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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 20-08-2009, 22.54.31   #161
Il_Dubbio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Sto lottando contro il gran caldo e le punture di zanzara!

Però io faccio questa ennesima riflessione: se la domanda Perché esiste qualcosa anziché niente? riceve una risposta del tipo: l'essere è sempre esistito quindi la domanda non ha senso, mi va bene! Se si ipotizza che dal nulla sia nato l'essere, allora andrebbe definito perché esiste qualcosa anziché nulla.
E' naturale che il passaggio dal nulla all'essere non sia spiegabile. Ed è razionale, o meglio pragmatico, pensare che la cosa più semplice sia che l'essere è sempre esistito anche se è altrettanto razionale immaginare che anche il tempo sia sempre esistito nel passato all'infinito.
Ancora non comprendo cosa la filosofia moderna possa aggiungere a queste riflessioni che sono di una evidenza celestiale.

Le difficoltà linguistiche vengono create quando si vuole a tutti i costi ammettere che il nulla è qualcosa. Il nulla è il nulla.
In fisica infatti non si parla di nulla ma di vuoto, che è tutta un'altra cosa. Razionalmente non si può ammettere che qualcosa si crei dal nulla, questo è ciò che sappiamo. Il problema si complica solo perché ciò che noi vediamo,l'universo in cui viviamo, è complesso.. non vi è nulla di semplice. Anche questa complessità è sempre esistita? Ci sarà una causa? Possiamo pensare che come si ricostruisce la causa della nostra esistenza, in base all'evoluzione biologica, si possa ricostruire una causa all'esistenza di quest'universo, così complesso e soggetto a tante rigidi leggi fisiche e matematiche, dirigendo le nostre antenne verso un tempo infinito, che, all'infinito, lo ha elaborato? [Ricordiamoci che l'entropia è la misura del disordine, e a questo si collega la seconda legge della termodinamica. All'inizio, probabilmente il big bang, l'ordine è estremo, quindi molto improbabile.]
L'unico rimedio a questo circuito chiuso, in cui razionalmente non c'è spiegazione, è credere alla possibilità di infiniti universi ognuno nato diverso da questo. Noi siamo finiti in questo, e la domanda perché siamo finiti in questo non avrebbe senso, sarebbe come chiedersi perché siamo nati in Italia oggi e non in America nel 1700.
La risposta ( infiniti universi) toglierebbe le castagne dal fuoco, ma non è verificabile (non scientifica quindi). Forse la sentiremo più sensata di altre, ma chi ci garantisce che sia la risposta vera?
Quindi la domanda non ha senso solo se si ammette che l'esistente non nasce dal nulla. Ma a quel punto dobbiamo rimanere convinti anche che esiste l'infinito, non solo potenziale ma attuale...che la nostra mente non riesce a comprendere. Sempre che... anche il tempo sia una creazione di questo universo, mentre in un altro universo il tempo non esiste?!? Ma, lasciatemelo dire, allora non avremmo capito davvero nulla... se anche il tempo fosse un'altra diavoleria del caso.

Ora vorrei sapere che spiegazione ne da la filosofia moderna, spero di essermelo meritato dopo caldo e punture di insetti
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 21-08-2009, 09.00.23   #162
Noor
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Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Infinito...nulla..vuoto..
solo l'ultimo è reale nel senso di definibile-esperibile,manifestabile.
Il resto è solo un concetto e dei quali non si può parlare se non in quanto concetti astratto-mentali.
Altrimenti possiamo riferirci all'infinito e al nulla come a tutto ciò che non possiamo definire.
Dunque non se ne può parlare,nè tantomeno contrapporre a finito e a tutto.
Forse l'ho già detto..dunque mi dispiace se mi ripeto..ma anche qui ci si ripete..
Noor is offline  
Vecchio 21-08-2009, 10.16.11   #163
Loris Bagnara
Ospite abituale
 
Data registrazione: 25-03-2008
Messaggi: 146
Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
[…]
L'unico rimedio a questo circuito chiuso, in cui razionalmente non c'è spiegazione, è credere alla possibilità di infiniti universi ognuno nato diverso da questo. Noi siamo finiti in questo, e la domanda perché siamo finiti in questo non avrebbe senso, sarebbe come chiedersi perché siamo nati in Italia oggi e non in America nel 1700.
La risposta ( infiniti universi) toglierebbe le castagne dal fuoco, ma non è verificabile (non scientifica quindi). Forse la sentiremo più sensata di altre, ma chi ci garantisce che sia la risposta vera?
Quindi la domanda non ha senso solo se si ammette che l'esistente non nasce dal nulla. Ma a quel punto dobbiamo rimanere convinti anche che esiste l'infinito, non solo potenziale ma attuale...che la nostra mente non riesce a comprendere. Sempre che... anche il tempo sia una creazione di questo universo, mentre in un altro universo il tempo non esiste?!? Ma, lasciatemelo dire, allora non avremmo capito davvero nulla... se anche il tempo fosse un'altra diavoleria del caso.
Ora vorrei sapere che spiegazione ne da la filosofia moderna, spero di essermelo meritato dopo caldo e punture di insetti
Purtroppo credo che il mainstream della filosofia moderna non si interessi molto di questi problemi…

Riporto del tuo messaggio le parti che corrispondono esattamente a quello che ho cercato di esprimere. Sì, secondo me è così: è questa la risposta più sensata. Chi ci garantisce che sia quella vera? Niente e nessuno. Ma resta il fatto che ci sembra più sensata; e perché mai dovrei lasciar perdere il più sensato per il meno sensato?
Del resto, chi ci garantisce della verità di qualsiasi risposta? Chi ci garantisce che la realtà che esperiamo sia reale, e non un sogno? Chi ci garantisce che non viviamo immersi in Matrix? Come potremmo renderci conto dell’inganno, se vivessimo immersi in Matrix?

Alcune precisazioni, secondo il mio pensiero.
a) L’essere e il nulla sono in atto “simultaneamente” (mi si perdoni il termine che implica la nozione del tempo, il che è scorretto; ma diversamente non saprei come spiegarmi);
b) La simultaneità di essere e nulla dà luogo al divenire, di cui gli individui senzienti esperiscono infinitesime porzioni;
c) il tempo propriamente non esiste: se l’essere comprende l’infinità di tutti i suoi possibili stati (in atto), allora non c’è alcuno stato verso cui l’essere possa evolvere (nella sua globalità l’essere è immutabile, l’aveva già capito Parmenide, e dunque nella globalità non ha senso parlare di tempo, se non si dà il divenire).

Per Devilmac: non mi pare che la questione, così impostata, sia in contrasto con alcuna delle considerazioni che hai fatto.
Loris Bagnara is offline  
Vecchio 21-08-2009, 10.31.53   #164
Giuppe
Ospite abituale
 
Data registrazione: 25-07-2009
Messaggi: 43
Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Sto lottando contro il gran caldo e le punture di zanzara!

Però io faccio questa ennesima riflessione: se la domanda Perché esiste qualcosa anziché niente? riceve una risposta del tipo: l'essere è sempre esistito quindi la domanda non ha senso, mi va bene! Se si ipotizza che dal nulla sia nato l'essere, allora andrebbe definito perché esiste qualcosa anziché nulla.
E' naturale che il passaggio dal nulla all'essere non sia spiegabile. Ed è razionale, o meglio pragmatico, pensare che la cosa più semplice sia che l'essere è sempre esistito anche se è altrettanto razionale immaginare che anche il tempo sia sempre esistito nel passato all'infinito.
Ancora non comprendo cosa la filosofia moderna possa aggiungere a queste riflessioni che sono di una evidenza celestiale.

Le difficoltà linguistiche vengono create quando si vuole a tutti i costi ammettere che il nulla è qualcosa. Il nulla è il nulla.
In fisica infatti non si parla di nulla ma di vuoto, che è tutta un'altra cosa. Razionalmente non si può ammettere che qualcosa si crei dal nulla, questo è ciò che sappiamo. Il problema si complica solo perché ciò che noi vediamo,l'universo in cui viviamo, è complesso.. non vi è nulla di semplice. Anche questa complessità è sempre esistita? Ci sarà una causa? Possiamo pensare che come si ricostruisce la causa della nostra esistenza, in base all'evoluzione biologica, si possa ricostruire una causa all'esistenza di quest'universo, così complesso e soggetto a tante rigidi leggi fisiche e matematiche, dirigendo le nostre antenne verso un tempo infinito, che, all'infinito, lo ha elaborato? [Ricordiamoci che l'entropia è la misura del disordine, e a questo si collega la seconda legge della termodinamica. All'inizio, probabilmente il big bang, l'ordine è estremo, quindi molto improbabile.]
L'unico rimedio a questo circuito chiuso, in cui razionalmente non c'è spiegazione, è credere alla possibilità di infiniti universi ognuno nato diverso da questo. Noi siamo finiti in questo, e la domanda perché siamo finiti in questo non avrebbe senso, sarebbe come chiedersi perché siamo nati in Italia oggi e non in America nel 1700.
La risposta ( infiniti universi) toglierebbe le castagne dal fuoco, ma non è verificabile (non scientifica quindi). Forse la sentiremo più sensata di altre, ma chi ci garantisce che sia la risposta vera?
Quindi la domanda non ha senso solo se si ammette che l'esistente non nasce dal nulla. Ma a quel punto dobbiamo rimanere convinti anche che esiste l'infinito, non solo potenziale ma attuale...che la nostra mente non riesce a comprendere. Sempre che... anche il tempo sia una creazione di questo universo, mentre in un altro universo il tempo non esiste?!? Ma, lasciatemelo dire, allora non avremmo capito davvero nulla... se anche il tempo fosse un'altra diavoleria del caso.

Ora vorrei sapere che spiegazione ne da la filosofia moderna, spero di essermelo meritato dopo caldo e punture di insetti

Molto interessante...

Volevo aggiunger alcune cose:

1- Che il tempo sia infinito in tutti sensi sarà anche una banalità celestiale, ma la maggiorparte dei filosofi e degli scienziate non ne è così sicura.

2- Quando si parla di universi paralleli sono d'accordo ma troverei più interssante parare di piani, di infinite realtà, spriti, presenze ecc. perlando di universi paralleli ci si riduce sempre ad una approssimazione scientifica, esisteranno gli universi paralleli ma esisterà sicuramente anche molto di più.

3- il concetto di infinitezza nel piccolo del tempo ci può portare a far presumere che il tempo sia infinito nella nostra realtà, essendo appunto una realtà approssimata.
Noi cogliamo lo scorrere dl tempo con una certa frequenza, potrebbero esser ad esempio millisecondi nanosecond bo'....
poichè gli attimi sono infiniti però, potrebbe esistere un "iperrealta", dove infiniti attimi vengono ad essere percepiti, a quel punto il tempo non scorrerebbe più perchè tra una attimo e l'altro ve ne sarebbero infiniti quindi ogni passo in avanti che si cercherbbe di fare risulterebbe come un rimanere fermi.
La cosa interessante che si può capire da qui è che il tempo passa appunto perchè viviamo in un mondo approssimato nel quale cogliamo sempre misure rozze. Eppure lo stesso mondo approssimato dove viviamo ci fornisce la prova schiacciante che esistono infiniti attimi.

E mi sa che questo è uno degli ultimi post che farò in questo periodo, dato che vado in vacanza dove per fortuna non avrò il computer!
Giuppe is offline  
Vecchio 21-08-2009, 11.19.01   #165
devilmac
Ospite abituale
 
Data registrazione: 08-08-2009
Messaggi: 52
Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Sto lottando contro il gran caldo e le punture di zanzara!

Però io faccio questa ennesima riflessione: se la domanda Perché esiste qualcosa anziché niente? riceve una risposta del tipo: l'essere è sempre esistito quindi la domanda non ha senso, mi va bene! Se si ipotizza che dal nulla sia nato l'essere, allora andrebbe definito perché esiste qualcosa anziché nulla.
E' naturale che il passaggio dal nulla all'essere non sia spiegabile. Ed è razionale, o meglio pragmatico, pensare che la cosa più semplice sia che l'essere è sempre esistito anche se è altrettanto razionale immaginare che anche il tempo sia sempre esistito nel passato all'infinito.
Ancora non comprendo cosa la filosofia moderna possa aggiungere a queste riflessioni che sono di una evidenza celestiale.

Le difficoltà linguistiche vengono create quando si vuole a tutti i costi ammettere che il nulla è qualcosa. Il nulla è il nulla.
In fisica infatti non si parla di nulla ma di vuoto, che è tutta un'altra cosa. Razionalmente non si può ammettere che qualcosa si crei dal nulla, questo è ciò che sappiamo. Il problema si complica solo perché ciò che noi vediamo,l'universo in cui viviamo, è complesso.. non vi è nulla di semplice. Anche questa complessità è sempre esistita? Ci sarà una causa? Possiamo pensare che come si ricostruisce la causa della nostra esistenza, in base all'evoluzione biologica, si possa ricostruire una causa all'esistenza di quest'universo, così complesso e soggetto a tante rigidi leggi fisiche e matematiche, dirigendo le nostre antenne verso un tempo infinito, che, all'infinito, lo ha elaborato? [Ricordiamoci che l'entropia è la misura del disordine, e a questo si collega la seconda legge della termodinamica. All'inizio, probabilmente il big bang, l'ordine è estremo, quindi molto improbabile.]
L'unico rimedio a questo circuito chiuso, in cui razionalmente non c'è spiegazione, è credere alla possibilità di infiniti universi ognuno nato diverso da questo. Noi siamo finiti in questo, e la domanda perché siamo finiti in questo non avrebbe senso, sarebbe come chiedersi perché siamo nati in Italia oggi e non in America nel 1700.
La risposta ( infiniti universi) toglierebbe le castagne dal fuoco, ma non è verificabile (non scientifica quindi). Forse la sentiremo più sensata di altre, ma chi ci garantisce che sia la risposta vera?
Quindi la domanda non ha senso solo se si ammette che l'esistente non nasce dal nulla. Ma a quel punto dobbiamo rimanere convinti anche che esiste l'infinito, non solo potenziale ma attuale...che la nostra mente non riesce a comprendere. Sempre che... anche il tempo sia una creazione di questo universo, mentre in un altro universo il tempo non esiste?!? Ma, lasciatemelo dire, allora non avremmo capito davvero nulla... se anche il tempo fosse un'altra diavoleria del caso.

Ora vorrei sapere che spiegazione ne da la filosofia moderna, spero di essermelo meritato dopo caldo e punture di insetti

continuo a ripetere che la risposta è già stata data, basta leggere gli interventi precedenti.
il problema è che non vi rendete conto che l'apparente sensatezza della domanda è frutto di un fraintendimento del linguaggio. queste parole, essere-tempo-infinito, fanno parte del fondamento della nostra forma di vita, della nostra cultura, del nostro linguaggio, che sono la stessa cosa. perchè le proposizioni della logica appaiono così inconfutabili e vengono usate in ogni ragionamento o come mezzo per confutare altri ragionamenti? perchè mostrano i fondamenti del nostro linguaggio ( che è lo stessa cosa che dire cultura, forma di vita...). mostrano solo, e non spiegano, perchè i fondamenti, in quanto fondano, non possono essere fondati, non possono essere spiegati. le proposizioni logiche sono tautologie. cos'è una tautologia? "In logica, una tautologia (dal greco ταυτολογία, composto di ταὐτό lo stesso — τό lo e αὐτό stesso — e λογία per λόγος discorso) è un'affermazione vera per definizione, quindi fondamentalmente priva di valore informativo. Le tautologie logiche ragionano circolarmente attorno agli argomenti o alle affermazioni." ( fonte wikipedia ). se vuoi dite che l'essere è tutto, l'infinito è tutto, il tempo è un assoluto, rientrate nel mio ragionamento. penso ora sia lampante la mia tesi.
se mi obiettate che non tutte le proposizioni logiche sono accettate all'interno dei vari "sistemi", non fate che avvalorare la mia tesi. io non ho detto che la logica mostra i fondamenti dell'essere, ma che la logica mostra i fondamenti di una forma di vita. i vari sistemi corrispondono a varie forme di vita ( sarebbe assurdo affermare che ognuno di noi ha la stessa cultura ).
non bisogna dimenticare che ogni proposizione ha il suo contesto, che gli da un senso. se non ammettiamo almeno questo, e affermiamo che le parole hanno senso in se ci troviamo di fronte ai problemi generati da ogni platonismo: come le possiamo conoscere, come possiamo accedere tutti alla stessa essenza, in che momento della nostra vita entriamo in contatto con queste essenze....
scusatemi per la lunghezza del messaggio.
devilmac is offline  
Vecchio 21-08-2009, 11.20.13   #166
devilmac
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Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
Ecco..queste sono le teorie di chi vuol far quadrare il cerchio..
Ci son domande che funzionano sempre al di fuori dal contesto e che riguardano l’essenza..
O stai dunque negando l’essenza ?
Bene,allora chiedo “chi” la nega,quale “ente” le si contrappone e cosa contrappone,quale realtà..
Sfrondare non significa negare..
negare è un’operazione unicamente dialettica-mentale..
ma che non coincide sempre con un’indagine sul reale .

scusami ma non ho capito cosa volevi affermare.
devilmac is offline  
Vecchio 21-08-2009, 12.22.53   #167
Noor
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Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Citazione:
Originalmente inviato da devilmac
scusami ma non ho capito cosa volevi affermare.
Sì,cerco di essere più chiaro.
Intendo dire che non è sufficiente contrapporsi verbalmente ad un’affermazione per negarne la realtà..
Eliminare (sfrondare) dipenderà dunque dalla nostra capacità di saper discriminare la realtà.
E’ l’essenza una non-realtà?
Quali sono i costrutti che la negherebbero,quando vi è già la “costanza di un’ente” che osserva la manifestazione del fenomenico che cambia? Come definire ciò?
E inoltre: dobbiamo considerare l’esperire solo ciò che ricade semplicemente nel senziente?
E’ invece l’intuito una capacità del senziente da aggiungere ai 5 sensi o è solo un’invenzione della mente?
Vedi,son tutte domande da farsi,prima di negare in modo assolutistico e senza verifica, l’esistenza del”possibile reale” che è il Vero.
Noor is offline  
Vecchio 21-08-2009, 12.37.12   #168
Il_Dubbio
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Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Citazione:
Originalmente inviato da devilmac
continuo a ripetere che la risposta è già stata data, basta leggere gli interventi precedenti.
il problema è che non vi rendete conto che l'apparente sensatezza della domanda è frutto di un fraintendimento del linguaggio. queste parole, essere-tempo-infinito, fanno parte del fondamento della nostra forma di vita, della nostra cultura, del nostro linguaggio, che sono la stessa cosa.

Comprendo che il linguaggio sia un problema. Ma di quale linguaggio parli?
Il tempo è inserito in tutte le equazioni matematiche. Ed anche se qualcosa di nascosto c'è che non si vede, nessuno può immaginare di costruire alcunché senza metterci del "tempo".
L'essere è un problema di linguaggio? L'unica cosa di cui non dubito (ho aperto un topic su questo) è che io sono. Io sono!
L'essere, e quel che io rappresento, è indubitabile e non ha nulla a che vedere, a mio modo di vedere, con il linguaggio, ma ha molta attinenza invece con la coscienza di esistere.
L'infinito, infine, per la matematica è pane quotidiano, anche se, pur tuttavia la mente lo pensi, razionalmente lo rifiuta. Ed infatti è la fisica, e non la matematica, che lo detesta. Quasi a dire che sotto ciò che si vede c'è una realtà che per noi non è accessibile, ma che reale altrettanto; forse platonica come tu dici, ma pur sempre esistente!
E la filosofia all'esistente, e non solo al reale, tende...
ciao
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 22-09-2011, 20.36.18   #169
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Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

Voglio partire ricordando che per Wittgenstein, la metafisica è un errore del linguaggio, un virus per cosi dire, una delle sue proposizioni cosi citava: su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. In altri termini: questa discussione non deve avere luogo. I limiti del linguaggio sono i limiti stessi del mondo.

La domanda, perchè cosi e non diversamente, perchè questo (ipotetico attualmente) modello matematico coerente che dovrebbe spiegare l'universo, e non uno degli infiniti modelli analitici coerenti, è più che legittima. Voglio rispondere a questa domanda con una domanda:
la domanda: perchè cosi e non diversamente è sufficente a dimostrare che ci sono solo due possibili alternative ? O esistono infinite realtà (incomunicabili, inacessibili), oppure tale realtà muta inesorabilmente senza una meta. Certo in questo ultimo caso, sono costretto inevitabilmente ad asserire che la scienza è puramente speculativa, come appunto asseriva Max Planck, non esistono leggi fisiche, non sono mai esistite o non possiamo supporre che esisteranno in forma analoga in futuro. Mentre per la domanda: perchè la manifestazione della materia piuttosto che il nulla, è una domanda inintelleggibile ? Ma se per sola ipotesi, considero che non può esistere qualcosa che non possa essere descritto da qualcos'altro, stò involontariamente rendendo la realtà infinita.

Una realtà sempre esistita è contrapposta alla nostra logica di concetti relativi alla nostra esperienza, nascita, esistenza, morte. Il concetto "Sempre" è cosi illogico ? Siamo noi vittime inconsapevoli del nostro stesso linguaggio e/o ragione ? Siamo noi a suo completo servizio ?

NECESSARIAMENTE DEV'ESSERCI LA SPIEGAZIONE ?
NECESSARIAMENTE LA MATERIA ESIGE UNA SPIEGAZIONE ?
variabile + fisso is offline  
Vecchio 28-09-2011, 19.54.59   #170
il Seve
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Riferimento: Perché esiste qualcosa anziché niente?

La soluzione del quesito sta nel rilevare la contraddittorietà della domanda. Quest’ultima concede la possibilità che possa esistere nulla, cioè toglie all’essere il diritto di esistere e riduce la sua esistenza a puro fatto. Ridotto a fatto va quindi alla ricerca di un perché, di un fondamento al di là dell’essere, che spieghi perché si è realizzata la possibilità dell’essere piuttosto che quella del nulla.

Si può mettere in luce la contraddittorietà della domanda attraverso almeno quattro considerazioni:

a) L’essere non è fondato da altro perché è nel suo stesso significato il diritto a esistere a pena di contraddirsi: se l’essere non esistesse di per sè, non sarebbe l’essere; ma se non fosse l’essere allora non sarebbe proprio ciò che dovrebbe non esistere.

b) Il presunto fondamento al di là dell’essere dovrebbe essere altro da quest’ultimo. E di altro c’è solo il nulla: l’essere sarebbe fondato sul nulla, cioè non sarebbe fondato su nulla, invalidando quindi la premessa di esistenza di un perché sottesa dal quesito in esame.

c) Una situazione in cui non esista nulla è impossibile, perché il nulla vorrà pur essere nulla per non contraddirsi, e per non contraddirsi deve avere come parte del proprio significato (cioè del proprio essere) la negazione dell’essere. L’essere quindi deve esser presente perché è solo mediante il rimando a quest’ultimo che il nulla può essere nulla.

NOTA Il nulla non può stare in relazione all'essere se è pura negatività. Quindi anche il nulla è, anche se la spinosa questione di come concepire incontraddittoriamente l’essere del nulla non può essere qui affrontata.

d) La quarta considerazione è più “difficile” da mandare giù. Non perché richieda un’argomentazione più complessa, ma in ragione delle ripercussioni della conclusione sull’intero sistema di nozioni comunemente acquisite e veicolate. Tale considerazione contempla come conclusione la contraddittorietà dello stesso concetto di possibilità, e quindi della libertà degli accadimenti in generale, compresi quegli accadimenti che sono le decisioni umane. L’argomentazione può prendere varie strade, ma qui ne scelgo una sola che mi permetta di fare meno premesse possibili in relazione a un contesto di livello culturale medio.
Un accadimento si dice possibile e non necessario, perché è libero di accadere e senza vincoli che lo destinino ad alcunchè. Ma la possibilità che un evento accada non può essere disgiunta dalla possibilità che lo stesso evento non accada. Ad esempio, quantificando banalmente le possibilità, potremmo dire che se l’evento può accadere al 60%, allora può non accadere al 40%. La conseguenza disastrosa è che lo stesso soggetto (un evento) ha nello stesso tempo due predicati opposti (la possibilità che accada e la possibilità che non accada). Ma il convenire di due predicati opposti allo stesso soggetto e per il medesimo rispetto (lo stesso tempo) è proprio la definizione della contraddizione. Quindi sono contraddittori significati come possibilità, libertà, contingenza, e altri significati come la potenza che sono possibili solo sul fondamento della libertà da vincoli da parte delle cose.

Per spiegare poi come mai si crede si poter constatare non tanto la libertà delle cose o delle decisioni umane, quanto la potenza sulle cose da parte qualsiasi cosa o persona, bisognerebbe che aprissi un 3d a parte.

Per le altre dimostrazioni della contraddittorietà del concetto di possibilità rinvio ad un post futuro in un 3d apposito o in uno già aperto e pertinente.
il Seve is offline  

 



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