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Ospite abituale
Data registrazione: 13-12-2003
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Ciao Schiavo - Cap. III (b) - Rifondazione del pensiero o teste mozzate
In questo contesto, lo Zen sembra essere estraneo al tema della NUOVA FONDAZIONE DEL PENSIERO in merito alla pace nel mondo. Ma tale apparenza, per chi osserva bene la propria interiorità, si rivela illusoria. La sottile ma essenziale relazione fra ZEN e NUOVA FONDAZIONE DEL PENSIERO può infatti essere intuita. Basta riflettere sull'importanza del substrato "solare" nella formazio-ne di quella disciplina di pensiero che - attraverso lo Yoga e le varie ascesi buddhiste e zen - altro senso non ha avuto se non quello di preparare in Occidente la NASCITA DEL CONCETTO e simultaneamente la presenzialità luminosa del-l'Io in esso.
Per indicare il senso reale della via originariamente tracciata dallo Zen è urgente ed essenziale saper distinguere l'elemento aureo dello Zen dall'oggetto di ogni moderna esegesi mediante cui l'Occidente crede incontrarlo ed assimilarlo: dal-l'esistenzialismo alla psicanalisi, e dal "neospiritualismo" della contestazione a certe forme di "tradizionalismo della mutua". Tale via, attraverso il suo vanificare ogni dialettismo (o riflessità del pensiero, o filosofismo ciarliero) fino all'irrompere del "satori", come antecedente puro, proprio del pensiero, vivente nell'uomo come universalità, non è altro che l'unica RIFONDAZIONE di cui abbisogna l'uomo: la RIFONDAZIONE DEL PENSIERO.
Il prospetto dell'odierna cultura, ancora legittimamente operante secondo esclusione dell'Io, necessita pertanto di essere esau-rito e redento, secondo canoni di una via nuova, per un nuovo pensiero, adatto ad un nuovo tipo umano, capace di vivere l'Io nella risurrezione del pensiero, ormai troppo legato al sensibile, al materiale, a ciò che è percepibile attraverso i sensi ordinari.
Nel pensiero che realmente pensa, vive l'essenza del mondo, di continuo elusa dalla sua proiezione dialettica, NELLA QUALE L'UOMO ORDINARIO CREDE CHE NASCA IL PENSIERO. Nel momento in cui egli conosce una verità, non si accorge che essa sorge in lui come moto di pensiero: nel pensiero si muove la forza da cui quella verità scaturisce. In realtà fluisce in lui un essere ideale ogget-tivo, una forza concreta. Egli però è convinto che la verità sia esterna a lui, nella forma logica, nella dialettica, o nel fenomeno. Non avverte in sé la forza-pensiero, che è a-dialettica, e che contiene quella verità. Perciò compie il movimento che può farla sua.
Oggi è divenuto nor-malità la credenza che il mentale sia inseparabilmente attaccato alla cerebralità. Infatti - si dice - il pensare presume l'esistenza del cervello. Perché allora non porre in relazione con tale inerimento mentale alla cerebralità - divenuto normale - anche l'opposizione del pensiero - divenuta anch'essa normale - alle proprie forze di profondità? Perché non pensarci? Perché non "ponderare" anche quello?
Se il pensare umano è reso possibile da ciò che vola via dalla terra (cfr. "Presentazione" di questo scritto), e se la forza di gravità non è attiva nelle funzioni cerebrali del pensare, l'inerimento mentale alla cerebralità è una mezza verità, e quindi un falso.
Sono spiegabili in tal senso di mezze verità non soltanto fenomeni generali, come l'alterazione funzionale del sistema nervoso e la difficoltà della coscienza razionale a stabilire un rap-porto con le forze del sentire e del volere, o con la psiche emotivo-istintiva, ma soprattutto le attuali drammatiche difficoltà dell'intelletto riguardo a problemi concreti dell'esistenza: il sociale e l'economico.
L'illegittima dipendenza del pensiero dalla cerebralità spiega la fittizia autonomia dell'uomo attuale, che, non riuscendo a riconoscere la libertà come valore interiore, attuabile fuori di qualsiasi problematica di condizionamen-to esteriore, trasferisce il senso della libertà a operazioni fisiche, o meccaniche, o di rovesciamento di una presunta autorità. Infatti l'autorità, se è autentica, non può non essere un fatto dello spirito, e come tale inattaccabile da fatti fisici. E se l'autorità non è autentica, è una parvenza, dietro la quale si cela ben altra tirannia che quella che si presume combattere o annientare. È allora indubbio che un'identica tirannia interiore si esprime nella forma della rivolta retorica.
Gli atti di rivolta, o di autoaffermazione, di un certo tipo umano attuale, chiamato qui "mentecattocomunista", non sono atti di libertà, bensì posizio-ni mentali, o condizioni neuropsichiche, recanti un oscuro sentimento della libertà, ma prive del suo contenuto co-sciente.
Il contenuto sovrasensibile della libertà non può esse-re recata nel mondo, se non da SPERIMENTATORI SPIRITUALI. Senza l'azione di tali sperimentatori, non può instaurarsi libertà, o moralità, nel mondo. NON C'È FORMULA POLITICA CHE LO POSSA. La reale soluzione dei problemi umani, pre-suppone la connessione RITUALE con il soprasensibile, ad opera di coloro che a ciò sono preposti dal soprasensibile medesimo. Costoro sono i filosofi veri, nei quali LA RIFONDAZIONE DEL PENSIERO DOVRÀ FARE I CONTI CON L'ALTERNATIVA "SOCIALE" DELLE TESTE MOZZATE.
La cosa migliore è non sentirsi soli... Insieme è meglio...
Insieme ai miei pensieri, vi sono idee universali, che non sono mie, ma che ho fatto mie, perché erano lì, ed io le ho prese. Erano su un libro, in un forum, in una fotografia di torture… teste mozzate… che portano con sé "ricordi" ed idee primordiali... Sono immagini che sembrano riaffiorare prepotenti, forse perché a stento credute nei banchi di scuola: il mondo di Cleopatra che offriva a Cesare la testa di Pompeo, Antonio che derideva il capo mozzato di Cicerone, Erodiade che contemplava trionfante la coppa sanguinosa recante la testa di Giovanni il Battista. Gli spiriti della sfrenata sete di potenza, spettri di un mondo sommerso, odiavano l'uomo libero… ODIANO l'uomo libero… odiavano soprattutto la luce dell'Io, che sorgeva come una stella sulla fronte dell'uomo, e che sul "luogo del Cranio" (Golgota), segnava col sangue la Sua presenza sul pianeta. Il cranio umano racchiudeva e racchiude la possibilità della liberazione dalla schiavitù. Nel luogo del cranio umano il pensare universale poteva essere colto, e l'Io risorgere, innalzarsi. Perciò non si aveva paura, né delle belve del Colosseo, né delle teste mozzate dei proscritti, che venivano ammonticchiate in orride piramidi, come monito imperiale al popolo. L'inizio del primo millennio, e l'inizio del terzo, portano con sé le stesse immagini… Forse qualcosa dovremmo cambiare…
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I politici sono i camerieri dei banchieri
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