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Vecchio 15-02-2010, 18.47.51   #11 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-05-2007
Messaggi: 190
Riferimento: Troppo carico di teoria?

penso che le questioni sollevate dal topic non siano certo viste come banalità dato che chiunque ami "filosofare" nel suo piccolo, non può prescindere dalla storia, anche a grandi linee, di come il pensiero libero si è evoluto per cercare di conoscere il mondo dentro e fuori di noi.
Quindi partendo dal socratico conosci te stesso, saltanto poi per l'idealismo Cartesiano ed il suo demone, passando per l'empirismo di Locke, per la sintesi Kantiana ed approdando infine alle posizioni recenti in merito (neoempirismo, neokantianesimo, Gestalt cognitiva ...), tenendo a mente tutte le controcorrenti scettiche, si comprende come la questione trattata inerisca ad uno dei problemi più complessi della filosofia e della scienza di sempre: il problema mente-corpo.
Che poi è legato intimamente al problema ontologico del "ti estì" dato che una gnosi o una epistemologia deve trarre le proprie giustificazioni da un quid metafisico definito come ipotesi (zeresima) di lavoro.


tornando alla questione specifica, ci sono tantissimi altri esempi di come i qualia puri (o meglio il significato che poi ne diamo) siano ri-strutturati da fattori esogeni, chiamiamoli ambientali.
L'ambiente è sia quello dato dal mondo materiale esterno sia quello dato dalla "mente" immateriale esterna che chiamiamo condizionamento culturale.

Pensiamo ad esempio agli esperimenti volti ad indagare l'inconscio cognitivo (i meccanismi con cui una mente apprende) che danno risultati diversi se effettuati su uomini di cultura e storia differente (l'illusione classica delle due lineette di uguale lunghezza muniti alle estremità di due frecce ma in un caso opposte e nell'altro che si puntano a vicenda , fa apparire a noi occidentali - abituati a valutare le distanze in prospettiva - più corta la linea con le frecce che si puntano vicendevolmente - anche se le linee sono x costruzione identiche! - ma questa illusione nn funziona con alcune tribù della foresta) o su persone con diverse abilità (il cieco quasi dalla nascita che recupera la vista e non sa capire, se non dopo molto tempo di adattamento culturale, cosa rappresentino i quadri appesi al muro, interpretandoli, lì per lì, come un insieme incoerente di croste colorate).

Detto questo però secondo me tutto è natura. ed è la stessa natura a trascendere sè stessa producendo gli irriducibili qualia. e lo fa (forse) con l'emergenza. D'altro canto la fisica ci mostra come le leggi emergenti forniscano un valido esempio di un processo che si crea ex novo senza dover dar conto del riduzionismo, e che vige per una certa classe di scala spaziale-di temperatura-di condizioni elettromagnetiche- di temporale ecc.

voglio dire che i "qualia" esistono perchè la nostra mente percepisce in questo modo il mondo, specchia in questo modo l'esterno in cui è immersa e di cui è fatta, e sente sè stessa allo modo. Non sono entità divise dall'immanente ma emergono quando questo immanente (il cervello) diviene complesso tanto da far nascere una qualità nuova che conta più degli stessi suoi componenti, che nn è la somma semplice delle sue parti (e intendo la rete dei neuroni che non è semplicemente la connessione dei singoli neuroni, ma è qualcosa di più vista come sistema integrato.).

Ma in ultima analisi, restando quindi empiristi, posso solo dire che il problema della coscienza e della sensazione (ma poi anche dell'astrazione, e in senso lato dell'intelligenza intenzionale ec ecc) andrebbe a mio avviso affrontato ad un livello più profondo.

Penso che non abbia molto senso chiedersi se la sensazione percepita da un oggetto sia di natura empirista o platonica. Essa è realtà e come tale è per forza empirica.
Se non appare tale è perchè il nostro "schermo", la nostra "lente" cognitiva la deforma. Ma come la deforma? come la sublima? Con un complesso sistema a rete di neuroni che contestualizza reciprocamente le sue zone eccitate elettro-chimiche. COme sia fatto nessuno lo sa. Ma sicuramente per avere senso esso deve essere l'immagine in "carne e neuroni" dei nostri apriori. Deve permetterci di dare "contesto" alle percezioni facendole divenire sensazioni.
Gli stessi apriori poi possono essere modificati da fattori ambientali. Se non gli apriori fondamentali (quelli dei qualia puri) quelli poi che servono ad agire e valutare il mondo.
in definitiva quindi per me è tutto a posteriori, almeno quello che conta (lo sviluppo dell'intelligenza, il trattare una situaizone ecc..) a meno di un quid irriducibile che resta fisicamente reale (anche se intangibile) ma che denota l'atto in sè del formarsi della sensazione mentale (del qualia).
Crono80 is offline  
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Vecchio 13-03-2010, 10.55.56   #12 (permalink)
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 27-06-2007
Messaggi: 101
Riferimento: Troppo carico di teoria?

(1) La conoscenza dei fatti presuppone la conoscenza delle teorie
(2) La conoscenza delle teorie presuppone la conoscenza dei fatti
Kant - a suo tempo - disse: "le intuizioni senza concetti sono cieche"


Non desidero entrare nell'ambito squisitamente filosofico della questione, credo che non sarei capace di aggiungere nulla di sostanzioso se non un gatto che si morde la coda, come mi sembra che qualcuno abbia gia fatto, giustamente o meno. Inoltre, seppure puo sembrare una premessa ovvia a molti, desiro ricordare che parole quali "conoscenza", "fatti" e "teoria" (basi delle postulazioni citate da epicurus) richiederebbero un tomo soltato per definire (per rimanere in tema) il qualia corrispondente ad ognuna.
Premetto ancora, Kant non mi è mai stato a cuore, e leggendo la frase citata credo che avrei voglia di criticarlo brutalmente ricordandogli il valore assoluto dell'istintività, e del filo rosso che essa rappresenta tra la nostra Natura e la nostra apparizione..tuttavia non è mia abitudine criticare frasi estrapolate da un contesto a me sul momento sconosciuto, e provo a partire positivamente da essa.

Il punto semplice e rozzo della questione, consta nell' esistenza o meno di una correlazione tra stupidità e ignoranza, intese nella seguente accezzione:
stupidità->incapacità di concettualizzare
ignoranza->deficienza di concettualizzazione
Credo che gia esprimendo questi due (ahime fallaci) postulati, si possa notare che la ripetizione dell'azione "concettuale" delinei un rapporto tra le due cose non lineare (e quindi di causa ed effetto) ma circolare, ovvero di intrensicità. Il che, se avrete voglia di riflettere su questo punto di vista, rappresenta certamente un dettaglio per nulla sterile.

Intendendo la conoscenza come una mera immissione di dati, potrei facilmente asserire una metafora, paragonando il nostro logos (o che dir si voglia) ad un recipiente duttile, che all'immagazinamento di ulteriori dati, faccia corrispondere una sua dilatazione, e una conseguentedilatazione dello spettro di esistenza. Piu il lago è grade più è facile tornare a casa con dei pesci? Non necessariamente se parliamo di un pescatore alle prime armi, il che fa sorgere l'idea che esista una sorta di "tecnica dell'intuizione", all'interno della quale credo possa insistere un fattore rozzamente chiamato "allenamento".

Credo sinceramente, anzi, lo intuisco perennemente, che nel mondo vi siano persone che navighino il proprio lago alla ricerca della quantità di pesci necessaria per sopravvivere, ed altre che invece cerchino un pesce della qualità piu rara e speciale, e passino la vita a far la fame, a costo di pescarlo.. Il nostro caro Kant, si è sempre sentito uno dei secondi, e a volte quando lo leggo sento la sua voglia di essere quasi commiserato e compianto.

Termino la mia (ormai orrenda visto il tempo per cui si è protratta) metafora, asserendo che la mia intuizione sente che si possa pescare un pesce raro sia in un lago piccolo che un lago grande, se non si ha timore di immergersi nelle proprie profondità, e che forse la conoscenza puo crearne il bisogno, ma nel momento dell'intuizione rappresenta solo un peso, un limite alla propria intimità.

Questa è un idea mia, e come sempre, ho tentato di tenere per quanto possibile, la mia conoscenza al di fuori del mio pensiero, nessun autore e nessuna citazione, se vi devo dire la verita, le odio.
__________________
"Io che mi crocifiggo, all'albero del vento, attraverso nove notti. So che mi crocifiggo, so che mi crocifiggo, so che mi sono in verità appeso a me stesso, all'albero che sorge, dalle radici dell'inconosciuto".
Odino a Yggdrasill
TheDruid is offline  
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