Discussione: PEARL HARBOUR, verità
Visualizza messaggio singolo
Vecchio 13-09-2005, 14.22.59   #10 (permalink)
Woodward
Frequentatore abituale
 
Data registrazione: 12-09-2005
Messaggi: 33
Unhappy Titor John non concordo...

In riferimento al tuo articolo sulla prevedibilità dell’attacco a Pearl Harbor vorrei ricordare principalmente due cose. La prima è che in ogni sciagura, di qualunque causa essa sia, spunta sempre una voce che aveva previsto e non è stata ascoltata, e spunta sempre qualche dietrologo che in un modo o nell’altro pretende di spacciare per vero qualcosa di possibile, ma non necessariamente vero. In ogni caso, ammesso che Mitchell abbia avuto serie intenzioni e abbia agito in buona fede, quanto può incidere la voce di un solo uomo all’interno di un colosso mondiale come Gli Stati Uniti d’America? Per farla breve: quante centinaia di funzionari avranno espresso opinioni divergenti su Pearl Harbor? Perché il fatto di non aver ascoltato Mitchell rappresenta una negligenza e non una tragica fatalità? E’ il sistema ad aver sbagliato, non i singoli uomini. In una struttura complesso come è la macchina bellica statunitense una singola voce può passare inosservata perché il sistema è tarato per agire solo quand molte opinioni concordano. Questo, è di vitale importanza per fare in modo che i vertici non debbano perdere tempo con opinioni più o meno strampalate. Nelle grandi strutture si cerca sempre di tenere conto dei suggerimenti seguendo vari criteri e tra questi vi sono il criterio del numero (più sono le persone a suggerire e più è probabile che il suggerimento sia valido) e il criterio della probabilità (un evento deve essere probabile e non solo possibile). Mitchell invece offrì una previsione corretta sì, ma non sufficientemente sostenuta dai colleghi e improbabile. D’altronde il governo Konoye sapeva che competere con gli americani era una scelta più che azzardata e lo stesso Hiroito dovette accettare ben consapevole della pericolosità dell’impresa. In “Pearl Harbor” di Peter Herde questo viene spiegato chiaramente, come viene spiegato che anche se l’esercito disponeva all’epoca di una macchina in grado di intercettare i codici giapponesi (Magic se non sbaglio) vi fu un ammasso di informazioni che rese difficoltoso il lavoro dei traduttori, per cui anche se Roosvelt sapeva che di lì a poco ci sarebbe stata una guerra, non sapeva dove e quando sarebbe avvenuta. Questo è accaduto anche l’undici settembre, quando l’intelligence, ricca di informazioni satellitari, intercettazioni e documenti, si rese conto che le risorse umane in grado di sfruttarli erano insufficienti, rendendo vano il lavoro. Come dice Steele, ex capo della Cia “le foto dai satelliti sono inutili se nessuno è in grado di interpretarle”. Questo accadde più volte anche nell’antica Roma. Con il senno di poi molte cose diventano prevedibili, e non deve esserci necessariamente una malafede a spiegare il perché della scelta sbagliata. Gli americani non sapevano dell’attacco, e riunirono le navi pensando che, in caso di attacco aereo, difendere un’area più piccola sarebbe stato più efficace che difendere un’area più vasta, e se la sfortuna volle che il radar quel giorno non funzionasse a dovere, non fu certo colpa di Roosvelt. Le coincidenze possono capitare e non vedo neppure quale grande vantaggio avrebbe potuto procurare a Roosvelt la distruzione di Pearl Harbor. L’attacco giapponese si sarebbe svolto comunque, e non sarebbe stato accusato di negligenza o peggio ancora di complicità con il nemico; con più navi e aerei intatti a disposizione la guerra sarebbe finita anche prima. Sarebbe stato un presidente che seppe prevedere l’attacco e salvare i suoi uomini dalla distruzione, lungimirante e autorevole, in quanto già da tempo predicava l’entrata in guerra contro il Giappone. Dopo questo appunto mi complimento con te per la chiarezza con cui hai esposto un punto di vista in ogni caso certamente ragionevole, senza perderti in antiamericanismi e in dietrologie, come invece fanno i più e per aver riassunto in modo ammirevole decenni di storia che non sono per nulla facili da spiegare. Saluti e complimenti.
__________________
"Tanto più ci innalziamo, tanto più sembriamo piccoli a quelli che non sanno volare". Nietzsche
Woodward is offline