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| Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere. |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 479
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"Noi siamo un colloquio"
Martin Heidegger afferma che l'essenza dell'uomo si fonda sul linguaggio.
E,dal momento che poter discorrere e potere ascoltare sono cooriginari,il colloquio-con la sua unità-sorregge il nostro Esserci. Ciò premesso,io non riesco a comprendere come si possa davvero attribuire al colloquio(con un più o meno generico "altro") la capacità,quasi taumaturgica,di strutturare e determinare il nostro essere. Assai spesso,"colloquiando" con qualcuno,traggo l'impressione (per non dire la certezza) che delle mie parole non venga recepita che un'eco molto frammentaria e imprecisa. E io,a mio volta,commetto probabilmente lo stesso identico,e forse inevitabile,errore. Ogni nostro discorso viene inquadrato ed interpretato in base a punti di riferimento e presupposti che non sono i nostri...sempre strettamente individuali...e questo altera e svia il corso di tutta la comunicazione. In presenza di strette affinità di pensiero e di sentire,il colloquio è possibile.Ma(date le premesse)anche inutile. Al contrario,in presenza di divergenze più o meno radicate,il colloquio,che sarebbe utile,si rivela impossibile.Quindi,in genere,appena gli "scogli" diventano reciprocamente insormontabili...o si cerca di "convertire" l'interlocutore alla propria opinione,o al massimo si tollera il suo parere contrario,senza deflettere di un millimetro dal proprio. E anche nei casi più forrtunati,in cui il colloquio sembra aver "mosso" qualcosa di nuovo e di imprevisto,in ciascuno degli interlocutori,alla fine tutti e due restano sostanzialmente quello che sono,e quello che erano prima . In conclusione...l'importanza del colloquio va limitata,a mio parere,all'opportunità di un'interessante scambio di opinioni...o di uno sfogo emotivo...o di una simpatica "schermaglia" dialettica... A renderci quello che siamo,e non diversi da quello che siamo,non sono certo i colloqui(che anche nella migliore delle ipotesi lambiscono solo la superficie del nostro essere)ma le prove esistenziali a cui siamo quotidianamnete sottoposti e che,ponendoci a contatto con noi stessi (con le nostre esigenze,e con i nostri limiti) esigono delle risposte che spesso necessitano della mobilitazione di tutte le nostre forze...emotive,razionali,fisiche,spirituali... In questo senso,e solo in questo senso,se l'interlocutore è la Vita,"noi siamo un colloquio". Ultima modifica di irene : 13-05-2003 alle ore 19.24.13. |
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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 25-04-2003
Messaggi: 119
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il linguaggio
Se l'uomo non avesse "costruito" il linguaggio saremmo ancora degli animali. In un certo momento dell'evoluzione l'uomo si è trovato a possedere un apparato che gli consentiva di esprimersi con suoni articolati: così è nato il liguaggio e da esso la civiltà.
Oggi per colloquiare non abbiamo nemmeno più bisogno dell'apparato vocale. Vediamo che con il mezzo tecnologico che usiamo in questo momento possiamo colloquiare ugualmente. Altra cosa è comprendere ciò che il nostro interlocutore intende dire con le parole che pronuncia. Ciò dipende dal livello culturale di coloro che si scambiano le loro idee. Anche se non si riesce a comprendere tutto ciò che il nostro interlocutore vuole comunicarci, sempre ci arricchiamo e facciamo progredire, chi più chi meno, la nostra civiltà. Altrimenti vorrebbe dire che tra l'homo erectus e l'uomo d'oggi, considerando non certamente l'uomo primitivo delle foreste amazzoniche, non cè alcuna differenza.
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KNINOS |
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#3 (permalink) |
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iscrizione annullata
Data registrazione: 04-11-2002
Messaggi: 2,183
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Concordo con Irene,e per rendervi conto di come la penso potete leggere uno dei miei innumerevoli skleri dove affermavo di voler lasciare il Forum per aver perso fiducia nel dialogo come strumento di formazione del proprio io....
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#4 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 23-04-2003
Messaggi: 150
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eppure, parlavi poco e dicevi un sacco di cose giuste (a mio parere tipo il 75%); credi che si possa dire non che noi deriviamo dal colloquio, ma che è possibile definire un parallelo ben strutturato tra noi e il nostro colloquio. Una lingua determina in gran parte cosa pensi, c'è una sorta di identità tra noi e cosa diciamo. Credo che Heidegger non volesse mettere in risalto l'arricchimento reciproco che potrebbe (dovrebbe) scaturire da un colloquio.
Quo fecit?
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È morto il re, evviva il re! |
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#6 (permalink) |
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Ciò che è, è!
Data registrazione: 01-04-2002
Messaggi: 205
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Tutto è in relazione con sé stesso
Non c'è essere (dalle particelle subatomiche alle galassie) che non sia in relazione con ciò che è "altro da sé". Anche una pietra in fondo al mare fornisce una presenza (sali minerali) e una funzione (sostegno) nei confronti del mondo che lo circonda: alghe, pesci, molluschi, conchiglie...
L'uomo non è altro che l'evoluzione di questa relazione, anzi, di queste relazioni che si relazionano fra loro. Non è un gioco di parole. Tutto è Coscienza e si relaziona con se stessa instancabilmente, creando il cambiamento. Anche ora la Coscienza parla alla Coscienza della Coscienza. Il dentro ed il fuori sono apparentemente separati. Lo dimostra anche il fatto che da soli possiamo riflettere benissimo, e che anche se non vi conosco posso riflettere con voi come se fossi da solo (ed in effetti lo sono fisicamente). Comunque in questo gioco della Coscienza l'Uno gioca ai Molti ed i Molti giocano all'Uno, dove entrambe le parti sono la stessa Coscienza che gioca con se stessa. Complicato?!?! ![]()
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"Nel mondo d’oggi, esistono due tipi di povertà: la povertà provocata dalla mancanza di cibo, di abiti e di riparo e la povertà generata dalla mancanza d’amore e di compassione. Delle due è della seconda che bisogna preoccuparsi per prima, perché se il nostro cuore è pieno d’amore e di compassione, potremo servire con sollecitudine coloro che mancano di cibo, abiti e riparo." Amma Mata Amritanandamayi Ciao!
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#8 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 19-05-2003
Messaggi: 12
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è una mia riposta di qualche tempo fa, riguardo la comunicaizone..
>non prendetemi per folle... >c'ho messo quasi un anno per avere tra le mani un risultato >lapalissiano..un'equazione significativa rispetto alla comunicazione... o >piu' che altro rispetto al comportamento nella comunicazione. > >non mi soffermo sull'equazione come concetto che piu' che altro riguarda i >rapporti fra variabili...che, come quelli tra persone escludono piu' o meno >i numeri intesi come quantificazione (che in psicologia lasciano il tempo >che trovano....) > >l'unica cosa che vi chiedo e' di dirmi se in un certo senso e' condivisibile >quanto segue.. > >ognuno di noi ha delle idee piu' o meno semplici, alla base di idee via via >piu' complesse. >tra le prime e le seconde c'e' spesso una "relazione" che influenza in un >modo o nell'altro il comportamento nelle sue diverse accezioni. > >quando comunichiamo, comunichiamo su oggetti di/su cui ognuno ha delle idee >piu' meno complesse che gli derivano sia dalla propria esperienza sulle >stesse, sia dal particolare punto di vista adottato. > >se si assume che l'idea complessa passi per com'e' da un individuo ad un >altro che la fa propria....non c'e' comunicazione, oppure la comunicazione >e' impossibile... > >se si assume che un messaggio abbia valore in se' rispetto al contesto ed >alla relazione tra persone ...allora e' impossibile che non ci sia >comunicazione... > >voi come la vedete? > >Cyber Trash > Non credo che sia cosi... In quanto vi puo essere comunicazione non recepita per come è partita all'origine,(cio credo sia normale) Ma quando vi è una grande differenza di percezione di un messaggio allora vi è in caos nascosto,per i più non recepito; si ha l'illusione di trasmettere messaggi cosi per come li concepiamo mentre il destinatario,li decifra secondo i suoi personali ed "unici" processi di assimilazione,recezioni,in base appunto,al bagaglio di esperienze fatte,subite su di esso,e secondo appunto il suo punto di vista. Quindi è normale che vi sia una costante in termini di errore di percezione di un messaggio,solo che quando questo "errore" resta entro certi margini relativamente bassi,non vi è modo di "scovare l'errore di lettura o/e percezione". In un rapporto complesso credo che questo sia come una sostanza inalata in maniera minima ma crescente che culmina in una patologia visibile solo alla fine... Determinante quindi,a differenza di incomprensioni grossolane a cui è facile per tutti,spiegarli e determinarli. Credo che tanto più l'incremento di errore di percezione/ lettura è basso ma costante più è difficile stabilire il perche come e qunado si ha un collasso della comunicazione,o comunque si verifichi l'evento "l'errore visibile"... Naturalmente (mi rivolgo agli esperti) siete quelli che devono vedere l'errore quanto più all'origine... (E forse specifico compito dei sociologhi?...Non so,fatemi sapere) Come puo un messaggio avere valore in sé, se non è altro che che il frutto di pensieri soggettivi e non oggettivi? Non capisco oltretutto ciò.. eLFDeaD |
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#9 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 20-05-2003
Messaggi: 22
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Non mi dimenticherei che, a parte il linguaggio verbale, che è quello che usiamo coscientemente nelle nostre comunicazioni quitidiane, esistono altri linguaggi più o meno espliciti....
Una delle forme di linguaggio più evidente, seppure a volte invisibile, è senza dubbio quella del corpo, ricordando che, come diceva Lowen, a differenza delle nostre parole non mente mai....
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igro |
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