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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 29-01-2013, 13.12.34   #1
Snikio
αγαπ&
 
Data registrazione: 01-01-2013
Messaggi: 29
Post Perché la filosofia?

Perché la filosofia?

La filosofia è il modo migliore, nonché l'unico, di proporsi delle leggi, una morale, uno stile di vita che limiti l'incorrettezza derivante dall'inesistenza umana della perfezione. Tale avvicinamento alla correttezza, sebbene, dunque, irraggiungibile, rappresenta il miglior modo d'essere umani, s'è vero che un umano è reso tale dal contesto in cui vive.
Ebbene, siamo filosofi, siamo, a modo nostro, giusti verso l'uomo prossimo e verso quindi la collettività, perché facendo del bene alla comunità, facciamo del bene a noi stessi, che siamo essa stessa, e possiamo così avere il miglior motivo umano di felicità.
Snikio is offline  
Vecchio 01-02-2013, 07.48.57   #2
Koirè
Ospite
 
L'avatar di Koirè
 
Data registrazione: 26-12-2012
Messaggi: 111
Riferimento: Perché la filosofia?

La filosofia perchè ci aiuta a non far cadere nel letargo il cervello....ci fa pensare proponendoci problemi apparenti da capire e cercare di darne un senso...serve a alimentare il senso della vita e anche a DARGLI UN SENSO(scusate la ripetizione di parole).Poi la filosofia insegna ad agire a fare per vedere se le cose pensate hanno un riscontro oppure no....Averroè diceva:"Chi pensa è immortale, chi non pensa muore."Ecco....più o meno il senso del mio discorso si racchiude in queste parole.Finisco con un aforisma...
"Non fare filosofia per scherzo, ma sul serio; perché non abbiamo bisogno di apparire sani ma piuttosto di esserlo veramente."
Epicuro
Koirè is offline  
Vecchio 02-02-2013, 13.01.46   #3
Aggressor
Ospite abituale
 
Data registrazione: 16-07-2010
Messaggi: 405
Riferimento: Perché la filosofia?

Si, Snikio, io credo che la filosofia ci aiuti a trovare il senso unitario del molteplice, come in un'armonia dove le singole note per sé non trovano il loro senso se non all'interno del complesso che compongono, il quale così diviene musica.

Quando si intravede il senso unitario, si porta le singole parti a indirizzarsi ad esso, così l'etica si manifesta come un agire sensato, cioè un agire nei casi particolari in conformità al sistema totale, al contesto coattivo.



La questione del bene della comunità posto come il nostro stesso bene, dovrai però, credo, comprenderlo meglio. Alcuni potrebbero portare degli esempi concreti tramite cui palesare delle eccezioni a questa regola. E ti dirò che moltissimi filosofi si sono dovuti scontrare con simili problematiche. Pensi che non possano esistere situazioni di questo genere?


Non rifiutare le concezioni etico-relativiste solo per ciò a cui esse sembrano portare, ma vedi se, scontrandoti con esse, riuscirai ancora a dimostrare che il "giusto" è ciò che affermi.

Un punto problematico ad esempio (noto alle lezioni di etica), è che dici che vuoi il bene della società perché, alla fine, è il bene tuo. Allora pensi solo a te stesso? Non dico che non dovresti, voglio solo darti degli spunti per chiarire la posizione che abbracci.
Aggressor is offline  
Vecchio 15-02-2013, 10.12.45   #4
QantonioQ
Ospite
 
Data registrazione: 14-02-2013
Messaggi: 29
Riferimento: Perché la filosofia?

Citazione:
Originalmente inviato da Snikio
Perché la filosofia?

La filosofia è il modo migliore, nonché l'unico, di proporsi delle leggi, una morale, uno stile di vita che limiti l'incorrettezza derivante dall'inesistenza umana della perfezione. Tale avvicinamento alla correttezza, sebbene, dunque, irraggiungibile, rappresenta il miglior modo d'essere umani, s'è vero che un umano è reso tale dal contesto in cui vive.
Ebbene, siamo filosofi, siamo, a modo nostro, giusti verso l'uomo prossimo e verso quindi la collettività, perché facendo del bene alla comunità, facciamo del bene a noi stessi, che siamo essa stessa, e possiamo così avere il miglior motivo umano di felicità.
Perchè la filosofia, cioè qual è la ragione per cui bisogna essere filosofi? Non si sceglie di essere filosofi, si è filosofi e certamente si affina nel tempo l'essere filosofici. La filosofia nell'immediato non ha alcun effetto pratico. Credo valga ancora la descrizione del filosofo che Platone ci dà nel Teeteto.
QantonioQ is offline  
Vecchio 15-02-2013, 21.24.14   #5
ilnano
Ospite
 
Data registrazione: 13-02-2013
Messaggi: 6
Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo

"La vita o si vive o si scrive. Dove non c'é la cosa, ma le parole che la dicono; dove vogliamo esser noi per come la diciamo, c'é, non la creazione, ma la letteratura, e anche letterariamente, non l'arte ma l'avventura, una bella avventura, che si vuol vivere scrivendola o che si vive per scriverla».
E', naturalmente, Pirandello e non Nietzsche a parlare qui, ma è a partire da qui che si può indagare profondamente il rapporto tra Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo. Si accavallano, si sovrappongono le tre figure ogni volta che si pensa il pensiero del filosofo. Ma dicendo questo abbiamo già collocato Nietzsche, egli è il filosofo, ovvero colui che vive autocriticamente tutto, dai propri pensieri alla propria scrittura, dagli altri al mondo che è per lui. Zarathustra è una sua proiezione fantastica, niente di psicologico, si intende; Zarathustra è la poesia di Nietzsche. In quanto poesia (dal greco poièsis) Zarathustra crea il Superuomo che, quindi, non è un prodotto del filosofo-Nietzsche.
Al Superuomo non compete più alcuna teoria, alcuna scrittura, egli è, esclusivamente e in tutto il suo intero, per la vita. Nietzsche sa, Nietzsche sente che lui, in quanto filosofo, non può pensare il Superuomo, non vuole più fingere di capire, di intuire ciò che il Superuomo sarà. E' Zarathustra che è il creatore e il messaggero del Superuomo; è alla poesia che è demandato il compito dell'annuncio e non alla filosofia, che della vita non sa nulla.
ilnano is offline  
Vecchio 19-02-2013, 08.23.24   #6
QantonioQ
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Messaggi: 29
Riferimento: Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo

Citazione:
Originalmente inviato da ilnano
"La vita o si vive o si scrive. Dove non c'é la cosa, ma le parole che la dicono; dove vogliamo esser noi per come la diciamo, c'é, non la creazione, ma la letteratura, e anche letterariamente, non l'arte ma l'avventura, una bella avventura, che si vuol vivere scrivendola o che si vive per scriverla».
E', naturalmente, Pirandello e non Nietzsche a parlare qui, ma è a partire da qui che si può indagare profondamente il rapporto tra Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo. Si accavallano, si sovrappongono le tre figure ogni volta che si pensa il pensiero del filosofo. Ma dicendo questo abbiamo già collocato Nietzsche, egli è il filosofo, ovvero colui che vive autocriticamente tutto, dai propri pensieri alla propria scrittura, dagli altri al mondo che è per lui. Zarathustra è una sua proiezione fantastica, niente di psicologico, si intende; Zarathustra è la poesia di Nietzsche. In quanto poesia (dal greco poièsis) Zarathustra crea il Superuomo che, quindi, non è un prodotto del filosofo-Nietzsche.
Al Superuomo non compete più alcuna teoria, alcuna scrittura, egli è, esclusivamente e in tutto il suo intero, per la vita. Nietzsche sa, Nietzsche sente che lui, in quanto filosofo, non può pensare il Superuomo, non vuole più fingere di capire, di intuire ciò che il Superuomo sarà. E' Zarathustra che è il creatore e il messaggero del Superuomo; è alla poesia che è demandato il compito dell'annuncio e non alla filosofia, che della vita non sa nulla.
"La figura di Zarathustra non si distingue dal pensatore Nietzsche (...) il suo essere e peregrinare inizia dal tramonto" - scrive Heidegger. Occorre mitigare il vitalismo che per troppo tempo si è attribuito a Nietzsche. Nietzsche-Zarathustra è filosofo a 360 gradi.
QantonioQ is offline  
Vecchio 19-02-2013, 14.48.38   #7
ilnano
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Data registrazione: 13-02-2013
Messaggi: 6
Riferimento: Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo

Conosco l'interpretazione heideggeriana di Nietzsche, ma l' ipse dixit è, quantomeno, fuori moda, pur essendo io un ammiratore del filosofo di Essere e Tempo.
Sostenere la sostanziale identità di Nietzsche e Zarathustra significa confondere "autore" e "opera", come a dire che Dostoevskij potrebbe essere uno Stavrogin o un Ivan. Ma cosa significa?...è come dimenticare il fatto che ciò che si scrive si scrive proprio perché si sente la differenza da sé e questo al di là di Nietzsche. Il rapporto tra filosofia e scrittura non è mai di identità o di somiglianza.
ilnano is offline  
Vecchio 20-02-2013, 08.47.32   #8
QantonioQ
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Messaggi: 29
Riferimento: Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo

Citazione:
Originalmente inviato da ilnano
Conosco l'interpretazione heideggeriana di Nietzsche, ma l' ipse dixit è, quantomeno, fuori moda, pur essendo io un ammiratore del filosofo di Essere e Tempo.
Sostenere la sostanziale identità di Nietzsche e Zarathustra significa confondere "autore" e "opera", come a dire che Dostoevskij potrebbe essere uno Stavrogin o un Ivan. Ma cosa significa?...è come dimenticare il fatto che ciò che si scrive si scrive proprio perché si sente la differenza da sé e questo al di là di Nietzsche. Il rapporto tra filosofia e scrittura non è mai di identità o di somiglianza.
Moda o fuori moda, l'autorevolezza di certi filosofi è indiscutibile. E le citazioni hanno la loro legittimità nel discorso critico. Riguardo la "non sostanziale identità" di autore e opera, ritengo che le autobiografie p.e. stiano a dimostrare il contrario. Ma anche quelle opere in cui l'autore ha proiettato suoi pensieri nella forma di pensieri di un personaggio (è il caso dello Zarathustra di Nietzsche). Concordo perciò con quanto dice Heidegger. Riguardo la scrittura ritengo - sulla base del Fedro platonico - che essa sia un gradino più in basso del dialogo orale tra filosofo e allievo.
QantonioQ is offline  
Vecchio 20-02-2013, 18.24.32   #9
ilnano
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Riferimento: Nietzsche, Zarathustra e il Superuomo

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Originalmente inviato da QantonioQ
Moda o fuori moda, l'autorevolezza di certi filosofi è indiscutibile. E le citazioni hanno la loro legittimità nel discorso critico. Riguardo la "non sostanziale identità" di autore e opera, ritengo che le autobiografie p.e. stiano a dimostrare il contrario. Ma anche quelle opere in cui l'autore ha proiettato suoi pensieri nella forma di pensieri di un personaggio (è il caso dello Zarathustra di Nietzsche). Concordo perciò con quanto dice Heidegger. Riguardo la scrittura ritengo - sulla base del Fedro platonico - che essa sia un gradino più in basso del dialogo orale tra filosofo e allievo.

Le citazioni hanno una loro legittimità nel "discorso critico" se servono al discorso e non se lo uccidono...
Le autobiografie sono sempre "opere", ovvero scrittura...non vedo come possano rappresentare la presunta vita di un autore...
Personalmente non penso nell'ordine dell'alto e del basso...
ilnano is offline  

 



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