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Vecchio 01-02-2013, 06.47.14   #1
Zero
Ospite
 
Data registrazione: 22-09-2007
Messaggi: 40
L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Giusto per sfogo... ho ricercato molto le "fondamenta" della società: alimentazione, abbigliamento, produzione, abitazione... Diversi temi mi hanno portato all'origine dell'homo sapiens, che si è formato divenendo dipendente dalla sua stessa tecnica (si inizia con habilis che rompe i femori di animali già predati per mangiarne il midollo, molto più avanti viene la caccia e la pesca...).

Senza farla lunga, col passare del tempo abbiamo perso la nostra nicchia ecologica. Il cibo lo dobbiamo diversificare molto e non lo troviamo direttamente disponibile, quanto meno c'è la carne da cuocere, poi colture da gestire, processi di essicazione e conservazione... dipendiamo da processi estremamente complessi. Fuori sentiamo freddo, l'umidità di norma ci massacra, senza un'abitazione e dei vestiti non andiamo lontani, a meno che non siamo in certe circoscritte zone della Terra.

Un pesce, un uccello, un orso, un cinghiale, hanno la loro nicchia ecologica, trovano direttamente ciò di cui hanno bisogno, senza doverlo cucinare, senza avvalersi di "protesi" (tecnica) di ogni tipo come facciamo noi.

Tutto questo perché quegli australopitechi (così pare...) con il cambiare dell'ambiente (da foresta pluviale a savana) anziché estinguersi come "madre natura" forse si auspicava, hanno fatto progressivamente ricorso a strumenti e cultura. Qui già nasce un serio conflitto tra natura e tecnica. Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione... non porta felicità... solo complicazioni e si è complicata la società, si è complicata la conoscenza... tutta la vita è complicata... e non posso andarme in una nicchia ecologica dato che non è mai esistita per un sapiens (giunti in un ambiente serve una ferrea organizzazione di individui e ci si rende conto subito di quanto sia cruciale la tecnologia).
Zero is offline  
Vecchio 05-02-2013, 20.44.41   #2
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da Zero
Giusto per sfogo... ho ricercato molto le "fondamenta" della società: alimentazione, abbigliamento, produzione, abitazione... Diversi temi mi hanno portato all'origine dell'homo sapiens, che si è formato divenendo dipendente dalla sua stessa tecnica (si inizia con habilis che rompe i femori di animali già predati per mangiarne il midollo, molto più avanti viene la caccia e la pesca...).

Senza farla lunga, col passare del tempo abbiamo perso la nostra nicchia ecologica. Il cibo lo dobbiamo diversificare molto e non lo troviamo direttamente disponibile, quanto meno c'è la carne da cuocere, poi colture da gestire, processi di essicazione e conservazione... dipendiamo da processi estremamente complessi. Fuori sentiamo freddo, l'umidità di norma ci massacra, senza un'abitazione e dei vestiti non andiamo lontani, a meno che non siamo in certe circoscritte zone della Terra.

Un pesce, un uccello, un orso, un cinghiale, hanno la loro nicchia ecologica, trovano direttamente ciò di cui hanno bisogno, senza doverlo cucinare, senza avvalersi di "protesi" (tecnica) di ogni tipo come facciamo noi.

Tutto questo perché quegli australopitechi (così pare...) con il cambiare dell'ambiente (da foresta pluviale a savana) anziché estinguersi come "madre natura" forse si auspicava, hanno fatto progressivamente ricorso a strumenti e cultura. Qui già nasce un serio conflitto tra natura e tecnica. Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione... non porta felicità... solo complicazioni e si è complicata la società, si è complicata la conoscenza... tutta la vita è complicata... e non posso andarme in una nicchia ecologica dato che non è mai esistita per un sapiens (giunti in un ambiente serve una ferrea organizzazione di individui e ci si rende conto subito di quanto sia cruciale la tecnologia).

Non mi sembra giusto che nno ci sia nemmeno una risposta.

Eppure l'uomo si è adattato come pochi animali a tutti i climi. E' vero che se gli animali nno utilizzando artifici hanno dovuto cambiare e adattare la loro biologia, il loro metabolismo (letargo, mimetismo,ecc) in funzione del clima ,dell'ambiente vegetale, dei predatori e dei predati, viceversa l'uomo attraverso l'artificio è riuscito ad adattarsi e "vincere" la natura.

Nella parte finale del tuo discorso, se ben intendo, vuoi dire che questo artificio, creato dalla qualità tipicamente umana dell'intelligenza, alla fine ha fatto sì che nno esista un ambiente naturale dove noi potremmo vivere senza questo artificio, e che addirittura in fondo, queste nostre qualità ci hanno comportato problemi complicando la nostra esistenza.
Forse è vero. Perchè nno sono del tutto sicuro di essere più felice di una tribù , di una comunità umana che vive lontano dalla nostra civiltà in una foresta dell'Amazzonia, invece che all'interno del Borneo.
E' un interrogativo che mi perseguita da qualche anno a questa parte.
L'artificio ci ha dato molto, ma ci ha tolto anche molto.
paul11 is offline  
Vecchio 05-02-2013, 21.09.49   #3
albert
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Data registrazione: 30-08-2007
Messaggi: 689
Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Perchè nno sono del tutto sicuro di essere più felice di una tribù , di una comunità umana che vive lontano dalla nostra civiltà in una foresta dell'Amazzonia, invece che all'interno del Borneo.

Non so se è così, non c'è un "felicitometro" per misurare la felicità, che credo sia una cosa molto soggettiva. Quello che mi sento di dire però è che qualsiasi persona cresciuta nella nostra civiltà, se catapultata in una tribù dell'Amazzonia, dopo un po' se ne avesse la possibilità scapperebbe a gambe levate. A parte che credo che là la durata media della vita media sia di quarant'anni ...
albert is offline  
Vecchio 05-02-2013, 22.42.42   #4
gyta
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Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Qui già nasce un serio conflitto tra natura e tecnica. Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione... non porta felicità... solo complicazioni e si è complicata la società, si è complicata la conoscenza... tutta la vita è complicata..
(Zero)

Bisogna vedere che significato diamo a “natura”.
Ed anche il nocciolo intrinseco di ciò che sta al di sotto del termine “conflitto”.
Ogni rapporto, ogni differenziazione è già fondamentalmente radice di conflitto.
Eppure noi e la natura non siamo differenziati se non nel momento in cui
ci separiamo da questa per cogliere la nostra identità al fine di giungere nuovamente
a quella unione che ci appartiene di fatto.
Relazione è conflitto tanto quanto assenza di coscienza è conflitto in potenza.
Non se ne esce.
Essere con/essere contro: il gioco delle parti.
Sino a quando il senso dell’essere non viene colto centrale,
oltre il con ed il contro.
Citazione:
Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione...
(Zero)
Questa “intelligenza” deve divenire reale intelligenza affinché si possa cogliere
la dannazione e la benedizione come posizioni entro le quali potersi muovere
per giungere a quella coscienza di sé, non come conflitto ma come potere in,
come essere.

Forse quella nicchia, quella casa la stiamo edificando proprio giungendo
alla coscienza di essere, attraverso ogni rappresentazione di conflitto,
ogni distinzione, ogni separazione, ogni allontanamento.
I latini mi sembra dicessero “divide et impera” ovvero il separare come
primo atto del discernere affinché si potesse porre in luce e solo conseguentemente
giungere alla comprensione, alla capacità di unire. Prima di loro l’antica cultura cinese
radicava su quella medesima luce.

Ultima modifica di gyta : 06-02-2013 alle ore 02.25.02.
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Vecchio 05-02-2013, 23.31.51   #5
paul11
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Non so se è così, non c'è un "felicitometro" per misurare la felicità, che credo sia una cosa molto soggettiva. Quello che mi sento di dire però è che qualsiasi persona cresciuta nella nostra civiltà, se catapultata in una tribù dell'Amazzonia, dopo un po' se ne avesse la possibilità scapperebbe a gambe levate. A parte che credo che là la durata media della vita media sia di quarant'anni ...

La felicità non è la quantità di vita ma quello che tempo fa doveva essere un credo nella civiltà Occidentale e si è perso: la qualità della vita.
Io so solo che dove la civiltà Occidentale è arrivata e intendo dire prorpio in Brasile, in Africa, in Asia, stanno crescendo alcool e droghe. Le metropoli con le loro bidonville del Sud America, le periferie "dormitori" del sottoproletariato nostrano, ma adesso li chiamiamo linguisticamente nuovi poveri, anche perchè non sono più ricchi di prole, nno possono più permetterselo di mettere al mondo "nuove braccia" da far fruttare, anzi sfruttare, ma noi anche sfruttare è obsoleto , diciamo "risorsa che dia valore aggiunto".
La mia non è malinconia o semplice romanticismo, la tecnologia e la scienza ci hanno dato molto, ma ci hanno anche tolto. E' tutto più freddo quì da noi, indifferente, impersonale, persi nei meccanismi . E giù pillole contro l'ansia e lo stress, pillole per dormire, per non morire d'impersonalità, perchè dobbiamo essere quello che il "meccanismo"vuole che siamo. Io vedo potere e avidità quì da noi e ci allevano dalla scuola al lavoro per essere funzionali al meccanismo alla batteria di polli di allevamento finchè siamo in grado di produrre, poi diventeremo solo costo da vecchi e faranno in modo di sentirci umilati, di sentirci un peso, senza dignità ,con una gran voglia di partire da quì...per l'eternità.
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Vecchio 07-02-2013, 08.20.24   #6
Aggressor
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Io credo che come dice Gyta, questa distinzione tra noi è la natura sia obsoleta. Tuttavia la sentenza di Zero ha certo il suo senso.

Alla fine se la nicchia ecologica è la città con la sua tecnologia è normale che fuori di essa ci troveremmo in difficoltà. Poi si può distinguere la città dalle altre nicchie ecologiche perché quella non cresce da sola come gli alberi, per esempio? In realtà alla fine è qualcosa che è cresciuto da sé, cioè, meglio, dalla natura. Per cui se prendo un coccodrillo e lo porto via dal suo abitat quello muore, come morirebbe (ed ha meno possibilità di morire incredibilmente, o comunque muore più lentamente...) un uomo messo al di fuori della sua città.

Io credo che il problema della tecnologia riguardi l'etica, perché è solo il modo in cui la si usa che porta problemi; e ovviamente l'essere umano in etica stà messo veramente di m...
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Vecchio 07-02-2013, 16.26.58   #7
maxim
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Non solo non abbiamo più una nicchia ecologica, cosa che potrebbe anche giustificarsi ma, senza accorgercene, stiamo facendo di tutto per distruggere ciò che è ancora "vicino" il più possibile a quella nicchia.
maxim is offline  
Vecchio 08-02-2013, 00.10.17   #8
paul11
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da gyta
Bisogna vedere che significato diamo a “natura”.
Ed anche il nocciolo intrinseco di ciò che sta al di sotto del termine “conflitto”.
Ogni rapporto, ogni differenziazione è già fondamentalmente radice di conflitto.
Eppure noi e la natura non siamo differenziati se non nel momento in cui
ci separiamo da questa per cogliere la nostra identità al fine di giungere nuovamente
a quella unione che ci appartiene di fatto.
Relazione è conflitto tanto quanto assenza di coscienza è conflitto in potenza.
Non se ne esce.
Essere con/essere contro: il gioco delle parti.
Sino a quando il senso dell’essere non viene colto centrale,
oltre il con ed il contro.

Questa “intelligenza” deve divenire reale intelligenza affinché si possa cogliere
la dannazione e la benedizione come posizioni entro le quali potersi muovere
per giungere a quella coscienza di sé, non come conflitto ma come potere in,
come essere.

Forse quella nicchia, quella casa la stiamo edificando proprio giungendo
alla coscienza di essere, attraverso ogni rappresentazione di conflitto,
ogni distinzione, ogni separazione, ogni allontanamento.
I latini mi sembra dicessero “divide et impera” ovvero il separare come
primo atto del discernere affinché si potesse porre in luce e solo conseguentemente
giungere alla comprensione, alla capacità di unire. Prima di loro l’antica cultura cinese
radicava su quella medesima luce.

Sono sostanzialmente d'accordo.
Gyta penso che a monte di tutto sta la paura. La paura di vivere e morire.
Hai ragione a porre un problema dell’essere come tentativo di risolvere il conflitto e cercare i significato della natura e aggiungerei anche il nostro, come umanità
Ma è la paura che ci ha fatto confliggere con la natura. Da sempre gli animali temono la potenza della natura: basta un tuono, una scossa di terremoto, un incendio, un alluvione. Ma questa è l’ordinarietà del ciclo della natura. Gli animali fuggono e si rintanano. Noi abbiamo creato l’artificio per vincere la natura e ci siamo accorti che potevamo assecondare la sua potenza e rivolgerla ai nostri fini; da una parte la volontà di potenza umana e dall’altra la regola della natura. Il conflitto nel tempo ci ha portati ad allungare la nostra vita con le scoperte con le invenzioni nate dall’osservare e carpire i segreti delle “leggi naturali”. Ma nel conflitto ciò che si aggiunge da una parte lo si sottrae dall'altra.E la natura si “rivolta” perché vive di equilibri e venendo anche noi dalla stessa origine lo ”sentiamo” con i nostri squilibri. L'armonia presupporrebbe capire il nostro significato e relazionarlo con la natura e trovarne il comun denominatore alla ricerca dell’Essere:come pacificazione,come quiete.
paul11 is offline  
Vecchio 08-02-2013, 08.26.38   #9
gyta
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Non solo non abbiamo più una nicchia ecologica, cosa che potrebbe anche giustificarsi ma, senza accorgercene, stiamo facendo di tutto per distruggere ciò che è ancora "vicino" il più possibile a quella nicchia
(Maxim)
Citazione:
Gyta penso che a monte di tutto sta la paura. La paura di vivere e morire.
(Paul11)

La paura qualcuno dice sia assenza di amore.. [amore.. parola abusata.. realtà fraintesa.. ]
ed anch’io lo credo..
Se essere ed amare sono intrinsecamente la medesima realtà,
la paura è il sapore di quella mancanza.
Ho sentito affermare qualcuno che il fuoco dell’amore sia una sorta di malattia dell’animo,
alla pari di un’infezione virale.. E’ triste..
Ho sentito altre affermazioni abnormi sul sentire e l’essere,
che la ricerca e la comprensione debbano avere un limite
affinché l’io non ci si perda..
Eppure sono stata felice solo nella scoperta che il limite
altro non è che ciò che ci rifiutiamo di percorrere.. di comprendere..

Quella dimora, quel paradiso ancestrale, non è perduta..
solo occultata e quell’assenza è assenza di noi..
Senza luce ad illuminare il nostro sentire quale dimora potrà mai accoglierci, ripararci?
Paura è il nome che diamo all’identità scordata, noi stessi.
Identificati dentro limiti e abiti stretti ed usurati,
dimentichi del nostro sentire più profondo, confusi come forme tra le forme,
la nostra dimora è divenuta l’inferno di ghiaccio,
mura altissime a dividerci interiormente e l’un l’altro,
alla ricerca di un silenzio irreale, affinché nessuna voce possa flebile
emergere ancora da quel celato oblio..
Eppure come ancora è dominante il pensiero che l’amare e l’essere
non siano che formule ingenue davanti la complessità della vita.
Non è forse questo imperativo che spinge al di sotto di ogni nichilismo?
Come se il seme che portiamo dentro fosse ben poca cosa di fronte alla fine inevitabile.
Condizionamenti talmente sottili e radicati da lasciare ben poco spazio all’intuizione illuminata.
Così ciò che non è assume le sembianze dell’essere.

Casa è dove risiede il nostro spirito, ciò che anima il nostro procedere.
Ciò che anima il nostro procedere lì sarà la nostra dimora.
Non l’ho intuito io ma mi ritrovo a coglierne netta tutta l’autenticità.
Ciò che per davvero crediamo siamo destinati ad essere. Eppure quale potere in questo.
Non la nostra immaginazione ma la fiducia (nel bene e nel male) più profonda diviene evidente.
Crediamo di essere insignificanti, fondamentalmente impotenti e diveniamo artefici di una spaccatura profonda
sempre più insanabile fra l’essere e il reale, un reale che non è autenticità ma rappresentazione di mancanza.
La natura, la dimora madre rigogliosa e viva che apparentemente vorremmo è in realtà ripudiata
poiché ci consegna a quel vuoto del quale l’abbiamo colmata.
gyta is offline  
Vecchio 08-02-2013, 09.30.02   #10
CVC
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Data registrazione: 30-01-2011
Messaggi: 747
Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

In effetti basta guardarsi in giro per accorgersi che non c'è più niente di naturale intorno a noi, a meno che non si viva in un bosco. Persino il contadino non può dire di vivere in un contesto naturale perchè lavora la terra, la ara, la irriga, la concima. Ovunque passi l'uomo, niente rimane come prima.

Sono un pò scettico riguardo all'avere una visione idilliaca della natura. La natura che ci regala lo spettacolo degli alberi in fiore in primavera, gli arcobaleni ed i tramonti suggestivi, non è la stessa che ci squassa con terremoti, alluvioni e malattie?

L'unica natura dell'uomo credo sia la lotta per la sopravvivenza, solo la ragione può mettere pace nel conflitto in cui siamo inderogabilmente immersi.
CVC is offline  

 



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