|
Novembre: un inno alla vita
Non è il tempo dei morti ma della vita, di una vita che le statistiche dicono si sia fatta sempre più lunga e che se oggi supera gli ottant’anni, almeno nei paesi dell’occidente euroamericano, andrà oltre quel limite fino a indurre gli uomini a domandarsi se quell’ombra nera che pesa su loro e che, secondo Severino, è ciò che li ha spinti a cercare salvezza nella filosofia, non sia davvero destinata a sparire. Un’illusione dei soli filosofi? Ma anche i religiosi, che pure hanno trovato il loro conforto pensando: Dio fa e Dio toglie, non sembra che abbiano sdegnato di meritare generosi compensi, a cominciare da Adamo (930 anni), Noè (950) e Matusalemme (969). E da quando ci si è messa la scienza …. Ecco che nonostante che noi viviamo in una valle di lagrime e in una dilagante fase di secolarizzazione, è cresciuta in modo spettacolare anche l’età media degli uomini e delle donne, anche se, nonostante la nostra scienza e i nostri raffinati accorgimenti, siamo ancora lontani dall’aver vinto questa partita e dato il colpo di grazia alla morte: non sappiamo neppure se essa è qualcosa che è iscritto nelle nostre cellule e nel nostro genoma o se è un evento che noi possiamo sconfiggere, magari riducendo le calorie da cui siamo ipernutriti. E’ noto che c’è un gruppo di individui in America che ha fondato la “calorie restriction” sottoponendosi a un regime prossimo all’inedia in cambio dell’annullamento del diabete, malattie cardiache e forse del cancro, anche se al prezzo di un estremo dimagrimento, rallentamento del metabolismo, sensazione di freddo e perdita di libido e resistenza fisica. E quella della restrizione calorica è solo una fra le tecniche di allungamento, visto che vermetti mosche topi ragni e infine scimmie hanno ottenuto in laboratorio vite estese di un terzo. E se si esce dalla scienza ufficiale ci sono i movimenti che suggeriscono smercio di elisir a base di olio di serpente o minerali del vulcano di Vilcabamba in Ecuador….e poi ci sono le cellule bambine da sfruttare ossia le staminali, capaci di rigenerarsi in continuazione e rigenerare parti perdute come fa la salamandra.
Fin qui abbiamo sentito la religione e la scienza. E se chiediamo al filosofo? Beh, egli potrebbe rispondere che l’unica possibile argomentazione che dimostri la necessità della morte è legata non alla volontà divina o alla biologia, ma a ciò che dentro di noi appare essenziale, cioè a quel desiderio o anelito che abbiamo dentro e che sembra costituire l’alimento della corrente vitale in cui siamo nati e che è un flusso che sembra infinito proprio perché sempre incompiuto ed esposto alla morte. Ebbene, allora la morte diviene la condizione per portare al di là la freccia del tempo e trasformare la perdita in una superiore speranza. D’altra parte non dicono le religioni che paradiso ed inferno sono pieni di anime e non di corpi? Dopo tutto la promessa dei religiosi non sembra imporsi dei limiti, perché che cosa sono novecentosessantanove anni di fronte all’eternità?
|