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 Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 03-01-2004, 12.56.53   #1
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
Messaggi: 2,082
Question autoriflessività e pratica concreta

Mi chiedo quanto possa servire, concretamente, la riflessione su se stessi.
Riflettendo su me stesso posso divenire maggiormente consapevole dei processi psichici che avvengono in me spesso inconsapevolmente: ma far emergere un pò di quel lato inconsapevole, quanto concretamente mi può aiutare?
Può la conoscenza essere tradotta in pratica, attraverso la trasformazione di quei processi psichici magari anche disturbanti, o semplicemente non ottimali?
Con la conoscenza, si apre la possibilità della trasformazione, o la conoscenza resta fine a se stessa? (questo senza dover ricorrere ad aiuti esterni come psicoterapeuti ecc.. e risottolineo "concretamente")

grazie, ciao
r.rubin is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 14.11.45   #2
Ospite abituale
 
L'avatar di Vi@nne
 
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
La conoscenza di noi stessi ci trasforma eccome!
Più ci conosciamo e più ci evolviamo.
Tu parli di aiuti esterni, guarda che quando li cerchiamo, non è per conoscerci meglio, ma per farci aiutare a capire come possiamo affrontare le cose esterne, conosciamo già noi stessi e quello che faremo, ma abbiamo bisogno di qualcuno che ci "sorregga" e ci capisca in quei momenti.
Io ne ho avuto bisogno in passato, ho "dovuto" capire perchè mi erano successe delle cose così grandi e irreversibili, le ho superate vivendo, cercandomi...e ancora lo sto facendo.
La mia evoluzione è continua, dovuta agli eventi esterni e alla mia voglia di conoscermi sempre più, capire dove posso arrivare e dove mi devo fermare.
Anche nel mio passato recente sono ricorsa a una brava psicoteraupeta, lo consiglio a tutti se ne sentono il bisogno, basta essere consapevoli che poi siamo solo noi a decidere di noi stessi...siamo tutti soli nella nostra vita interiore.
Concludo...la riflessione su noi stessi ci rende più consapevoli e ci aiuta a vivere meglio.
__________________
Vi@nne
Ovunque andiamo...ci siamo già

Vi@nne is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 14.50.21   #3
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
Messaggi: 2,082
quindi secondo te la riflessione su noi stessi, portando ad una maggior conoscenza appunto di noi stessi, porta con sè di conseguenza il cambiamento? Come una cosa automatica?

Ma si può esercitare un controllo attivo sulla propia vita interiore (che è in buona parte emotiva e non razionale)...intraprendere una trasformazione attiva, consapevole, con l'aiuto della nostra cosciente ragione?
r.rubin is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 16.39.39   #4
iscrizione annullata
 
L'avatar di Fragola
 
Data registrazione: 09-05-2002
Messaggi: 2,973
Concretamente tu

Concretamente tu cosa intendi per trasformazione?

Banalizzando all'estremo, se ti accorgi che tutte le volte che subisci una frustrazione ti consoli comperandoti in modo un po' coatto qualcosa di costoso e per di più non sei un po' al verde, ecco, puoi cercare un altro metodo per consolarti.
Ovviamente sarebbe forse più interessante scoprire su quali nervi scoperti le cose frustranti agiscono, perchè questo potrebbe servirti a soffrire di meno. Ma già arrivare a pagare l'affitto tutti i mesi...

Gli esempi che ho fatto sono semplici e molto banali ma la mia risposta è sì, la conoscenza di sè aiuta concretamente. Però per quanto riguarda la trasformazione sarebbe meglio chiarirsi sui termini.

ciao
Fragola is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 16.59.53   #5
Nuovo iscritto
 
L'avatar di tammy
 
Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 1,321
trasformazione

fragola mi ha letta nel pensiero

cosa intendi per trasformazione?

Anch'io sono per il sì, sì che la conoscenza di sè stessi ti porti ad un concreto cambiamento, ma sono convinta che "l'introspezione" che si và scrutando nel profondo dei nostri meandri, è stimolata dagli eventi esterni, quindi soprattutto dagli altri. Non credo mi possa venire in mente di "chiedermi il perchè" ho dato un ceffone a qualcuno, se non ho mai visto e sentito emotivamente, da qualche altra parte, la reazione del destinatario del ceffone. Non so se mi sono spiegata, quel che vorrei sottolineare è che non mi chiederei il perchè di alcune azioni se prima non le ho vissute, di conseguenza le riterrei giuste a priori, non sapendo che sono sbagliate.
__________________
Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è.
Jean Jourès
tammy is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 17.08.17   #6
iscrizione annullata
 
L'avatar di Fragola
 
Data registrazione: 09-05-2002
Messaggi: 2,973
Re: trasformazione

Citazione:
Messaggio originale inviato da tammy

sono convinta che "l'introspezione" che si và scrutando nel profondo dei nostri meandri, è stimolata dagli eventi esterni, quindi soprattutto dagli altri.

Non sempre Tammy. Non siamo tutti uguali. Così a occhio (non ti conosco, mi baso semplicemente su quello che ti te ho letto e sul modo in cui scrivi) mi sembri una persona estroversa per cui questo è il tuo modo di relazionarti a te stessa e al mondo. Gli introversi la vedono in un altro modo. Non c'è meglio o peggio, non è una questione di valore ma una modalità.

ciao
Fragola is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 17.51.52   #7
Anima Antica
 
L'avatar di Ygramul
 
Data registrazione: 22-07-2002
Messaggi: 425
Re: autoriflessività e pratica concreta

Citazione:
Messaggio originale inviato da r.rubin
Con la conoscenza, si apre la possibilità della trasformazione, o la conoscenza resta fine a se stessa? (questo senza dover ricorrere ad aiuti esterni come psicoterapeuti ecc.. e risottolineo "concretamente")

Vorrei rispondere, se mi riesce, a questo quesito. La tua domanda intanto è molto precisa e pertinente: "con la conoscenza si apre la possibilità della trasformazione..."
Il punto è questo. La conoscenza è una possibilità, non è di per sé la trasformazione. Possiamo conoscere molto di noi stessi ma rifiutarci di cambiare questo o quell'aspetto, per infinite ragioni e non necessariamente queste ragioni sono solo delle scuse.

Però è anche vero che senza conoscenza la trasformazione può avvenire solo per caso e non per scelta.

Rispetto alla tua domanda posso raccontare una piccola cosa, forse banale, che mi è capitata nel tempo in questi mesi passati.

Ho un dialogo stretto e costante con una persona per me molto importante. In varie circostanze questa persona mi aveva fatto notare che in certi periodi del mio ciclo mestruale sono più propensa alla tristezza o a reazioni che mi portano a litigare. Devo dire che questi commenti non mi facevano esattamente molto piacere, ma ho provato ad osservarmi e ho visto che in alcune circostanze (non sempre però) lui aveva veramente ragione. Questo mi ha aiutata a fare attenzione quando le mie reazioni emotive sono più intense del solito e devo dire che a volte effettivamente colgo questa malinconia e la tendenza alla permalosità prima di ributtarla contro il mio prossimo, e mi ha aiutata a migliorare anche le mie capacità relazionali con gli altri. In questo senso aver conosciuto la ragione di alcune delle mie reazioni emotivamente fuori scala rispetto alla situazione che fungeva da stimolo, mi è stato concretamente utile (premetto che la persona in questione non è uno psicoterapeuta, è una persona a cui sono legata da un grande affetto).

Per quello sono propensa a rispondere di si alla tua domanda. Devo dire che comunque dipende anche molto da come utilizzi il "lavoro" introspettivo, perchè talvolta può diventare una masturbazione mentale o un crogiolarsi in autocommiserazione. Se non diventa questo allora si, è utile anche nel concreto.
__________________
Uno squarcio e d'incanto l'uno fu due, dolorosamente ferite le anime si dispersero nello spazio e nel tempo...
In ogni vita, correndo sulle ali del tempo pur restando eterne ed atemporali, si cercarono e si trovarono ogni volta, ogni volta s'amarono d'un amore totale e ogni volta tornarono ad essere separate nella morte.
Ygramul is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 18.44.35   #8
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
Messaggi: 2,082
trasformazione...

allora:

introduzione:

1) noi reagiamo in modo particolare ed individuale ad ogni stimolo concreto esterno che ci si presenta;

2) questo stimolo attiva nella nostra mente, sia a livello cognitivo che a livello emotivo, delle risposte, che spesso sono "automatiche": nel senso che sono pensieri (ed emozioni centrate sui pensieri), che derivano dalla nostra storia e ci portano a percepire e a vivere gli eventi in un modo ormai, alle volte, collaudato e stabile, rigidamente abituale, e che per questo tende a sfuggire dalla sfera della nostra consapevolezza.

3) tendendo a ripetersi, tendono conseguentemente a ripetersi i vissuti tipici di fronte ad un evento, di qualsiasi segno, più o meno positivo o negativo che sia.

(tutto questo segue un pò la linea cognitivista)

perchè cambiare?

- se il vissuto è negativo e causa qualche forma di disagio, è un motivo più che buono per tentare di modificarlo;

- ma anche se il vissuto è normale, per la stessa sua ripetitività invariante, che tende a far diventare la realtà sempre più opaca, se uno proprio non è un'amante convinto della routine...insomma...potrebbe essere anche piacevole variare, qualche volta!

- senza contare che una maggiore libertà da ciò che è ripetitivo e inconsapevole porta a vedere la realtà con occhi meno prevenuti.

il problema: la trasformazione...possibile...?

Allora arrivando al dunque: riflettendo su noi stessi possiamo riuscire ad analizzare e focalizzare i vari passaggi che ci portano a vivere un'evento in un determinato modo;

riusciamo a rintracciare nella nostra storia similitudini, assonanze, somiglianze varie con questo nostro modo particolare di interpretare e vivere gli eventi.

A questo punto abbiamo davanti a noi una catena più o meno complessa e multifattoriale di vissuti, momenti di vita passata, aspettative, speranze, bisogni, atteggiamenti: ma ora, con tutto questo materiale davanti, possiamo coscientemente e attivamente modificare qualcosa, o è meglio che andiamo a berci un caffè e non ci pensiamo più?
r.rubin is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
Vecchio 03-01-2004, 18.48.32   #9
può anche essere...
 
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sono perfettamente d'accordo con quello che hai datto, Ygramul, ma mi chiedevo se fosse possibile proprio un'intervento diretto nei propri vissuti: riordinare i tasselli, più o meno, o metterne un'altro, o sfumare un'altro ancora...cose di questo tipo...abbastanza attive e concrete, razionali (senza che la razionalità escluda l'emotività)...mah...
r.rubin is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
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Vecchio 03-01-2004, 19.10.02   #10
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Citazione:
Messaggio originale inviato da r.rubin
sono perfettamente d'accordo con quello che hai datto, Ygramul, ma mi chiedevo se fosse possibile proprio un'intervento diretto nei propri vissuti: riordinare i tasselli, più o meno, o metterne un'altro, o sfumare un'altro ancora...cose di questo tipo...abbastanza attive e concrete, razionali (senza che la razionalità escluda l'emotività)...mah...

Mi riallaccio un pò a quello che dicevi nel tuo post precedente: se per qualche ragione il mio comportamento in alcune circostanze diventa stereotipato, anche qualora non sia proprio fonte di grossa sofferenza può comunque risultare spesso inappropriato.

Se per motivi di lavoro io vivo in un ambiente dove tirano a fregarmi ad ogni piè sospinto, è sano che io sviluppi un certo grado di diffidenza. Ma dài e dài, questa diffidenza potrebbe permeare talmente la mia vita che si può trasmettere anche in relazioni che dovrebbero essere più rilassate, quali quelle in famiglia o con gli amici. E allora, se non mi accorgo di quello che succede, potrei rischiare di avere problemi in àmbito familiare o di perdere gli amici.

Questo per parlare di esperienze tutto sommato piuttosto tardive nella vita di un uomo. Chiaramente se questa diffidenza è più antica, ossia legata al fatto per esempio che avevo dei genitori inaffidabili, incapaci di mantenere una promessa (faccio solo un esempio), sarà certamente più probabile per me attribuire un significato della serie "Non c'è da fidarsi" a situazioni che possono somigliare anche solo molto lontanamente a quelle che erano tipiche della mia infanzia.

Se riesco a fare un collegamento tra il mio modo di affrontare certi tipi di relazioni e le esperienze passate, ho in qualche modo una chiave, che posso utilizzare o meno. Così, con un pò di abitudine e di allenamento, posso anche imparare che certe reazioni istintive di chiusura nella diffidenza non sono appropriate per la situazione che vivo nell'attimo presente, ma possono essere uno schema che attivo perchè ho richiami di cose vissute nel passato. E a poco a poco posso imparare a sganciarmi da quei richiami, imparare a valutare la situazione del presente per quella che è, e quindi reagire in modo più appropriato alla situazione.

E' anche vero che però quanto più la situazione che mi ha fornito quel comportamento stereotipato è antica, tanto più sarà carica di una miriade di emozioni con le quali dovrò fare i conti, e se non faccio i conti con quel pacchetto di emozioni, ho un bel cercare di cambiarmi i comportamenti dopo che conosco mille cose, non mi riuscirà mai!!!
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Ygramul is offline   Rispondi quotandoRispondi quotando
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