistenza e determinazione. Piange con tutte le sue forze, ma basta una parola tenera, o una nuova sfida, che immediatamente smette di piangere. Un bambino sa tutto ciò che è necessario per vivere in armonia con Dio".
Presentazione
"Ciao schiavo", più che una provocazione è una tautologia, in quanto la parola "ciao", significa etimologicamente "schiavo".
Ognuno di noi pronuncia ogni giorno un "ciao" senza quasi mai essere consapevole né del contenuto di questo concetto, né della propria schiavitù.
"Ciao schiavo", al di là della tautologia, della consapevolezza dialettica e di quella esistenziale, è la proposta a ritornare bambini e di giocare ancora, e con meraviglia.
Qui al mio paese di Castell'Arquato oggi pioveva a dirotto e, nonostante la pioggia, c'erano intere scolaresche di bambini e di ragazzi in gita con l'ombrello, e vari altri pullman di turisti, anch'essi che giravano per il paese medioevale con l'ombrello: sono le gite programmate mesi prima dai pianificatori della cultura.
Ma sono esseri umani intuitivi costoro, che mandano la gente in gita quando piove? Sono senz'altro liberi di programmare astrattamente la libertà altrui di andare in gita, però c'è qualcosa di robotico nel loro ponderare le cose che è molto lontano dal pensare umano.
E cos'è pensare umano?
Ogni essere umano ha il suo corpo fisico. Ogni corpo fisico ha un peso. Dopo il pasto il corpo fisico pesa di più di quanto pesava prima, tant'è vero che si potrebbe controllarne l'aumento con una bilancia. Ciò vuol dire che l'uomo è sottoposto alla legge di gravità. Ma con questa sola gravità, che è una qualità di tutti i corpi ponderabili, non potremmo fare un gran che, e l'uomo sarebbe costretto a girare il mondo come un automa, non come un essere cosciente. Cosa occorre dunque perché ci possiamo formare dei concetti che abbiano un valore... che cosa occorre all'uomo per pensare?
"Ciao schiavo", cosa pensi? Pensi che sia più importante il "cosa" che il "come" pensi?
Il cervello umano, di per sé, pesa all'incirca 1400 grammi. Se questi 1400 grammi gravassero sulle arterie che stanno alla base cranica, le schiaccerebbero completamente. Non si sopravviverebbe un istante se il cervello umano fosse fatto in modo da gravare con tutti i suoi 1400 grammi. È dunque davvero una bella fortuna per gli uomini che esista il principio di Archimede, secondo il quale, nell'acqua, ogni corpo perde tanto del suo peso quanto è il peso del liquido che esso sposta. Il cervello galleggia nel liquido cefalico e perde così 1380 grammi, poiché tale è il peso della massa liquida che corrisponde al volume del cervello umano. Il cervello preme con soli 20 grammi sulla base cranica, e questa pressione è sopportabile.
Ma tutto questo a che serve? Serve per darci una risposta assolutamente esatta e non relativa, e cioè che con un cervello che fosse soltanto massa ponderabile noi non potremmo pensare: noi non pensiamo con ciò che è sostanza pesante, ma pensiamo con la spinta ascensionale. La sostanza deve prima perdere il proprio peso, e solo allora possiamo pensare. Noi dunque pensiamo con ciò che vola via dalla terra.
Siamo però coscienti in tutto il nostro corpo. E da che cosa siamo resi coscienti in tutto il corpo?
Nel nostro corpo esistono 26 bilioni di globuli rossi, i quali sono abbastanza piccoli, ma anche pesanti, perché contengono ferro. Ognuno di questi 26 bilioni di globuli rossi galleggia nel siero del sangue, perdendo del suo peso tanto quanto sposta di liquido, così che anche in ogni singolo globulo rosso viene generata una spinta ascensionale; e proprio 26 bilioni di volte. Nel nostro intero corpo siamo dunque coscienti grazie a ciò che spinge verso l'alto. Possiamo così dire che quando ingeriamo alimenti, questi devono anzitutto venire alleggeriti, trasformati, perché possano servirci. Tale è l'esigenza dell'organismo.
Ora, questa capacità di pensare a questo modo, e di regolarsi in conformità ad esso, l'essere umano l'ha perduta, ed andò persa nell'epoca in cui era diventato necessario pensare ai problemi economici. Da allora in poi si tenne conto soltanto dei corpi ponderabili, e si dimenticò del tutto che in un organismo una sostanza ha un comportamento diverso in rapporto alla sua gravità quando subisce una spinta ascensionale.
Così incominciammo a credere che il nostro cervello secernesse pensieri allo stesso modo in cui il fegato secerne la bile, e nacque il "pensiero debole"... l'uomo senza meraviglia... lo smidollato... l'uomo senza io...
"Ciao schiavo", esigenza dell'uomo d'oggi, è il mio saluto al mondo nel nome del principio idrostatico di Archimede, che vale anche nel rapporto fra il mondo percettivo e la nostra organizzazione dell'Io. Infatti la forza di gravità della materia cerebrale non è attiva nel processo di formazione delle immagini e della rappresentazione.
Se il cervello, col suo peso poggiasse sulla sua base, i vasi cerebrali ne rimarrebbero schiacciati, ma esso non poggia sulla propria base, galleggia nel liquido cerebro-spinale. Il principio della spinta ascensionale lo fa pesare non più di una ventina di grammi, esattamente come "pesa" la lettera "resh", ventesima dell'alfabeto ebraico... Certamente il pensiero debole non può più comprendere oggi questa relazione, in ogni caso questo importante fenomeno mostra che LA FORZA DI GRAVITÀ NON È ATTIVA IN CIÒ CHE È SOSTENUTO DALLE FUNZIONI CEREBRALI. Ma le funzioni cerebrali non sostengono tutte le attività dell'Io?
Sarebbe interessante qui, vedere il rapporto della conformazione ideografica della lettera "resh" con altre due lettere, la "kaf" e la "bet", cioè con i relativi valori numerici 20 e 2. Le lettere che valgono rispettivamente 200, 20 e 2, vale a dire la "resh", la "kaf", e la "bet", così osservate testimoniano anch'esse l'importanza della funzione della testa umana come organo spirituale: osservando la forma di questi tre geroglifici si può notare che la loro base rimpicciolisce nella misura in cui si sale al valore più alto, "resh", che significa come parola "testa".
Illustrazione
La "testa" della Bibbia è il suo inizio "be-RESH-it", che significa, appunto "In principio", comprende in sé la lettera "resh"...
Certo, sarebbe interessante notare che anche qui vi è spiegato una specie di principio idrostatico di Archimede, però il pensiero debole dell'uomo attuale si rifiuta di fare queste connessioni di pensiero, impedito e preoccupato com'è nel rimuovere tutto ciò che non corrisponde alla sua fede politica. Perciò limiterò all'essenziale gli approfondimenti di queste "insulsaggini numerologiche" basate sull'alfabeto ebraico, perché "Ciao schiavo" è rivolto a tutti, forti e deboli, ricchi e poveri, ebrei e non ebrei...
L'attività dell'Io e l'attività rappresentativa propriamente dette non si fondano dunque sulla gravità della materia cerebrale, bensì sulla loro spinta ascensionale. E l'ascensione dal Golgota cos'è in fondo se non l'ascensione dal monte detto "cranio"? L'attività cerebrale stessa, cioè il corrispettivo fisico dell'attività rappresentativa si fonda su una forza che tende ad allontanare la materia dalla terra: con i miei pensieri, io non vivo nella forza di gravità, ma nella spinta ascensionale. È questo movimento dal basso all'alto che permette ogni mia esperienza di formazione delle immagini: le cose intorno a me vengono "salvate" nella mia memoria come immagini, tramite lo "scollamento" della loro forma... piena di OGGETTIVO contenuto immaginativo.
Nel vecchio millennio, nel vecchio mondo, si opposero a questa concezione gli imbestialiti seguaci del barone di Münchausen, i quali furono i primi a dimenticare il principio IDROSTATICO di Archimede. Fu così che il rapporto fra mondo percettivo e la nostra organizzazione dell'Io, dimenticando che la forza di gravità della materia cerebrale non è attiva nel processo di formazione delle immagini e della rappresentazione, venne via, via, sostituito da un altro tipo di intelligenza, quella dei programmatori di catastrofi economiche o di catastrofiche gite culturali sotto un'acqua che Dio la manda...
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I politici sono i camerieri dei banchieri
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