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Vecchio 18-02-2009, 15.19.53   #1
Panta rei...
 
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L'insegnante come filosofo: un'esperienza da raccontare

Questa che segue è l'esperienza che un mio professore all'università mi ha mostrato in una registrazione video per illustrare il ruolo dell'insegnante e cosa vuol dire essere un vero insegnante.

Una recita di bambini delle elementari.

Buio. Si accendono luci. Bambini incatenati. Cornice a forma di una caverna.
Uno spettacolo di ombre cinesi e sagome davanti a loro. Animali in realtà creati da sagome, sagome di draghi, unicorni, fiori che in realtà sono pinze, cuori che in realtà sono foglie secche, cani che sono in realtà lupi . Il pubblico vede la realtà, i bambini no.
Uno di loro dice: che bello stare qui, che cose belle vediamo.

Un bambino si libera dalle catene, tenta di camminare, viene accecato dalla luce che tenta di guardare. Dice: Preferisco guardare le origini delle ombre mediante specchi d'acqua.

Poi quando è sera dice: non vedo tutto chiaro, ma riesco a vedere direttamente le cose.

Alla fine dice: riesco a vedere direttamente la cosa più bella, quella che mi permette di vedere ogni meraviglia: il sole.

Il bambino libero torna alla caverna e dice: guardate che quello che vedete qui non è vero! Liberatevi e andate da questa parte! Gli altri bambini dicono: no, qui si sta bene, quella luce acceca se la guardi troppo! Alla fine, a poco a poco riesce a convincere gli altri bambini a fare lo stesso percorso che ha fatto lui.

Cambio di scena. Un vecchio con la tunica e la barba bianca. Dice "Mi chiamo Socrate. Bambini, immaginate che vostra mamma e vostro papà vi dicano che le persone col colore della pelle diverso dal vostro sono più cattive. Voi ci credereste? Credere a queste cose solo perchè qualcuno ve le dice è come credere che siano vere le ombre di quella caverna."

Socrate avvicina un bambino e gli fa disegnare un quadrato. Poi dice al bambino: cerca di disegnare un quadrato doppio di questo quadrato. Socrate solo facendoli domande, riesce a far sì che il bambino disegni quell'altro quadrato da solo.

Socrate continua "voi bambini se pensate che le cose sono vere solo perchè le ha detto qualcuno che sembra parli bene, che sembra saggio, di cui sembra ci si possa fidare ma che poi non vi dice come è arrivato a conoscere quelle cose rischiate di cadere in un burrone. A tante persone in passato è successo così.

Io invece vi mostro, usando ESPERIENZA e RAGIONE un percorso per arrivare a conoscere queste cose. Voi fate lo stesso percorso e poi dite se anche voi siete riusciti ad arrivare alla stessa conclusione".


Questa esperienza mi ha fatto tanto pensare a quando a scuola c'erano insegnanti che più che mostrarci un percorso ci facevano solo ripetere e applicare a pappagallo testi e formule. Cosa resta di quell'insegnamento?

Ricordo invece con gioia gli insegnanti che RACCONTAVANO LA PROPRIA STORIA nel vero senso della parola, e dove ho compreso che più che le la ragione, più che apllicare ragionamenti scritti sui libri è indispensabile l'esperienza, toccare con mano le cose di cui si parla, le cose più importanti nella vita, i valori, ciò che dà un senso al tutto sono cose che più che comprendere con ragionamenti occorre viverle. E per fare ciò occorre la testimonianza di persone che raccontano questo loro percorso.

Voi pensate che questa recita possa comprendere ai bambini il valore del conoscere? Voi quanti insegnanti filosofi avete incontrato nel vostro vivere? Riuscite a diffondere questo modo di insegnare e la sua importanza?
__________________
"Il tempo è un bambino che gioca muovendo le pedine sulla scacchiera"

Eraclito
Heraclitus is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 19-02-2009, 12.49.08   #2
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Riferimento: L'insegnante come filosofo: un'esperienza da raccontare

Ciao Heraclitus.

Penso che per i bambini delle elementari sia troppo complicata quella "drammatizzazione".

Sviluppare lo spirito critico fin dai primi anni scolastici è, a mio parere, positivo, però i bambini hanno anche bisogno di "fidarsi" dell'insegnamento che viene loro impartito.

Se si erode la credibilità degli insegnanti, insegnando loro ad esere diffidenti ...."voi bambini se pensate che le cose sono vere solo perchè le ha detto qualcuno che sembra parli bene " credo che non si faccia un servizio educativo.

L'esperienza sarà la vera maestra di vita e sulla propria esperienza ognuno ragionerà inevitabilmente.

Un insegnamento che ha come fonte l'esperienza personale dell'educatore sarà senza dubbio più autentico e quindi più efficace....però dipende da quale esperienza si vuole comunicare.

Su un insegnamento basato solo sul nozionismo il giudizio è ovvio.
__________________
ut unum sint
Giorgiosan is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 19-02-2009, 14.44.18   #3
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Riferimento: L'insegnante come filosofo: un'esperienza da raccontare

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Originalmente inviato da Giorgiosan

Sviluppare lo spirito critico fin dai primi anni scolastici è, a mio parere, positivo, però i bambini hanno anche bisogno di "fidarsi" dell'insegnamento che viene loro impartito.

Se si erode la credibilità degli insegnanti, insegnando loro ad esere diffidenti ...."voi bambini se pensate che le cose sono vere solo perchè le ha detto qualcuno che sembra parli bene " credo che non si faccia un servizio educativo.


Sono d'accordo con te su questo punto. La fiducia nei confronti dell'insegnante è importantissima, anzi indispensabile, altrimenti non si inizia nessun insegnamento di nessun tipo.

Infatti nell'esperienza riferita sopra non si invita il bambino a imparare il mondo da sè, al contrario si mostra Socrate come un esempio di insegnante che veramente fa conoscere le cose.

La cosa importante è che l'indispensabile fiducia nell'insegnante deve essere sempre seguita dal fatto che l'insegnante non dà la conclusione già pronta ma dà un percorso di esperienza e ragionamenti per arrivare ad essa.

E' questo il punto: la motivazione a conoscere, il valore del conoscere secondo me parte proprio dal vedere con i propri occhi e seguire con propri ragionamenti un percorso che ti indica l'insegnante. La mia esperienza passata come alunno mi ha fatto conoscere che non tutti gli insegnanti sono così per motivi che per ora non indago.

Naturalmente la mia è un'esperienza personale, se vuoi dimmi la tua esperienza come alunno e magari prova a confrontarla con quella di oggi se la conosci. Tu cosa miglioreresti nell'approccio a motivare i bambini a conoscere?
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"Il tempo è un bambino che gioca muovendo le pedine sulla scacchiera"

Eraclito
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Vecchio 20-02-2009, 13.40.54   #4
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Riferimento: L'insegnante come filosofo: un'esperienza da raccontare

Citazione:
Originalmente inviato da Heraclitus
Sono d'accordo con te su questo punto. La fiducia nei confronti dell'insegnante è importantissima, anzi indispensabile, altrimenti non si inizia nessun insegnamento di nessun tipo.

Infatti nell'esperienza riferita sopra non si invita il bambino a imparare il mondo da sè, al contrario si mostra Socrate come un esempio di insegnante che veramente fa conoscere le cose.

La cosa importante è che l'indispensabile fiducia nell'insegnante deve essere sempre seguita dal fatto che l'insegnante non dà la conclusione già pronta ma dà un percorso di esperienza e ragionamenti per arrivare ad essa.

E' questo il punto: la motivazione a conoscere, il valore del conoscere secondo me parte proprio dal vedere con i propri occhi e seguire con propri ragionamenti un percorso che ti indica l'insegnante. La mia esperienza passata come alunno mi ha fatto conoscere che non tutti gli insegnanti sono così per motivi che per ora non indago.

Naturalmente la mia è un'esperienza personale, se vuoi dimmi la tua esperienza come alunno e magari prova a confrontarla con quella di oggi se la conosci. Tu cosa miglioreresti nell'approccio a motivare i bambini a conoscere?

Non è facile dire quale sia il miglior modo d'insegnare, come altrettanto difficile è dire quale sia il modo migliore di esercitare il dovere di genitore.

Dalla mia esperienza di discente posso dire che a suo tempo ho apprezzato maggiormente coloro che avevano la capacità di rendere amabile la materia che insegnavano e quelli che nel loro rapporto con lo studente permettevano ed apprezzavano la libertà intellettuale, libertà che a dire il vero, spesso era una capacità inventiva-dialettica che surrogava lo studio, in determinate materie.
A proposito di questo ricordo con piacere un insegnante di filosofia che apprezzava più gli spunti personali piuttosto che la ripetizione delle nozioni che pur era importante apprendere...ma tutto questo è ovvio

Delle scuole primarie non ricordo di particolari giudizi positivi riguardo agli insegnanti, né di giudizi negativi. Era un'altra scuola, però. con un impostazione disciplinare e didattica molto diversa da quella attuale.

Per l' esperienza come docente mi sono fatto alcune convinzioni che, però, nel momento di manifestarle, mi sembrano anche queste piuttosto ovvie.

Importantissimo è l'ascolto attento, allo scopo di decifrare il pensiero e quindi il punto di vista dell'alunno e quanto soggiace al suo pensiero ( che qualche volta è un vero crittogramma e sempre difficile.)

Spesso la serenità dello studente e quindi l'apprendimento è compromessa da situazioni psicologiche extra scolastiche. Conoscerle è importante per non incappare in affermazioni che possono "risvegliare" il disagio e ferirle la persona. (Per lo più il disagio è dovuto a situazioni famigliari.)

Per quanto riguarda l'insegnamento vero e proprio bisogna premettere che a questo soggiace sempre ed inevitabilmente la opzione fondamentale dell'insegnante o, come direbbe Epicurus, il suo personale sistema doxastico.

Credo che sia valida una trasmissione nozionistica condotta fino a quel limite oltre il quale si deve esprimere un giudizio e/o raggiungere una conclusione che deovrebbe essere lasciata al discente; successivamente proporre il proprio punto di vista, senza imporlo.
Forse è la stessa cosa che intendeva quella drammatizzazione suggerendo Socrate quale modello.

Quando l'insegnamento ha una componente ludica nel metodo è evidente che risulta sempre più efficace.

Angosciare in qualche modo lo studente sia pure con l'intento di stimolarlo all'attenzione o allo studio ha spesso delle conseguenze negative. Lo stimolo, che pure è necessario, deve essere dato facendo capire al discente che quello va unicamente a sua utilità.

L'educazione in generale fonda su un punto preciso, formare la cosienza del limite, anche per quanto riguarda la fantasia di cui i giovani sono così dotati da non dover essre sollecitati; questo per trasmettere loro un certo realismo che contribuisce all' equilibrio.

Ed infine, insegnare loro il metodo per studiare ed il metodo per organizzare quanto imparano.

Ho buttato giù in ordine sparso queste poche considerazioni di varia natura che potranno essere estese e precisate, eventualmente nel corso del dialogo.

( P.S. Ho una, se pur breve, esperienza di insegnamento anche nelle scuole elementari e per questo ho espresso un giudizio sulle difficoltà da parte degli alunni di recepire i significati di quella drammatizzazione, anche da quellli delle ultime tre classi )
__________________
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Ultima modifica di Giorgiosan : 21-02-2009 alle ore 06.57.31.
Giorgiosan is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 20-02-2009, 19.27.17   #5
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Riferimento: L'insegnante come filosofo: un'esperienza da raccontare

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Originalmente inviato da Giorgiosan

Dalla mia esperienza di discente posso dire che a suo tempo ho apprezzato maggiormente coloro che avevano la capacità di rendere amabile la materia che insegnavano e quelli che nel loro rapporto con lo studente permettevano ed apprezzavano la libertà intellettuale, libertà che a dire il vero, spesso era una capacità inventiva-dialettica che surrogava lo studio, in determinate materie.
A proposito di questo ricordo con piacere un insegnante di filosofia che apprezzava più gli spunti personali piuttosto che la ripetizione delle nozioni che pur era importante apprendere...ma tutto questo è ovvio


Questo discorso degli spunti personali è importanti ma viene in un certo senso dopo perchè presuppone che l'insegnante abbia già avuto successo nello stimolare lo studente ad essere creativo, e ciò presuppone che lo studente già abbia capito che imparare è ripercorrere un percorso che l'insegnante ha già fatto.

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan

Delle scuole primarie non ricordo di particolari giudizi positivi riguardo agli insegnanti, né di giudizi negativi. Era un'altra scuola però con un impostazione disciplinare e didattica molto diversa da quella attuale.


Io delle scuole primarie direi che avevo avuto un'esperienza tutto sommato positiva e basata su esperienze dirette, ad esempio nel libro di storia si leggevano fonti dell'epoca di come i vari popoli si descrivevano a vicenda, le descrizioni di una stessa battaglia dal punto di vista di tutti e due i fronti e così via. Spesso per studiare scienze si portavano piantine e piccoli esperimenti ma ciò mi sembra quasi indispensabile. Forse l'insegnamento della matematica era molto astratto e a volte gli insegnanti ci insegnavano metodi di calcolo a volte più complicati del necessario (perchè sapere la tabellina del tre fino a 3*9 quando per sapere quanto fa questo risultato basta sapere quanto fa 9*3 ?).

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan

Dalla esperienzai di docente mi sono fatto alcune convinzioni che, però, nel momento di manifestarle, mi sembrano anche queste piuttosto ovvie.

Importantissimo è l'ascolto attento, allo scopo di decifrare il pensiero e quindi il punto di vista dell'alunno e quanto soggiace al suo pensiero ( che qualche volta è un vero crittogramma e sempre difficile.)
Spesso la serenità dello studente e quindi l'apprendimento è compromessa da situazioni psicologiche extra scolastiche. Conoscerle è importante per non incappare in affermazioni che possono "risvegliare" il disagio e ferirlo. (Per lo più il disagio è dovuto a situazioni famigliari.)


Effettivamente la situazione psicologica della studente influenza moltissimo l'apprendere. Nel vedere un alunno che non riesce a dimostrare di aver appreso, conoscere la sua situazione è essenziale prima di rimproverarlo. Io però sarei contrario a sistemi di valutazione (o perlomeno a bocciature) nelle scuole primarie perchè occorre acquisire molta esperienza per essere consapevoli di come puntare bene all'obiettivo dell'apprendimento. Prima di imparare a vincere si devono imparare le regole del gioco e occorre aspettare che tutti imparino le regole senza giudicare chi ci arriva prima e chi dopo.

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan

Credo che sia valida una trasmissione nozionistica condotta fino a quel limite oltre il quale manca solo di esprimere un giudizio e una conclusione che deve essere lasciata al discente e successivamente proporre, senza imporla, la propria.
Forse è la stessa cosa che intendeva quella drammatizzazione suggerendo Socrate quale modello.



Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Quando l'insegnamento ha una componente ludica nel metodo è evidente che è sempre più efficace.
Angosciare in qualche modo lo studente sia pure con l'intento di stimolarlo all'attenzione o allo studio ha spesso delle conseguenze negative. Lo stimolo, che pure è necessario, deve essere dato facendo capire al discente che quello va unicamente a sua utilità.

L'educazione in generale fonda su un punto preciso, la cosienza del limite, anche per quanto riguarda la fantasia di cui i giovani sono così dotati che non è il caso di sollecitarli in questo senso; questo per trasmettere loro un certo realismo che poi significa equilibrio.


Sono d'accordo con te. Penso che tu intendi dire che per angosciare lo studente tu voglia dire che l'insegnante vuole che sia capito lui dallo studente e non viceversa. Io voglio sempre che sia l'insegnante a capire lo studente.

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
( P.S. Ho una se pur breve esperienza di insegnamento anche nelle scuole elementari e per questo ho espresso un giudizio sulle difficoltà da parte degli alunni di recepire i significati di quella drammatizzazione)

Ad essere precisi quella recita doveva essere di bambini di quinta elementare e dunque non aveva intenzione di dire ai bambini metodi di insegnamento di cui non avevano ancora esperienza ma di esplicare un'esperienza di essere alunni che avevano già iniziato e che è valida in generale per tutta la vita da studenti.
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Eraclito
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Vecchio 20-02-2009, 22.22.15   #6
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Riferimento: L'insegnante come filosofo: un'esperienza da raccontare

Partendo dal presupposto che i bambini non sono dei deficienti
ma esseri viventi in grado di sentire profondamente il senso dell'assurdità
di alcuni avvenimenti del quotidiano mondo umano, direi che la loro stessa curiosità
verso i perché delle cose è possibilità di graduale maturità nel discernimento.
Provocatoriamente inutile e destabilizzante mirare invece ad una modalità in cui di fatto
si mira non alla sintesi della comunicazione-sentimento(=lo sviluppo attraverso l'osservazione) ma all'indottrinamento per contenitori(la discriminazione nell'individuazione di figure centrali nella loro funzione di esercizio); criticità che può in tale modalità appartenere alla coscienza adolescenziale e non a quella di formazione base della personalità, dove i pilastri devono essere di contenuti diretti effettivi e non "per negazione" fosse pure in modalità 'latente'. Perciò utile è accudire all'osservazione della semplicità racchiusa nel molteplice senza il suggerimento/introduzione di un passo da compiersi solo dopo il primo, quello della ricerca del vero per confutazione di sintesi e non nell'identificazione del potere di funzione che riveste.

Insomma, sviluppare uno spirito critico significa potenziare la capacità di osservazione già fortemente presente
nel bambino ancora poco condizionato e che non ha bisogno d'indottrinamento direttivo ma di sintesi espressa.

Citazione:
"nell'esperienza riferita sopra non si invita il bambino a imparare il mondo da sè, al contrario si mostra Socrate come un esempio di insegnante "
(Heraclitus)

La coscienza di un'esperienza deve essere il frutto cui si tende(cui tende l'insegnamento) e non l'insegnamento che si offre; Se si stimola la ricerca della sintesi non ci sarà bisogno di incitare alla sua scoperta attraverso la discriminazione operata per figure chiave di ruoli (madre/stato o chi per loro!).

La mia posizione dunque non si distanzia dalla vostra (Heraclitus/Giorgiosan) essenzialmente.


Gyta
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è una passione molto comune nei bambini, ma che poi la maggior parte degli adulti perde."
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