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Vecchio 02-07-2009, 15.21.34   #1 (permalink)
Moderatore
 
Data registrazione: 30-08-2007
Messaggi: 737
Una base per l'etica

Vorrei esplorare insieme a voi la possibilità di fondare l’etica non su principi metafisici o assoluti, ma soltanto su una semplice regola, non danneggiare gli altri, che garantisce dei vantaggi a chi la segue (nella maggior parte dei casi, gli altri non danneggeranno te).

Analizziamo ad esempio i dieci comandamenti cristiani. I primi 3 servono a consolidare l’identità del gruppo e a mantenere il controllo sulle sue persone; sono un affare privato di quella religione. Tutti gli altri sono riconducibili a “non danneggiare gli altri”:

4. onora il padre e la madre: chi genera dei figli dà loro tantissimo e si aspetta riconoscenza
5. non uccidere: ovvio
6. non commettere atti impuri: prima del controllo delle nascite, il sesso fuori del matrimonio danneggiava tutto il gruppo per la possibilità che nascessero figli in condizioni di illegittimità
7. non rubare: ovvio
8. non dire falsa testimonianza: ovvio
9. non desiderare la roba d’altri: desiderare la roba d’altri è un preliminare al rubare, e comunque danneggia il gruppo
10. non desiderare la donna d’altri: comportamento che danneggia il gruppo

Qualche parere o commento?
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Vecchio 02-07-2009, 15.41.10   #2 (permalink)
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Data registrazione: 06-01-2009
Messaggi: 111
Riferimento: Una base per l'etica

Considerazione semplice semplice: per quale motivo dovrei accettare la tua proposta? se tale proposta non ha valore assoluto, cioè non è vincolante, come puoi condannare con verità chi decide di non abbracciarla? non puoi, coerentemente. Pensiamoci bene prima di abbandonare volontà e pretesa di un sapere stabile, perchè poi è abbastanza patetico lamentarsi della violazione dei diritti dell'uomo: quale fondamento può avere la denuncia della violenza? e cosa rende tale la violenza? Se violenza significa superare l'ordine naturale delle cose allora non pare che si possa bollare la violenza come tale ove riesca, se riesce non può che essere conforme a tale ordinamento (se tale ordinamento consente ad essere violato non si tratta per definizione di una violenza, ma dell'adeguarsi alla sua natura).
Altro aspetto sul quale vale la pena soffermarsi: "non dannegiare gli altri" presuppone che qualcosa come "altri si dia", ma che ciò accada è un'interpretazione, l'interpretazione che vuole che il linguaggio, gesti, atteggiamenti altrui (ciò che interpreta come tali) siano la manifestazione in superficie di una coscienza, di una totalità dell'apparire che differisca dalla "mia". "Altri" cioè non appartiene alla coscienza imemdiata, originaria (quella coscienza che sono "io"), dunque un'etica che intende salvaguardare l'individuo e la società non può che realizzarsi all'interno della fede che esista un individuo in rapporto alla società, ma non ci si può poi strappare le vesti se vi è chi decide di non accettare questa fede (la fede sul fondamento della quale l'etica si costituisce).
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Vecchio 02-07-2009, 16.11.17   #3 (permalink)
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Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,068
Riferimento: Una base per l'etica

Io direi che Gesù fece di meglio..essenzializzandoli tutti nel suo Comandamento definitivo:

"Ama il prossimo tuo come te stesso." (Mt 19,16-19)

Con l'amore si supera ogni bisogno di etica istituzionale,dogmatica..

Lascio a voi l'analisi..

__________________
...e chi non vive di credenze non ha bisogno di dubitare
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Vecchio 02-07-2009, 16.29.34   #4 (permalink)
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Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 1,823
Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Vorrei esplorare insieme a voi la possibilità di fondare l’etica non su principi metafisici o assoluti, ma soltanto su una semplice regola, non danneggiare gli altri, che garantisce dei vantaggi a chi la segue (nella maggior parte dei casi, gli altri non danneggeranno te).

Analizziamo ad esempio i dieci comandamenti cristiani. I primi 3 servono a consolidare l’identità del gruppo e a mantenere il controllo sulle sue persone; sono un affare privato di quella religione. Tutti gli altri sono riconducibili a “non danneggiare gli altri”:

4. onora il padre e la madre: chi genera dei figli dà loro tantissimo e si aspetta riconoscenza
5. non uccidere: ovvio
6. non commettere atti impuri: prima del controllo delle nascite, il sesso fuori del matrimonio danneggiava tutto il gruppo per la possibilità che nascessero figli in condizioni di illegittimità
7. non rubare: ovvio
8. non dire falsa testimonianza: ovvio
9. non desiderare la roba d’altri: desiderare la roba d’altri è un preliminare al rubare, e comunque danneggia il gruppo
10. non desiderare la donna d’altri: comportamento che danneggia il gruppo

Qualche parere o commento?

Ciao Albert.

Quello che dici è un apprezzabilissimo tentativo di condurre ad unità il multiforme atteggiamento etico. Un minimo comune denominatore che sembrerebbe non poter essere negato da alcuna persona di buon senso e di buona volontà.

Rappresenta ciò che è iscritto, secondo me, nella coscienza di ogni essere umano.
Certamente le varie tradizioni culturali hanno via via affastellato sopra questi "fondamentali" altre etiche, fino al punto di rendere, nel tempo attuale, l'etica una "babele", un clima culturale-morale che molti vivono con disagio profondo...ed è ovvio.

Su ogni singolo articolo di questo eptalogo ci sono precisazioni da fare, puntualizzazioni, ecc. ecc., ma è ovvio che il rispetto di questi criteri etici si riverbera sul bene comune.

Darò anch'io un contributo alla riflessione, per quella che ritengo l'interpretazione cristiana di questa etica fondamentale.
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ut unum sint

Ultima modifica di Giorgiosan : 03-07-2009 alle ore 12.18.27.
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Vecchio 03-07-2009, 07.11.19   #5 (permalink)
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Data registrazione: 30-08-2007
Messaggi: 737
Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da Gaffiere
Considerazione semplice semplice: per quale motivo dovrei accettare la tua proposta?

Intendi “perché non devo danneggiare gli altri?” o “perché devo accettare la tua impostazione teorica?”. Nel primo caso, perché così in ultima analisi procuri vantaggio a te stesso. Nel secondo caso, personalmente la ritengo più efficace ed elegante di altre impostazioni.

Citazione:
Originalmente inviato da Gaffiere
se tale proposta non ha valore assoluto, cioè non è vincolante, come puoi condannare con verità chi decide di non abbracciarla? non puoi, coerentemente. Pensiamoci bene prima di abbandonare volontà e pretesa di un sapere stabile, perchè poi è abbastanza patetico lamentarsi della violazione dei diritti dell'uomo: quale fondamento può avere la denuncia della violenza?

La violenza evidentemente danneggia gli altri. In base al principio proposto posso chiaramente dare un giudizio etico negativo su chi la pratica.

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
Io direi che Gesù fece di meglio..essenzializzandoli tutti nel suo Comandamento definitivo:

"Ama il prossimo tuo come te stesso." (Mt 19,16-19)

Con l'amore si supera ogni bisogno di etica istituzionale,dogmatica..

Lascio a voi l'analisi.

E’ chiaro che “ama gli altri” comprende “non danneggiare gli altri”. Ma è irrealistico pretendere che tutti amino tutti gli altri, non si può fondare un’etica sull’amore.
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Vecchio 03-07-2009, 07.35.53   #6 (permalink)
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Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da albert
5. non uccidere: ovvio

7. non rubare: ovvio

Ciao Albert,se devo incominciare con qualche appiglio su come fondare un'etica devo partire da dei punti chiave e fermi (anche se come dici non assoluti). Se invece io incominciassi a discutere con altri su quali punti fermi costruire l'etica allora sarebbe da discutere infinitamente.

Prima di tutto la regola "non danneggiare gli altri" sarebbe anche un buon punto di partenza ammesso che non si cada nel "calpestare" un altro punto, per me altrettanto fondamentale, che è opposto a questo: "non danneggiare la persona umana".

Come faccio poi a individuare un gruppo che merita più di un altro gruppo l'attenzione della mia etica? Gli altri è un po' generico.

Devo definire quindi il termine gruppo; per gruppo può essere inteso la famiglia, gli abitanti di una nazione, o i componenti di una setta.

Mi sembra che più che la definizione di gruppo bisognerebbe poi comprendere le finalità in modo da avere una base su cui discutere.
Se la finalità fosse solo quella di non danneggiare gli altri si possono trovare tanti esempi in cui danneggiare gli altri sarebbe moralmente giustificato dal fatto che il danneggiamento è fatto a fin di bene o finalizzato alla sopravvivenza dell'individuo che in qualche caso potrebbe risultare indirettamente danneggiato.

Non uccidere e non rubare (che ho evidenziato) non sono poi così tanto ovvi, se, per esempio, l'unico modo di difendere mio figlio da un'aggressione è colpire per danneggiare e quindi anche uccidere l'aggressore; una morale dovrebbe consentirmi di scegliere con un criterio preciso; solo se non uccidere è un assoluto io non ucciderò mai anche se poi a morire sarà mio figlio. Così se non rubassi per mangiare, in taluni casi, morirei io...

E' chiaro che l'aggressore è uomo immorale, mentre chi si difende, pur aggredendo, non lo è. Come se l'aggressore, siccome è immorale, può essere aggredito. Se ne deduce che la regola di non danneggiare gli altri non vale per chi è morale. Mi sembra un controsenso...

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Vecchio 03-07-2009, 07.52.43   #7 (permalink)
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Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da albert
E’ chiaro che “ama gli altri” comprende “non danneggiare gli altri”. Ma è irrealistico pretendere che tutti amino tutti gli altri, non si può fondare un’etica sull’amore.
Certo..
difatti Gesù fu ucciso grazie ad un'etica...

PS Avevo evidenziato nel Comandamento proposto, il “..come te stesso”.
Ciò è molto importante secondo me,poiché è vero che non si può imporre di amare gli altri,ma diviene naturale farlo se si ama se stessi.
Se si ama davvero se stessi,l’altro è volto di se stessi.
E’ un’ovvietà di una semplicità disarmante.
Quale altra etica da imporre c’è e che può produrre soltanto fanatismo,repressione,morte?
Ma per amarsi c’è da conoscersi.
Qui s’impone nuovamente il “Conosci te stesso”.
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Ultima modifica di Noor : 03-07-2009 alle ore 08.51.34.
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Vecchio 03-07-2009, 08.21.15   #8 (permalink)
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Originalmente inviato da albert
Intendi “perché non devo danneggiare gli altri?” o “perché devo accettare la tua impostazione teorica?”. Nel primo caso, perché così in ultima analisi procuri vantaggio a te stesso. Nel secondo caso, personalmente la ritengo più efficace ed elegante di altre impostazioni.

E per quale motivo non dovrei avvantaggiarmi?

Citazione:
La violenza evidentemente danneggia gli altri. In base al principio proposto posso chiaramente dare un giudizio etico negativo su chi la pratica.

Ma cosa significa far violenza se non oltrepassare un limite? ma se tale si fa oltrepassare di certo non si può dire che di un limite si tratti, ma di qualcosa che gli è connaturale. Dunque perchè non dovrei adeguarmi a ciò che è connaturale? Che ciò danneggi gli altri è un conto, ma è la giustificazione della presunta ingiustizia di un atto simile a mancare.
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Vecchio 03-07-2009, 08.49.42   #9 (permalink)
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Originalmente inviato da albert
Vorrei esplorare insieme a voi la possibilità di fondare l’etica non su principi metafisici o assoluti, ma soltanto su una semplice regola, non danneggiare gli altri, che garantisce dei vantaggi a chi la segue (nella maggior parte dei casi, gli altri non danneggeranno te).
E' un'utopia, secondo me, tentare di semplificare le cose in questo modo; l'uomo è molto più complesso dei principi che si vorrebbero usare per catalogarlo, è un punto di equilibrio precario tra innumerevoli forze in conflitto. Certamente il non nuocere agli altri è norma morale ragionevole che tentiamo, spesso, di applicare nel rapporto con gli altri: ma davvero non ne occorrono altre per la fondazione di questa nostra morale?

Come ti assicuri di non danneggiare l'altro? Per farlo dovresti conoscere l'altro, così come per non danneggiare te stesso dovresti conoscerti: conosci il bambino indonesiano che cuce il pallone con cui la sera giochi a calcetto? Eppure tu lo danneggi direttamente perché gli impedisci di giocare per giocare tu solo. Sei sicuro che con un tuo commento tu non mi offenda pesantemente? No? Ed allora come puoi essere sicuro di non danneggiarmi? Se non aggiungi parallelamente altre “norme” o espliciti altre convenzioni sei ridotto alla totale inazione nei confronti degli altri ovvero l'unica vita che davvero potrebbe contemplare alla base solo quella norma sarebbe quella di un eremita, a cui, naturalmente, non servirebbe alcuna morale nei confronti degli altri.

Ergo, una morale siffatta non serve a nulla.
(è un invito ad approfondire, naturalmente)
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Vecchio 03-07-2009, 09.24.42   #10 (permalink)
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PS Avevo evidenziato nel Comandamento proposto, il “..come te stesso”.
Ciò è molto importante secondo me,poiché è vero che non si può imporre di amare gli altri,ma diviene naturale farlo se si ama se stessi.
Se si ama davvero se stessi,l’altro è volto di se stessi.
E’ un’ovvietà di una semplicità disarmante.
Questa ovvietà, in realtà, nasconde una nefasta convenzione inconscia: che l'altro sia uguale per principio a noi stessi, per cui ciò che va bene e non reca fastidio a me, va bene e non dovrebbe recarne nemmeno agli altri; questa norma esenta dal riflettere sull'altro, visto che l'altro è a priori “uguale” a noi per cui ha i nostri “stessi” bisogni. Tale ovvietà ha fondato e fonda il razzismo, il fanatismo, le guerre ed ogni tipo di violenza ed incomprensione tra gli uomini. “Ama gli altri non come te stesso, ma in quanto altro da te stesso”, questa sì che potrebbe contribuire a fondare una morale. L'uguaglianza va scoperta a posteriori con la conoscenza non imposta a priori, per principio, altrimenti è solo una dispensa rassicurativa per non riflettere sull'altro e per non fare la fatica di comprenderlo.
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