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Ciao Schiavo - Cap. II (a) - L'inconscio della mutua
Ciao Schiavo - Cap. II (a) - L'inconscio della mutua
Le contorsioni del serpente non
sono la sfericità universale.
L'INCONSCIO DELLA MUTUA
Quando credo di pensare cose e situazioni, e di assumerle logicamente, salvo taluni rari casi di esercizio di mera razionalità, per esempio nel campo della matematica, in realtà, normalmente penso ciò che il mio "sentimento" ed il mio desiderio proiettano in esse, senza accorgermene. E così è per la maggior parte degli esseri umani. Se infatti si vuole essere sinceri, si riconosce che l'automatismo discorsivo è sempre pronto a prospettare discorsi lungo un sentiero segnato, percorso in effetti dall'istinto o dal sentimento, che il pensiero, divenuto debole, segue inerte. Crediamo di essere freddi razionalisti, ma in realtà siamo infantilmente istintivi. In questa tipica situazione psicologica, l'umanità è stata privata di questa conoscenza in quanto la psicanalisi si è facilmente impossessata dell'argomento, ed ha di fatto generato la perdita della possibilità che un'impostazione oggettiva e pragmatica di questo problema soccorresse l'uomo.
La psicanalisi e la psicologia analitica hanno fissato quel problema nel suo stato di insolubilità, necessario allo sviluppo della loro dialettica, e l'hanno complicato in modo contorto tramite INTERPRETAZIONI, ma interpretazioni, PRIVE DI PERCEZIONE dell'oggetto di cui presumono essere indagine. Infatti, solo un'interpretazione che si ferma ad una sfilza di immagini di un oggetto, senza avere alcuna consapevolezza di produrla essa stessa - tramite attività riflessiva - come qualcosa che ha altrove e non in sé il fondamento, può parlare di "inconscio".
Perciò, con l'indicare l'"inconscio", la psicanalisi e la psicologia INCONSCIAMENTE indicano il fondamento da cui ESSE STESSE SONO POSSEDUTE, senza possibilità di identificarne la reale natura. Ed oltretutto, elaborando quella possessione secondo una problematica che, a partire dal regolare sviluppo dialettico, fino alla formulazione dei metodi terapeutici, la esprime con organica progressione, le conferiscono i caratteri di un autentico "universale", alla cui autorità si sente che esse non potranno più sottrarsi.
Il caso di un tema svolto e descritto come se fosse "universale", senza alcuna garanzia - di esperienza basale di ordine noetico o gnoseologico - di ciò che si deve intendere per universale, rivela pertanto il senso di uno pseudo fondamento del pensiero: una vera e propria possessione mentale, da parte non tanto di un istinto personale, quanto di un ente impersonale, che reca i caratteri tipici di una demonicità, di cui tanto lo psicanalista compenetrato di presenza dell'"inconscio", quanto lo psicanalizzato, subiscono il movimento, senza possibilità di coglierne l'identità e perciò neanche l'assoluta estraneità alla vita della coscienza.
E ciò è gravissimo. Perché se il tema fosse semplicemente logico-analitico, la possessione sarebbe meno pericolosa di quella possibile mediante il tema psicoanalitico, la cui espressione dialettica non chiama in causa un elemento formale ed un procedimento parimenti formale, come il tema logico-analitico, bensì il contenuto stesso, che opera come premessa, o assioma primo, appunto l'inconscio.
L'assenza di fondamento tanto nel processo riflessivo psicanalitico quanto nella sua applicazione, viene poi occultata dal linguaggio specifico e dall'apparato dialettico che, senza alcuna mediazione, trapassa in metodo "terapeutico" in cui non viene perpetrato inganno per deliberato proposito, ma per insufficiente coscienza del rapporto fra pensiero e presunto oggetto psichico. L'assenza di esperienza di tale oggetto viene compensata dal meccanismo della "terapia" dialettica e dal fatto che la sicurezza di tale meccanismo suscita l'immediatezza di una temporanea fiducia nel paziente, che è incapace di trarre fiducia da altra fonte.
LA PSICANALISI di Freud e di Jung, credendo di scoprire l'"inconscio", o per lo meno di interpretarlo, e in qualche modo di operare su esso, È dunque ESSA STESSA ESPRESSIONE DELL'INCONSCIO, e non tanto di quello che essa dottrinariamente descrive e mitizza, bensì di quello che possiede i suoi espositori, in quanto questi, non padroneggiando il pensiero, lasciano operare su di loro qualcosa che non è pensiero, ma sentimento.
Il sentire subconscio diventa pertanto dialettismo, per cui come pensiero perde la virtù penetrativa ideale, alla quale sostituisce una dinamica associativa e pseudo-intuitiva che appartiene al sentimento. Una simile situazione viene efficacemente mascherata dalla codificazione scientifica e dal sempre pronto conio terminologico.
Questo sentire subconscio, che poté divenire scienza della psiche, se osservato spregiudicatamente, non può essere confuso con la fonte delle pure intuizioni intellettuali, né con il vero sentire, perché risulta solo il risuonare psichico del sistema nervoso, ed in particolare del sistema neurovegetativo. Le minime alterazioni del sistema nervoso, e l'irregolare rapporto neurovegetativo con il sistema del ricambio, si ripercuotono perciò in una gradazione di mali, che vanno dalle forme lievi di nevrosi alle forme paranoiche e psicotiche tipiche.
La psicologia, dunque, avendo rinunciato alle sue basi noetico-speculative, ha perso tra l'altro la possibilità di essere positivamente integratrice o cooperatrice della psichiatria, ed è giunta a mitizzare psicanaliticamente fenomeni riducibili a fatti corporei, per la sua incapacità di distinguere l'"inconscio" - come zona di dipendenza della psiche da inerenze neuro-sensorie - dalla reale vita della psiche e dei suoi rapporti con le forze autonome della coscienza.
Sembra che i fondatori e i prosecutori della psicanalisi muovano dall'idea dell'inconscio, ma in realtà muovono dal sentimento, anzi: dall'oscuro sentimento dell'inconscio, che non può essere intuizione o idea, perché l'intuizione o l'idea è sempre l'elemento interiore di una percezione o di una serie di percezioni, cioè un elemento interiore, INDIPENDENTE dalla percezione stessa, la quale può avere come contenuto tanto un oggetto fisico, quanto un oggetto interiore (un impulso, un sentimento, un pensiero).
La percezione dello psicanalista non può essere altro, riguardo a un nevrotico, che il suo quadro clinico, o i suoi discorsi, le sue confessioni; riguardo a se stesso, la sensazione del proprio corpo e il proprio mondo psichico.
Nessuna di queste percezioni può autorizzare l'IDEA DELL'INCONSCIO con i suoi noti sviluppi, ma tutt'al più l'IPOTESI DELL'INCONSCIO.
E per verificare tale ipotesi è indubitabile che occorra un'esperienza di forze della COSCIENZA, fondata sulla CONSAPEVOLEZZA della vita delle idee e sulla possibilità di operare mediante questa. Ne consegue che l'oggetto della verifica, che per definizione è ESTRANEO ALL'IDEA DI CONSAPEVOLEZZA, riguarda un "inconscio conscio", dunque un inconscio che inconscio non è! "La conoscenza dell'inconscio" è dunque scientificamente sensata quanto potrebbe esserlo "l'asciuttezza dell'acqua", "la sfericità del cubo", "la bianchezza del nero", "la materialità dell'antimateria", ecc. Sembrano giochetti di parole questi. Eppure i giocati siamo noi, nella misura in cui crediamo più all'inconscio che alle nostre profondità spirituali, che dovremmo casomai chiamare "iperconscio"...
Per chi lo vuol vedere, l'indagine psicanalitica salta dal sentire al pensare, come se pensare ed sentire fossero essenzialmente identici, salta cioè dalla serie delle PERCEZIONI (sentire) cliniche e discorsive, ad una serie di corrispettive RAPPRESENTAZIONI (pensare), che tratta né più né meno che come percezioni reali, e di conseguenza come concretezze scientifiche! Da qui la sua specifica dialettica non reale. La dialettica dell'indagine psicanalitica infatti non esce dal limite delle sue rappresentazioni iniziali, perché fra i suoi formulari deduttivi non ne esiste uno in grado di oltrepassare quel limite, proprio perché tali formulari si sviluppano da enunciati che esprimono quelle rappresentazioni, che, pertanto, sono irreali. Per essere reali dovrebbero rispondere ad esperienze oggettive della psiche secondo regole noetiche, che la psicanalisi mostra di ignorare, anche se ad esse sembra fare riferimento. In parole povere, l'inconscio è una bufala, uno strumento che da' l'impressione di servire all'assistenza dell'essere umano, mentre in realtà lo priva delle sue capacità più profonde, lo priva del suo spirito. Per questo lo chiamo "inconscio della mutua", per indicare che si tratta di una forma di "assistenzialismo" che anziché assistere l'uomo, lo depriva dei suoi poteri reali.
In particolare, Jung riesce a dare l'impressione di una familiarità con lo spirituale, riconoscibile ad un occhio esperto come un fatto mitico, di valore tutt'al più estetico, ma insidioso per la relazione di cui diviene persuasivo veicolo, mentre a un esame semplicemente logico risulta patente in Jung l'assenza di base teoretica e metodologica, nonché di retto intuito, per una conoscenza dell'elemento soprasensibile, di cui è strutturata la psiche.
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I politici sono i camerieri dei banchieri
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