![]() |
||
| TUTTE LE NOVITA' Per ricevere gli aggiornamenti del sito iscriviti alla NEWSLETTER Iscrizione gratuita e un solo invio al mese |
||
![]() |
Il forum di Riflessioni.it non
è uno spazio pubblico, ma uno spazio privato aperto al pubblico sottoposto a particolari condizioni d’uso descritte nel regolamento e nella netiquette. Questo forum non è una chat definizioni di forum e chat ATTENZIONE: la pubblicazione dei messaggi non è in tempo reale. |
|
|
|||||||
| Cultura e Società Problematiche sociali, culture diverse. Sezione in modalità solo lettura |
|
|
Strumenti discussione | Cerca in questa discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#31 (permalink) | ||
|
Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2004
Messaggi: 69
|
Riferimento: SentirSi è Sentire...
Citazione:
Prima di tutto sono convinto che gli uomini non siano, come un po’ superficialmente siamo portati a ritenere, tutti uguali. Tra di noi ci sono coloro i quali hanno necessità di sperimentare, nella loro vita, anche situazioni spiacevoli, dolorose, di contrasto con gli altri. Il loro essere uomini sembra avere uno scopo di contrapposizione, quasi di necessaria provocazione. Quelli la loro porzione di disturbo la porteranno comunque. Certo, potranno essere in minoranza e quindi meglio identificabili e controllabili, ma mai condizionabili, altrimenti saremmo passati da un condizionamento di massa a un individuale, selettivo, ma per questo non meno grave dell’attuale. Nexus, io sono portato a ritenere che anche un bambino appena nato abbia in se una quota di eredità genetica derivantegli da ciò che il contesto sociale, familiare, culturale nel quale nasce gli ha in qualche modo trasmesso, e ci siano anche coloro i quali hanno eredità di tipo diverso, che sono difficilmente definibili genetiche, ma sono qualcosa di più. Che cosa sono? Dico questo per sostenere la mia idea, per affermare che l’uomo di oggi, venendo da un contesto millenario in cui la libertà individuale è stata costantemente combattuta, ha una difficoltà aggettiva, direi appunto genetica, a far scaturire in se, in un tempo relativamente breve di una vita, anche se impostata nella forma di “libertà individuale garantita”, cioè nel modo ipotizzato in questo 3d, quel sentimento di unità di cui parli. Non che non sia possibile, intendiamoci, ma che richieda un tempo più lungo per diventare la nuova condizione “genetica” di un individuo, degli individui e di conseguenza del contesto sociale. Ritengo, cioè, che non basterebbe una generazione cresciuta nel modello Utopico di cui si discute a consentirgli di diventare automaticamente quello che tu intravedi. E poi ci sono gli altri, quelli che sembrano avere quella necessità in più. Quelli non li cambi nemmeno con il carcere o con il lavaggio del cervello, la loro necessità pare essere impossibile da modificare e alcuni loro comportamenti saranno sempre condizionati da quella necessità. Sono anche consapevole, dall’altro lato, che da qualche parte si dovrà pur iniziare e che qualcosa si dovrà pur rischiare. E poi, i cambiamenti profondi, radicali hanno in se sia un inevitabile, parte di rischio che una necessità di tempi di aggiustamento con conseguenti difficoltà. Per dirla in modo semplice non si può, di punto in bianco, senza un periodo di transizione, dire all’uomo: da oggi sei assolutamente libero di fare ciò che vuoi, è “pericoloso”, nel senso che avremmo un periodo iniziale inutilmente doloroso. Penso si possa raggiungere lo stesso scopo con un minimo di gradualità in più, tutto qui. Ma non su tutti sarà possibile avere il risultato da te ipotizzato. Citazione:
Certo è che si va a combattere battaglie cruente, tempestose, a volte necessariamente anche moralmente scorrette (per gli altri naturalmente), e non è detto che vinceremo la guerra, anzi, probabilmente noi la perderemo ma avremo seminato un piccolo seme, come dici anche tu, che potrà essere utile a chi, dopo di noi, vorrà combattere la stessa battaglia. Questo anche perché il sistema sociale ed economico è radicato su determinati valori e chi portasse valori nuovi di questo tipo va a intaccare, va a pestare i piedi a molti di quegli interessi; o almeno molti percepiranno così le iniziative di questo tipo. Alle domande successive penso di aver risposto sopra. Ribadisco di essere convinto che debba essere la morale privata, quella corrispondente all’intimo del singolo individuo e non quella falsa e di facciata, che va a costituire, a dar vita all’etica sociale e non viceversa come, purtroppo avviene oggi. Certamente, come dici, abbiamo due problemi che mi paiono i più immediati da affrontare: uno è la difficoltà, per impostazione mentale, per cultura e altro, di riuscire ad intravedere chiaramente quale sarà, domani, il significato, l’interpretazione di alcuni di quelli che oggi chiamiamo valori e che domani potrebbero non esserlo più. Il secondo è di trovare il modo migliore per infrangere la difficoltà dell’accettazione delle controparti, smuovere il naturale istinto di resistenza al cambiamento, la spesso inconsapevole resistenza al nuovo, a ciò che percepiamo diverso e che ci appare come turbatore della quiete psicologica nella quale ognuno di noi tende istintivamente a rifugiarsi. Comunque mi pare che abbiamo la stessa impostazione filosofica sulla questione, forse anche la stessa idea di cosa necessiti fare e del perché. Probabilmente, pero, abbiamo ipotizzato tempi diversi, abbiamo immaginato diversi tipi e tempi di reazione. Tu vedi possibile un’accettazione immediata dei nuovi valori individuali, un’immediata interiorizzazione da parte dei giovani grazie ad un nuovo modello di scuola o meglio grazie ad una scuola nuova. Io vedo maggiori resistenze, ipotizzo la necessità di un lavoro più lungo che si sedimenti per gradi successivi, più lunghi e spalmati su più generazioni, tutto li. I concetti di fondo, però, mi pare coincidano. Sarebbe comunque interessante sentire qualche altra campana. |
||
|
|
|
|
#32 (permalink) |
|
Ospite abituale
Data registrazione: 23-11-2007
Messaggi: 192
|
Riferimento: Sulla scuola e sull'insegnamento: considerazioni utopiche.
Io ritengo che il problema principale riguardi la preparazione degli insegnanti, che giustamente è stato detto sono troppo legati al sapere-potere, alla spiegazione nozionistica quantitativa, più che alla migliore comprensione contenutistica qualitativa.
|
|
|
|
|
#33 (permalink) | |
|
Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2004
Messaggi: 69
|
Riferimento: Sulla scuola e sull'insegnamento: considerazioni utopiche.
Citazione:
Certamente è uno dei problemi, non so se il principale o meno, forse non è nemmeno questione di graduatoria delle priorità, certamente è uno dei più difficili da risolvere per due motivi, il primo è che gli insegnanti sono persone, come tutti, con un cervello impostato in un certo modo, con una serie di abitudini e convinzioni profondamente radicate, che considerano il loro lavoro in un certe modo, che sono abituati a lavorare su certi modelli e certi programmi, e come tali molto difficili da convincere che quanto sono, quanto sanno e quanto fanno è sbagliato. Il secondo è: chi formerebbe i formatori degli insegnanti in funzione del diverso modo di intendere la scuola? Attenzione, la seconda domanda non è così banale come potrebbe sembrare. E poi, esempi di scuole con didattica innovativa ce ne sono, nexus ne ha citate, ma nemmeno questi esempi hanno minimamente scalfito gli standard classici, i modelli maggioritari in vigore nella maggioranza delle scuole. Questo non significa che il problema è anche altrove? Al di fuori della scuola stessa? Forse si potrebbe lavorare proprio con quelle scuole "eretiche". Forse li potrebbero essere pensati piani di formazione per chi si assumerà il compito di riformare i formatori? Forse proprio tra i formati di quelle scuole si annidano i formatori della nuova scuola? |
|
|
|
| Strumenti discussione | Cerca in questa discussione |
| Modalità visualizzazione | |
|
|
|
Puoi aggiungere le ultime novità di Riflessioni.it e le ultime discussioni del forum sul tuo sito o sul tuo blog, per informazioni
|