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| Raccolta di poesie Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta |
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#42 (permalink) |
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Data registrazione: 23-10-2005
Messaggi: 632
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un anno fa - 28 maggio 2006
Disperazione
è quando Tutte le Tristezze senza mettersi d'accordo si trovano in un Posto e fanno un lungo Viaggio e poi scendono Tutte all'Ultima Fermata e restano lì in attesa non possono muoversi (hanno Me nelle loro Mani) infine (Una alla volta) se ne vanno da qualche altra parte
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La poesia è uno stato d'animo. Ogni volta diverso. Il resto sono solo parole trovate per caso. |
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#43 (permalink) |
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Data registrazione: 23-10-2005
Messaggi: 632
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Soffiava il vento.
Certi giorni, gocce di pioggia grandi come monetine esplodevano sul marciapiedi. Robert Pinsky
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La poesia è uno stato d'animo. Ogni volta diverso. Il resto sono solo parole trovate per caso. |
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#44 (permalink) |
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Data registrazione: 23-10-2005
Messaggi: 632
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Il bastone della pioggia
Capovolgi il bastone della pioggia e ciò che accade
è musica che mai avresti immaginato di ascoltare. Nel fusto di un cactus fluiscono scroscio, chiusa - dischiusa, rovescio, risacca. Stai lì come una canna suonata dall'acqua, poi lo agiti e diminuendo corre per tutte le scale come una grondaia che smette di gocciolare. Ed ecco uno spruzzo di gocce dalle foglie bagnate, poi sgocciolio dall'erba e dalle margherite, poi pioggialuce, semirespiri d'aria. Capovolgi ancora il bastone. Ciò che accade non lo sminuisce l'essere accaduto una, due, dieci, mille volte. Che importa se tutta la musica che traspira è la caduta di sabbia o semi secchi in un cactus? Sei come un ricco che entra in cielo dall'orecchio di una goccia di pioggia. Ascolta ancora. Seamus Heaney
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La poesia è uno stato d'animo. Ogni volta diverso. Il resto sono solo parole trovate per caso. |
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#46 (permalink) |
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Data registrazione: 23-10-2005
Messaggi: 632
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Dialoghi dal reparto osservazione per bambini
- Non dipingi bene. Dipingi facce sulle tendine
e non ti vengono bene - - Le tendine sono tutto quello che ho, e le facce sono tutto quello che ho - Gregory Corso
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#47 (permalink) |
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Data registrazione: 23-10-2005
Messaggi: 632
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Ezra
Poi venni a Rapallo,
era il 1934, ero uno studente annoiato dalle convenzioni accademiche di Harward che voleva arrivare alla sorgente, imparare la poesia dal migliore poeta vivente, e tu mi ammettesti alla tua Ezuversità dove non c'erano tasse d'iscrizione, il miglior pensatoio dai giorni di Bononia (1088). La letteratura, dicevi, "literachoor", è notizie che restano notizie, e citavi un certo nonnino di nome Rodolphus Agricola: Ut doceat, ut moveat, ut delected, fà che insegni, che tocchi il cuore, che dia il piacere. Tu mi hai istruito e commosso e mi hai dato grande piacere. La tua conversazione era lo spettacolo più divertente in paese, tutto quello che avevi mai sentito o letto fresco come quando ti era entrato in testa. I libri che mi prestavi erano pieni di commenti ironici sul margine: Frankie il Ciccio (cioè Petrarca) aveva un assistente che inseriva gli aggettivi nei suoi versi, non importa dove; e Aristotele era Harry Stottle, uno che tagliava a metà un capello ma così bene che aveva ancorato il pensiero umano per 2000 anni; e Aristofane era Harry-Sotto-Sottane, gran belle pagine su vespe e rane. Credevi di essere la reincarnazione di Sesto Properzio, il tuo poeta latino preferito, dicevi che Properzio aveva dormito come Rip van Winkle dal 16 a.C. e riscrivesti i brani migliori dal tuo idolo in inglese, aggiornando le idee del buon Sesto secondo le tue inclinazioni. Nel tuo studio, per non perderli, appendevi gli occhiali, le penne e le forbici con fili sopra la tua scrivania. Avevi due macchine da scrivere perché una era sempre da aggiustare per il gran pestare che facevi: le tue lettere erano spesso piene di maiuscole per evidenziare. Leggesti le mie poesie e cancellasti metà delle parole dicendo che non servivano. Mi consigliasti di non perdere tempo a scrivere prosa perché Flaubert e Stendhal e James Joyce avevano fatto tutto quello che si poteva fare in narrativa. Dicono che eri scorbutico, sarà vero, ma solo con gente che lo meritava, professori sciocchi occupati a uccidere la poesia e banchieri internazionali dediti all'usura e mercanti di cannoni che vendevano armi per far cominciare un'altra guerra. Elucidavi i misteri eleusini che erano una chiave della tua religione composita, tutta la faccenda del dromena e della epopteia, era l'epopteia a mandare lo sperma su nel cervello dei maschi dandogli intelligenza. Amavi i gatti e i gatti amavano te. Certi giorni salivamo per le salite sassose delle colline sopra il paese, attraverso gli uliveti e i piccoli orti dei contadini dove i gatti erano fermi in cima ai muretti di pietra; ti stavano aspettando, sapevano che gli portavi un sacchetto di avanzi dalla tavola da pranzo. Li chiamavi: "Micio, micio, vieni qua, c'è da mangiare". Un giorno che distribuivamo il rancio presso la chiesetta di San Pantaleo abbiamo discusso cosa avresti fatto con i soldi del Premio Nobel quando finalmente lo prendevi, pensavi che uno chef sarebbe stata la cosa migliore perché eri stanco di mangiare all' "Albuggero" Rapallo, ma gli svedesi non te l'hanno poi dato, erano troppo lenti per capire i "Cantos". E quando lo scultore Henghes ( cioè Heinz Winterfeld Clussman ) fece a piedi tutta la strada da Amburgo a Rapallo per vederti perché aveva sentito che eri stato amico di Gaudier, e arrivò mezzo morto di fame, l'hai sfamato e fatto dormire nel grosso canile sulla terrazza ( non c'erano letti liberi nella mansarda) e lo portasti nella bottega dello scalpellino che produceva pietre tombali e gli hai fatto fare credito per un blocco di marmo, in cui scolpì il suo "Centauro seduto", e glielo vendesti alla Signora Agnelli, quella della Fiat di Torino; e questo fu l'inizio della fama e della fortuna di Henghes (e il disegno per il Centauro divenne il colophon di New Directions ). Dicevi che ero un poeta terribile. Era meglio che facessi qualcosa di utile per esempio l' editore, una professione per la quale ( lasciavi capire ) non ci voleva talento e solo l'intelligenza limitata. E dopo pranzo ti coricavi sul letto con il tuo capello da cowboy per ripararti dalla luce della finestra con il grosso dizionario cinese posato su un cuscino sul tuo stomaco, e fissavi i caratteri, cercando la traccia del significato nella calligrafia. E anni più tardi il professore chiese a tua figlia di definire il tuo metodo ideogrammatico di composizione di Cantos e lei ci pensò un momento e rispose che guardavi nel profondo dei caratteri per trovarne la verità, una risposta giustamente confuciana. Così hai scritto le tue versi dello "Studio integrale" e delle "Odi" facendo innoridire i sinologi, ma la lingua è immortale. E amavi citare le parole di Confucio : " Tutti possono compiere eccessi, è facile andare oltre il bersaglio, è difficile stare fermi nel mezzo." James Laughlin
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La poesia è uno stato d'animo. Ogni volta diverso. Il resto sono solo parole trovate per caso. Ultima modifica di autunno1 : 02-06-2007 alle ore 15.01.34. |
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#48 (permalink) |
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Messaggi: 632
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La luna è un mandarino
Uno spicchio d'arancia. Le stelle sono chiare come piace a me. Sanno di pini e di eucalipti. Che notte. Paul McCartney
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#49 (permalink) |
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Quando non scrivo, sto male.
Quando scrivo, sto male. Sono due dolori diversi. Non saprò mai quale dei due fa male di più.
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La poesia è uno stato d'animo. Ogni volta diverso. Il resto sono solo parole trovate per caso. |
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#50 (permalink) |
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a mio fratello
Un divano
Tutti in fila sul divano, inginocchiati uno dietro l'altro, dal più grande al più piccolo, gomiti che andavano come pistoni, perché era un treno, e fra lo stipite e la porta della camera da letto la nostra velocità e distanza erano inestimabili. Prima lo scambio poi il fischio, poi uno controlava gli invisibili biglietti, compunto, perforandoli, mentre vagone dopo vagone sotto di noi filava rapido, ciuf ciuf, le gambe del divano turbinavano, e le carrozze irraggiungibili lontano, sul pavimento della cucina, ora ondeggiavano. * Treno fantasma ? Gondola della morte ? Gli estremi curvi [lavorati, la similpelle nera e la desolazione ornata: sembrava che il divano avesse raggiunto il galleggiamento. Le rotelle in punta di piedi, il gallone e lo schienale a onda gli davano un'aria da fasti ormai datati: Quando gli ospiti lo sopportavano a schiena impalata, quando si staccava eretto nella sua lontananza, quando i giocattoli insufficienti vi apparivano il mattino di Natale, resisteva immutabile, volto in potenza al cielo, di certo alla terra tra cose che potevano quadrare o deluderti. * ...Occupavamo i nostri posti con tutta la nostra forza, pronti a ogni scomodità. La costanza era già ricompensata. In testa, sul grande bracciolo imbottito, qualcuno si sporgeva da un lato, macchinista o fuochista, e si tergeva la fronte asciutta con l'aria di chi l'ha scampata bella. E noi, ultimo dei suoi pensieri, avvertivamo un'improvvisa galleria incombente dove sprofondare come vagoni senza luci nei campi di notte, unico nostro compito stare seduti, occhi in avanti, essere trasportati e fare il rumore del treno. Seamus Heaney
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La poesia è uno stato d'animo. Ogni volta diverso. Il resto sono solo parole trovate per caso. Ultima modifica di autunno1 : 12-06-2007 alle ore 18.38.33. |
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