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Vecchio 02-09-2007, 03.48.37   #1 (permalink)
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Post Essere... in cammino...

Bello gloriarsi del non senso. Una vita di parole inutili. Guardo gente addormentata che fa cose, parla con gente, io pago, prendo i libri acquistati, auguro ‘buon lavoro’, un sorriso e me ne vado.

L’essere umano muta in ogni istante, è diverso in ogni singolo istante, tant’è che mi chiedo se il tempo esista poi davvero, scorra o sia un entità immobile e noi a muoverci, a mutare. Inezie, facezie senza scienza, stringhe e loops in contrasto.

L’essere umano muta in ogni maledetto istante, dunque mi chiedo in quale caso due persone possano affermare che siano innamorate, innamorate di chi, di cosa? Dell’essere di ieri, di un minuto fa, sembra una coazione a ripetere. Un’immagine già trascorsa da millenni. Si ama, -se è-, ciò che si è ora e con ciò la seduzione scorre come dolce miele nel presente e l'amore stesso attinge direttamente dall'oceano infinito dell'essere. Ma quest'ultimo non ammette né passato né futuro, né etichette, né morali, né asfittiche percentuali. Né tanto meno la malinconia di passati istanti d’amore. Veri. Impetuosi. Mente che scompare.

Nel momento in cui si pronunciano con la voce o con gli occhi le fatidiche parole, sul serio si è vista quella scintilla. Quella Entità. Sentita. Ma l’essere è in continua percezione e conoscenza di sé, è in mutazione e quando accade ci si odia, come se si fosse stati falsi, bugiardi, come se si fosse potuto, in un piccolo tempo, già abbracciare l'intera vastità dell'esistenza di due individualità. L’essere non è né vero né falso, è amorale, è, semplicemente, e non ammette contratti di sorta, scritti o non scritti, collettivi, formali od inconsci.

Sguardo nella medesima direzione. Presente. Conoscenza profonda di sé. Specchi. Lacrime. Sorrisi infiniti. Crescita anche nelle cadute. Sensualità fluente in ogni parola. Energia immensa che scorre in ogni particella. Porta sull'infinito. Abbraccio nell'essenza. Due distinti e splendidi e magnifici cuori, eppure uno solo. Non più possedere, ma Essere. Amore.

Si è -veramente- disposti alla conoscenza, che è mutazione? Neanche alla propria, a volte. S-palle forti. Nessun essere umano è fatto per colmare un altro essere umano. Ed invece si procede a suon di infantilismi. Nessuna colpa. Solo il vento potente dell’educazione che spira tra coloro che vorrebbero essere amanti. Possessività imperante. Rendersi oggetti e limitare l’essere. Rendere oggetto l’amore. Quale delitto. Io ho. Io sono, piuttosto.

Si respira il profumo del fiore e lo si vorrebbe far proprio in ogni istante. Ciò nella mente implicitamente sottoscrive amore. E così lo si recide ed il fiore a poco a poco muore. Ma l'essere non spira e se veramente l'abbraccio era -reale-, altri e più stabili sorrisi attendono quei cuori. La città oggi si è ripopolata, autobus affollati, ancora un altro autunno. E gente mano nella mano. Quante di quelle strette sopravvivranno al prossimo mutar di foglie? Mi auguro il più possibile, -se è-. Il possesso addormentato, vedo. Monotonia terribile.

E si fanno domande, pure qui. E ci si affanna. E si rispondono risposte, quando par semplice comprendere che la soluzione sta nel buio di sé in cui si vive. Si ragiona con sé, da soli, e lo specchio a volte si stanca. Mille pezzi. Maschilismo imperante trasuda. E le donne manco più se ne accorgono, quasi compiaciute di tanta attenzione. Ma si parla di dee inesistenti, non di donne. Esseri umani. Mah, contente voi.

Sono stanco. E mi lamento. E mi lamento di lamentarmi. E mi stufo di lamentarmi. <E se l’inverno dicesse: “in me c’è la primavera”, chi gli crederebbe?>, dice Gibran. Sto sulla spiaggia a guardare il mare che inutilmente spuma. Non ha senso tutto ciò, ma percepisco, dunque sono in questa dimensione. Atomo pulsante. Elettricità spenta. Libertà anarchica.

I concetti. I concetti dei concetti. Il concetto d’illusione e l’illusione del concetto. Mente. Una parola già dimenticata. Puzza di sinapsi. Lampadina rotta.

Il tramonto, ecco il tramonto. Grazie. Vorrei condividerlo. Bach che dà poca gioia. E così muta anche il tramonto. Colori increduli di partecipare a questo spettacolo. Gli attori lasciano il palco. Una morte. Ed ecco le stelle. Il gran carro per primo. Una nascita. Solo la mente a dividerli. Gli opposti fanno l’amore.


A.
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Vecchio 02-09-2007, 17.47.40   #2 (permalink)
..Tra le righe..
 
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Essere (!)

Più che <Essere in cammino>
direi : <Essere>.

<< Tutta la felicità passata, presente e
futura deriva dal conoscere la nostra
mente, perché è proprio lì che tutto
quanto ha origine. Viceversa, tutta la
sofferenza passata, presente e futura
deriva dall’ignorare la natura della nostra
mente e di tutte le nostre esperienze

Le nuvole non hanno il potere
di modificare o deteriorare la natura del
cielo; allo stesso modo, i veli che
oscurano la nostra natura di buddha non
sono un elemento permanente,
connaturato alla mente o capace di
danneggiarla in modo definitivo.

Meditare non significa isolarsi dalla
realtà, fabbricando un’esperienza
artificiosa. Al contrario: significa indagare
sulla realtà delle nostre proiezioni – dei
nostri modi di interpretare quello che ci
accade – e scoprire la nuda naturalezza
della nostra vera condizione, lo stato
primordiale. Questo, essendo al di là del
pensiero dualistico, non può essere
descritto in parole, ma dev’essere
sperimentato direttamente, incontrato
faccia a faccia nella pratica della
meditazione; una volta riconosciutolo,
meditare significa semplicemente
rendere stabile la sua presenza. In
realtà, siamo sempre alla presenza
della nostra natura di buddha; ciò che
vogliamo rendere stabile è il suo
riconoscimento. Dunque meditare
significa tuffarsi nell’autentica realtà
della nostra condizione, lasciando
cadere tutte le elaborazioni fabbricate
dalla “catena di montaggio” dei nostri
pensieri.Sono queste elaborazioni (i
filtri fra noi e la nuda esperienza) a
essere “irreali”.
Conoscere la mente e il suo stato
naturale, significa poter attingere alla
sorgente inesauribile della gioia e della
libertà.

Non esiste gioia più alta di
quella che nasce spontaneamente
dall’esperienza dello stato assoluto,
senza dipendere da cause e condizioni
passeggere.
Non esiste libertà più
grande della libertà dalla confusione e
dalle abitudini mentali negative – le
vere cause della nostra stessa
infelicità.

(Fra i quattro modi di imparare, scrivere
è quello migliore.
Quindi io, che ho ricevuto il nome
Chönyi Dorje, ho scritto queste cose
ripetendo come un pappagallo le parole
dei grandi maestri realizzati,
non per insegnarle, ma per poterle
imparare io stesso.
Grazie alla forza ispiratrice del Lama
dei Tre Gioielli,
possa io realizzare veramente quello
che c’è scritto qui
e possano beneficiarne in molti.)


da "Una via di gioia e libertà"

http://www.vajrayana.it/all/Gioiaeliberta.pdf



Nessuna parola avrebbe donato più lume al mio spirito in questo momento..
Grazie, Nexus!

Gyta
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<< Alice contemplò il fungo pensosamente per un minuto,
cercando di indovinare quali fossero i due lati del fungo,
e siccome era perfettamente rotondo, il problema non era di facile soluzione.
Comunque, alla fine allargò le braccia e tendendole il più possibile,
abbracciò il fungo e ne staccò dal bordo un pezzettino per parte con ciascuna mano.
"E adesso, quale pezzetto per quale direzione?" -si chiese.. >>
(Carroll)
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Vecchio 03-09-2007, 11.14.50   #3 (permalink)
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Smile Grazie a Te, Gyta...

Da addormentato, cioè appena sveglio, con gli occhi ancora pieni di sonno... ... un pensieroemozione per Te...


Era solo ieri che pensavo di essere un frammento tremante e senza ritmo nella sfera della vita.
Adesso so di essere io la sfera, e tutta la vita si muove dentro di me in ritmici frammenti.
Al loro risveglio mi dicono: <Tu e il mondo in cui vivi non siete che un granello di sabbia sulla spiaggia infinita di un infinito mare>.
Ed io, nel mio sogno, dico loro: <Io sono il mare infinito, e tutti i mondi non sono che granelli di sabbia sulla mia spiaggia>.
Una sola volta mi fecero ammutolire. Fu quando un uomo mi chiese: <Chi sei tu?>.


Kahlil Gibran (da “Sabbia e schiuma”)


Fluidamente muto
come goccia nel mare
e mare nella goccia...
accetto lo spumare delle onde
mi arrendo all'infinito che le muove
e dalle quali scaturisce ai nostri occhi
nel medesimo presente...

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Vecchio 03-09-2007, 18.36.20   #4 (permalink)
..Tra le righe..
 
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Messaggi: 2,247
Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
<Io sono il mare infinito, e tutti i mondi non sono che granelli di sabbia sulla mia spiaggia>.
(Kahlil Gibran)


..

La vostra anima è sovente un campo di battagli
dove giudizio e ragione muovono guerra all'avidità e alla passione.
Potessi io essere il pacificatore dell'anima vostra,
che converte rivalità e discordia in unione e armonia.
Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori,
anzi gli amanti di ogni vostro elemento?

La ragione e la passione sono il timone e la vela
di quel navigante che è l'anima vostra.
Se il timone e la vela si spezzano,
non potete far altro che, sbandati, andare alla deriva,
o arrestarvi nel mezzo del mare.
Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona,
e la passione è una fiamma che, incustodita,
brucia fino alla sua distruzione.
Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta,
affinché essa canti,
E con la ragione diriga la passione,
affinché questa viva in quotidiana resurrezione,
e come la fenice sorga dalle proprie ceneri.

Vorrei che avidità e giudizio fossero per voi
come graditi ospiti nella vostra casa.
Certo non onorereste più l'uno dell'altro,
perché se hai maggiori attenzioni per uno perdi la fiducia di entrambi.
Quando sui colli sedete alla fresca ombra dei pallidi pioppi,
condividendo la pace e la serenità dei campi e dei prati lontani,
allora vi sussurri il cuore:
"Nella ragione riposa Dio".
E quando infuria la tempesta e il vento implacabile scuote la foresta,
e lampi e tuoni proclamano la maestà del cielo,
allora dite nel cuore con riverente trepidazione:
"Nella passione agisce Dio".
E poiché siete un soffio nella sfera di Dio e una foglia nella sua foresta,
voi pure riposerete nella ragione e agirete nella passione.

(Gibran)



da http://<br /> http://www.newsky.it/...eepassione.htm



Gyta
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Vecchio 11-09-2007, 01.42.43   #5 (permalink)
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Sequenze...

Parole che mi scoppiano nella testa. Io sono questo, quello. Non sono questo, non sono quello. Come vaneggiamenti di un mondo stanco. Non so. Forse c’è qualcosa che non va. Sono la mente. Non sono nella mente. Dove sta la mente. Sta dappertutto eppure in nessun posto. La mente non esiste, eppure esiste. La forma è vuoto, eppure il vuoto è forma. Coincidenza di neurotrasmettori che tentano di dirmi qualcosa. Non sei nulla di tutto ciò. La parola erra errando. Aspiro a mettere in parole il nulla, eppure il tutto. Mento. Prima persona singolare presente indicativo di mentire. Nonostante ciò, sento. Sono è pretesa già di troppo.

°°°

Come muto, basta una canzone. Una canzone che evoca tristi tramonti. Me ne sto malinconico ad osservarlo inutilmente. Un pezzo vibrante e gaio. Riprendo ogni energia che pareva scordata. E poi Battiato e volo lontano, molto lontano. Cerca di inseguire il sacro quando dorme. Evoca sogni. Atlantide perduta. Quale senso ha questa identità così mutevole eppure così necessaria? Sembra a volte si sciolga nella realtà. Altre volte punto d’orgoglio si inerpica in paradisi inesistenti. Pungolo d’infinito.

Che potere hanno queste note? Che potere ha l’aria che respiro? Sono questo. Quello. Non sono nulla. Ombra già fuggita via. Il centro di gravità permanente. Dove sta? In nessun luogo. Qui dentro da qualche parte. Apro cassetti polverosi e disordinati. Disorientato.

°°°

Muto muto. Un bagliore. Sorpreso. Una scintilla. Ancora. Che accade? Solo simboli senza significato. La parola si perde. Cerco di comprendere. E la sensazione termina. E riprende il solito flusso ininterrotto di pensieri. Memorie, spesso memorie in questi giorni. Vorrei il candore soffice della neve. Quel silenzio. Vorrei la mia spiaggia piena di sole e di luna. Vorrei la scogliera. Il sole pomeridiano che luccica sulle onde e fiammeggia in mille scintille. Vorrei la vegetazione che mangia la spiaggia. La sabbia ai lati delle strade. La non curanza del tempo, dimentico di noi. L’acqua calda e torbida di pomeriggio. Vorrei gli arancini di riso, mangiati dopo cena. Vorrei andare alla ricerca delle conchiglie in riva al mare. Preziosi e bellissimi doni. Vorrei i suoni ed i rumori dell’antica giostra vicino casa. Un tuono squarciò tremendamente il cielo, mentre leggevo, ascoltavo musica. Mi ricordo come fosse ieri. Ora.

Lacrime. Ancora. E sono stanco. Quel pezzo dei Sigur Ros. Cosa c’è in quel pezzo? Osservo. Tento. Cosa fa emergere dalle mie profondità? C’è un buio di dolore, un abisso di non senso, pronto ad avvolgermi. Eppure c’è una luce pronta ad abbagliarmi. Mente. Cammino sul cielo pesante. La mente decide. La mente piange. La mente ride. La mente crea.

Mi attrae quel buio, eppure posso essere altrimenti. Lotto. Contro il futuro. Contro il passato. Ed il presente non è che sogno. Forse questo il problema. Lasciarmi andare. Arrendermi. Non rifiutare nulla, nessuna di queste parole. Accettare tutto. Sì, essere l’amante di ogni mio singolo elemento.

Ma quelle note. Cosa evocano quelle note. Come sogni perduti mi vogliono dire qualcosa. Io sono qui. Io sono qui. Io sono. Il flusso delle parole ora. La musica. Questa tenue luce che sa d’incenso. Avvolgimi. Sì, dico a te. Penetrami e fammi esplodere in migliaia di scintille di luce. Voglio ricompormi. Da nuovo. Voglio scivolare via. Lontano. Sorridere.

°°°


Voglio che il soffitto della mia casa sia il cielo. Che il pavimento in cui cammino sia la nuda terra. Che il mio giaciglio sia il dolce abbraccio delle radici di un albero. Voglio sciacquarmi il viso con l’acqua fresca di un ruscello di montagna. Voglio sciogliermi nel mio mare appena increspato dal vento.

°°°

Cosa è questa cosa che vedo?

Vedo cosa significa? E cosa?

Domande nell’oscurità di un mattino di là da venire.


A.
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Vecchio 11-09-2007, 02.20.13   #6 (permalink)
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Lievemente le mie note accrescono il desiderio. Incostante pongo tranelli tra me e me. Granelli liquidi d’oro. E non posso comunicare, se non attraverso queste parole. Non posso per non fare del male. Non posso per non stare ancor più male. Non saprei, in verità, che dire. E quando non si ha che dire, non si può comunicare. E mi rendo conto che possono venire, queste parole, prese per filosofia. E se la filosofia odora di sangue, sudore, lacrime, allora sì, è filosofia.

Ma non me ne frega più un ***** delle parole. Tutto è uguale a tutto. Tutto l’universo in una parola inutile. Soffio sopra e già è spersa nel vento, come quei fiori bianchi che si usavano per esprimere i desideri. Ed ora voglio glorificare tutta questa inutilità. Tanto ci sono. Sento. Glorificare questa assenza, senza pretese, né attese. Solo l’inutilità creativa del caos.


A.
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Vecchio 02-10-2007, 17.56.13   #7 (permalink)
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Il mondo a testa in giù.

La potenza a denominatore nell’espressione della forza di Coulomb deve essere due. Né un’anticchia in più né una in meno. Sennò un bel casino. Tutta un’altra cosa. Vabbè una semplice altra cosa. Le coppie di materia-antimateria si dispongono come tanti petali intorno ad un nucleo, diventa un fiore un bel fiore, proprio un bel fiore. Mi è sempre piaciuto il suo profumo, la sua fragranza. E’ stata l’unica maledetta cosa a confortarmi, in assenza del resto. Ed ora? Ora pare ci sia io, ma quella fragranza è sparita. Sono sparite le autofunzioni dell’atomo di idrogeno, lunghe un intero rigo, gli elettroni che trattavo come tante pecorelle, forse si saranno risentiti e mi hanno abbandonato. Il vuoto, l’assenza al loro posto. Ma anch’esso è pieno di tante cose.

Il vuoto non esiste, così come non esiste nulla di pieno. Solo infinite sfumature tra gli opposti. I neutrini come li fermi quelli? Non se ne fregano un ***** loro, ti attraversano in un nulla attraversando ciò che per loro è il nulla, noi. E miliardi di fotoni colpiscono la mia retina in quest’istante. Segnali elettrici nel nervo ottico. E poi la magia nel cervello. Milioni, miliardi di neuroni. Sento proprio poche endorfine in questo momento. La forma è vuoto. La forma è vuoto. Eppure è una bella forma.

Screziavo d’infinito turbini di pensieri. Equazioni. Come caramelle. Overdosi. Ore 23:30. Che mai significherà il principio di indeterminazione di Heisenberg? Che tutto è maledettamente mescolato. Aspettando che il protone decada. E quando mai, è una parola! Non s’è mai visto! Viaggia antimateria nel mio cervello. Venite a cercarla qui, altro che confinare gli antiatomi. Qui c’è un anticervello che non può far altro che annichilarsi.

Che mai significherà che i corpi determinano la struttura dello spaziotempo? Che tutto è maledettamente collegato. Che tutto è uno. E dividiamo, dividiamo pure, dunque. Superconduttori ad alte temperature si mescolano con piccoli diodi ad equazioni di campo relativisticamente invarianti. Ed il nitruro di gallio chissà se ancora produce luce blu. Quel bellissimo blu. Elettrico. Tanto i dvd da 25 giga ancora non se li compra nessuno. Che ci facevo con la progettazione elettronica, io? Che ci facevo in quella sauna di stanza già ad aprile, con quelle amebe pelate? Al massimo so come oscilla un circuito RLC, cosa volete, cosa volete da me, cosa diavolo volete che ne sappia degli amplificatori operazionali!

Rinchiuso in una gabbia di Faraday. Si sta bene elettricamente scarichi. Schifato anche dagli elettroni. Ci respingiamo a vicenda. La massa non è energia, non lo è, come comunicarlo, accidenti? Il povero Boltzmann l’hanno fatto suicidare, il reale padre della quantistica, era debole, accidenti, contro quegli ******* d’accademici. Tutto era continuo, natura non fecit saltus. Il saltus lo fa eccome e dio gioca a dadi ed è pure un gran baro. Si diverte tanto secondo me. Ludwig, accidenti, e la tua entropia.

La Coscienza Cosmica sta alla verità tanto quanto il gatto sta a Schrodinger. Il vedantino. E Bohr il taoista. ***** spiegatelo per krishna, con un corso di filosofia insieme ad analisi I che non ne sapete una mazza. Ed invece no, da soli con il teorema dei tre carabinieri. Ognuno per sé e dio per nessuno. Mi piaceva l’odore dei metodi matematici al mattino, così come a Kilgore quello del napalm. Nient’altro che distruzione. Creazione e distruzione. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Ancora seguitano a ripetere questa pappardella. Vallo a dire ad un fotone che crea una coppia elettrone-positrone. Vaglielo a dire. Trovalo. Qualcosa avviene prima. Qualcos’altro dopo. Ed il tempo, che ***** è il tempo? Ogni ***** di teoria dice la sua e nessuno ne sa nulla. Ma forse nulla avviene prima né dopo, tutto viene creato e non creato ora, in quest’istante, ogni cosa. Ogni maledetta cosa, così nulla nasce, nulla muore, il fotone è sempre lì, giulivo della sua immortalità.

Nient’altro che parole. Solo parole spente per trastullarci in questo presente.

...
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Vecchio 10-10-2007, 15.17.02   #8 (permalink)
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Apocalypse... Now...


"Avvampando gli angeli caddero
profondo il tuono riempì le loro rive
bruciando con i roghi dell’orco.
"

(il replicante Roy-Rutger Hauer nel film "Blade Runner" -1982-)
Immagini allegate
Tipo file: jpg Roy.jpg (26.2 KB, 30 visite)
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Vecchio 10-10-2007, 15.17.57   #9 (permalink)
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Messaggi: 1,952
"Sezionatori d'anime giocano con il bisturi
Maggioranze boriose cercano furbi e stupidi
Sobillano i malvagi aizzano i violenti
E gli invidiosi indispongono

Intanto Paolo VI non c'è più
E' morto Berlinguer
Qualcuno ha l'aids
Qualcuno il pre
Qualcuno è post senza essere mai stato niente

Nienteee!!

Cerco le qualità che non rendono
In questa razza umana
Che adora gli orologi
E non conosce il tempo
Cerco le qualità che non valgono
In questa età di mezzo

Ha conati di vomito la terra
E si stravolge il cielo con le stelle
E non c'è modo di fuggire
E non c'è modo di fuggire mai
Mai!

Svegliami svegliami svegliami...

Io sono perso sono confuso
Tu fammi posto allarga le braccia
Dedicami la tua notte
La notte successiva
E un'altra ancora
Dedicami i tuoi giorni
Dedicami le tue notti
Oggi domani ancora
Stringimi forte coprimi avvolgimi
Di caldo fiato scaldami di saliva rinfrescami
Vorrei morire oraaa!!

Intanto Paolo VI non c'è più
E' morto Berlinguer
Qualcuno ha l'aids
Qualcuno il pre
Qualcuno è post senza essere mai stato niente

E trema e vomita la terra
Si capovolge il cielo con le stelle
E non c'è modo di fuggire
E non c'è modo di fuggire mai mai

Svegliami svegliami
Svegliami...

Vieni vieni vieni
Vieni vieni vieni
(E trema e vomita la terra)
Vieni vieni vieni
(Si capovolge il cielo con le stelle)
Vieni vieni vieni
(Arde di sete e vomita la terra)
Vieni vieni vieni
"

Svegliami (Perizia Psichiatrica Nazionalpopolare)

CCCP Fedeli alla linea (dall'album "Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio – Sezione Europa" -1988-)
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Vecchio 10-10-2007, 15.18.40   #10 (permalink)
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Messaggi: 1,952
"Passammo l'estate
su una spiaggia solitaria
e ci arrivava l'eco di un cinema all'aperto
e sulla sabbia un caldo tropicale
dal mare.
E nel pomeriggio
quando il sole ci nutriva
di tanto in tanto un grido copriva le distanze
e l'aria delle cose diventava
irreale.

Mare mare mare voglio annegare
portami lontano a naufragare
via via via da queste sponde
portami lontano sulle onde.

A wonderful summer
on a solitary beach
against the sea
le grand hotel Sea-Gull Magique
mentre lontano un minatore bruno
tornava.

Mare mare mare voglio annegare
portami lontano a naufragare
via via via da queste sponde
portami lontano sulle onde.
"

Summer on a solitary beach

Franco Battiato (la versione live dall'album "Giubbe Rosse" -1989-, non quella originale da "La voce del padrone" -1981-)
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