Discussione: Democrazia
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Vecchio 29-03-2005, 08.50.47   #49 (permalink)
Nereo Villa
Ospite abituale
 
Data registrazione: 13-12-2003
Messaggi: 52
Caro Esperantiano,
ti rispondo con quest'altra risposta.
Ciao a presto.
Nereo

Cara ***,
ti ringrazio. Cerco di risponderti. Esistono tante cabale, cioè tante tradizioni (come le confessioni religiose). Io non ho mai studiato una cabala. Non credo nelle cabale. La mia posizione è cattolica (cioè universale) aconfessionale (e ovviamente da' fastidio a molti, vedi per es.: http://digilander.libero.it/afimo/ca...ereo_con_ebreo). Ho studiato fra uno spinello e l'altro durante le mie tourné, perché lo spinello di per sé mi annoiava, ed avendo la mattina ed il pomeriggio liberi, compravo valige di libri quando dovevamo andare fuori Italia. Perciò ho sempre scelto io i testi da leggere (la mia cultura è prevalentemente antroposofica). Sentivo, come musicista, il bisogno di cercare la verità del suono e della parola, e sono approdato ai numeri studiando gli hertz della scala eptatonica. Ora mi occupo di musica (astromusica, un lavoro che comincia solo oggi a dare i suoi primi frutti (http://digilander.libero.it/psicoast...a/conforto.htm ; http://digilander.libero.it/psicoastrologia/promo.htm ).
Anch'io andavo spesso alla biblioteca dell'università teologica di Milano e fui "incoraggiato" da Ravasi. Mi disse che c'era di meglio, per es., rispetto a Steiner, Fabre d'Olivet, ecc., ma questo meglio non l'ho mai trovarlo.
Sei molto gentile a dirmi che interpreto bene la numerologia, ed ho capito cosa intendi. Però in realtà non bisognerebbe interpretarla (cerco sempre di portare esperimenti) come non si dovrebbe secondo me interpretare un'altra qualsiasi logica (logica matematica, logica immaginativa, logica ispirativa, logica intuitiva, e così via).
Certamente quando andrò a Roma (dovrei andare a trovare Bellia, che è un mio amico studioso della triarticolazione pratica dei poteri dell'organismo sociale) te lo dirò.
Tuo marito ha fatto bene a preferito l'arte del doppiaggio al covo di vipere della rai (conosco l'ambientone). Ti manderò anche un CD con le mie canzoni "demenziali" antisignoraggio (credo che la strada pratica verso la libertà passa dal riso, e che finché l'uomo non imparerà questo sarà schiavizzato, sia servendo il suo padrone, sia lottando per servirne uno nuovo. I governanti lo sanno molto bene, ed è per questo che governano. L'ultima cosa che sarebbero disposti ad ammettere è l'ilarità irrispettosa. Ecco il senso di queste canzoni). A proposito di musica ti incollo una pagina che ho scritto per un editore.
Un caro abbraccio.
Nereo

----- Original Message ----- From: nereo.villa
To: ***
Sent: Sunday, March 27, 2005 6:36 PM
Subject: Sul coraggio della libertà


Caro ***,
ti invio queste mie considerazioni, sperando ti possano interessare.
Buona Pasqua
Nereo

Sul coraggio della libertà: ovvero come è difficile la vita senza partita IVA e senza partito
Sono un musicista studioso di problemi sociali e vorrei fare alcune considerazioni su musica, Stato e loro degenerazione attuale, sperando di dare un contributo al cambiamento sociale che nel futuro dovrà avvenire. I pensieri che seguono sono frutto di vari incontri con giovani aspiranti musicisti che purtroppo hanno assorbito un semplificatorio modo di pensare inculcato dal sistema scuola, televisione, ecc., in cui l'individuo con la sua creatività ha un valore relativo.
Ho notato che molti giovani pretendono dopo soli pochi mesi di studio della musica di eseguire brani come strumentisti, imitando coloro che dopo avere appreso quattro concetti base sui problemi sociali o economici pretendono di insegnare alla gente, non facendo altro che generare ideologie, astrazioni.
L'impostazione di pensiero dei giovani d'oggi è perdente, in quanto essi sono per lo più meramente teorici ed astratti. Finché si parla di teorie monetarie, economiche, sociali, ecc., va tutto bene, ognuno dice la sua e tutto rimane come prima, perché sono tutte parole. Però nella musica non è così (per fortuna). Perché? Cercherò di spiegarlo prendendo le mosse da un ragionamento concreto (per esempio, se ho due pani e ne mangio uno, rimango con un pane. Se invece dico che la matematica è convenzionale, o un'opinione come un'altra, il mio ragionamento è astratto). Occorre sapere distinguere innanzitutto il concetto di unità di misura da quello di unità aritmetica, che sono due cose diversissime. L'unità di misura 1 non ha senso se non in ordine a ciò che si vuole misurare. Per es., si parlerà dell'acqua e allora l'unità di misura 1 sarà equivalente a 1 litro. Si parlerà di sistema metrico e allora l'unità di misura sarà 1 metro. Si parlerà di sistema dodecafonico e allora avremo il 12 come unità di misura. Una volta le uova si contavano a dozzine: e l'unità di misura duodecimale 1 non poteva che essere il 12. Così l'unità di misura nel sistema sessagimale è il 60, e così via.
Non così per l'unità aritmetica. Essa ha senso sempre. E non per convenzione. Dopo l'uno c'è il due, perché se non vi fosse il due non ci sarebbe neanche il ritmo. E la vita cos'è se non ritmo? Ecco perché anche l'aritmetica proviene, etimologicamente dal ritmo della vita stessa. Il divenire comporta il ritmo. Il ritmo comporta il ritorno di un evento. L'evento ripetuto non è già più evento ma processo. Lo studio dei processi porta a scoprire le leggi della natura. Le leggi naturali non possono essere anti-giusnaturalistiche, né astratte, o scollegate dalla dimensione temporale.
Per troppi anni lo Stato è stato astrattamente condotto dall'insostenibile principio per cui con sufficienti dati e con una forza sufficientemente applicata nei posti giusti esso avrebbe potuto non solo predire esattamente il corso della società, ma anche dirigerlo e manipolarlo a volontà. Oggi ci troviamo di fronte alla PROVA che non è possibile raggiungere questo obiettivo attraverso la forzatura di alcune parti dell'organismo sociale (che è un sistema complesso, non un quiz), e abbiamo secoli di esperienza di manipolazioni statali fallite. Eppure molti continuano a sperare che un giorno o l'altro troveranno un modo per forgiare la società secondo i loro piani. Fatto sta che l'interruzione del FEEDBACK DI VERIFICA tra lo Stato e la sua "clientela" impedisce allo Stato di governare realmente la società. E invece di governare la società, lo Stato cerca di imporre e rinforzare sempre di più le condizioni che ritiene "migliori" per la società in senso generale, kantiano ed astratto (Kant infatti diceva: "Opera in modo che le norme del tuo operare possano valere per tutti gli uomini". Ma questo dire è la morte di ogni agire sociale promosso da individui vivi, i quali per essere tali, e non zombi, soprattutto nel legiferare dovrebbero considerare non come tutti gli uomini agirebbero, ma come io devo agire nel mio caso individuale concreto. Anche qui vi è un problema culturale, perché si tratta di reintegrare nel pensare i livelli che ad esso competono: il contesto concreto, la responsabilità, e la dignità dell'uomo. Nel corso della storia europea della coscienza, il pensare ha infatti espulso questi livelli e se ne è isolato). Per questo motivo Rudolf Steiner che è per me il più grande pensatore del secolo passato, parlava già nel 1919, di coraggio della libertà nella vita sociale, e di ASSOCIAZIONI DI CONSUMATORI COME UNICA VIA REALE PER RISANARE L'ECONOMIA (http://digilander.libero.it/afimo/li...solidale03.htm). Per questo coraggio della libertà che egli mi ha trasmesso ho potuto appoggiare, nei miei scritti su internet la denuncia per truffa del prof. Auriti (ex docente di diritto) alla Banca d'Italia e alla BCE. Con queste denunce egli dice sostanzialmente allo Stato: "Io ti amo nella misura in cui tu sei vivo. Se sei morto, cosa devo amare? Il cadavere? La burocrazia senza FEEDBACK?" Allo stesso modo ho appoggiato tutto il lavoro del matematico Nicolò Giuseppe Bellia in merito al suo progetto di fiscalità monetaria per l'Italia, progetto in cui le competenze dello Stato sono circoscritte alla sfera del diritto e tutto quello che è fuori da questo ambito come per esempio il mercato e l'economia rientra nella responsabilità di coloro che sono in grado di produrre beni e servizi. (continua)
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