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| Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere. |
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#31 (permalink) | ||||
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,952
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Siamo tutti tacchini...
Citazione:
Citazione:
Il punto è che non possiamo essere sicuri che un evento il quale si è ripetuto n volte allo stesso modo si ripeta immutato la n+1-esima volta, proprio perché non possiamo dirci sicuri di conoscere -tutto- riguardo quell'evento. Rimane, dunque, il fatto che non si sa come spiegare la ragionevolezza nel confidare nell'induzione, quindi il problema di Hume rimane irrisolto. Citazione:
Citazione:
Nonostante la fine del pennuto, cioè nonostante le premesse di un ragionamento induttivo ("ho visto n volte che...") non implichino logicamente la conclusione ("allora anche la n+1-esima volta..."), il suo argomentare è ragionevole anche dal nostro punto di vista, dato che non solo la costruzione di conoscenza, ma la nostra intera vita si basa su ragionamenti del genere. Per programmare la fuga, a nulla sarebbe valsa la metafisica; sarebbe bastato "suggerire" al tacchino di indagare meglio sul modo di vivere del suo carnivoro padrone. Comunque si sono mescolati due argomenti: causalità ed induzione, tenetelo presente. |
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#32 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 12-09-2004
Messaggi: 442
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Riferimento: Siamo tutti tacchini...
Citazione:
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il cuore ha le sue ragioni che la ragione non puo' comprendere (Pascal) |
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#33 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 412
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Tacchini teoretici
Temo che il caso del tacchino di Russell sia stato portato un po' troppo oltre... Personalmente ritengo poco probabile che la povera bestia avesse sviluppato ragionamenti induttivi, oppure attribuito intenzioni egocentrate al fatto di ricevere cibo ed eventualmente prodotto, infine, una teoria di verità che giustificasse la fortuna di cui, apparentemente, gli toccava di godere.
A parer mio il pennuto in questione si era limitato semplicemente a prendere atto del rifornimento di cibo nutrendosene nei limiti opposti dal suo stomaco. Il giorno di Natale giunse per lui, io credo, come ogni altro giorno della sua vita: e, se io fossi un tacchino, credo che non avrei comunque strumenti per spiegare come sia la giornata di un tacchino in qualsivoglia lingua compresa dall'uomo. Ma siccome "di ciò di cui non si può parlare occorre tacere", credo che sia più che saggio fermarsi qui... L'induzione, certo, non ha nulla a che fare con la categoria della causalità. L'induzione è un modus operandi del processo cognitivo che si caratterizza per il fatto di generalizzare il particolare. Come tale esso è necessariamente empirico e fonda il presupposto di ogni giudizio sintetico. La causalità, invece, raccoglie categorialmente una modalità della deduzione: non è sintetica, ma analitica, e particolarizza il generale. Il metodo scientifico moderno, che è empirico-deduttivo, affianca e coniuga dialetticamente i due procedimenti conoscitivi e, conseguentemente, il concetto di causalità che ne scaturisce non può più essere ricondotto nè alla sintesi nè all'analisi prese separatamente. Ecco perchè la stessa metodologia scientifica consente la coesistenza di conoscenze che rispettano il determinismo classico, conoscenze stocasticamente incomplete e incompletabili (come nei fenomeni caotici), e conoscenze non deterministiche e non riducibili alla casualità stocastica (come nella meccanica quantistica). Ma in ogni caso la questione posta da Andrea è del tutto pertinente e legittima, perchè l'unico pabulum strutturale cui mettono capo tutti e tre gli insiemi di conoscenze è comunque la matrice spazio-temporale nella quale gli oggetti e gli oggetti-eventi debbono necessariamente essere collocati. Lecito ed affascinante, dunque, porre problematicamente la questione: questa matrice è la stessa ? Non è forse sensato chiedersi se, a monte, evidentemente, di queste tre tipologie diverse degli enti conosciuti e conoscibili non vi siano strutture diverse della matrice spaziotemporale che ne sottende la fenomenicità? E, qualora la matrice sia, in realtà, una sola: porre il problema se essa, nella sua espressione minkowskiana (ossia la quadridimensionalità spaziotemporale della fisica classica) non sia una semplice "particolarità" di una più generale, assai più complessa e sfuggente... Non è un caso, del resto, che tutte le teorie unificanti presuppongano matrici multidimensionali assai più complesse. Molto probabile e, a parer mio, convincente che, quindi, dentro matrici spaziotemporali a 11 dimensioni anche la categoria della causalità debba veramente essere ripensata e che questa "decostruzione" concettuale del determinismo classico, in termini concettuali, lessicali e logici rappresenti una sfida teoretica per il pensiero filosofico nel terzo millennio. Una sfida alla quale, temo, i tacchini parteciperanno soltanto come commensali...
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Holzweg |
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#34 (permalink) | ||||
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Moderatore
Data registrazione: 30-08-2007
Messaggi: 714
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
Citazione:
Citazione:
Come prima. E’ ragionevole fidarci delle nostre previsioni “soggettive”. Anche perché se no non ci resterebbe che la follia o il suicidio. Citazione:
L’esempio del tacchino, secondo me, anche se suggestivo, è abbastanza stupido. Il tacchino poteva indagare meglio, sempre con l’induzione (il suo padrone mangia carne ogni giorno, altri pennuti spariscono misteriosamente) o comunque poteva trovarsi in una situazione, come capitano spesso, in cui non si riesce a prevedere quello che accadrà. Per i nativi della Giamaica era impossibile prevedere l’eclisse del 1504. Il fatto che Colombo fosse in grado di prevederlo (e ne abbia approfittato) non ci dice che il modo di ragionare dei nativi fosse sbagliato, semplicemente che gli mancavano informazioni. Citazione:
Secondo me sono connessi. Usiamo l’induzione per prevedere il futuro. La mia definizione di “causa” è: “dico che A causa B se, a parità di condizioni iniziali: se faccio A, si verificherà B se non faccio A, non si verificherà B” L’affermazione che una cosa causa un'altra richiede previsione del futuro, che posso ottenere solo con l’induzione diretta o indiretta. ![]()
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#35 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,537
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
Su Wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Induzione )leggo quanto segue:
Fra i critici dell'induzione vi fu Bertrand Russell (1872-1970) il quale osservò, con classico humour inglese, che pure il tacchino americano, che il contadino nutre con regolarità tutti i giorni, se adotta un metodo induttivo può arrivare a prevedere che anche domani sarà nutrito... ma "domani" è il giorno del Ringraziamento e l'unico che mangerà sarà l'allevatore (a spese del tacchino)! Questa fu la celebre obiezione del tacchino induttivista.[5] Una problematica analoga venne sollevata dal già citato Karl Raimund Popper, il quale osservò che nella scienza non basta "osservare": bisogna saper anche cosa osservare. L'osservazione non è mai neutra, ma è sempre intrisa di teoria, di quella teoria che appunto si vorrebbe mettere alla prova. Secondo Popper, la teoria precede sempre l'osservazione: anche in ogni approccio presunto "empirico" e "induttivo", la mente umana tende inconsciamente a sovrapporre i propri schemi mentali alla realtà osservata. Quella che spesso viene spacciata come «induzione» è in realtà una deduzione, perché costruita sempre a priori; l'induzione è soltanto il suo limite negativo, e serve non a costruire ma a demolire. ----------- Il concetto di "costruzione a priori" sembra interessante. La mente umana (inconsciamente dice Wikipedia o forse Popper) tende a sovrapporre i propri schemi mentali alla realtà osservata. Come dire che tutto nasce nella nostra mente, solo in seguito cerchiamo delle verifiche agli schemi che ci siamo (inconsciamente) costruiti. Se questa ipotesi fosse confermata, o confermabile, l'unico vero principio logico della mente umana non è ne l'induzione ne la deduzione. Ma, come già avevo scritto abbondantemente in un altro argomento da me aperto, il principio d'identità. So che molti non sono stati d'accordo, ma fa nulla... i nuovi concetti hanno sempre bisogno di essere inizialmente bocciati. Ora tutti sono convinti del fatto che la causa preceda l'effetto, e questo perchè a priori abbiamo costruito una teoria e le osservazioni fatte (non neutre, come dice Popper) lo confermano. Bisognerebbe meditare. ![]() |
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#36 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 412
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
"Se questa ipotesi fosse confermata, o confermabile, l'unico vero principio logico della mente umana non è ne l'induzione ne la deduzione. Ma, come già avevo scritto abbondantemente in un altro argomento da me aperto, il principio d'identità."
Così tu scrivi. Ma su questo principio Fichte impostò l'intera Wissenschattslehre (opera complessa e non del tutto metodica, collocabile tra il 1794 e il 1813). Definire che questa è una "idea nuova" mi pare, dunque, alquanto azzardato. L'intero costrutto teoretico della filosofia viene fatto discendere da Fichte dall'incontrovertibilità logica del principio d'identità, assunto come co-incidenza della coscienza pensante con l'Io cosciente. Di qui, certamente, discende l'intuizione che ispirò l'intera Wissenschaft der Logik di Hegel. A meno che il "principio di identità" non sia da te assunto e formalizzato in un modo diverso dall'elementare Io=Io, non vedo in qual modo esso possa risultare utile a dirimere questioni inerenti la causalità.
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Holzweg |
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#37 (permalink) | ||
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like nonsoche in rain...
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,952
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
Citazione:
Citazione:
A Minkowski piacendo, ovviamente. |
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#38 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,537
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
Citazione:
Un'idea nuova fino a che qualcuno mi dice che l'aveva scritta qualcun altro prima di me Assolutamente non conosco quell'opera complessa di Fichte che menzioni. Della mia idea, in ogni caso, ne ho parlato qui: Principio d’identità e sue possibili applicazioni (mente-cervello) In questo contesto io=io diventa teoria=teoria, o principio=principio e così di seguito. Io qui stavo infatti commentando questo: -Secondo Popper, la teoria precede sempre l'osservazione: anche in ogni approccio presunto "empirico" e "induttivo", la mente umana tende inconsciamente a sovrapporre i propri schemi mentali alla realtà osservata. Quella che spesso viene spacciata come «induzione» è in realtà una deduzione, perché costruita sempre a priori. La mia idea è stata contestata dai partecipanti di questo forum, forse anche perchè non sono stato chiaro o forse perchè (e questa mi sembra più plausibile) i partecipanti facevano come dice Popper, tendevano, inconsciamente, a sovrapporre i loro schemi mentali, non in questo caso alla realtà osservata, ma ai concetti che io esprimevo. Conoscere in che modo si organizzi la mente umana secondo me è molto più importante di come noi in seguito "formalizziamo" le teorie e i principi. Ritengo la questione molto complessa anche perchè noi, in realtà, non sappiamo bene come si organizza la mente umana. Non mi dilungo oltre, perchè per "tentare" di spiegare ciò che penso io, dovrei deviare dall'argomento qui proposto. |
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#39 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 412
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
Citazione:
No, no. Quella si chiama "deduzione". E' un fatto tecnico, non c'è discussione.
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Holzweg |
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#40 (permalink) | |||
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Moderatore
Data registrazione: 30-08-2007
Messaggi: 714
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Riferimento: Ripensare il principio di causalita' ?
Citazione:
Non disprezziamo gli scommettitori. Una buona definizione di “probabilità di un evento” è “l’inverso delle quote normalizzate degli scommettitori” Citazione:
Questo mi sembra un autogol. La termodinamica è effettivamente una teoria probabilistica.Citazione:
La maggior parte delle teorie scientifiche non sono per loro natura probabilistiche. Secondo la teoria un oggetto cade verso terra con l’accelerazione di gravità e stop. La concezione probabilistica riguarda i miei pensieri. Quando faccio qualsiasi azione inconsciamente calcolo sempre le probabilità che vada a buon fine oppure no, (ovviamente non in modo preciso da ottenere ad esempio 98.73%, ma qualcosa del tipo “una su un milione” che vuol dire appunto 99.9999%). Quando accendo il fuoco considero comunque la probabilità che non ci riesca, o perché l’accendino era bagnato, o perché (molto più improbabile) le leggi della termodinamica non funzionino o abbia sbagliato ad applicarle. ![]()
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