Discussione: Democrazia
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Vecchio 31-05-2004, 17.19.50   #41 (permalink)
Nereo Villa
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Ciao Schiavo - Cap. IV (a) - Il mentecattocomunismo come impulso arabico da superare

La missione filosofica di tutto il mondo occidentale è strettamente connessa con l'affermazione dell'Io. I suoi più importanti sintomi nel piano della storia mondiale furono la progressiva differenziazione fra i popoli europei (incominciando da quelli francese ed inglese, con personalità come Giovanna d'Arco), il fenomeno europeo del parlamentarismo iniziato dai paesi britannici, e l'impulso nazionale italiano, che nel secolo XV incominciava ad emancipare la gente dal papato livellatore delle coscienze.
Tale missione continua necessariamente a procedere oggi, manifestandosi d'altra parte anche nell'affermazione dell'ego, ed in tutte le forme "sociali" di egoismo alle quali stiamo assistendo, da me spesso chiamate "mentecattocomunismo", in quanto espressioni della totale deficienza di pensiero umano, tanto nella concezione materialistica, quanto in quella spiritualistica.
Col termine "mentecattocomunismo", non intendo il "comunismo": magari ci fossero ancora i "compagni", cioè coloro in grado di condividere il "pane" (onde il termine "com-pagno") col prossimo, mettendolo in "comune"! E neanche intendo il "cattolicesimo": magari si conoscesse la portata della parola "cattolico", o "universale"!
Con il termine "mentecattocomunismo" intendo tutto ciò che continua a manifestarsi non solo nell'arbitrio occidentale del dominio dello spazio e delle frontiere, ma soprattutto nella forma economica, negli aspetti più negativi nell'economicismo, del fondamentalismo delle sette, e di ogni astrazione tendente a creare regole, norme, modelli, normatività moralistiche capaci di innervarsi alle dichiarazioni di ogni classe dirigente di ogni paese del mondo.
Questo tipo di normatività moralistica non fa che riproporre l'astrattezza del pensiero arabo. Infatti, il normativismo, in ogni sua manifestazione a partire dal giuridismo fino al "netiquettismo" internet, non è altro che arabismo. Al di là delle forme più crasse di materialismo, l'arabismo è presente nello spirito della classe dirigente delle potenze occidentali, e tale presenza arriva perfino nel campo della nostra tecnologia, fondata su logica formale, linguaggi matematici, e su algebre tanto essenziali quanto interessate. La propensione all'astrazione, alla modellistica, che hanno fatto degli USA il più straordinario produttore di tecniche operative in tutti i settori, compresi quelli delle scienze umane, rimanda a questa tendenza, al di là del fatto che Boole, Wittgenstein, Carnap, Turing, Wiener, von Neumann, ecc., venissero da (o avessero operato in) tutt'altre zone del mondo. Ed è anche il caso di ricordare il ruolo decisivo che ha avuto, ed ha tuttora, l'applicazione di questi strumenti concettuali e tecnici nelle vicende belliche, alla quale si può tranquillamente ascrivere anche la vittoria nella seconda guerra mondiale(1).
La tendenza alla norma, che si genera da un'immagine del mondo vincolata alla mera fenomenologia psicofisica (o logica dell'apparenza di ciò che è fisico e/o psichico), è - invasiva in tutta la cultura nordamericana, già a partire da Wilson, ed è agghiacciante vedere come la diffusione di percorsi di pensiero tutti simili fra loro generino ovunque la medesima patologia in cui dal modello della realtà - NON dalla realtà - si arrivi alla prescrizione attuativa, e ciò vale a dire che alla teoria astratta (o nominalismo) segue la norma.
Se si ricerca l'origine di questa patologia sociale, risalendo a ritroso nella storia del pensiero, si può trovare già in Bacone l'origine della tendenza occidentale alla classificazione, alla sistematizzazione, alla sperimentazione, intese come un raffronto di indicazioni che permettono di tastare il reale, senza minimamente porsi né il problema della sua essenza, né quello di una corretta logica della scienza (o epistemologia), ma partendo dal presupposto che "la mera conoscenza astratta è potere". In questo contesto di filosofia ingannatrice e beffarda, Pascal arriverà poi a dire, come uno dei pensieri più profondi e significativi del suo acume che "beffarsi della filosofia è fare filosofia"(2), fondando così i presupposti mentecattocomunisti dell'attuale pensiero debole.
Di conseguenza, perso il nesso interiore con l'essenza - e tale perdita è già l'inizio della patologica deficienza dell'anima occidentale - non ci si può che muovere sulla mera superficie delle cose. La ricostruzione di Hume della causalità, come successione ricorrente di eventi, ma che non implica per ciò stesso un nesso essenziale, è l'esplicita universalizzazione di questa patologia del pensare.
A tale deficienza del pensare coopera poi Kant, che assegna alle forme-pensiero, alle categorie, una funzione regolativa. Non è un caso che, tanto in Hume quanto in Kant, il problema morale sfoci nel richiamo al senso comune, al sentimento religioso, al fideismo, con ciò segnando la più totale ablazione dell'autentica spinta conoscitiva umana.
Tutta la ginnastica intellettuale, tanto nella conoscenza della natura, quanto in quella dell'"antropos", e di ogni derivazione di tale neopositivismo logico, ristagnando all'interno di questa contagiosa prospettiva patologica, è di conseguenza nominalistica e sistematizzatrice, normalizzatrice e materialistica, vincolata tanto all'apparenza sensibile quanto ad astrazioni soprasensibili di ideologie accettate acriticamente.
Ma tutta questa élite, culturale, politica ed economica dell'Occidente, incarna una primigenia popolazione di creatori di leggi, e di regolatori noetico-morali, agente sul pianeta secondo una triplice genia di impulsi patologici radicati ancora più in là nella storia:

1) quelli del MATERIALISMO ARISTOTELICO FILTRATO DALL'ARABISMO DI AVICENNA E DI AVERROÈ;
2) quelli del fariseismo del tempio salomonico filtrato dalle massonerie e da altre sette segrete;
3) quelli dell'impero romano, filtrato dal cattolicesimo romano(3).

Si tratta di impulsi patologici destinati a generare guerra ad oltranza: guerra di tutti contro tutti nella misura in cui essi non vengano risanati dal prete Gianni(parlerò in modo esteso di questo al capitolo conclusivo di questo libro) presente nel cuore di ogni individuo.
Questa è la mia "profezia", fra virgolette in quanto non c'è per me automatismo tra profezia e attuazione. La profezia non ha senso deterministico, bensì casomai di provvedimento ipotetico: qui sono pertanto previste due possibilità: o le cose vanno secondo un progetto di autoconsapevolezza dei cittadini e dei popoli, oppure no.
La missione umana dell'Occidente è l'affermazione dell'Io. Ma se gli impulsi egoistici del SUBUMANESIMO sono scambiati per motivi umani, o se il cosiddetto inconscio è scambiato per l'Io, allora si continuerà ad accettare di poter dire tutto e il contrario di tutto, e la logica conseguenza di ciò non potrà che essere allora la guerra di tutti contro tutti. Se invece si riterrà più importante la capacità di indignarsi di fronte a sterco umano usato come colore nelle moderne "opere d'arte", rispetto alla loro "tolleranza", allora ci sarà ancora speranza di un mondo sano.
Una cosa è infatti la Gran Bretagna fino a Carlyle, un'altra quella del positivismo di Spencer; e un'altra ancora quella del neopositivismo logico che proprio nelle università inglesi troverà ampio spazio. La retorica di Kipling, l'idea imperiale e il culto della Repubblica platonica che venne espressamente insegnato quale viatico alla classe dirigente inglese(4), non sono infatti che la controparte sentimentale di un'anima di popolo distratta, e sempre più immemore del primigenio impulso alla libertà.
Tale impulso è stato sostituito dalla volontà di potenza su un mondo inteso sempre di più come inconoscibile nell'essenza, ma dominabile nella presenza.
In fondo, si può anche pensare che la citatissima e retorica frase di Churchill sulla democrazia, "che non funziona ma alla quale non si può rinunciare perché le altre forme di governo sono tutte peggiori", è anche una sorta di drammatica dichiarazione di impotenza a conoscere. È un accontentarsi, una sorta di IGNORABIMUS politico, espressione di un'autentica disfatta dello spirito, nella ricerca di forme di organizzazione collettiva, disfatta percepibile anche nel pensiero liberale contemporaneo, là dove si afferma che il liberalismo è un metodo, e dove si intende per metodo la ricerca infinita (e fin qui, passi) su una realtà naturale e sociale, che si da' per infinitamente inconoscibile.
È chiaro che da un simile stato patologico delle menti non può che scaturire sentimentalismo e cinismo, piaggeria e cinica violenza dominatrice, quale testimonianza della perdita della direzione centrale dell'anima.
Nell'anima di questa genia di creatori di regole materialistico-aristoteliche viene così a crearsi un alveo(5) che non può non aprirsi alle istanze provenienti da un'altra genia di regolatori, altrettanto cinici e "distratti", e cioè alle istanze delle massonerie, e delle sette segrete dei cosiddetti "salomonici" del Tempio di Gerusalemme.
Ne sono un esempio eclatante gli "accordi" Sykes-Picot del 1916 e Balfour del 1917.
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I politici sono i camerieri dei banchieri
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