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| Cultura e Società Problematiche sociali, culture diverse. Sezione in modalità solo lettura |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 62
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Dottorato di ricerca e precarietà...
..Sulla base dei dati del Ministero dell'Universita' e della Ricercauna, l'ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) ha oggi inviato una mail contenete le seguenti informazioni relative agli iscritti a corsi post laurea e dottorati di ricerca:
- iscritti a un corso postlaurea a.a. 2005/2006: quasi 170.000 (!); - quasi 40.000 dottorandi iscritti ai corsi (!); - il 5% degli ammessi al dottorato ciclo XX e' straniero;- quasi 10.000 dottorati nel 2005; - oltre il 50% dei neoddr ha eta' compresa fra 29-32 anni, ma quasi 1/4 ne ha piu' di 35. ...Fare un dottorato (soprattutto senza borsa!!!) è un investimento di tempo, energie..."capitali"..che poi spesso non porta a risultati immediati. Anzi, tranne pochi casi (di estrema bravura o, all'opposto, nepotismo), non si diventa "strutturati" (ricercatori, assunti con contratti a tempo indeterminato..) prima dei 35-38 anni... Secondo voi, ad oggi, che valore può avere aver fatto un dottorato? cosa ci si aspetterebbe da chi completa un ciclo triennale (nel migliore dei casi..)? è giusto poi pretendere un ulteriore periodo di post-doc?
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Nessuno può plasmare il destino degli altri, e neanche tutto il desiderio del mondo può cambiare le cose (M.Z.B.). |
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#2 (permalink) | |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 28-09-2007
Messaggi: 4
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Terribile
Citazione:
Che dirti? Il valore del dottorato è indubitabile. E' il massimo nel campo del sapere, dato che dovrebbe essere un trampolino di lancio verso il mondo universitario e più in generale della ricerca. L'Italia è in questo campo un caso disperato. Investe meno di tutti i Paesi occidentali nella ricerca, oltre ad avere una casta di docenti tra i meno morali del mondo. Si potrebbe cambiare la legge, i requisiti di ammissione... ma la strada è ancora lunga. Non penso, soprattutto, che i governi che si succederanno alzino i fondi della ricerca (si inimicherebbero la pancia del Paese). In definitiva penso che sia una questione di fondi. Non è che i dottorandi vogliano essere ricchi (tutt'altro, a loro basterebbe campare), ma uno stipendio adeguato è indice di una fiducia nel lavoro di ricerca, nonché incremento dei settori dell'editoria, della cultura specializzata, e del numero di cervelli stranieri in Italia. Togliere la ricerca dall'Italia, o lasciarla fare solo ai vecchi (riprendo le tue statistiche), per di più imparentati con gli "elefanti" (che bisogna metaforicamente "uccidere", come si diceva in La Meglio Gioventù), significa abbandonare il Paese al suo passato, ad un tramandarsi la cultura che è stata.
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Pourquoi ne pas se rétirer dans une intimité ferme et secrète, sans rien produire d'autre qu'un objet vide et un écho mourant? (M. Blanchot) |
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