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Data registrazione: 17-01-2007
Messaggi: 6
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poesie sulla vita
Roberto Ezio Bani - Firenze - Poesie di Vita
GIOVINEZZA Dormivo nel tramonto. E non conoscevo la bellezza del mio viso, la potenza delle mie mani, il dolce sapore della libertà. In una notte di tempesta mi sono svegliato e ora sono qui. UN'ANFORA ALLA TAVERNA DEL CIELO .....e non ritrovo i passi ormai perduti nel tempo. Ma un giorno verrò, madre, col bagaglio d'inquieto pellegrino alla nostra taverna, nel limpido caldo luminoso biancore delle nuvole, per rivivere giorni lontani rosei d'affetto e di tante speranze. Correrà il cucciolo festoso dietro al banco, sarà sereno il volto di mio padre com'è dolce il tuo viso quando mi offri un'anfora di lacrime amare che hai versate. LO SPECCHIO Guardarsi allo specchio è come guardarsi nell'anima: cercare noi stessi, chi siamo e perché. Mi domando se conta l'immagine, insieme di linee e colori, o il freddo vetro minerale che dietro l'immagine esiste e ne rappresenta l'essenza. Io, vetro minerale, linea e colore, tra il grigio e il chiaro, e il roseo che traspare ad indicare la vita. Io! Ora corpo di carne calda, di sangue che preme ricolmo di istinti, di volontà ampie come cieli incolmabili! Ora gelida apparenza, sottile come immagine: insieme di linee e colori freddi minerali. Sono solo di fronte a me stesso, adesso, alla ricerca di carne che riempia la vuota immagine allo specchio. LA VITA La strada dove cammino è quel che è, le forme e i colori sono quelli che sono: ha discese e salite, è facile e difficile, dolce e amara. Io lo so bene: nessun paradiso mi attende, nessuno mi può consolare, uomo o Dio, nessuno ho posto sopra di me e non ho costruito altari a cui inchinarmi e pregare. Nulla può quindi dare o togliere la tristezza e il dolore o il piacere e la felicità e la vita stessa. Unico degno mito superiore è la vita, ideale supremo cui dedico me stesso, onorato voluto e bramato: vivere è mio giudice e rifugio, nessuna disperazione è maggiore del non vivere. Prevedo solo un giorno veramente nero quando la nera compagna della vita mi vorrà e quel giorno al tramonto non sarà scrigno di nuove albe ma solo di vuota tristezza. Allora tutto il possibile odio non basterà. Non mi posso illudere: la strada è quel che è; non perderò tempo dietro consolazioni fantastiche e ben so quanto nessun pensiero possa modificare l'essenza reale e cruda della vita e della morte; ho deciso di vivere guardandole senza paura accettando quel che inevitabilmente sono. Tra me e loro nessun velo, cristallo o lente deformante per addolcirne le punte sgradevoli, nessun occhiale rosa o grigio dovrà modificare questa immagine. MIA MADRE Puoi fermare i tuoi occhi, adesso, - sei dritta, ferma e non mi guarderai - e non leggere oltre le fragili pagine che il destino propone alla vita di tutti, i passi già scritti, che non sono i nostri. Lo sguardo dal tempo segnato resta grande come un cielo azzurro dove le nuvole navigano, e traditore, come tutti i visi delle madri nel sorridere promettendo ai bimbi le immense meraviglie e la felicità che nasce sul raggio dell'ultima stella. Poi lo sguardo si perde nella grande scoperta del dolore sottile che il lavoro ovunque propone agli uomini, curvi nei campi al crepuscolo o trainando le barche sui fiumi, con la coscienza dura della povertà delle cose del vivere. Ed Io irrequieto crescevo, nudo sulla terra, navigatore dei fiumi degli uomini e, dopo, delle stelle: speravo che Orione sorgendo portasse in mito Diana, correvo in neri boschi e occhieggiavo curioso la dea a caccia della luna. Ero allora felice? Non so. Sono nella mia casa, laureato e dondolo un piccolo figlio ingenuo tra le braccia. Sono vestito, persa ogni semplicità ho guadagnato con tutti quel radicato dolore. E tu silenziosa rimani perché adesso so che niente puoi più rivelarmi. DOMENICA Domenica era correre, in qualche posto, con quella mia pesante auto bianca, verso un luogo qualunque, alla campagna, e trovare un posto per ballare nella musica, nel caos; tra i piedi cercare qualcosa, qualcuno. Quel viso nuovo, giovane, mai visto poteva essere un'ora d'amore, di fuga o forse, anche, una vita d'amore, sognando. Poi, per una vibrazione accennata e mai compresa, si guardava lontano alla finestra nelle colline striate, senza un orizzonte. Per poi tornare a stringersi ai capelli al calore di un corpo che nasceva di donna di un desiderio dolce e graffiante. E correre, e mangiare qualcosa, ad un cinema, per non vedere nulla: lei che provava ad essere donna col suo corpo in germoglio e i discorsi grandi come macigni e quel fumo dietro cui io volevo per sempre averla. E giocavamo a fare gli uomini nelle confidenze alle partite a biliardo, finché anche l'ultimo bar non chiudeva. Poi, per la strada del gran manto di stelle alla notte avanzata col suo fare guardone, parlavamo a trascorrerci il futuro, noi, grandi una lattina di birra. |
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