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aspettando saddam
Forse qualcuno si sarà interrogato sul senso, aspettando Saddam. La nuova puntata della “guerra giusta” si chiama preventiva, superata la fase della deterrenza entriamo in quel passaggio subdolo e follemente amorale che è lo stabilire i criteri di prevenzione. La raccolta delle prove o la fabbricazione delle stesse non cambiano l’esito di decisioni prese in nome del prevenire è meglio che curare, cambiano invece l’approccio etico delle coscienze umane, che si vedono investite di un ruolo di censori e cultori del sospetto senza precedenti. L’occidentalizzazione del mondo, termine molto più consono che nuovo governo mondiale e palle varie, fa procedere sotto la guerra al terrorismo le sue mire, e non esiste stato che non sia pronto a cavalcare la tigre, il finto pacifismo di alcuni è dettato da una non sufficiente chiarezza del cosa ci guadagneranno dopo. Il mondo arabo se ne frega di Saddam, ma è preoccupato del successivo controllo dell’area e dell’egemonia sui pozzi . L’embargo non ha decimato gli iracheni, ma ha sterminato 5000 bambini al mese, la IAEA ha accertato che non esistono armamenti nucleari sul suolo iracheno, sono state distrutte 817 su 819 postazioni missilistiche mai più ricostruite dopo la guerra del golfo etc… sono comunque pronti 250000 soldati USA e possono approntarsi circa 25000 inglesi ogni mese, uomini che stanno attendendo una giustificazione sotto la bandierina azzurra dell’ONU. Lo stesso ONU che tempo fa ha avvalorato la nomea di “stati canaglia” incurante che questo terrorismo proprio per il suo carattere di transnazionalità di tutto ha bisogno fuorchè degli avvalli statali. La nuova dimensione del terrorismo si appoggia alle comunità locali, alle mistificazioni urbane che garantiscono privacy ed anonimato e permettono nuovi canali per la ricerca dei fondi; non comprendere questo vuol dire credere che si deve attaccare lo stato per colpire i suoi abitanti accusati di favoreggiamento, dando il via a quelle persecuzioni che sono sotto gli occhi di tutti. C’è un errore diffuso che confonde antiamericanismo con l’avversità per l’universalismo assoluto, ed è un errore pericoloso in quanto contribuisce ad alimentare quella paura che se vogliamo sopravvivere dobbiamo allontanare, il radicalizzarsi di certi estremismi e la più alta dimostrazione dell’ignoranza in quanto non può esistere conflitto tra visioni opposte, ma solo tra le visioni distorte della stessa realtà.
alessandro
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