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#1 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 07-01-2003
Messaggi: 25
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Il giovane Holden
Qualcuno l'ha letto? Sono certa di sì.
In questa sede non vorrei fare tanto un commento al libro, che è sicuramente un bel libro, anche se a parere mio non è questo capolavoro come molti sostengono. A parte che ci sono pure quelli che dicono che è bellissimo "L'uomo che sussurrava ai cavalli", per cui Scusate la divagazione... volevo sapere: tra quelli che hanno letto "Il giovane Holden" c'è qualcuno che sa di che tipo di malattia Holden Caulfield fosse malato?!
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.Ho perso il gusto, non ha sapore quest'alito di angelo che mi lecca il cuore .Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello .La chiave della felicità è la disobbedienza in sè a quello che non c'è |
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#2 (permalink) | |||
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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Citazione:
Io l'ho letto. Lettura neppure troppo datata Citazione:
Citazione:
Perché mai? Mi piacerebbe leggerlo. Mi piace scrivere commenti su ciò che leggo e anche leggere i pareri degli altri. Io, a differenza di te, ho voglia di scriverci su qualcosa … senza grandi pretese. E’ la storia di un 'ragazzo contro', preda, se non rammento male, di un ipertrofico disagio nei confronti del mondo, disagio che non mancava di manifestare in ogni occasione e circostanza. In sintesi, la storia di un giovane adolescente alle prese con un intenso malessere dell'animo, in eterna lotta e contrapposizione con la società e 'la vita schifa'. Il racconto, espresso sempre in prima persona, esordisce con un rifiuto, che è anche, e soprattutto, direi io, quello dell'autore: il rifiuto di mantenersi entro i canoni dettati dall'estetica di una tradizione letteraria stereotipata. Prosegue, fra alterne vicende, esprimendo ancora tanti altri no. Rammento che l'autore volle raffigurare Holden malato; mi pare di poter affermare, però, che piuttosto che affetto da qualche patologia ben definita, fosse più che altro preda di turbe della personalità riconducibili alla sua giovane età; le tipiche turbe adolescenziali (non so se in questo contesto sia corretto utilizzare il termine 'turbe'). L'atteggiamento, anche scostante, di ribellione assunto dal giovane Holden nel corso dell'intera narrazione rappresenta il rifiuto nei confronti dei valori convenzionali di una società che, a quell'età, è spesso avvertita come una nemica che opera al fine di coordinare tutte le 'forze del male' contro l'individuo. In relazione a questo particolarissimo e comune stato d'animo, ci sono, nel romanzo, passaggi estremamente significativi. Alcuni, espressi con assoluta maestria e perizia, in cui pare quasi di sentire in presa diretta l'uggia e la ribellione del protagonista, descrivono con chiarezza il suo sconforto e la sua sorda rabbia. Ho letto un bellissimo commento al romanzo scritto da una persona che non conosco e pubblicato su un sito Internet, mi avvalgo del suo valido contributo e della sua grande capacità di sintesi (cosa che manca a me): "Titolo originale "The Catcher in the Rye" che alla lettera si traduce "l'acchiappatore nella segale". L'espressione rappresenta un verso del poeta scozzese Robert Burns che il giovane Holden ricorda sovente storpiandolo. L'immagine che gli rammenta questo verso ricordato in modo inesatto è quella di un gruppo di bambini che giocano in un campo di segale sull'orlo di un precipizio. Quando uno di loro sta per cadere giù c'è qualcuno che lo prende al volo. In un passaggio cruciale del romanzo: il colloquio tra Holden e la sorellina Phoebe in cui discorrono di futuro. Holden dichiara che da grande vorrebbe fare l'acchiappatore nella segale. Il suo lavoro ideale sarebbe quello di acchiappare al volo i bambini ed impedire così che cadano nell'abisso. Holden percepisce che i giovani sono portatori di una visione del mondo alternativa a quella consumistica e arrivista, ma sa anche che poco per volte essi perdono questa carica umana e si adeguano al mondo in cui vivono e vorrebbe salvaguardare i valori dell'infanzia, evitando questa trasformazione. Le parole catcher e rye hanno, per gli americani, anche altri significati. Catcher è il prenditore nel gioco del baseball e ha il compito di afferrare la palla lanciata dal lanciatore… Il ruolo di prenditore, nel romanzo, spetta al fratello minore di Holden, Allie, morto di leucemia, del quale conserva il guantone. Rye è un tipo di wisky che si ottiene dalla fermentazione della segale…" Credo che il significato, così riassunto, sia piuttosto chiaro: rifiuto del mondo corrotto degli adulti e alle sue regole, cui dovrà però mestamente sottostare (la chiosa lo lascia intuire) e tentativo o forte desiderio di preservare l'innocente purezza dell'infanzia. Romanzo scritto nel 1951 che, nonostante la presumibile volontà dell’autore di evitare gli orpelli e svolazzi letterari, conserva intatto il proprio fascino che ha incontrato da sempre l'interesse dei lettori. Vedo che ami questo tipo di letture che parlano del disagio giovanile? Prova a leggere anche <La linea d'ombra> di Conrad … a parer mio merita di più … più allegorico e scritto meglio … poi, eventualmente, facci sapere. Ciao, mi spiace di non esserti stato di troppo aiuto in ordine alla supposta malattia di Holden, ho voluto cogliere l'occasione per scrivere due righe su un romanzo che, malgrado le premesse circa il mio mancato gradimento, ritengo meriti in ogni caso di essere letto e dibattuto, se non altro per le tematiche di cui si fa portatore. Chissà se ci sarà un seguito. |
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#3 (permalink) | |||
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Ospite
Data registrazione: 07-01-2003
Messaggi: 25
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...io invece non avevo voglia di scriverci su niente dato che il libro IO l'ho letto, e a chi non l'ha fatto non vorrei MINIMAMENTE condizionare il giudizio.
Ma più che altro fammi puntualizzare l'enorme svista (sletta, scapita) del tizio dal quale hai tratto la tua citazione (ma chi è sta capra?!). Citazione:
Citazione:
Citazione:
Tant'è vero che il professor Antolini, figura alla quale sono consegnate le idee dello stesso Salinger, rassicura Holden del fatto che molti uomini hanno già attraversato questa fase esistenziale (a ennesima dimostrazione che la polemicotta ritrita anticonformista-antisociale non c'entra nulla) e ne hanno lasciato traccia in altri libri. E che Holden si tranquillizza sul finale, avendo intravisto uno spiraglio di possibile futura felicità attraverso il suo rapporto con la sorellina che ancora riesce a farlo sentire emotivamente vivo. Il fatto che negli states questo libro sia diventato il manifesto di una certa fase di ribellione generazionale negli anni 60 (il libro è del 61, non del 51 come dici tu) non significa che non sia stato strumentalizzato forzandone i reali significati. Si tratta quindi di un libro che parla del disagio esistenziale di un adolescente alle prese con le inquietudini della vita, niente di più niente di meno, vissute a tratti in modo patologico, tant'è vero che mi pare che alla fine del libro l'ospedale in cui finisce è un ospedale psichiatrico, ma forse qui sono io a sbagliare, qualcuno parla di ricovero per una semplice polmonite... E' ovvio che questo rispecchi la mentalità "malata" dell'autore, tant'è vero che Salinger, descritto come un ossessivo compulsivo antisociale dalla figlia, dopo aver scritto altri 3 libri (x cui non ci sono "seguiti" da aspettare, i "seguiti" ci sono già) si è rifugiato a vivere da eremita in una foresta degli stati uniti dov'è di rado raggiunto solo dal suo editore. E poi alt sul commento generale: NON HO MAI DETTO CHE NON SIA UN GRANDE LIBRO! E molto ben scritto, a mio parere. Ho solo detto che non lo metto tra i libri che mi hanno cambiato la vita. E il fatto che sia un libro "generazionale" non significa che vada ridimensionato nelle qualità. E' un libro dal quale tutti possono trarre qualche insegnameto. Spetta sempre al lettore essere curioso ed attingere a qualcosa...
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.Ho perso il gusto, non ha sapore quest'alito di angelo che mi lecca il cuore .Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello .La chiave della felicità è la disobbedienza in sè a quello che non c'è |
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#5 (permalink) | ||||||||
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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Post 1/2
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Citazione:
ma anche in questo caso non sarei troppo d'accordo con te. Il professor Antolini, nel corso di una rocambolesca visita fattagli da Holden, fa un pistolotto al giovane; nel corso della chiacchierata l'atteggiamento di Holden è descritto come quello di una persona, se non proprio infastidita, certamente poco incline a seguire e subire il 'pistolotto'. Non percepisci come una chiara metafora il fatto che la persona adulta cui sono affidate parole di saggezza, o solo presunta tale, sia additato anche come colui che, mi pare di capire, tenti di abusare sessualmente del giovane? Non ti pare che volesse rappresentare un mondo, quello degli adulti, infido e tendenzialmente portato a prevaricare quello dell'adolescenza? Dubito, dunque, che Salinger abbia inteso affidare il proprio pensiero, la propria visione del mondo ad una figura marginale, che, per soprammercato, è anche raffigurata e percepita come fastidiosa. Antolini, a mio modesto parere, rappresenta la maturità, permeato com'è del pensiero borghese tipico di una società che è rifiutata dal protagonista ed è avvertita come soffocante, vuota di significato e ricolma di apparenze. Confesso che la reiterata domanda che Holden poneva a tutti i suoi interlocutori, anche quelli occasionali (non ho contato le volte in cui Holden pose il quesito), mi ha creato non poca confusione nell'interpretazione del romanzo: <dove andranno le anitre quando il laghetto è ghiacciato?>. E' quasi la colonna sonora del romanzo … stupidamente, mi chiedevo: <cosa mai vorrà dirci l'autore con questo quesito reiterato?> … probabilmente nulla d'importante o fondamentale … o forse no … prova a fornirmi una chiave di lettura in proposito. Citazione:
Il rapporto idilliaco, e forse un tantino mitizzato con la sorellina, il personaggio, a parer mio, più bello dell'intero romanzo (non credo sia un caso … qui sta' l'indubbia maestria di Salinger: far emergere un personaggio marginale, la cui candida purezza, connessa all'età, aleggia per tutto il racconto ed è continuamente evocata dal protagonista), potrebbe rappresentare il legame inossidabile che lui mantiene con l'infanzia e la tipica ingenuità di quel periodo della vita. Il finale, piuttosto che rassicurante o tranquillizzante, mi sembra sconsolante. Questa è la mia chiave di lettura: Holden, avvertendo impari la lotta contro la società che lo soffoca, ad un certo punto della sua esistenza, rifiuta lo scontro e, arrendendosi, si conformizza, 'rientra nei ranghi'; tant'è che, proprio nelle ultimissime pagine del racconto, riprende a pensare come sarà il suo rientro a scuola l'anno successivo, e l’ultima frase che Holden lascia in eredità non trasmette forse un profondo e doloroso senso di sconfitta? <…Non raccontate mai a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.>… non pensi sia abbastanza sconfitto? Che Salinger abbia così voluto decretare la sconfitta degli utopici sogni dell'adolescente? Perché secondo te? Ti consegno la domanda … io, non conoscendo la biografia dell'autore, non sono in condizione di fornire una risposta esauriente, potrei solo immaginarla … ma ho la sensazione che incorrerei nel rischio di prestare il fianco a qualche tua reprimenda che al momento vorrei cercare di evitare (almeno su questo argomento, poi, per il resto, avrai potuto costatare che non mi tiro certo indietro … ben vengano le bastonate … per questa mia ultima affermazione, non pensarmi caustico … mi diverto). Citazione:
Continua |
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#6 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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seconda e ultima parte
Tralascio il resto e piombo a piè pari sull'ultima tua affermazione, ancora una volta urlata: < NON HO MAI DETTO CHE NON SIA UN GRANDE LIBRO>. Azz… qui l'ammonizione me la sono proprio meritata. Ho interpretato il tuo pensiero e interpretandoti ho preso un granchio. Ho, probabilmente, voluto proiettare su di te un'impressione che era solo mia. Leggi la frase in quest'altro modo <a me, quel romanzo, non è piaciuto molto>.
Ciao, con simpatia (sappi che quando lo dico, non lo faccio mai per sfottere) PS: ho letto da qualche parte che anche Guccini avrebbe fatto riferimento, in una sua canzone, a questo romanzo … sapresti dirmi quale? ![]() |
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#7 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 07-01-2003
Messaggi: 25
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Non c'è nulla che avvalori maggiormente il mio commento rispetto al tuo se non l'eventuale concordanza con un certo tipo di critica letteraria.
Ecco da dove viene la mia sicurezza, le fonti NON sono tutte uguali...oltre al significato di qualche parola fintamente altisonante è bene avere anche un pronto intelletto a mio parere. P.S. che tu mi veda alla finestra urlante è giusto una tua fantasia. Malata se mi permetti. Senza alcuna simpatia. Almeno io non sono ipocrita.
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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Citazione:
Naturalmente scherzavo ... ti chiedo sinceramente scusa, non era mia intenzione offenderti o infastidirti (non sono un ipocrita neanche io). Ciao |
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