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Un ricordo di alcuni giorni dopo l'11 settembre
Gli interventi che sono seguiti, di FalcoAntonio e Attilio, mi stimolano a condividere un'altra cosa accaduta poco dopo l'attentato. Io e il mio convivente stavamo per sposarci in municipio e volevamo un consigliere comunale, amico del mio uomo, come celebrante. Il consigliere ha doppia nazionalità, l'altra non ricordo mai se sia tunisina o algerina (ahimè, confondo sempre questi 2 paesi). E' mussulmano, moderato, ben integrato in Occidente, persona sensibile ed intelligente, gioviale e simpatica. Il mio uomo telefona all'amico, il quale gli risponde solo dopo molti squilli e con una voce quasi d'oltretomba. Saputa la ragione della chiamata tira un sospiro di sollievo e gli spiega che dal giorno dell'attentato ha ricevuto una valanga di telefonate minacciose da varie parti sia d'Italia che del mondo (per lavoro viaggia moltissimo). Inoltre gli ha raccontato che l'11 settembre la moglie ed il figlio appena 12enne erano in un palazzo a fianco delle torri gemelle, e il figlio ha visto tutto quanto con i suoi occhi. Sembra che il ragazzo abbia fatto un commento del tipo "Ora non credo più nell'uomo". Lui si è trovato schiacciato tra due fuochi, in quanto, fra l'altro, dall'attentato ci ha messo un pò a rintracciare i suoi cari....
Quando sento certi luoghi comuni, non posso fare a meno di pensare che questi distruggono rovinosamente l'umanità di ciascuno di noi, compreso l'individuo che li esprime e li pensa.
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Uno squarcio e d'incanto l'uno fu due, dolorosamente ferite le anime si dispersero nello spazio e nel tempo...
In ogni vita, correndo sulle ali del tempo pur restando eterne ed atemporali, si cercarono e si trovarono ogni volta, ogni volta s'amarono d'un amore totale e ogni volta tornarono ad essere separate nella morte.
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