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| Cultura e Società Problematiche sociali, culture diverse. Sezione in modalità solo lettura |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 08-06-2005
Messaggi: 705
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Chi e come ce l'ha fatta?
Salve,
vorrei riprendere qui l'argomento sollevato da Mery con "I figli delle caste3. Capisco lo sconforto e la tua rabbia, Mery, e con i figli al master e alla specialistica (abbiamo detto loro che il 2008 sarà l'ultimo anno in cui saranno finanziati da mamma e papà) condivido completamente i tuoi sentimenti. Le caste ci sono sempre state e ci sono in ogni paese (In un certo senso i figli acquisiscono molto del mestiere dei padri al di fuori dell'insegnamento scolastico e quindi sono anche obiettivamente avvantaggiati in termini di conoscenze e se un padre ha uno studio avviato, i suoi geni che vogliono sopravvivere lo spingono a metterci dentro il filgio). Ma gli spazi ci devono essere anche per gli altri. Quello che mi interessa ora è quali sono le qualità necessarie e le strategie messe in atto da chi invece è riuscito a crearsi lo spazio nel mondo del lavoro. Perché se il governo non ci aiuta (dovrebbe darsi da fare per creare legami entro insegnamento e mondo del lavoro) dobbiamo aiutarci noi. Perciò vorrei leggere storie che diano un briciolo di speranza, anche se in questo memento trovi un solo successo fra 10 000 insuccessi. ![]()
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Monica |
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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 26-04-2007
Messaggi: 172
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
Io ho tanti esempi,
di persone ,figlie di nessuno,che stanno bene e sono relizzate.Un tocco di fortuna,magari,a volte c'è.Ma:in generale conta: -scegliere bene la propria materia di studio.Per scegliere bene intendo: non buttarsi su lauree notoriamente poco specializzanti,soprattutto se non si è veramente motivati.Esempio:Scienze della comunicazione. Se non si è veramente appassionati,di spettacolo,di scrittura e appassioanti intendo con qualche piccola esperienza,con capacità reali sulle quali lavorare,e se non si ha una solida cultura di base (un buon liceo alle spalle,magari una o due lingue straniere) ...sarà molto,molto difficile,che qualcuno stia aspettando proprio voi. -studiare o fare master su argomenti da favola a volte è controproducente. Un mio amico ,ingegnere,ottimi voti,master in microelettronica,sposato,si lamentava della sua difficoltà a trovare impiego,dopo il dottorato. ok,ma non puoi prima decidere di abitare in una piccola città e poi lamentarti che nessuno cerca esperti di microelettronica... -valutare le proprie capacità con obiettività.Non aspettarsi di diventare chissà chi,solo perchè lo si desidera.Modestia,modestia. Gli esempi reali sarebbero troppo articolati,ma ti assicuro che se studi qualcosa che veramente ti appassiona e continui a formarti anche dopo la laurea con ogni genere di opportunità (sempre rimanendo un po' coi piedi per terra,no a corsi banali,ma anche attenzione a non studiare troppo a fondo qualcosa che non serve a nessuno). -Infine ci sono anche finanziamenti per giovani imprenditori/trici che vogliano dare avvio ad attività proprie di tipo turistico o di servizi.Sono pochi,ma vale la pena almeno conoscerli.E magari farsi venire un'idea.Non sempre arriva un pacchetto pronto dal cielo,qualche volta possiamo anche sporcarci le mani a costruircela noi,una scatolina. Non è che siano dei miracolati quelli che ce la fanno,è solo che niente arriva con quell'automaticità che ci si aspetta.
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"Il mondo è un posto pericoloso. Non a causa di quelli che compiono azioni malvagie,ma per quelli che osservano senza dire nulla". |
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#3 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 11-10-2007
Messaggi: 531
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
Riporto la mia esperienza.
Figlio di muratore con III media, famiglia abbastanza povera, con molti sforzi ho fatto l'università. A metà degli anni 80, per quel che ricordo, non è che le prospettive di lavoro (anche per un ingegnere) fossero poi tanto rosee. Salario di ingresso 700.000 lire (che sicuramente avevano più potere degli 800 euro di oggi). Allevato anche io nel "mito" del posto fisso sono andato avanti qualche anno salendo faticosamente le strade della famosa "carriera". Ma anche allora per i giovani era dura farsi largo in mezzo ad un mondo dominato da "vecchi" e dove, anche nel settore privato, spesso mi sembrava che contassero più conoscenze che professionalità. Decisi quindi di terminare la mia esperienza di "dipendente" dopo qusi 10 anni e tentai timidamente la strada del "mettersi in proprio". Anni bui, i pochi soldi messi da parte subito spariti, debiti con le banche (e non si pensi che allora era più facile chiedere soldi in banca...); spesso mi sono trovato a maledire il giorno in cui presi la decisione. Però gli anni in cui ho stretto i denti sono serviti, oggi la mia attività va bene e sono fortunato a poter condurre una vita molto tranquilla. Posso dire che non solo i figli della casta possono farcela; è dura, ma si può fare. Anche 20 anni fà c'erano le caste: dei raccomandati, dei politici che vivevano solo di politica (senza lavorare), dei figli che continuavano il lavoro dei padri, dei figli che potevano permettersi di non lavorare ed anzi di dissipare il patrimonio dei padri. Vedo più analogie che differenze con la situazione di oggi. Se vogliamo, anche io sono stato un "bamboccione", quando andavo a bussare alla porta dei miei... |
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#4 (permalink) |
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eternità incarnata
Data registrazione: 23-01-2005
Messaggi: 2,572
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
Io posso considerarmi fortunato, perché ho seguito una strada diversa da quella di mio padre. Quando i miei genitori si sposarono, mio padre era un muratore alle prime armi, ma volonteroso. Sognava di mettersi in proprio e di diventare padre di due, tre, forse più figli, che lo seguissero e lo aiutassero a portare avanti la tanto sognata attività. Purtroppo per lui, la mia disabilità, capitata quando avevo un anno di vita e la successiva diversa scelta di mio fratello (più giovane di me di 6 anni) lo fecero tornare con i piedi per terra. I sogni si infransero ed ora mio padre è pensionato con 40 anni di muratore alle spalle!
Nel contempo, mio suocero mobiliere, ha passato il timone dell'azienda ai due figli maschi (anche perché mia moglie, anch'essa diversamente abile, non ne ha mai voluto sapere di seguire le orme paterne), uno dei quali ha notevoli problemi di salute che potrebbero precludergli il proseguimento dell'attività, dal punto di vista manuale. Io, tra il serio e il faceto, più volte gli ho suggerito di fare "il capo" e di assumere un operaio.... Questo mio cognato, ha più volte dimostrato di essere attirato dal lavoro di banca, ma, ahilui, è costretto a portare avanti l'attività di suo padre! Un po' perché è già avviata, ma credo anche che in questi frangenti conti anche il discorso "affettivo", nel senso che, dopo tutti i sacrifici fatti dai propri genitori, chiunque si sentirebbe in colpa, al solo pensiero di vendere un'attività avviata. Io credo che ognuno debba scegliere la propria strada, a proprio rischio e pericolo, magari commettendo degli errori ed imparando da essi. L'eredità di un'attività rende, indubbiamente, la vita più comoda, ma la priva degli stimoli necessari alla propria crescita.
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Fabrizio La risata è il fenomeno più sacro che esista sulla terra, perchè esso è la vetta più alta della consapevolezza. La vita intera è una grande barzelletta cosmica. (Osho) |
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#5 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,627
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
Citazione:
E' innegabile che 20 anni fa era così, la differenza fra ieri e oggi è che il divario tra le categorie di cittadini si fa via via sempre maggiore. Tempo fa era possibile, con impegno e fortuna, fare il salto di qualità e passare in una fascia superiore molto più facilmente di oggi. Vi è sempre stata una percentuale di figli delle "caste" che aveva i privilegi di oggi, il guaio è che quella percentuale è aumentata a dismisura, ricacciando fuori coloro che vogliono oltrepassarla. Un tempo nei concorsi (forse anche oggi, non so) era riservata una percenutale per i disabili, e allo stesso modo non ufficialmente veniva destinata una quota pe i "raccomandati" dal politico o dal vescovo. Oggi le percentuali per i non raccomandati è sparita. Se avvii una impresa devi pagare il "pizzo" alla mafia e le tasse allo Stato, e sperare anche di fare buoni affari. Se diventi coltivatore, allevatore devi fare i conti con la filiera che ti fa guadagnare una miseria, correre tutti i rischi e pagare anche le tasse. Se vuoi avere sicurezza di successo devi fare il politico o il ladro o entrambe. Io sono riuscita a costruirmi una famiglia ed avere uno stipendio ma ai miei tempi vi erano ancora gli spazi riservati alla gente "libera" senza casta elevata, senza raccomandazione. I miei figli e i figli delle persone che conosco sono "prigionieri" dello sfruttamento riservato ai precari. E devono anche dire: grazie. Il "caporale" molti anni fa era un essere privo di scrupoli che sfruttava lavoratori e lavoratrici, trovando loro un lavoro e prendendo una percentuale sui loro guadagni. La legge lo perseguiva e puniva. Oggi il caporalato è stato legalizzato e perfezionato. Lo sfruttamento della gente che lavora non è più illegale. Così vi è gente che si arricchisce, senza sudore e senza fatica, sulle spalle di chi lavora, rischia e suda. E quando lo schiavo non è più buono: calci nel sedere. E quando lo schiavo accenna minimamente a dire ahi, ohi viene subito rimpiazzato. Le lotte di decenni sono state cancellate con un colpo di spugna, come mai fatte. Ho la sensazione di aver trascorso una vita a scalare una montagna poi arriva uno che è salito su con un elicottero e senza tanto sforzo, con la sola pressione di un dito mi ributta più giù di dove ero prima di iniziare la salita. Ora mi chiedo solo: di chi la colpa? non credo sia tutta mia ![]()
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mery |
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#6 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 08-06-2005
Messaggi: 705
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
Citazione:
Cara Mary, Hai ragione. Non posso dire che tu non ne abbia. Non solo, ma questo fenomeno particolarmente acuto in Italia è presente anche in altri paesi d'Europa (i quali però cominciano a creare occupazioni alternative). Una delle cause di questa situazione è la finanziarizzazione dell'economia. (A proposito, rilancio in parallelo a questo mio post anche l'appello che viene dalla Sardegna.) Qui a Lussemburgo i direttori delle banche lussemburghesi prendono in media 20.000 € al mese. Per ogni assunzione in banca non so quanti lavoratori perde il settore produttivo. Quel direttore di banca è un LADRO. Ruba i soldi dei risparmiatori, ruba le attività dei piccoli produttori. Finanzia guerre e produzione di armi. E tutti partecipano in questo gioco. E tutto con il sostegno del proprio governo e dell'UE. Forse quel LADRO crede di essere una persona onesta e di partecipare alla ricchezza del proprio paese. Quel LADRO non ha rischiato niente. Il padrone di un'attività produttiva rischiava, creava lavoro e diventare ricco gli serviva anche per proteggersi dal rischio. Se metteva il figlio al suo posto era per continuare a far vivere e prosperare quello che aveva creato. Ma cosa fa il finanziere alleato al politico? Da parte mia, cerco di sostenere tutti quelli che hanno consapevolezza di questo meccanismo perverso. Ho cambiato diversi lavori ogni volta studiando e ricominciando da zero (il mio consiglio ai giovani è di mantenere un atteggiamento umile e di essere pronti a fare qualunque cosa sia utile) e oggi ho qualche risparmio che mi serve per proteggere la mia vecchiaia (la mia situazione contributiva non è delle migliori). Ecco io non lascio gestire alla cieca i miei risparmi. Voglio sempre sapere come saranno utilizzati dalle banche e li do solo a chi li impiega per un futuro migliore (ferrovie, pale eoliche ed altre cose in cui credo). E' solo un'altra piccola goccia. ![]()
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Monica |
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#7 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 11-10-2007
Messaggi: 531
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
In un'altra discussione (mi sembra sui "figli delle caste") avevo provato ad elencare una serie di motivi che, a mio parere, hanno provocato la situazione di oggi. Ed in quel mio post citavo soprattutto l'incapacità del sistema imprenditoriale italiano ad adeguarsi al mercato come cause principali del precariato: la rincorsa alla competività basata solo ed esclusivamente sul cambio della lira con le altre valute, il fuorviante utilizzo delle leggi sulla flessibilità, i problemi posti da un settore distributivo sempre più importante rispetto al settore produttivo, il problema delle commesse pubbliche che, in assenza di qualsiasi forma di trasparenza, è causa di un continuo "scambio" tra mondo imprenditoriale e mondo politico.
Aggiungo, su quanto detto da Monica rispetto alla finanza, un altro "cancro": le banche (e i fatti Cirio a Parmalat nè sono un esempio lampante). Le banche hanno tra l'altro "spinto" l'imprenditoria al guadagno facile (ed anche elevato) nei giochetti della finanza. Questo ha tolto risorse agli investimenti aziendali favorendo per contro gli investimenti finanziari a scapito dell'occupazione. |
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 08-06-2005
Messaggi: 705
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Riferimento: Chi e come ce l'ha fatta?
Caspita! Ieri ho guardato un video su Nureev. A parte il fatto di essermene perdutamente innamorata
, credo proprio che lui sia riuscito a superare tutte le barriere e a farcela: poverissimo, ha lavorato per prendere un biglietto di sola andata da Ufa (negli Urali) a Leningrado dove si è fatto prendere dal balletto Kirov. Anche se lui a 15 anni ballava ormai come un divo ha cominciato tutto da capo con i bamboccetti e così via. Non riesco a capire se dentro aveva dio oppure il diavolo, anche se mi sembra probabile che coesistessero.
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Monica |
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