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| Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere. |
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#1 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 06-07-2003
Messaggi: 12
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pensiero complesso
ciao ragazzi sono nuovo di qui!
un saluto festoso a tutti... mi chiedevo se qualcuno conoscesse e avesse voglia di parlare di pensiero complesso. ho letto qualche libro di Edgar Morin e Ilya Prigogine e mi intrigherebbe molto approfondire e condividere con altri riflessioni in questo ambito. fatemi sapere se conoscete qualcosa in merito, e se avete consigli su libri da leggere! io consiglio personalmente di leggere "introduzione al pensiero complesso" di Morin ciao!
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"credo ut intelligam, intelligo ut credam" S.A. SCox |
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#3 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 06-07-2003
Messaggi: 12
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pensiero complesso
ritengo Prigogine uno dei pilastri della divulgazione del pensiero complesso in ambito scientifico ed epistemologico, non perchè studioso esplicito di questo, ma poichè ogni suo studio, in particolare, che palle lo ripeto, quello sulle strutture dissipative (ma anche sul tempo) è densamente impregnato di concetti complessi, che non si riducono a definizioni disgiuntive di una teoria specializzata che a nessuno interessa, ma che riconoscono la positività anche di teorie che non fanno parte dell'ambito scientifico.
c'è bisogno di nuove alleanze tra il mondo della natura e quello della storia degli uomini, per la congiunzione e la ricerca dei collegamenti del sapere umano.
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"credo ut intelligam, intelligo ut credam" S.A. SCox |
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#4 (permalink) |
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Ciò che è, è!
Data registrazione: 01-04-2002
Messaggi: 205
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Quando parli di pensiero complesso...
...associo anche Gregory Bateson ("Mente e natura" o "Verso un ecologia della mente" entrambi ed. Adelphi) e Fritjof Capra ("il tao della fisica", "la rete della vita") e i grandi Mandelbrot (con la sua geometria dei frattali) e Ed Lorenz (metereologo, con la sua scoperta dell'attrattore strano). Il fatto è che il tema si allargherebbe con Bach, Godel ed Escher...
la complessità coinvolge tutto e tutti proprio per la sua stessa natura e definizione. Dimenticavo J. Lovelock con la sua teoria di Gaia, il pianeta-organismo vivente, dove tutte le forme di vita sono considerate parte di un'unico complesso organismo che si autoregola. Noi stessi siamo come "cellule" di Gaia. Così si giunge a comprendere che tutto l'insieme che comprende l'intero universo fa parte di un unico grande organismo vivente in cui ogni parte è in relazione con ogni altra... Ma gli indiani lo sanno da millenni. Siamo noi occidentali che ci arriviamo adesso con la nostra scienza. Ciao
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"Nel mondo d’oggi, esistono due tipi di povertà: la povertà provocata dalla mancanza di cibo, di abiti e di riparo e la povertà generata dalla mancanza d’amore e di compassione. Delle due è della seconda che bisogna preoccuparsi per prima, perché se il nostro cuore è pieno d’amore e di compassione, potremo servire con sollecitudine coloro che mancano di cibo, abiti e riparo." Amma Mata Amritanandamayi Ciao!
Ultima modifica di Claudio : 08-07-2003 alle ore 23.43.54. |
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#5 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 06-07-2003
Messaggi: 12
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pensiero o realtà?
buono buono buono.
sono pienamente d'accordo su questo e gioisco a sentir presenza di altre persone sensibili a questo "movimento" o altro che sia qualunque nome lo definirebbe ma non lo comprenderebbe appieno. mi sento un po' solo e se conosci qualche sito sul pensiero complesso o qualche intenso e intrigante forum sulla complessità, sarei lieto di poterne far parte. naturalmente sono ancora pulcino in questa radura (...) e sto cercando di non venir schiacciato già dall'inizio dalla vastità dell'argomento, pur essendone consapevole. vorrei forzare un attimo il discorso e comuque rischiare un po' con una proposta: per approfondire il concetto di complessità pur non definendolo secondo significati troppo rigidi e statici, potremmo fare qualche ragionamento non troppo rigoroso pure noi, se vi va... per stuzzicare la curiosità e svelare qualche piccolo dubbio... chiunque è benvenuto! è un dubbio che mi fischia fess in testa in questo periodo... posizione del problema: la complessità è propria della realtà stessa o verte principalmente sulla conoscenza che io uomo ho della realtà in questione? il problema appena posto è autentico o riflette invece la posizione di qualche altro problema da questi nascosto? a voi una possibile risposta...
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"credo ut intelligam, intelligo ut credam" S.A. SCox |
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#6 (permalink) |
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Studioso
Data registrazione: 08-09-2003
Messaggi: 25
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C'è grossa crisi, stiamo andando sul difficile...
A me interessa, però mi astengo per mancanza del pezzo di lobo temporale che serve per fare questi discorsi... ![]()
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Quanto può dirsi, si può dir chiaro; su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. L. Wittgenstein - Tractatus Logico-philosophicus |
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#7 (permalink) |
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Studioso
Data registrazione: 08-09-2003
Messaggi: 25
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Anzi, forse qualche fesseria la posso dire. Il cervello lavora secondo certi schemi, e non può andare oltre certi limiti nella comprensione della complessità. Penso che lo stesso concetto di complessità si sviluppi a monte di un inadeguato strumento di conoscenza. Che ho detto? Boh, sono proprio un epistemologo di m***a.
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Quanto può dirsi, si può dir chiaro; su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. L. Wittgenstein - Tractatus Logico-philosophicus |
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#8 (permalink) |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 12-09-2003
Messaggi: 3
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complessita'
Credo che la complessita' possa riaccendere la sempiterna questione del realismo metafisico,mettendo in questione il primato del soggetto trascendentale nella conoscenza del reale.Infatti complessita' significa impredicibilita', cioe' "esuberanza" del reale rispetto ai nostri schemi concettuali. Il reale "sfugge" ad una comprensione meccanicistica, per riproporre la aristotelica causa finale.Ogni sistema naturale agisce in vista di un fine, non e' geometrico.Secondo voi si puo' parlare di una Natura ordinata gerarchicamente, dove ogni livello detta i fini del precedente, dove pero' non esiste un metalivello conclusivo che chiude il sistema (nessun sistema pu' chiudersi in se stesso, come ci insegna Godel), se non ad un livello trascendente, metafisico? In altre parole- non vi pare che si riapra il problema della necessita' dell'esistenza di Dio, per fondare la necessita' causale del mondo fisico? Scusatemi se ho accavallato gli argomenti in modo poco ordinato. Prometto di essere piu' chiaro in seguito! Ciao a tutti
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