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Rettifiche e varie
Non ho affermato, (almeno mi sembra), che il cambio evolutivo sarà veloce e tantomeno indolore. Ma è qualche cosa dovremo fare o dovrà succedere in virtù delle interdipendenze, inter allacciamenti, inter relazioni, interpolazioni, inter connessioni, concussioni, collusioni, e chi più ne ha più ne metta, che questa società ci ha obbligato e ci obbliga a mantenere gli uni con gli altri.
Proviamo a pensarci! C’è qualche cosa che possiamo fare ed avere senza dipendere dagli altri?
Ci sembra tanto normale entrare in casa premere il bottone ed avere la luce, girare il rubinetto ed avere l’acqua, ma tutte queste sono dipendenze. Siamo dipendenti per la salute, per il cibo, per il lavoro, e per tutte le cose vitali. Caso estremo che chi ha 4 risparmi mi capirà: - Chi sta gestendo i vostri risparmi? –
Questa dipendenza dagli altri è un fattore costante nella storia dell’uomo, ma oggi sta diventando così “globale” che la nostra individualità si sta dissolvendo e si sta formando al suo posto un’"identità di relazione".
Come gestiremo questo fenomeno? Resisteremo? Faremo guerre? Smonteremo il mondo che abbiamo costruito? Lo distruggeremo per farne uno nuovo? Io, davvero, non so come lo gestiremo, quello che so e che non potremo esimerci dal dare delle risposte e le risposte e le risposte possono andare solo nel senso di una maggior funzionalità della società. (Che poi forse e proprio quello che hanno iniziato a fare 10000 fa i nostri antenati del neolitico che, sulle rive del Nilo, originavano le prime civiltà organizzate)
Con questo non voglio dire che sia meglio o peggio, bello o brutto, bene o male. Dico che è così e che nascondere la testa sotto la sabbia, o immaginare società diverse è un esercizio sterile.
Se dovessi scegliere io, tornerei a 50/60 anni fa, quando c’era il cortile col suo bel pozzo nel centro, che era il centro della vita sociale. I bambini giocavano nella polvere, ed i vecchi sedevano quieti fuori dell’uscio di casa, tanto c’era sempre qualche vicino/a che dava un occhio agli uni ed agli altri. Si mangiava sull’uscio di casa, e nelle sere estive ci si sedeva fuori a parlare coi vicini. Vivevamo meno, ma forse vivevamo di più. Tutto era più semplice e lineare. Ma quella civiltà contadina sta sparendo. Paragonata con il tipo di vita delle nostre città è passato remoto ed io, anche se la rimpiango, non posso permettermi il lusso di rimanere ancorato al ricordo anche perché se non mi adeguo mi estinguo.
Ma....... sono andato fuori tema che era la globalizzazione ed il divario tra poveri e ricchi. Intuisco che Alessandro ha in mano molte carte sull’argomento e mi piacerebbe capire meglio il suo pensiero, soprattutto dove dice:
- Il problema non risiede, a mio avviso, nell'accettazione passiva o attiva del fenomeno, ma nel nostro agire al suo interno. –
Agire al suo interno è piuttosto generico. Come possiamo noi singoli influire sul fenomeno?
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