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Vecchio 28-06-2005, 18.58.15   #1
miky 1987
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Question Parlando di limite e di limiti...?

Si può far corrispondere l’origine dell’idea di limite con i primi ricorsi al logos, alla ragione da parte dei savi ellenici. Già i pitagorici infatti cominciano a parlare del peras (confine, limite) come dell’antitesi positiva rispetto alla negatività dell’ apeiron (infinito). Da notare in prima istanza la diversa concezione di limite, di confine che si ha in antichità e quella dei nostri giorni dell’esistenzialismo. La corrente esistenzialista considera il limite come insufficienza e instabilità della natura umana, quindi con un’accezione decisamente negativa. Comunque non vi è dubbio sul fatto che l’idea di limite sia l’incipit per tutto il pensiero filosofico che si svilupperà col tempo. Si può ritenere il limite come il padre della filosofia, il quale prima mette dei confini alle certezze tradizionali (mito e poesia) criticandole alla luce della ragione, poi fa di tali confini dei punti stabili che però con l’avvento della filosofia moderna pian piano crolleranno, sotto i colpi del criticismo kantiano prima e del decostruzionismo nitzscheano-derridiano poi.
Nell’antichità si rimane entro certi limes che danno sicurezza, si ha paura dell’ignoto. La figura di Ulisse rappresenta colui che osa sfidare le barriere, travalicare il confine, andare oltre l’umano, avventurandosi al di là delle colonne d’Ercole, come troviamo descritto in Dante.Il peccato dell’eroe però, bisogna precisare, non consiste tanto nel superare le colonne d’Ercole, quanto nel voler raggiungere gli antipodi (e dunque il Paradiso terrestre) da vivo. Allora il poeta intende dire che non è peccato la sete di conoscenza in sé, anzi è doverosa per i veri uomini, ma bisogna stare attenti a non varcare i limiti imposti, sia in termini di umiltà d’animo, sia in termini di rispetto della parola divina. In altre parole l’uomo in questo suo “viaggio” deve essere guidato dalla virtù..
Qui è compresa pure la visione cristiana, che fa coincidere il limite con la dottrina del dogma, il limite imposto da Dio. E così Copernico, Galileo, Giordano Bruno trovano la loro strada sbarrata all’interno di una tale mentalità. Bisognerà aspettare l’illuminismo con i vari Voltaire, Kant & company e più concretamente forse il positivismo per un cambio di fronte.
Superati i muri di un esagerato conservatorismo, odiernamente il limite si configura come una continua ricerca della frontiera ulteriore in tutti i campi, specialmente in quello scientifico. Estremamente attuali sono i diverbi riguardanti la procreazione assistita, che mettono sul banco degli imputati la scienza, della quale vanno definiti i confini, sulla base di valori morali che non possono essere ignorati. La questione è appunto bioetica. Oggi da un eccesso di chiusura si è passati ad un eccesso di apertura verso il nuovo. I limiti sono sforati, non ci si pongono più e questo genera di conseguenza instabilità e incertezza sempre maggiori. Si potrebbe allora dire che la crisi esistenziale di quest’epoca in cui viviamo nasca anche dal progresso illimitato. Non che il progresso sia di per sé negativo, è il compagno eccesso che lo rende tale. Praticamente qualsiasi concetto per positivo che sia se si trova nella stessa barca dell’eccesso è destinato al naufragio. Sembra dunque far proprio al nostro caso quell’abile “sociologo latino”- definito in termini moderni -, che porta come nome Orazio Flacco per trovare una soluzione, la via migliore: l’ “aurea mediocritas”. Dice l’esperto di morale nelle Odi: “Chi ama l’aurea via di mezzo vive sicuro, equidistante da uno squallido tugurio e da una reggia che gli susciti contro invidia.” La risposta all’illimitato progresso potrebbe essere quella di un recupero del passato, non passivo e conservatore, ma attivo e in grado di farsi organo consultivo precipuo, a mo’ dei senatori romani col re, della scienza e della tecnica.
Il dilemma del limite non è di secondo piano e riguarda tutta la società occidentale, che se dovesse essere identificata con un dipinto sarebbe affiancabile a “Il grido” di Edvard Munch. Smarriti nel caos, senza valori, sembra avverandosi quanto profetizzato da Nietzsche.
Siamo forse destinati ad una infinita ricerca, ad una infinita rincorsa, forse dell’infinito stesso, cioè di ciò cui non potremo mai arrivare, almeno entro i nostri limiti di esserci? La morte, quel finito così limitante che vorremmo eliminare, superare, il tentativo di trovare un elisir dell’eterna giovinezza che è pura favola, fantasticheria, contro-natura (sino alle frontiere della clonazione umana). Soprattutto però è la vecchiaia a darci fastidio e non solo quella. La sofferenza, il bene, il male, le questioni di teodicea… sono tutte situazioni-limite con le quali siamo costretti a confrontarci, a prendere posizione. Hanno un senso o sono semplicemente frutto del caso? Il mondo che abitiamo è meraviglioso e però estremamente complicato. E’ la meraviglia dice Aristotele che spinge l’uomo alla filosofia. Ci sono alcune cose che ci è dato di sapere, molte altre che sono dei misteri e che resteranno tali per sempre per la loro natura insolubile. Non bisogna cercare di stravolgere e di sfidare il mondo, ma cercare di rimanere nei limiti del possibile e consentito. Progredire sì, ma con ragione e saggezza.

Qual'è il vostro pensiero a riguardo? Qual'è la funzione oggi del limite, quale il suo valore?


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Vecchio 28-06-2005, 19.48.14   #2
epicurus
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Re: Parlando di limite e di limiti...?

Citazione:
Messaggio originale inviato da miky 1987
Sembra dunque far proprio al nostro caso quell’abile “sociologo latino”- definito in termini moderni -, che porta come nome Orazio Flacco per trovare una soluzione, la via migliore: l’ “aurea mediocritas”. Dice l’esperto di morale nelle Odi: “Chi ama l’aurea via di mezzo vive sicuro, equidistante da uno squallido tugurio e da una reggia che gli susciti contro invidia.”
[...]
Ci sono alcune cose che ci è dato di sapere, molte altre che sono dei misteri e che resteranno tali per sempre per la loro natura insolubile. Non bisogna cercare di stravolgere e di sfidare il mondo, ma cercare di rimanere nei limiti del possibile e consentito. Progredire sì, ma con ragione e saggezza.

sono d'accordo che ci sono limiti nel mondo (vedi solo Heisenberg o Goedel, ma altri molto più 'normali'), però ho delle critiche da muovere il tuo discorso, ma prima ho bisogno di una premessa: vi sono limiti di ordine morale e altri di ordine extramorale.

data questa premessa ti dirò quello che non condivido del tuo discorso:

1) condivido che dobbiamo fissare dei limiti al nostro operato se vanno contro la decenza o le comuni norme di convivenza civile (limiti morali), ma non accetto che questi limiti morali siano imposti da dio (o religione) o da altro di trascendente. i limiti morali devono essere decisi dall'uomo e per l'uomo: perchè dovrei accettare i limiti imposti da dio?

2) non vedo perchè autoimporsi limiti nella ricerca (se non sono di tipo morale-umano). perchè non posso essere come ulisse? perchè dovrei essere un mediocre? perchè dovrei fermarmi di fronte ad alcuni enigmi della natura?


epicurus
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Vecchio 30-06-2005, 18.37.29   #3
miky 1987
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Certamente i limiti nella ricerca devono essere stabiliti sull’ordine di valori morali, e tuttavia resta complicato stabilire quali siano questi valori. Sono d’accordo sul fatto che il limite non debba essere imposto da dio, però la religione è comunque una realtà all’interno della vita, che non può essere ignorata. Anche i limiti stabiliti dalla religione sono per l’uomo (questo almeno, lo dico, all’interno di una mentalità cristiana). Ad ogni modo penso che il criterio dell’evidenza cartesiana e newtoniana, sia il migliore per stabilire i limiti della scienza. Dice Newton: la scienza deve limitarsi a descrivere i fatti della natura e le sue leggi; cioè la scienza deve evitare qualsiasi ipotesi metafisica o comunque qualsiasi ipotesi che trascenda le possibilità di verifica dei fatti stessi (hypotheses non fingo: mi rifiuto di immaginare ipotesi). Le ipotesi cui fa riferimento sono quei fattori o elementi che non risultano evidenti all’osservazione scientifica e non possono essere sottoposti al calcolo matematico. E per Cartesio lo stesso, l’errore consiste nel dare l’assenso a ciò che non è evidente. Dunque l’evidenza è il limes della conoscenza. E’ la volontà che essendo più ampia ed estesa dell’intelletto, sconfina oltre i propri limiti, e finisce per smarrirsi e scambiare il falso per vero, il male per bene. Ora, è chiaro che tale volontà è irrazionale.
Dove voglio arrivare? Mi sembra che oggi la scienza stia valicando il campo dell’intelletto (questo parlando in senso ampio e generale, non particolare. Non voglio condannare la scienza, sarebbe stupido e privo di senso.) ed entrando in quello della volontà. Su questo punto, estremamente caldo, so che susciterò polemiche. Infatti è nelle mie intenzioni fare chiarezza anche alle mie idee, non sono ancora certo delle mie considerazioni. E comunque io sono con Socrate: una sola cosa so, di non sapere niente. Quindi non si arriva mai a delle certezze assolute, bisogna sempre e continuamente interrogarsi, compiendo un atto di umiltà, ammettendo anche la possibilità di cambiare opinione. Non si sbaglia mai, ma nello stesso tempo non si ha mai ragione.
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Vecchio 30-06-2005, 18.59.09   #4
r.rubin
può anche essere...
 
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Non ci sono evidenze nella vita quotidiana!
Ed ogni azione della vita quotidiana è un'azione volontaria, nessuna è scientifica. Ogni azione che iniziamo, la iniziamo sulla base di dati estremamente incerti. Anche se la quotidianità può sembrarci piena di certezze, infatti, è piena solo di illusioni di certezze: sarebbe una sicurezza il ripetitivo programma di svegliarsi la mattina, fare colazione, salire sul tram e arrivare al lavoro? Ma certo che no! Il reale è il regno dell'imprevedibile, e la mia mente non mi permette di vedere niente di più di ciò che i miei schermi mentali, composti da incerte idee, progetti creduti certezze, lasciano trasparire del reale. Camminiamo nel buio varipinto di immagini mentali. Nessuna certezza che fra un passo precipiterò in un buco.

La scienza potrà restare nella certezza finchè astrae dal reale, o nel calcolare le trasformazioni che subirà un composto chimico regolato da leggi ben definite, ma quando questo composto chimico verrà imbottigliato e immesso nel mercato, le mamme col carrello lo piglieranno dagli scaffali dei supermercati, i gatti randagi ne troveranno il residuo in un bidone delle immondizie, un bambino ci passerà sopra con le ruote della sua bicicletta, e poi un camion passerà sopra al bambino appena caduto a causa del composto chimico immesso nel mercato ma prima scoperto e studiato.. tutto questo è imprevedibile, ed è reale.

ora, bloccheremo la mano dello scienziato che si appresta a studiare quel composto chimico perchè, forse, incertamente possiamo prevedere una possibilità di questo tipo?
oppure confiniamo la scienza in un laboratorio?

perchè se la scienza è utile, e anche distruttiva, potenzialmente, è perchè dal campo della certezza comunica con quello dell'incertezza.

Ultima modifica di r.rubin : 30-06-2005 alle ore 19.08.20.
r.rubin is offline  
Vecchio 30-06-2005, 20.47.31   #5
La_viandante
stella danzante
 
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probabilmente quando leonardo da vinci andava a studiare i cadaveri per vedere come fosse fato l'uomo al suo interno, molti avrebbero voluto impedirglielo, era amorale, e non nei limiti del lecito e dell'intelleto del periodo, eppure ora grazie a lui sappiamo molte cose di anatomia, ora chi e' che deve definire i limiti? il genio o il popolino?
La_viandante is offline  
Vecchio 02-07-2005, 17.41.41   #6
SebastianoTV83
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Beh, dunque facciamo come i raeliani che vorrebbero lasciar votare solo chi ha un determinato QI. Ho parlato con membri del popolo bue faccia a faccia e sapevano ragionare bene quanto un Einstein (che secondo me non è genio uno che passa la vita a studiare una teoria e ne esce che ha i capelli bianchi)..

La democrazia si perde e se tu, Viandante, non hai un QI sufficiente non voti. Gli uomini hanno pari dignità di scelta. E' la sicurezza sociale ciò che conta nel mondo degli uomini. Se una ricerca viene giudicata perniciosa dal popolo per il popolo, DEVE essere fermata. Se non partecipano 3/4 delle persone alla scelta, che ci si basi però solo sul quarto rimanente per valutare la cosa.. chi si astiene dal voto ne ha a malapena il diritto perché disconosce la capacità di scelta.
SebastianoTV83 is offline  
Vecchio 02-07-2005, 18.09.36   #7
Jack Sparrow
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Citazione:
Messaggio originale inviato da SebastianoTV83
Einstein (che secondo me non è genio uno che passa la vita a studiare una teoria e ne esce che ha i capelli bianchi)..

parlare così di un uomo talmente profondo senza conoscerlo, sfiora la blasfemia.

cosa sai tu di albert einstein? che ha scoperto la relatività. e poi?

ti dico giusto qualcosina:
1) il "passare la vita a studiare una teoria" è lontano da ciò che fece albert; egli lavorò senza sosta per rivelare il lato misterioso della natura, per avvicinarsi alla realtà.
regalò agli uomini alcuni dei segreti più impensabili della cosmologia e della materia (penso solo a E=mc^2) e lavorò fino al 1955 (anno della sua morte, 40anni dopo la relatività)a ll'unificazione delle forze della natura...

"La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; esso è la sorgente di tutta la vera arte e la vera scienza"


2) la profonda differenza tra un politico e uno scienziato è:
uno scienziato scopre un granello di Verità e poi si batte affinchè non venga usata per scopi utilitaristici; il politico, interessato solo al potere, sfrutta quel granello a proprio comodo...

Einstein fu, insieme a Russell, uno dei più profondi e convinti pacifisiti e sostenitori della necessità del disarmo atomico. fu inoltre un grande sostenitore della causa ebrea, tanto che gli fu offerta la presidenza dello stato di israele, ce rifiutò confessando (con grande umiltà) di non possedere le capacità politiche adeguate.

"Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità."

"Non so con quali armi verrà combattuta la terza guerra mondiale; ma la quarta, con pietre e bastoni."


3) se un filosofo è un uomo che si interroga sul senso della vita, sul significato della religione e sull'esistenza della morale, allora pochi secondo me sono i filosofi degni di einstein. egli amava la natura nel suo complesso e aveva un sentimento religioso che supera quello di tutto il clero messo insieme dai tempi di S.Pietro ad oggi!

"Chi non è più capace di fermarsi a considerare con meraviglia e
venerazione è come morto: i suoi occhi sono chiusi."

"La mia religione consiste di un'umile ammirazione per l'illimitato spirito superiore che rivela se stesso nei leggeri dettagli che siamo capaci di percepire con la nostra mente gracile e debole"

"Non posso immaginare un dio che premi e punisca gli oggetti della sua creazione, i cui fini siano modellati sui nostri - un dio, in breve, che non è che un riflesso della fragilità umana. Né posso credere che un individuo sopravviva alla morte del suo corpo, sebbene gli animi deboli nutrano tali opinioni per paura o per ridicolo egoismo"


infine, per saggiare la sua squisita sensibilità:

"Non esistono grandi scoperte nè reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice"


...

scusate lo sfogo OT, ma non potevo proprio non fare chiarezza...
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Vecchio 03-07-2005, 20.45.49   #8
miky 1987
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Ringrazio tutti voi per gli interventi davvero interessanti e per le varie opinioni espresse. Trovo che il dibattito stia in particolare cercando di rispondere al difficile quesito su chi debba stabilire i limiti o eventualmente decidere di valicarli. E qui ognuno ha formulato i suoi credo, tutti chiaramente rispettabili e possibili. Ho sentito parlare di caos della nostra società, di confusione, di incertezza in contrasto con l'evidenza che proponevo, e ciò mi ha fatto a lungo riflettere su tale realtà. Poi di geni che dovrebbero porre i limiti o più in generale dell'uomo come soggetto che traccia i confini. Io da cristiano poi, (epicurus oramai lo sa, mi conosce bene intervenendo sempre alle mie poche argomentazioni su questo forum) aggiungo i limiti di Dio, che poi per chi crede non sono limiti, ma insomma... Comunque vorrei stimolarvi su un tema più particolare, entrare più nello specifico, in una delle tante situazioni-limite della vita: la morte. Heidegger come ben sapete la considerava l'esistenza autentica ed un forte limite per l'uomo. Un mistero, di lei non si sa nulla, perchè la nostra morte non la possiamo vivere e quindi conoscere, sperimentare. Che cosa rappresenta per voi? Come vi ponete di fronte a tale realtà inevitabile per noi, concetto sul quale non possiamo decidere ma che riserva lo stesso destino per tutti. Tale questione metafisica ci prende tutti e nessuno di noi può ignorarla (oddio a dire la verità si potrebbe: la parola si chiama qualunquismo, ma è brutta a me non piace. Mi riporta con i ricordi a quel movimentello che si è formato subito dopo la seconda guerra mondiale, mezzo fascistello... va beh). ??? A voi la parola amici.
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Vecchio 11-07-2005, 10.03.34   #9
SebastianoTV83
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"2) la profonda differenza tra un politico e uno scienziato è:
uno scienziato scopre un granello di Verità e poi si batte affinchè non venga usata per scopi utilitaristici; il politico, interessato solo al potere, sfrutta quel granello a proprio comodo...

Einstein fu, insieme a Russell, uno dei più profondi e convinti pacifisiti e sostenitori della necessità del disarmo atomico. fu inoltre un grande sostenitore della causa ebrea, tanto che gli fu offerta la presidenza dello stato di israele, ce rifiutò confessando (con grande umiltà) di non possedere le capacità politiche adeguate."

Lo scienziato non vede l'ora di dare il granello di verità nelle mani del politico per riempirsi il palmo con i soldi (fatte le dovute eccezioni).. non nego il pacifismo di Einstein che non ne fa comunque un genio, stesso vale per la causa ebrea etc. inoltre, il problema della Scienza di oggi è proprio l'utilitarismo che ti dà in mano il cellulare per ottenere soldi e utilità varie senza averne prima verificiato le ripercussioni sulla società e sulla salute delle persone. Ma tanto è utile.

"Non posso immaginare un dio che premi e punisca gli oggetti della sua creazione, i cui fini siano modellati sui nostri - un dio, in breve, che non è che un riflesso della fragilità umana. Né posso credere che un individuo sopravviva alla morte del suo corpo, sebbene gli animi deboli nutrano tali opinioni per paura o per ridicolo egoismo"

Ha inoltre dato dell'animo debole al credente il che è una posizione poco sensata e democratica non conoscendo lui Dio (essendo ateo non ha fatto esperienza del divino). Poi, neppure tu conosci Einstein se non per quello che hai letto, come me. Sulla lapide di qualunque morto non troverai mai scritto "marito violento, ubriacone, picchiava la moglie e violentava le figlie" ma "marito modello, eroe nazionale etc etc". Per me non basta inventare la bomba atomica, elaborare la teoria della relatività, etc. per essere geni ma riuscire a vivere una vita come tanti altri, impegnarsi in scelte concrete per migliorare qui l'uomo, la sua situazione, la società etc.

"Non esistono grandi scoperte nè reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice"

Inoltre questa frase da retorica di sofista si addice più alla campagna elettorale di un Berlusconi che ad una persona seria e realista.

Grazie per l'attenzione Jack, tuo blasfemo. Seb
SebastianoTV83 is offline  
Vecchio 12-07-2005, 14.28.40   #10
miky 1987
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"Ci vollero la giovinezza, l'inesperienza, il genio e il coraggio di Einstein per mettere in discussione non solo la correttezza tecnica, ma la stessa base concettuale della fisica newtoniana. Essendo brillantemente sopravvissuti per oltre due secoli, i concetti di spazio, tempo e molto elaborati da Newton non potevano essere accantonati con leggerezza. Il fatto che l'ostinato attacco sferrato da Einstein all'edificio della fisica newtoniana sia diventato, dopo una sola generazione, la nuova ortodossia scientifica ci dà la misura della sua grandezza di scienziato." di Paul Davies, in I misteri del tempo. L'universo dopo Einstein. Un bel saggio, ve ne consiglio la lettura.

Ciao!

miky 1987 is offline  

 



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