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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 24-11-2003, 16.18.23   #1
Mary
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un terribile sorriso

Tg 3, mostra la foto di un tale che viene in senso opposto alla gente che corre verso l'esplosione dove sono morti i nostri carabinieri e soldati, in Iraq.
Dicono che è il terrorista che ha organizzato l'attentanto e che si allontana soddisfato dal luogo dell'esplosione.

Ho osservato il suo sorriso sul viso dai lineamenti regolari, che poteva essere definito, in altro contesto, dolce e angelico.
Quel sorriso così evidente e soddisfatto è impresso nella mia mente. Non si cancella. E' orrendo. Come è possibile sorridere della morte di tanta gente!

E' umano?!
E' qualcosa che appartiene ancora all'essere umano o ad una mutazione genetica del suo animo?!


Quell'uomo era pienamente soddisfatto, felice e contento del suo operato. Se lo fanno ancora vedere in televisione guardatelo bene quel sorriso. Non ne avevo mai visto uno simile in vita mia.

Chi siamo noi?
Io ritengo che tutto il male ed il bene di questo mondo sia in me. E che solo l'uso che ne faccio li trasforma in una cosa o nell'altra.

Concepisco gli assassini, i briganti, i truffatori, i deliquenti, concepisco tutti ma in quel sorriso non sono mai entrata. Quel sorriso ha gelato il sangue nelle mie vene. Quell'uomo era felice di aver distrutto barbaramente altre vite. Avrà avuto le sue motivazioni ma essere felice è davvero troppo.

Mary
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Vecchio 24-11-2003, 16.34.52   #2
Marco_532
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Bè, la felicità avviene anche per il raggiungmento di obbiettivi, siano essi nel bene o nel male. Il raggiungimento di una meta e quindi di un fine considerato giusto, rende felici.

Per quanto riguarda il suo presunto operato, non lo condivido...non cerco la felicità nell'imposizione del mio pensiero, se questo toglie la libertà all'individuo.

Ciao.
Marco_532 is offline  
Vecchio 24-11-2003, 18.37.03   #3
Mary
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Vero, Marco,

la felicità nasce anche dal raggiungimento del proprio obiettivo.

Forse bisognerebbe ricordarsi delle parole di Gesù "Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno"

E questi individui non credo siano in alcun modo consapevoli delle loro azioni. Sono programmi che vivono di programmi.

Il solo insegnamento che possono darci è quello di stare attenti per evitare di essere come loro. E non è poi così tanto difficile. Non è necessario mettere bombe per essere inconsapevoli. Ci sono tanti gesti nel nostro quotidiano che riflettono la non consapevolezza delle nostre azioni.

La mia reazione verso quel sorriso non è stato di condanna, di giudizio ma solo di paura perché forse dentro di me vi è anche quel sorriso ed io non me ne rendo conto. Io l'ho visto sul viso di quell'uomo ma potrebbe ritrovarsi anche sul mio viso.

E' un monito, una indicazione, un'avvertenza che viene data ad ogni uomo.
Spesso e volentieri ci riteniamo buoni, onesti, tolleranti, ma ritenersi qualcuno ed essere quel che riteniamo d'essere è altra cosa.

Ciao
Mary
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Vecchio 24-11-2003, 18.50.57   #4
sarpina
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Mary, mi hai fatto venire in mente un pezzo de "il cielo è rosso"di Giuseppe Berto...anche se il contesto è diverso, perchè si parla dei bombardamenti nella 2^ g.mondiale, comunque dice, a proposito degli aviatori:"Un male universale ha dato loro la possibilità di uccidere persone sconosciute, così simili a loro stessi.Un male tanto grande, per cui essi portano terrore e morte e distruzione senza pensarci, con la coscienza di compiere un dovere...volano verso i luoghi ai quali appartengono, e ognuno di quegli uomini che ha distrutto case e creature umane può pensare con amore ad altre case e creature umane."Anche se qui la situazione è un po' diversa, penso faccia capire come già allora qualcuno si fosse accorto di come l'uomo, spesso, sia totalmente disumano e contraddittorio...
sarpina is offline  
Vecchio 24-11-2003, 19.03.44   #5
Marco_532
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Mary, sono daccordo con il tuo concetto, ma vorrei fare una precisazione per quanto riguarda il fatto che non esiste l'agire inconsapevole (come lo intendi tu), in quanto nessuno agisce senza che lo voglia veramente, a meno che non sia costretto. Il problema quindi è che queste persone untilizzano il mezzo guerra ritenendolo giusto per i loro fini; fini che non sono stati ritenuti giusti dal popolo e che non ammettono a priori la possibilità di un'eventuale compromesso.
Marco_532 is offline  
Vecchio 24-11-2003, 19.14.20   #6
Mary
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Sì, sarpina

avevo sentito anch'io qualcosa di simile. Ovvero uccidere senza sporcarsi le mani di sangue fa perdere il contatto con la realtà dell'atto stesso.
Schiacciare un bottone ed uccidere tante vite umane non è diverso dal giocare ad un videogioco. E' molto difficile ed improbabile che si entri in contatto con le conseguenze dell'atto che si è compiuto, con quello che ha prodotto.

Anche l'uso delle pistole e dei fucili ha portato ad un distacco dal gesto compiuto dal contatto diretto con la vittima.

Questa tecnologia di distruzione ha trasformato sempre di più l'essere umano in una macchina priva di emozioni, di sentimenti, di veri contatti con il mondo circostante.

La distruzione è diventa quasi indolore (almeno per chi la compie). Tali gesti continuano a ripetersi senza possibilità di comprensione proprio perché sono staccati da chi li compie.
A cominciare dai kamicaze, non possono fare esperienza dei loro atti, non possono imparare dai loro errori, non possono sperimentare il sangue sulle loro mani, il sangue delle loro vittime.

Per questo il mondo va verso l'autodistruzione, perché ha smarrito il senso immediato di causa-effetto.

Quell'uomo che sorrideva non si troverà mai davanti le madri, le mogli, i figli, i padri piangenti e disperati delle sue vittime.
Forse sarebbe stato capace di rimanere impassibile e ancora con il sorriso sulle labbra, ma la sua condizione di essere umano avrebbe dovuto assorbire comunque l'impatto con emozioni forti.
Forse in punto di morte gli sarebbero tornati in mente quei visi piangeti e disperati e avrebbe compreso il senso delle sue azioni.
Avrebbe avuto una possibilità, che andando via pieno della sua felicità non potrà avere.

L'uomo moderno, super teconologico ha abbandonato la strada della pietà. Pietà è un sentimento che molti rifiutano di dare e di ricevere. Ma la pietà è il primo passo verso l'amore.

Ciao
Mary
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Vecchio 24-11-2003, 19.48.15   #7
Marco_532
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Pietà verso chi compie......ok........ma verso la vittima?!..........pure, ma possiamo fare qualcosa di più o no?!
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Vecchio 24-11-2003, 21.41.35   #8
Mary
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Messaggi: 2,624
Caro Marco

verso la vittima io non provo pietà ma amore.
La vittima ha già il mio pianto ed il mio dolore.

Quel che intendo per inconsapevolezza è l'incapacità dell'individuo di vedere diverse angolazioni della vita.
I kamicaze credono ciecamente in qualcosa. E quel "ciecamente" che li rende inconsapevoli.

Colui o colei che sono nella consapevolezza non possono fare alcun male nè a se stessi né agli altri.

Anch'io ho fatto molto male senza volerlo, senza poterlo evitare, senza rendermene conto. Sono esattamente tre modi diversi di fare del male, ed io l'ho fatto. Per questo dico che vi è una inconsapevolezza che rende distruttivi e folli.
Rende mostruosi perché vi è la certezza di essere nel giusto, di essere nella verità, di sapere qual è la realtà. Chi vive nell'estrema certezza non può dubitare, non può apprendere, non può modificare in alcun modo il proprio mondo. Non riesce, perchè non ne sente il bisogno, di cercare altre vie oltre a quella che sta seguendo. Vede il suo percorso diritto e senza alcuna posibilità di deviazione.

Ecco perché Osho ha ragione quando dice che non dobbiamo immetterci su nessuna strada. Il nostro percorso deve essere come un deserto: ovunque volgi i tuoi passi sei libero.

Ciao
Mary
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Vecchio 24-11-2003, 22.31.19   #9
Marco_532
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Messaggio originale inviato da Mary
...E quel "ciecamente" che li rende inconsapevoli....Colui o colei che sono nella consapevolezza non possono fare alcun male nè a se stessi né agli altri....Chi vive nell'estrema certezza non può dubitare, non può apprendere, non può modificare in alcun modo il proprio mondo.

Ecco perché Osho ha ragione quando dice che non dobbiamo immetterci su nessuna strada. Il nostro percorso deve essere come un deserto: ovunque volgi i tuoi passi sei libero.

Ciao
Mary

Marco_532 is offline  
Vecchio 01-12-2003, 22.27.37   #10
io_paolo
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Ho letto i commenti e le riflessioni venute prima di me e vorrei aggiungere qualcosa. La prima che mi viene è questa: i kamikaze hanno operato ed hanno raggiunto il loro obiettivo. Le loro è una guerra e come in tutte le guerre non si guarda più chi sopravvive e chi muore. Conta l'obiettivo. Purtroppo ho lavorato in un ambiente militare e... loro ragionano così. Non sono d'accordo, ma è così! La guerra, stravolge gli uomini con le loro coscienze e le loro convinzioni. Si agisce non più secondo una propria logica ma obbedendo a degli ordini. Si può essere più o meno convinti, ma l'alternativa è morire per non aver ucciso... Ora se della gente sacrifica la propria vita pur di combattere e distruggere un nemico ha dei motivi, e forti anche. Siamo tutti sicuri di conoscere quali sono questi motivi o ci fidiamo ciecamente di quello che Tg e rotocalchi ci propinano? Pensate che se avessero ucciso i vostri cari, o i vostri figli non sareste anche voi pronti a trasformarvi in tanti kamikaze per "punire" chi vi ha provocato così grande dolore? Intendiamoci, non sono qui a difendere nessuno perchè non credo in una violenza giusta ed una sbagliata. La violenza è SEMPRE sbagliata e condannabile. Questo per chiarire che non sono un filoirakeno. Però mi metto anche nei panni di tanta povera gente che non accetta di vedere morire i propri cari per un pozzo di petrolio o per una partita di cannoni e lotta, come può. C'è chi ha perso un figlio per una bronchite non curata a causa dell'embargo, chi ha perso i genitori sotto le bombe della prima guerra. Con questi precedenti come si poteva sperare di passare per dei salvatori?
io_paolo is offline  

 



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