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| Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere. |
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#1 (permalink) |
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stella danzante
Data registrazione: 05-08-2004
Messaggi: 1,726
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Ontologia fenomenologica
Abbiamo come dato acquisito della conoscenza ormai la distinzione tra noumeno e fenomeno, la cosa in sé forse non sarà mai conoscibile ma la sua apparenza e come noi la esperiamo ha una sua reale esistenza?
Le neuroscienze ci dicono che la realtà, così come ci appare è una creazione, un insieme di stimoli sensoriali che creiamo in un nuovo, ma possiamo dire qualcosa di certo su questo? La mia opinione è che certamente possiamo, e che se così non fosse non avrebbe alcun senso la nostra percezione, ce l’ha invece perché ha costituito un vantaggio evolutivo, ha consentito che non ci estinguessimo. Se percepiamo il pericolo e lo riusciamo ad evitare è perché la nostra percezione è utile quindi reale, se così non fosse non avrebbe nessun senso nemmeno cercare di capire come funziona il mondo, ma il fatto stesso che di là dei nostri possibili errori dati da erronee interpretazioni, riusciamo nonostante tutto a creare cose come la tecnologia, trovare cure per le malattie e tanto altro, vuol anche dire che l’utilità conferma la realtà di quello che “sentiamo” la sua concretezza. Non solo ma segna il limite di demarcazione anche tra cosa è reale e cosa non lo è
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rido di me di te di tutto cio' che di mortale c'e' e che mi piace tanto tanto tanto tanto |
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#2 (permalink) | |
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,953
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
Ti dirò che comprendo molto bene quello che scrivi, il baconiano e pragmatico criterio di realtà come utilità, come dominio della natura. E' la più classica difesa degli scienziati contro certi filosofi: “ok, continuate pure a destrutturare, che intanto noi già siamo andati sulla luna e fra un po' scopriamo il bosone di Higgs!” Sono d'accordo su questo, non c'è dubbio che molti parlino di ciò che non conoscono. Nondimeno sento tutto il mistero di un'-alterità- irriducibile alle pretese della scienza. Ne abbiamo discusso nel thread “sui fondamenti della scienza” ed una delle posizioni che è emersa, e con cui sostanzialmente concordo, afferma proprio che la straordinaria predittività della scienza sta su di un altro piano rispetto al mondo in sé, alla “realtà”; in questo senso la scienza e le teorie scientifiche sarebbero equidistanti da tale -alterità-. Non è un concetto semplice, me ne rendo conto, ma nulla toglie al valore della scienza! Anzi la libera da aloni dogmatici e nocivi e le permette un rapporto migliore con le discipline non attualmente considerate “scienza”. Si tratta di comprendere che essa riguarda solo le rappresentazioni che abbiamo di quello che chiamiamo “mondo”, di ciò che possiamo percepire direttamente od indirettamente e nulla dice sulle mistiche “cose in sé”. Dunque ben vengano i vari criteri con cui ordiniamo la conoscenza e discriminiamo tra varie proposte ed interpretazioni; ma non permettiamo che criteri puramente pragmatici assumano pretese assolutistiche e “totalitarie” nell'esaurire ogni mistero sul mondo che ci appare dinnanzi. Infine pericoloso, a mio parere, è affermare che è reale solo ciò che utile, se ho capito bene; non concordo su questo, è come lasciare la filosofia in mano agli ingegneri, mi sembra inconcepibile e, ripeto, socialmente pericoloso. Da ciò derivano, ad esempio, proprio le nefandezze contro la scienza, tipo il paventato taglio di fondi alla ricerca di base e cose del genere. E... un'opera d'arte è irreale? Saluti.
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Appunti instabili... (Quale miglior viaggio, a volte, di allontanarci da noi stessi eppure profondamente ritrovarci) |
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#3 (permalink) | ||||
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Lance Kilkenny
Data registrazione: 28-11-2007
Messaggi: 359
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
Quello che spesso le neuroscienze invece affermano congiuntamente è che la modalità interattiva rispetto a quella realtà è una nostra costruzione: bada bene, tra le due proposizioni evidenziate in neretto potrebbe non esserci alcuna differenza ! Citazione:
Citazione:
Citazione:
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#4 (permalink) | |
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,953
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
"riusciamo nonostante tutto a creare cose come la tecnologia, trovare cure per le malattie e tanto altro, vuol anche dire che l’utilità conferma la realtà di quello che “sentiamo” la sua concretezza. Non solo ma segna il limite di demarcazione anche tra cosa è reale e cosa non lo è." La pura utilità tecnica, dunque, non ci fa sentire solo le cose nella loro concretezza, ma discrimina il reale dall'irreale. Le opere d'arte non hanno utilità tecnica, almeno non direttamente (sì, questo è quello che ho presupposto), ma non per questo sono irreali. Ho sfruttato/assunto il suo concetto di realtà ovvero, come hai detto, mi sono posto nel contesto culturale di cui volevo evidenziarne l'implausibilità per mostrare come alcune conseguenze siano assurde. Poi è chiaro che in un altro contesto culturale, in cui ad esempio l'arte sarebbe la sola ad avere valore conoscitivo, dunque anche necessaria utilità sociale, la mia domanda provocatoria non servirebbe a nulla. Semmai lì chiederei: E... le cose puramente tecniche sono irreali perché non propriamente artistiche? D'altronde vattelapesca a definire “arte”: tutto e nulla può esserlo. Per mostrare come una posizione porti a conseguenze che reputiamo errate non la si assume per poi mostrarne l'assurdità? |
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#5 (permalink) | |
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Lance Kilkenny
Data registrazione: 28-11-2007
Messaggi: 359
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
la domanda sull'arte non sembri cioè porla per strategia dialettica, mentre dà l'impressione di scaturirti così come mamma l'ha fatta! l'arte è ovviamente una manifestazione del pensiero, dunque se vale il cogito ergo sum, vale anche il cogitare artando come proprietà dell'essere. Io ribalterei in realtà l'analisi, dicendo che la tecnica è in larga parte inutile e che iniziare con "utilità tecnica" una ricerca sul reale appare quanto mai problematico. |
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#6 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 1,823
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
Non capisco quali siano le pretese assolutistiche del relativismo, a me non sembra che il relativismo pretenda di essere assoluto. Il relativismo è un atteggiamento pragmatico. Ciao
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ut unum sint |
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#7 (permalink) | |||||
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stella danzante
Data registrazione: 05-08-2004
Messaggi: 1,726
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
Il senso da dare alla frase dell’utilità che segna anche la differenza tra ciò che è reale e ciò che non lo è è da intendersi ove esistano più interpretazioni, facciamo l’esempio di un sintomo, dal medico si avrà una diagnosi e relativa cura, se in altra sede, es, da un mago ci verrà detto che abbiamo il malocchio e dobbiamo fare alcuni rituali anti malocchio possiamo in questo frangente vedere come il farmaco prescritto sia utile e i rituali magici no, ecco dove bisogna intendere il discrimine (elimino la tipica obiezione dell‘effetto placebo inserendo come necessaria la serietà della malattia e non un sintomo psicosomatico), poi ovviamente anche la ricerca pura è reale, anche se avrà applicazione o meno non per questo non è reale, così come l’opera d’arte perché è attraverso i sensi che rivela la sua realtà. Sensi che, come avevo detto in precedenza sono quelli che ci danno modo di appurare se una cosa è reale o meno. L’utilità è insomma a ulteriore conferma, dimostrazione. Citazione:
Di là tu partendo dal “fatto” che i fatti siano carichi di teoria, piuttosto che dire che non esistano i fatti puri hai quasi lasciato intendere che non esistano fatti tout court, ecco questo è un nichilismo tipico dei nostri tempi che annullano ogni possibilità di conoscenza, conoscenza che ovviamente non si esaurisce con le scienze, né queste lo pretendono. Probabilmente esiste un filone di pensiero scientista che esclude la possibilità di ogni conoscenza al di fuori delle scienze dure, ma se pure esistono metodi di conoscenza validi, a mio parere non lo saranno mai altrettanto precisi come quello scientifico, senza con questo voler affermare che la scienza spieghi tutto. Il mistero c’è e resterà sempre altrimenti se si avesse la pretesa di conoscere oramai tutto la scienza avrebbe cessato di esistere. Il fatto stesso che esiste ancora è la prova che essa stessa ritiene ci sia ancora tanto di quel mistero da dover tentare di svelare. X Chlobby Citazione:
Io intendo qualcosa di ovvio ossia che osservando un oggetto di fronte a noi questo viene ricreato dalle sinapsi nel nostro cervello attraverso gli impulsi che arrivano dai nostri sensi e ricreato in un concetto, questo è il nuovo che intendo, una distanza tra la cosa in sé e la nostra creazione nella mente, tutto qui. Ma in questa creazione c’è abbastanza aderenza alla cosa da permetterci di .. Andare sulla luna e creare un pc come questo su cui parliamo. Citazione:
Citazione:
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rido di me di te di tutto cio' che di mortale c'e' e che mi piace tanto tanto tanto tanto |
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#8 (permalink) | |
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,953
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Riferimento: Ontologia fenomenologica
Citazione:
Da parte mia questa tua precisazione sui farmaci non ha mutato di una virgola quanto avevo capito su ciò che avevi scritto; il discrimine tra realtà ed irrealtà sarebbe l'utilità come criterio principe, il fare/risolvere qualcosa. Ma questo criterio di realtà personalmente non lo accetto, soprattutto quando viene indebitamente esercitato al di fuori dei limiti di applicazione di quei criteri pragmatici, come ad esempio la metafisica. Inoltre, e spero non venga considerata una bestemmia, i popoli che noi consideriamo primitivi avevano la loro medicina, i loro sistemi per spiegare il mondo e molti dei principi attivi alla base delle loro sostanze “portentose” sono quelle alla base delle nostre medicine. Dunque discriminare la realtà dalla irrealtà con la mera utilità può essere molto problematico se consideri che anche in parte delle spiegazioni della medicina moderna potrebbero essere annidate favole, procedimenti che ostacolano le cure o cose non vere, ovvero che si riveleranno tali. Se a questo punto mi ribatti: “ma comunque la medicina moderna è enormemente più potente ed utile di quella antica”, io ti rispondo certamente!, chiedendoti però: “cosa vuol dire che un qualcosa è più utile ovvero, secondo il tuo criterio, più reale di un'altra cosa?” |
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#9 (permalink) | |
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,953
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Ontologia fenomenologica?
Citazione:
In ogni caso, combatto contro questo atteggiamento poiché è proprio quello che, secondo me, contribuisce all'alzata di scudi contro la scienza da parte di filosofi e società. I filosofi non discutono sostanzialmente intorno alla scienza, poiché poco la comprendono; ciò contro cui parlano è l'immagine della scienza distorta dai suoi difensori a spada tratta, le cui argomentazioni pur se paiono ragionevoli sono dogmatiche ovvero indiscutibili. Tipico di questo atteggiamento neopositivista è la pretesa di fare affermazioni scientifiche sulla metafisica e l'ontologia, dunque la pretesa di esaurire anch'esse con i metodi fenomenologici ed ipotetici della scienza. Perfino Popper il razionalista non sarebbe stato disposto ad abbracciare queste tesi, e fu proprio lui infatti ad aprire un proficuo dialogo scienza-metafisica. L'atteggiamento prudente ed agnostico riguardo alla metafisica si sostituisce negli scientisti con quello dogmatico e ribadisco, odioso, dei bigotti credenti. Se poi ho frainteso quanto hai detto, meglio; ciò che ho scritto servirà comunque. Sinceramente non ho capito poi come pretenderesti di fondare questa “ontologia fenomenologica”. A me pare proprio un semplice ossimoro. In effetti è possibile giustificare molteplici tipi di realismo scientifico, così come di “irrealismo”, assunti al pari da scienziati, lasciando stare i filosofi. Che i nostri sensi “intercettino le evidenze” questo è un truismo, come dicono appunto i filosofi o una banalità, come dice la gente comune. Tutto sta nell'argomentare cosa siano queste “evidenze”. Ciao. p.s. Non ho affatto detto di là che non esistano i fatti tout court, ma la banalità (su cui ormai c'è ampio accordo) che non esistono “fatti puri”, appunto. Questa cosa i dogmatici della scienza la prendono solo come un attacco ad essa (è proprio un sintomo per comprendere chi hai davanti, secondo me), anche se si tratta semplicemente di capire cosa sia la scienza, come operi, con quali strumenti ed entro quali limiti.
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Appunti instabili... (Quale miglior viaggio, a volte, di allontanarci da noi stessi eppure profondamente ritrovarci) |
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#10 (permalink) |
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,953
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P.s.
@Viandante: gli elettroni prima di tornarci utili erano irreali?
Ed, inoltre, un certo fenomeno non ripetibile, magari unico, che non presenta regolarità e dunque per definizione non studiabile con la scienza è necessariamente irreale? O lo escludi a priori? E come? (Stesse domande che ho posto: QUI). @Chlobbygarl: non essere così “paranoico” : intendevo proprio ciò che ho detto!@Giorgio: Anch'io credo che il relativismo sia buona cosa, ma non il nichilismo che pare essere sottostante, poiché credo, come La Viandante, che possano esistere criteri per discriminare e giustificare una credenza piuttosto che un'altra. La differenza con lei è che mi rendo conto che questi criteri siano pragmatici, utili, relativi a certi ambiti di applicazione e non ho la pretesa di estenderli a discriminare ciò che sia reale da ciò che non può aspirare ad esserlo. Sento che ciò appartenga ad un altro piano non riducibile alle pretese tecniche, né al grado o meno di intersoggettività delle conoscenze. |
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