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Vecchio 01-10-2003, 10.49.11   #1 (permalink)
RESPIRAZZURRO
 
Data registrazione: 18-12-2002
Messaggi: 26
Descrivere - teorizzare, Heidegger - Wittgenstein - S. Agostino

Ho appena finito di leggere "L'origine dell'opera d'arte" di Heidegger,che dire?Parecchio parecchio ardua in alcuni punti,e a volte ho l'impressione che la costruzione teorica sia veramente eccessiva,quasi ci sia una cecità dal sapore "ideologico".
Mi dico che questo modo di filosofare sembra davvero lontanissimo dal "mettere in ordine una stanza" di wittgensteiniana memoria.
Ma fino a che punto?Ossia come sappiamo per W. filosofia era "descrizione" e aboriva qualsiasi tipo di sovrapposizione teorica al fenomeno osservato.
Ma si puo' descrivere in mdo ovvio e senza costruzioni barocche solo ciò che si esalta nella propria ovvietà,cio' che non ha bisogno di essere indagato filosoficamente,ad esempio posso descrivere la forma di una stanza e nessuno obietterà.Ma cambia però nel momento in cui io indago un concetto,ossia qualcosa che(perdonatemi la elementarietà fanciullesca ma serve per farmi capire meglio)"non si vede, non si tocca";
penso quindi che nell'indagare magari il linguaggio,non c'è differenza tra "descrivere" e "teorizzare" proprio perchè la non evidenza della cosa non testimonia a favore di nessuno,ossia non posso dire di "descrivere semplicemente" ciò che è frutto di una mia riflessione,perchè quando rifletto mi metto su una strada che ho creato io,cio' che descrivo è cio che ritengo sia cosi',la stessa cosa avrà pensato Heidegger quando avrà scritto "l'origine dell'opera d'arte".
In definitiva,nel momento in cui si fa filosofia,è impossibile distinguere tra "descrivere" e "teorizzare",non si esce dal "circolo ermeneutico".
Il secondo,ultimo e semplice quesito non c'entra nulla con il primo,o meglio solo parzialmente.
Come sappiamo W. lesse molto l'opera di S.Agostino,uno dei pochi classici su cui si soffermò;
la mia domanda è semplice,quanta infuenza credete abbia avuto un aspetto del pensiero di A. su W pur poi elaborato da quest'ultimo in una versione meno religiosa?
L'aspetto a cui mi riferisco è il "vedere connessioni".
A. fa sempre cenno alla necessità per l'uomo di porre attenzione agli svariati segni del mondo e all'esigenza di doverli interpretare mettendoli in connessione l'un con l'altro,questo atteggiamento "sinottico" lo predica anche nella lettura della Bibbia,la quale per il santo ha la piu' forte analogia col mondo terreno proprio in questo,cioè nell'essere ricettacoli di segni che devono essere uniti.
In W si sa com'è forte questo aspetto,come egli insista su questo punto;secondo voi,è direttamente e fortemente debitore di A. o le due concezioni sono simili ma procedono per strade separate?
Saluti
__________________
CERCO LA MOLECOLA DEL BUIO,NEL GUASTO GEOMETRICO DEL CIRCUITO UMANOIDE.
Respirazzurro is offline  
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Vecchio 15-06-2004, 15.33.46   #2 (permalink)
Moderatore
 
L'avatar di epicurus
 
Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 3,077
girovagando

per quanto concerve la prima questione:

penso che in filosofia non si debba solamente descrivere, ma che comunque tale operazione e` spesso messa da parte ingiustamente.

si parla di termini non definiti, e si fanno congetture vuote.

invece: prima cerchiamo di descrivere in modo piu` veritiero e chiaro possibile, poi passiamo alle teorie, sempre consapevoli che:

1) ogni teoria per esser ritenuta valida deve essere coerente internamente

2) ogni teoria e` solo una ipotesi, e come tale deve esser trattata

3) se ci sono teorie incoerenti tra loro, una o entrambe sono sbagliate, non possono essere corrette entrambe.

questi, penso, siano precetti da tener a mente durante la teorizzazione, ma voglio sottolineare l'estrema importanza della descrizione e della chiarificazione del linguaggio, che senza cio` si navigherebbe nella pura forma delle parole, non andando a toccare veramente il mondo.

ciao
__________________
I sogni non vogliono farvi dormire, al contrario, vogliono svegliare.[René Magritte]
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epicurus is offline  
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Vecchio 15-06-2004, 16.20.54   #3 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-06-2004
Messaggi: 105
ciao,

sulla prima questione penso che una volta che si è chiarito e definito tutto quello che serve per lo svolgersi di una discussione, allora questa discussione ha ragion d'essere. Saranno poi gli auditori di questa discussione a valutare il valore ed il senso della discussione.

A questo punto se formalizzo il mio modo di operare, allora parto nelle mia analisi, che può essere descrittiva o speculativa, ma che deve attenersi al senso delle proprie premesse.

Io penso che wittgenstein volesse dire questo, in fondo: dire è difficile, almeno cerchiamo non dire per nulla, emettendo proposizioni prive di senso perchè non controllate a priori.

A questo punto mi accorgo che esiste l'arte, che è necessario parlarne, che è necessario capire. Posso io descrivere un quadro di Matisse per dire che è bello? ovviamente no, ed allora mi immagino che l'approccio fenomenologico possa essere una risposta.

A volte la filosofia nasconde dietro un tecnicismo pesante della buona scienza, a volte no. Del resto la matematica fa lo stesso. Ho letto articoli di matematica dove anche i concetti più banali presentati con un formlismo pesante diventavano quasi incomprensibili.

Rispetto ad agostino. Non conosco agostino per poter dire qualcosa di sensato, ma posso dire che la consequenzialità è figlia della filosofia platonica e più in generale del metodo scientifico.
bert is offline  
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