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 Raccolta di poesie - Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta
 
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Vecchio 31-01-2007, 18.05.33   #1
Ospite
 
Data registrazione: 17-01-2007
Messaggi: 6
poesie sulla vita

Roberto Ezio Bani - Firenze - Poesie di Vita



GIOVINEZZA



Dormivo nel tramonto.
E non conoscevo
la bellezza del mio viso,
la potenza delle mie mani,
il dolce sapore della libertà.
In una notte di tempesta
mi sono svegliato
e ora sono qui.



UN'ANFORA ALLA TAVERNA DEL CIELO



.....e non ritrovo i passi
ormai perduti nel tempo.
Ma un giorno verrò, madre,
col bagaglio d'inquieto pellegrino
alla nostra taverna, nel limpido
caldo luminoso biancore delle nuvole,
per rivivere giorni lontani
rosei d'affetto e di tante speranze.
Correrà il cucciolo festoso dietro al banco,
sarà sereno il volto di mio padre
com'è dolce il tuo viso
quando mi offri un'anfora
di lacrime amare che hai versate.



LO SPECCHIO



Guardarsi allo specchio è come guardarsi nell'anima:
cercare noi stessi, chi siamo e perché.
Mi domando se conta l'immagine, insieme di linee e colori,
o il freddo vetro minerale che dietro l'immagine esiste
e ne rappresenta l'essenza. Io, vetro minerale, linea e colore,
tra il grigio e il chiaro, e il roseo che traspare
ad indicare la vita.
Io!
Ora corpo di carne calda, di sangue che preme ricolmo
di istinti, di volontà ampie come cieli incolmabili!
Ora gelida apparenza, sottile come immagine:
insieme di linee e colori freddi minerali.
Sono solo di fronte a me stesso, adesso,
alla ricerca di carne che riempia
la vuota immagine allo specchio.



LA VITA



La strada dove cammino è quel che è,
le forme e i colori sono quelli che sono:
ha discese e salite, è facile e difficile, dolce e amara.
Io lo so bene: nessun paradiso mi attende,
nessuno mi può consolare, uomo o Dio,
nessuno ho posto sopra di me
e non ho costruito altari a cui inchinarmi e pregare.
Nulla può quindi dare o togliere
la tristezza e il dolore o il piacere
e la felicità e la vita stessa.

Unico degno mito superiore è la vita,
ideale supremo cui dedico me stesso,
onorato voluto e bramato:
vivere è mio giudice e rifugio,
nessuna disperazione è maggiore del non vivere.
Prevedo solo un giorno veramente nero
quando la nera compagna della vita mi vorrà
e quel giorno al tramonto non sarà
scrigno di nuove albe ma solo di vuota tristezza.
Allora tutto il possibile odio non basterà.

Non mi posso illudere: la strada è quel che è;
non perderò tempo dietro consolazioni fantastiche
e ben so quanto nessun pensiero possa modificare
l'essenza reale e cruda della vita e della morte;
ho deciso di vivere guardandole senza paura
accettando quel che inevitabilmente sono.
Tra me e loro nessun velo, cristallo o lente deformante
per addolcirne le punte sgradevoli,
nessun occhiale rosa o grigio
dovrà modificare questa immagine.



MIA MADRE



Puoi fermare i tuoi occhi, adesso,
- sei dritta, ferma e non mi guarderai -
e non leggere oltre le fragili pagine
che il destino propone alla vita di tutti,
i passi già scritti, che non sono i nostri.

Lo sguardo dal tempo segnato resta grande
come un cielo azzurro dove le nuvole navigano,
e traditore, come tutti i visi delle madri nel sorridere
promettendo ai bimbi le immense meraviglie
e la felicità che nasce sul raggio dell'ultima stella.

Poi lo sguardo si perde nella grande scoperta
del dolore sottile che il lavoro ovunque propone
agli uomini, curvi nei campi al crepuscolo
o trainando le barche sui fiumi, con la coscienza
dura della povertà delle cose del vivere.

Ed Io irrequieto crescevo, nudo sulla terra,
navigatore dei fiumi degli uomini e, dopo, delle stelle:
speravo che Orione sorgendo portasse in mito Diana,
correvo in neri boschi e occhieggiavo curioso
la dea a caccia della luna. Ero allora felice?

Non so. Sono nella mia casa, laureato e dondolo
un piccolo figlio ingenuo tra le braccia. Sono vestito,
persa ogni semplicità ho guadagnato con tutti
quel radicato dolore. E tu silenziosa rimani
perché adesso so che niente puoi più rivelarmi.



DOMENICA



Domenica era correre, in qualche posto,
con quella mia pesante auto bianca,
verso un luogo qualunque, alla campagna,
e trovare un posto per ballare
nella musica, nel caos; tra i piedi
cercare qualcosa, qualcuno.
Quel viso nuovo, giovane, mai visto
poteva essere un'ora d'amore, di fuga
o forse, anche, una vita d'amore, sognando.
Poi, per una vibrazione accennata e mai compresa,
si guardava lontano alla finestra
nelle colline striate, senza un orizzonte.
Per poi tornare a stringersi ai capelli
al calore di un corpo che nasceva di donna
di un desiderio dolce e graffiante.

E correre, e mangiare qualcosa,
ad un cinema, per non vedere nulla:
lei che provava ad essere donna
col suo corpo in germoglio
e i discorsi grandi come macigni
e quel fumo dietro cui io
volevo per sempre averla.
E giocavamo a fare gli uomini
nelle confidenze alle partite a biliardo,
finché anche l'ultimo bar non chiudeva.
Poi, per la strada del gran manto di stelle
alla notte avanzata col suo fare guardone,
parlavamo a trascorrerci il futuro,
noi, grandi una lattina di birra.
Bani Roberto is offline  
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