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Vecchio 17-09-2005, 12.27.23   #6 (permalink)
Tommaso
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Personalmente credo che ognuno di noi abbia, alle sue spalle, un grande amore e un grande odio, perché nessuna creatura umana è una realtà perfettamente univoca. Mi spiego. Ognuno di noi, in passato, ha avuto occasione di prodigarsi nell'aiuto del prossimo suo (o anche, semplicemente, di se stesso). Magari abbiamo visto quella persona che proprio aveva bisogno di una mano e non ci siamo tirati indietro, abbiamo preso parte a quella iniziativa benefica ecc. ecc. Ma magari, in un momento d'ira, abbiamo anche negato il nostro affetto ai nostri genitori, abbiamo fatto soffrire persone amate, abbiamo compiuto gesti di cui ora ci pentiamo.

Però non è che alla formazione della nostra coscienza, della nostra mentalità e del nostro modo di essere concorrano solo i momenti felici e belli: anche le nostre nefandezze sono una componente della nostra vita. Una componente che ci dovrebbe insegnare una cosa: come evitarle e come inquadrarle nella globalità della nostra esistenza - capire che, alla fin fine, compiere determinati gesti non risolve, anzi peggiora le situazioni.

Da tutto ciò segue che non sono d'accordo quando si dice che il passato della cristianità è macchiato di sangue, quindi non vale la pena menzionare le radici cristiane dell'Europa nel preambolo della Costituzione Europea. Se il mio passato è costellato di omicidi e crimini d'ogni genere io non sono saggio se cerco di dimenticarli, ma se cerco di farmi una ragione del fatto che essi, comunque, sono parte della mia storia.

Alla base di queste argomentazioni, tuttavia, poggia la convinzione che la vicenda storica della cristianità sia stata il concretarsi di una macchina sfornatrice di morti e massacri. Convinzione tutt'altro che inattaccabile.

La cristianità degli scandali del potere ecclesiastico e dell'oscurantismo è una manifestazione storica di una realtà dotata di una complessità più vasta e articolata. Perché accanto ad essa c'è l'opera di evangelizzazione e riassestamento culturale e spirituale dell'Occidente ad opera di San Benedetto, c'è Papa Paolo III che condanna quanti vedono nei neri dell'Africa delle bestie e che si sente dare dell' "oscurantista" (tanto per cambiare), c'è la semplice serenità di San Francesco d'Assisi e la profondità teologica e filosofica, nonché spirituale, di San Tommaso d'Aquino e Sant'Agostino da Ippona. Come si può emettere un giudizio univoco e compatto su una storia lunga mille anni? Piuttosto, credo, sarebbe utile chiedersi come e in che misura il Cristianesimo continua ad esercitare la sua presenza nel mondo che noi stiamo incontrando oggi, a duemila anni dal suo affacciarsi nella storia.

Se poi sono i morti il problema, dovremmo eliminare anche il riferimento alle radici greco-romane dell'Occidente - a meno che i bambini gettati dalla rupe nei pressi di Sparta non vengano ritenuti morti di serie B.

Sul fatto che la religione non debba entrare a far parte delle faccende statali si è, poi, perfettamente d'accordo. Ma qui non si parla di catechesi o, per essere più precisi, di religione in senso spirituale quanto, piuttosto, di come l'esperienza spirituale cristiana abbia influenzato, per conseguenza, la cultura del nostro mondo. E' alla cultura che il Cristianesimo ha generato che ci si riferisce, non all'esperienza religiosa. La quale è, prettamente, un fattore riguardante la coscienza privata di ognuno.
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