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Vecchio 06-07-2009, 17.59.31   #11 (permalink)
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Data registrazione: 28-12-2007
Messaggi: 51
Riferimento: Così Galileo ha perso l'aureola

Non c'è molta via di mezzo mi sa. Galileo mostrava una verità sperimentale, la Chiesa ha visto solo che interpretando alla lettera la Bibbia, questa sua asserzione contraddiceva un dogma, l'onta doveva essere lavata con la forza armata ecclesiastica, non discussa. Mi importa poco che ci si giri intorno, a dare retta a ciò non si sarebbe potuto progredire.
AntOne is offline  
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Vecchio 09-09-2009, 18.53.28   #12 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 11-10-2007
Messaggi: 531
Riferimento: Così Galileo ha perso l'aureola

Riprendo questa vecchia discussione aperta da Emmeci perchè "Galileo" continua ad essere non solo la bestia nera della chiesa ma anche di molti filosofi, a giudicare dalle affermazioni di Severino. Ed il punto è sempre il solito: solo il magistero della chiesa possiede verità assolute, e tutto il pensiero deve adeguarsi a queste, in quanto qualsiasi altra forma di conoscenza è relativa. Vale la pena ricordare che Giordano Bruno definì "asino ignorante" il monaco che scrisse la prefazione al "De revolutionibus orbium coelestium" di Copernico, prefazione nella quale l'eliocentrismo doveva intendersi come mera ipotesi atta a facilitare i calcoli. Per lo stesso motivo Galileo fu reguardito da Bellarmino a considerare l'eliocentrismo una mera ipotesi, e vale la pena ricordare che il "Dialogo" (l'opera per la quale fu processato) ottenne l'imprimatur della censura dopo che Galielo fu invitato a cambiare titolo (per non nominare le maree, che egli, sbagliando, portava come prova della presunta rotazione). In realtà il papa si arrabbiò perchè nei "Dialoghi" il sistema tolemaico veniva difeso da un personaggio, "Simplicio", con argomenti deboli e sciocchi. E il motivo vero del dissidio, che rimane vivo ancora adesso, era proprio il fatto che le "verità" di scienza, per la chiesa, dovevano intendersi come pure ipotesi, per non contrastare con le scritture.
Dove Severino coglie in questo comportamento addirittura una sorte di modernismo della chiesa di allora, è per me un mistero. E soprattutto credo che Severino abbia completamente frainteso il concetto del "fallibilismo" oggi acquisito dalla scienza: già Galileo nei "Dialoghi" parlava di "sensate esperienze e certe dimostrazioni" e qualsiasi scienziato sa che basta un solo esperimento negativo a far crollare una teoria. Permane invece nella chiesa di oggi, come in quella di allora, e in molti filosofi contemporanei, come Severino, questa assurda idea che le verità di scienza sono relative, fallibili, e quindi non assolute; è questo il punto sul quale scienza e cattolicesimo sono e saranno sempre incompatibili e in contrasto tra loro.
Eretiko is offline  
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Vecchio 23-09-2009, 06.18.54   #13 (permalink)
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Così Galileo ha perso l'aureola

Hai fatto bene, eretiko, a ricordare i termini della questione: e in verità io trovo nell’argomentazione di Severino qualcosa di troppo ottimistico se non addirittura idillico, cioè il desiderio di comporre dissidi invece di metterli in evidenza, che resta la via regia per arrivare alla verità …..A starlo a sentire, infatti, parrebbe che per risolvere questo basilare problema, ossia nientemeno che l’aut-aut religione-scienza, basterebbe che gli scienziati ammettessero che ogni loro asserzione è soltanto un’ipotesi (ma Newton non diceva “hypotheses non fingo"?), perché allora la chiesa sarebbe disposta a concedere la sua assoluzione ed accettare una diversità che sarebbe solo di forma. Certo sarebbe un evento di portata storica che potrebbe essere salutato con corretto piacere: a patto però che la chiesa estendesse questo criterio o crivello anche alle sue verità, cioè a entrambe le parti in causa….Ma tu t’immagini che la chiesa possa accettare di rivolgere a sé stessa quella qualifica di “relativismo” che usa come vituperio per ciò che viene affermato fuori dalle sacre aule? E allora addio pace fatta, addio speranza di un fair play sportivo. No, il distacco fra scienza e religione non è marginale, e allora non resta che dire, appellandoci non più a Galileo ma a Darwin, “vinca il migliore!”
emmeci is offline  
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