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| Filosofia Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere. |
| Visualizza risultati del sondaggio: L'uomo è diverso dagli altri animali? | |||
| SI |
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7 | 46.67% |
| NO |
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7 | 46.67% |
| FORSE |
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1 | 6.67% |
| Partecipanti: 15. Non puoi votare in questo sondaggio | |||
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#1 (permalink) |
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Vivi!
Data registrazione: 28-10-2003
Messaggi: 1,164
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L'uomo e gli altri animali.
RIFERIMENTO : da "Cani di paglia" di Jhon Gray :
Oggi sono molti a credere di appartenere a una specie che un giorno sarà padrona del proprio destino ; ma questo è un atto di fede, non è scienza. Nessuno parla di un futuro in cui le balene o i gorilla saranno padroni dei loro destini. Perché per gli esseri umani dovrebbe essere diverso? Non c’è bisogno di Darwin per rendersi conto che anche noi siamo come gli altri animali. È sufficiente osservare anche superficialmente le nostre vite. Ma dato che la scienza gode oggi di un’autorità con cui l’esperienza comune non può avere la pretesa di competere, conviene ricordare che Darwin ci ha insegnato che le specie sono soltanto apparati genetici che interagiscono casualmente tra loro, con l’ambiente circostante e con i suoi cambiamenti. Le specie non possono controllare il proprio destino. Esse non esistono. Ciò vale anche per gli uomini. Eppure ce ne dimentichiamo ogni volta che parliamo di “progresso del genere umano”. Abbiamo riposto la nostra fede in un’astrazione che nessuno si sognerebbe di prendere sul serio se anch’essa non fosse intrisa delle logore speranze del Cristianesimo. Se Darwin fosse vissuto in una cultura taoista, scintoista, indù o animista, molto probabilmente la sua scoperta avrebbe creato soltanto un nuovo filone all’interno delle intricate mitologie che a quel tipo di cultura appartengono. In queste religioni infatti, gli umani e gli animali sono specie affini. Darwin ha fatto però la sua scoperta rivoluzionaria all’interno della cultura cristiana, una cultura che pone gli uomini al di sopra di tutti gli altri esseri viventi, e ha suscitato un acceso dibattito che è ancora in corso. In epoca vittoriana la discussione vedeva i cristiani da una parte e gli atei dall’altra. Oggi impegna da un lato gli umanisti e dall’altro quei pochi che comprendono che gli umani non possono essere padroni del proprio destino più di quanto non lo sia qualsiasi altro animale. Il termine umanesimo può avere molti significati, ma fondamentalmente equivale a fede nel progresso. Credere nel progresso significa credere che, grazie ai nuovi poteri messi a nostra disposizione dalle conoscenze scientifiche, gli umani possono liberarsi dalle restrizioni che vincolano la vita degli altri animali. Oggi, questa è la speranza condivisa praticamente da tutti, ma è una speranza priva di fondamento. Per quanto possa ampliare le sue conoscenze, per quanto possa accrescere di conseguenza il suo potere, l’animale umano rimarrà sempre lo steso : una specie molto creativa e, al contempo, una delle più rapaci e distruttive. Darwin ha mostrato che gli umani sono come tutti gli altri animali ; gli umanisti affermano esattamente il contrario, credendo che grazie alle nostre conoscenze siamo in grado di controllare l’ambiente circostante e prosperare come mai prima nella nostra storia. Affermando ciò, essi perpetuano una delle promesse più ambigue del Cristianesimo, ossia che tutti possono salvarsi. La fiducia umanista nel progresso è soltanto una versione laica di questa fede cristiana. Nel mondo mostratoci da Darwin non vi è nulla che possa essere chiamato progresso. Per chiunque si sia nutrito delle speranze umaniste ciò è intollerabile. Per questo l’insegnamento darwiniano è stato rovesciato e all’errore fondamentale del Cristianesimo (la condizione che gli esseri umani siano diversi dagli altri animali) è stata offerta una nuova possibilità.
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V I V I !!! |
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#3 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2003
Messaggi: 993
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Mi complimento con Marco per il tema proposto, che sta tanto a cuore anche a me.
Anche se però credo che non ci sia bisogno di dire che l'uomo non è in grado di manipolare il suo ambiente per sostenere che l'antropocentrismo è errato e la chiesa si sbaglia. Il progresso è in atto, l'uomo ha dimostrato di poter cambiare l'ambiente e di poter manipolare i sistemi ecologici. In questo senso l'uomo è diverso dagli altri animali. Diverso per grado di intelligenza. NON PER QUESTO è DIVINO. Se l'uomo decidesse domani di fare esplodere l'ntero pianeta con una moltitudine di bombe atomiche, probabilmente ci riuscirebbe. L'uomo è parente dalla scimmia ma "non è uguale" in quanto potenzialità alla scimmia. In questo senso il mio voto al tuo sondaggio sarebbe da rivedere. Credo ce questa frase sia evidentamente errata: ""La fiducia umanista nel progresso è soltanto una versione laica di questa fede cristiana"" La fiducia nel progresso non è un dogma, non è una fantasia come la fede cristiana. Il progresso è quella stessa potenzialità che fa ammettere dallo stesso scrittore dell'articolo che l'uomo ha capacità distruttive. E' una realtà.
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ALCUNE FRASI FAMOSE: -E' una bella prigione , il mondo . ( Shakespeare , Amleto ) -L'uomo è nato libero e ovunque è in catene. (Rousseau) -L'uomo è un dio mancato. (Sartre) -Nella sua arroganza l'uomo attribuisce la propria origine a un piano divino;io credo più umile e verosimile vederci creati dagli animali.(Darwin) -Considero il mondo per quello che é : un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte . (Shakespeare) |
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#4 (permalink) |
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al di là della Porta
Data registrazione: 15-02-2004
Messaggi: 2,143
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Quello che ci rende uguali agli animali è, che come loro abbiamo alcune parti del cervello in comune quali il tronco encefalico e il sistema limbico. Quello che ci diversifica è la corteccia cerebrale.
Per quanto mi riguarda credo che siamo diversi proprio per le nostre capacità razionali, per la nostrà capacità di rappresentarci attraverso tutto ciò che riguarda arte, cultura scienza e via dicendo. Ma alla base, il nostro istinto credo segua lo stesso identico percorso seguito da tutti gli esseri viventi. Tutto è finalizzato alla continuità della specie. |
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#5 (permalink) |
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Epicurus' very son
Data registrazione: 26-12-2003
Messaggi: 376
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leggiamo bene le domande
Leggendo bene la domanda giungo alla conclusione che l'unica risposta esatta sia "Sì".
La domanda è: "L'uomo è diverso dagli altri animali?" Quindi è implicitamente indicato che l'uomo è considerato un animale. Dunque è ben diverso che chiedersi se l'uomo è o non è un animale. La risposta è per forza "Sì", così come un cavallo è diverso da un topo, anche l'uomo è un animale distinto dagli altri.
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La verità è solo questione di punti di vista. La paura è data dall'ignoranza. "L'uomo comanda alla natura obbedendole" - Francis Bacon "Knowledge is Power" - Francis Bacon "Io stimo di più il trovar un vero, benché di cosa leggera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nessuna." - Galileo Galilei |
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#7 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2003
Messaggi: 993
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In effetti la domanda è un po' ambigua.
Inizialmente credevo che Marco volesse intedere se l'uomo sia o meno un animale "come gli altri". Così ho votato NO. Ma mi pare che invece, da come poi si sviluppa la citazione, si volesse poi intendere che l'uomo è un animale come gli altri e non può dominare la natura, ciò non lo condivido. I fatti lo smentiscono. L'uomo è un animale come gli altri, tra questi è il più intelligente e quello con più potenzialità.
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ALCUNE FRASI FAMOSE: -E' una bella prigione , il mondo . ( Shakespeare , Amleto ) -L'uomo è nato libero e ovunque è in catene. (Rousseau) -L'uomo è un dio mancato. (Sartre) -Nella sua arroganza l'uomo attribuisce la propria origine a un piano divino;io credo più umile e verosimile vederci creati dagli animali.(Darwin) -Considero il mondo per quello che é : un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte . (Shakespeare) |
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 412
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La questione è intrigante
Io interpreto la questione posta nel sondaggio in questo modo.
Se l'uomo sia "diverso" dagli altri animali non per motivi quantitativi, misurabili, come ad esempio l'altezza, il peso, la forma, il quoziente intellettivo, l'adattabilità all'ambiente o la forza muscolare, etc. Bensì, se tale differenza sia "qualitativa", ossia se si esprima nell'essere umano qualche cosa di assolutamente "nuovo" ed "originale" nel panorama degli organismi viventi che compongono la biosfera. Secondo Edgar Allan Poe la risposta è sì: l'uomo rappresenta davvero un "saltus" nel percorso della creazione, e ciò che lo differenzierebbe irriducibilmente da ogni altro vivente sarebbe la capacità (unica in natura) di saper truffare il suo prossimo. Penso che Poe avesse torto, benchè la sua affermazione contenga una verità ritorta: molti animali giocano d'astuzia e sanno mettere nel sacco le proprie vittime. Solo l'uomo, però, possiede la capacità di sentirsi gratuitamente mortificato quando si scopre oggetto di un inganno. L'uomo è in grado di avvilirsi in modo assolutamente gratuito, cioè indipendentemente da ciò che perde o dal dolore che patisce. Insomma: l'uomo è il solo animale capace di vergognarsi. L'unico che tema di fare "brutta figura". L'unico capace di sviluppare pensieri paranoici e di credersi oggetto delle burle del destino. Soltanto l'uomo può giungere a fuggire i suoi simili per il timore del loro giudizio. Questo mi spinge a credere che le società umane si distinguano dai branchi proprio in virtù del bisogno, specificamente umano, di riuscire a rendersi presentabile ai propri simili conservando il rispetto di se stesso. Ecco, in ultima analisi, io penso che, sebbene altri animali sappiano riconoscere se stessi allo specchio, solo l'uomo si ponga il problema di piacersi e di non disprezzare la propria immagine.
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Holzweg |
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#9 (permalink) | |
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Vivi!
Data registrazione: 28-10-2003
Messaggi: 1,164
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Re: La questione è intrigante
Citazione:
Questo è sicuramente vero, ma secondo te, qual'è la natura di questa "necessità"/"credenza"?
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V I V I !!! |
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#10 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 06-09-2003
Messaggi: 412
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Necessità/ credenza
Credo che si tratti della qualità, specificamente umana, di interrogare l'essere (ossia il "darsi" alla propria consapevolezza del mondo) attraverso il proprio esserci (ossia la consapevolezza della propria presenza).
La risposta che avevo dato era un po' giocata sullo scherzo. Questa è seria.
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Holzweg |
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