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| Raccolta di poesie Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Emily Dickinson
Ciao a tutti
Ho scoperto Emily da poco tempo, sto leggendo le sue opere e la sua biografia. In tutte le sue poesie trovo una spiritualità profonda, la voglia di lasciare un'impronta nel mondo. Sono state pubblicate dopo la sua morte. Vorrei parlarne con voi! Grazie Vi@nne Conosco vite della cui mancanza Emily Dickinson Conosco vite della cui mancanza non soffrirei affatto - di altre invece ogni attimo di assenza mi sembrerebbe eterno. Sono scarse di numero - queste ultime - appena due in tutto - le prime molto di più di un orizzonte di moscerini. Che sia l'amore tutto ciò che esiste Emily Dickinson Che sia l'amore tutto ciò che esiste È ciò che noi sappiamo dell'amore; E può bastare che il suo peso sia Uguale al solco che lascia nel cuore. Per un istante d'estasi Emily Dickinson Per un istante d'estasi Noi paghiamo in angoscia Una misura esatta e trepidante, Proporzionata all'estasi. Per un'ora diletta Compensi amari d'anni, Centesimi strappati con dolore, Scrigni pieni di lacrime. Il mistero del dolore Emily Dickinson C'è un vuoto nel dolore: Non si può ricordare Quando iniziò, se giorno Ne fu mai libero. Esso è il proprio futuro E i suoi infiniti regni Contengono il passato, Illuminato a scorgere Nuove età di dolore. La speranza è un essere piumato Emily Dickinson La speranza è un essere piumato che si posa sull'anima, canta melodie senza parole e non finisce mai. La brezza ne diffonde l'armonia, e solo una tempesta violentissima potrebbe sconcertare l'uccellino che ha consolato tanti. L'ho ascoltato nella terra più fredda e sui più strani mari. Eppure neanche nella necessità ha chiesto mai una briciola - a me. Fra le mie dita tenevo un gioiello Emily Dickinson Fra le mie dita tenevo un gioiello Quando mi addormentai. La giornata era calda, era tedioso il vento E dissi "Durerà". Sgridai al risveglio le diata inconsapevoli La gemma era sparita. Ora solo un ricordo di ametista A me rimane O frenetiche notti! Emily Dickinson O frenetiche notti! Se fossi accanto a te, Queste notti frenetiche sarebbero La nostra estasi! Futili i venti A un cuore in porto: Ha riposto la bussola, Ha riposto la carta. Vogare nell'Eden! Ah, il mare! Se potessi ancorarmi Stanotte in te! La speranza è un essere piumato Emily Dickinson La speranza è un essere piumato che si posa sull'anima, canta melodie senza parole e non finisce mai. La brezza ne diffonde l'armonia, e solo una tempesta violentissima potrebbe sconcertare l'uccellino che ha consolato tanti. L'ho ascoltato nella terra più fredda e sui più strani mari. Eppure neanche nella necessità ha chiesto mai una briciola - a me. Ha una solitudine lo spazio Emily Dickinson Ha una solitudine lo spazio Solitudine il mare Solitudine la morte Ma queste saranno compagnie In confronto a quel punto più profondo Segretezza polare, Un'anima davanti a se stessa: Infinità finita
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Vi@nne Ovunque andiamo...ci siamo già |
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#2 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 16-09-2003
Messaggi: 17
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Ciao Vi@nne,
anch'io ho scoperto da poco Emily Dickinson della quale prima avevo solamente sentito il nome ( e pensavo che fosse un uomo!). E' da pochissimo che mi sono avvicinato alla poesia. Di Emily mi ha colpito soprattutto la biografia,il suo ritiro dal mondo,la scelta di vivere solo nella sua stanza. |
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#3 (permalink) |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 19-09-2003
Messaggi: 1
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A questo indirizzo si trova la biografia di Emily:
http://www.americanpoems.com/poets/e...ndex.shtml#bio Il sito è in inglese. Emily ricevette una educazione rigidamente puritana, padre autoritario, madre riservata e poco espansiva, la sua vita fu priva di eventi esteriori, salvo l’incontro e l’amore impossibile per il pastore protestante Wadsworth di Filadelfia, già sposato, amore determinante il suo atteggiamento verso la vita e che la portò quasi sull’orlo della pazzia. Si ritirò nella sua casa e non volle più avere contatti con il mondo, ad eccezione dei familiari, vivendo immersa in una continua atmosfera di misticismo e di follia, leggendo i grandi poeti, specialmente Shakespeare, meditando su Emerson, di cui aveva abbracciato le idee mistiche. Verso i 30 anni la Dickinson cominciò a scrivere, ma non volle pubblicare niente durante la sua vita. La poesia della Dickinson è essenziale: nessun abbandono alla grazia esteriore, al lenocinio della sillaba sonora, solo l’espressione delle meditazioni più profonde in immagini limpide e pure, solo la capacità di esprimere, attraverso una lingua rigorosa e sintetica, i sentimenti di compassione per il dolore di tutti gli uomini, la coralità del dolore, di dare libero sfogo, attraverso il canto, ai sentimenti più profondi, in cui la contemplazione del cielo si mescola al sentimento della terra e della natura. Notevole e interessante la sintassi usata, del tutto particolare, rotta, precorritrice di certi tentativi di superamento sintattico delle scuole estetiche del Novecento. E’ considerata la più grande poetessa lirica americana del XIX secolo. Dopo la sua morte vennero pubblicati i Poems by Emily Dickinson, i Poems Second Series, le Letters, i Poems Third Series. I curatori delle liriche, le raccolsero sotto i vari temi, dato che una sistemazione cronologica era difficile se non impossibile: vita, natura, amore, eternità, ecc. Si consideri che per poter scrivere 1775 poesie ci si deve isolare dal mondo, crearsi uno spazio di solitudine, un mondo interiore, un po' come fece Giacomo Leopardi. (Cagliostro) |
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#4 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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In una vita svolta fra casa e chiesa incontra il reverendo Charles Wadsworth, sposato e con figli, che diventerà la sua stella fissa per sempre nella sua immaginazione, per il quale scrive molte poesie:
Io canto per riempire l'attesa: annodarmi la cuffia, richiudere la porta di casa, nient'altro mi resta da fare, finché risuoni vicino il suo passo, e insieme si cammini verso il giorno, narrandoci a vicenda come abbiamo cantato per scacciare la tenebra. Negli anni egli fa qualche breve visita in casa di Emily. Per lei sono lampi d'insostenibile luce. Più tardi un altro legame intellettuale e affettivo importante fu il giudice Lord, amico del padre. Si trattò comunque di una storia platonica. Se Emily non fosse stata scoperta da due importanti critici letterari, Thomas Higgins, che lei considerò suo maestro, ed Helen Jackson non avrebbe mai pubblicato. Infatti in vita pubblicò solo tre poesie (anonime) fra le centinaia che aveva scritto, tanto era gelosa dei suoi sentimenti e per niente desiderosa di notorietà. La sua fama si affermò quasi subito dopo la sua morte avvenuta nel 1886 a 56 anni, perché, come lei dice in uno dei suoi epigrammi: "il potere e la groria sono doni per dopo la morte". E la morte non fa paura a chi vive con tanta intensità interiore.
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Vi@nne Ovunque andiamo...ci siamo già Ultima modifica di Vi@nne : 21-09-2003 alle ore 13.55.42. |
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#5 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 16-09-2003
Messaggi: 17
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Anche se nei primi anni della sua vita è possibile scorgere in lei un atteggiamento gioioso e pieno di incanto e di interesse per il mondo che la circonda, fu precocemente attratta dal mistero della morte, pensosa e tendente ad appartarsi.
La sua vita fu pesantemente segnata dalla morte di persone care e da amori infelici. Fu incapace di conformarsi alle regole della società del tempo e ne soffrì, nutriva ad esempio una profonda avversione per le faccende domestiche e non riuscì ad accettare le rigide restrizioni che la religione imponeva. Grande fu il suo interesse e l'amore per la natura: i giardini, i fiori, i piccoli animali e i fenomeni atmosferici, saranno tra gli argomenti da lei preferiti. Nonostante considerasse le amicizie il suo "vero tesoro inestimabile", intorno ai trent'anni incomincia a vestire solo di bianco e a non uscire più da casa, vivendo in assoluto isolamento, rifiutando di presentarsi alla vista di coloro i quali la andassero a trovare. Sempre più forte nel tempo divenne l'attaccamento per la sua casa, unico posto dove si sentisse sicura. Netta è, in molte sue poesie, la sensazione di una vita vista dalla finestra. Interruppe gli studi perchè la lontananza dalla famiglia la deprimeva, e in seguito arrivò a rifiutare inviti ad andare a trovare amici o parenti, adducendo la paura che i suoi cari morissero mentre era via. Fu questo un bisogno di protezione e una difficoltà a diventare adulta, quasi un vero e proprio rifiuto; una eccessiva tensione nervosa e sensibilità. Gli estranei le incutevano paura e per gli amici provava un affetto "fatto più di apprensione che di pace". Questi squilibri emotivi, che culmineranno anche in un collasso nervoso, hanno fatto chiedere a molti come mai non sia scivolata nella pazzia. Nonostante l'insistenza di amici e di esponenti della cultura del tempo, si oppose sempre alla pubblicazione delle sue poesie. Infatti solo pochissime lo furono mentre fu in vita. Muore all'età di 56 anni. |
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#6 (permalink) |
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silenzio-sa
Data registrazione: 01-04-2002
Messaggi: 157
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"Io inventerò per te la rosa"...
Lei è dolce, molto. L'ho letta di recente, si è insinuata in silenzio in un mio lungo pomeriggio di settembre. Troppa morte di piccole cose, troppa attesa, però. La sua vita riflette assolutamente la sua personalità ![]()
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...e fà in modo che non mi considerino un dio...sono solo un gabbiano, e mi piace volare... |
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Si paragona nei suoi versi all'ape, l'emblema di una ricerca testarda ed ostinata: vive trangugiando il nettare floreale da cui estrae il suo miele. Visse della sua poesia e morì semiparalizzata, in stato di depressione psichica ma è diventata poi un mito e la sua casa nel New England è meta di pellegrinaggi. Nadia Fusini che vi è andata devotamente ("Della sua vita so, credo, tutto. Della sua poesia conosco ogni singolo verso": scrive su Leggere del giugno 1988) immagina che essa fosse posseduta da un "daimon", da una identità misteriosa e oscura: "Vissi di paura - / a chi, sa / lo stimolo che viene / dal pericolo - Ogni altro impulso : è fiacco e senza vita...".
Sarei forse più sola senza la mia solitudine. Sono abituata al mio destino. Forse l’altra-la pace- potrebbe spezzare il buio e riempire la stanza- troppo stretta per contenere il suo sacramento. La speranza non mi è amica- come un’intrusa potrebbe profanare questo luogo di dolore- con la sua dolce corte. Potrebbe essere più facile affondare-in vista della terra- che giungere alla mia limpida penisola per morire-di piacere. (E. Dickinson)
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Vi@nne Ovunque andiamo...ci siamo già |
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#9 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 479
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Se dovessi scegliere un'immagine, per definire chi sia il Poeta, quest'immagine non potrebbe avere che il volto di Emily...Emily Dickinson.
E' un parere ovviamente personale, ma trovo superiore a quella di chiunque altro la capacità di questa donna, che nulla in fondo aveva vissuto, di trasfondere nei propri versi il puro distillato di ogni esperienza...della gioia, della malinconia, dell'impertinenza buffa o sarcastica, della passione, della tenerezza...fino, naturalmente, alle lande glaciali ed estreme del dolore, a cui presta parole che hanno il dono di sfiorare l'Ineffabile. E, infine e soprattutto, la familiarità di Emily con il Mistero. Potrei dire che, per la vergine Emily, il vero amante fu il Mistero, che lei corteggiò e da cui fu corteggiata in un sodalizio che durò tutta la vita. E che le impedì di valicare l'uscio della casa paterna per restargli fedele, serbandosi inaccessibile a quelle prosaiche frequentazioni mondane che potessero svilirne il genio visionario. "Chi conosce giganti con uomini minori è timido, incompleto". |
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#10 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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E. Dickinson (1830-1886)
Se in autunno tu venissi da me caccerei l’estate un pò sorridente - un pò irritata - come la massaia scaccia una mosca. Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli dei mesi - li metterei in cassetti separati per paura che i numeri si confondano. Se l’attesa fosse soltanto di secoli li conterei sulla mano sottraendo finché non mi cadessero le dita nel paese di Van Dieman. E se fossi certa che finita questa vita la mia e la tua continueranno a vivere getterei la mia come una buccia e sceglierei con te l’eternità. Ma ora - incerta sulla durata del tempo - che ci separa, la cosa m’inquieta, come l’ape folletto, che non avverte quando pungerà.
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Vi@nne Ovunque andiamo...ci siamo già |
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