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Vecchio 24-01-2004, 19.13.23   #1 (permalink)
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
Mario Luzi

Vita che non osai chiedere e fu,
mite, incredula d'essere sgorgata
dal sasso impenetrabile del tempo,
sorpresa, poi sicura della terra,
tu vita ininterrotta nelle fibre
vibranti, tese al vento della notte...
Era, donde scendesse, un salto d'acque
silenziose, frenetiche, affluenti
da una febbrile trasparenza d'astri
ove di giorno ero travolto in giorno,
da me profondamente entro di me
e l'angoscia d'esistere tra rocce
perdevo e ritrovavo sempre intatta.

Tempo di consentire sei venuto,
giorno in cui mi maturo, ripetevo,
e mormora la crescita del grano,
ronza il miele futuro. Senza pausa
una ventilazione oscura errava
tra gli alberi, sfiorava nubi e lande;
correva, ove tendesse, vento astrale,
deserto tra le prime fredde foglie,
portava una germinazione oscura
negli alberi, turbava pietre e stelle.

Con lo sgomento d'una porta
che s'apra sotto un peso ignoto, entrava
nel cuore una vertigine d'eventi,
moveva il delirio e la pietà.
Le immagini possibili di me,
passi uditi nel sogno ed inseguiti,
svanivano, con che tremenda forza
ti fu dato di cogliere, dicevo,
tra le vane la forma destinata!
Quest'ora ti edifica e ti schianta.

L'uno ancora implacato, l'altro urgeva -
con insulto di linfa chiusa i giorni
vorticosi nascevano da me,
rapidi, colmi fino al segno, ansiosi,
senza riparo n'ero trascinato.
Fosti, quanto puoi chiedere, reale,
la contesa col nulla era finita,
spirava un tempo lucido e furente,
senza fine perivi e rinascevi,
ne sentivi la forza e la paura.
Una disperazione antica usciva
dagli alberi, passava sulle tempie.
Vita, ne misuravi la pienezza,
vita tu irreparabile, dovuta,
prima ancora che accolta già caduta
fuori di me, nel fiume indifferente.


Inizio con questa poesia una piccola 'antologia' luziana; chi vuole contribuire è benvenuto/a.
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Vecchio 24-01-2004, 19.59.03   #2 (permalink)
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Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
Mario Luzi
L'immensità dell'attimo

Quando tra estreme ombre profonda
in aperti paesi l’estate
rapisce il canto agli armenti
e la memoria dei pastori e ovunque tace
la segreta alacrità delle specie,
i nascituri avallano
nella dolce volontà delle madri
e preme i rami dei colli e le pianure
aride il progressivo esser dei frutti.
Sulla terra accadono senza luogo
senza perché le indelebili
verità, in quel soffio ove affondan
leggere il peso le fronde
le navi inclinano il fianco
e l’ansia de’ naviganti a strane coste,
il suono d’ogni voce
perde sé nel suo grembo, al mare al vento.
__________________
Vi@nne
Ovunque andiamo...ci siamo già

Vi@nne is offline  
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Vecchio 25-01-2004, 11.47.53   #3 (permalink)
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Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
Nell'imminenza dei quarant'anni

Il pensiero m'insegue in questo borgo
cupo ove corre un vento d'altipiano
e il tuffo del rondone taglia il filo
sottile in lontananza dei monti.

Sono tra poco quarant'anni d'ansia,
d'uggia, d'ilarità improvvise, rapide
com'è rapida a marzo la ventata
che sparge luce e pioggia, son gli indugi,
lo strappo a mani tese dai miei cari,
dai miei luoghi, abitudini di anni
rotte a un tratto che devo ora comprendere.
L'albero di dolore scuote i rami...

Si sollevano gli anni alle mie spalle
a sciami. Non fu vano, è questa l'opera
che si compie ciascuno e tutti insieme
i vivi i morti, penetrare il mondo
opaco lungo vie chiare e cunicoli
fitti d'incontri effimeri e di perdite
o d'amore in amore o in uno solo
di padre in figlio fino a che sia limpido.

E detto questo posso incamminarmi
spedito tra l'eterna compresenza
del tutto nella vita nella morte,
sparire nella polvere o nel fuoco
se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.
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Vecchio 27-01-2004, 13.56.59   #4 (permalink)
Ospite abituale
 
L'avatar di basil
 
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
In fuga su quel cristallo,
di passata su quel cielo
che il viso ne rimanda –
così tagliano il vento
e la febbre del crocicchio.
Brucia, una, profonde
offerta e desiderio,
l’accortezza presente la consuma
tutta compiutamente.
Affonda l’altra nel tuo
un suo sguardo divagante,
ti mette a parte
d’un male
antico che neppure lei conosce
e porta come retaggio,
come retaggio tramanda.

Due lampi – o una sola vampa?
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Vecchio 28-01-2004, 10.51.35   #5 (permalink)
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Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
Interno

Si filtra le domeniche di sole nelle valli
nascoste, si sciama, se ne torna
paghi con fiori e tirsi da mettere nei vasi
agli angoli o alla luce dei vetri sulla madia.

Perdo il segno di questo libro aperto
dei mesi, degli anni. Rido, vedo
se levo il capo due finestre vive
dove vibra l'attesa delle rondini
e te che innalzi questi trofei lievi.

Un giorno, quale giorno? tra questa primavera
e quest'inverno, un anno tra i tanti anni,
tu ed io e tra noi due nostro figlio,
da stanza a stanza questo lume limpido.
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Vecchio 30-01-2004, 22.27.00   #6 (permalink)
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Messaggi: 361
Calava a picco su di lui il verdetto
o incubava nel sangue, maturava
nel chiuso della mente?
aprire ali, vele, cuori, mettersi
in movimento. Verso dove? “Dove”
non ce n’era. Luogo non esisteva.
In quel punto di luce e di fusione
veniva meno il tempo
e ogni frontiera
tra perdita ed acquisto,
tra calcolo e dispendio.
Nondimeno: in movimento!
questo era, da chi mai? il comando.
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Vecchio 03-02-2004, 17.24.08   #7 (permalink)
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
Ah tu non resti inerte nel tuo cielo
e la via si ripopola d'allarmi
poiché la tua imminenza respira contenuta
dal silenzio di lucide pareti
e dai vetri che fissano l'inverno.
Camminare è venirti incontro, vivere
è progredire a te, tutto è fuoco e sgomento.
E quante volte prossimo a svelarti
ho tremato d'un viso repentino
dietro i battenti d'un'antica porta
nella penombra, o a capo delle scale.
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Vecchio 06-02-2004, 11.53.34   #8 (permalink)
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Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
da: Il pensiero fluttuante della felicità

Finché una luce senza margini d'ombra
illumina l'oscurità del tempo,
risale ad uno ad uno i suoi tornanti
e mi accorgo di te entrata nella mia vita
neppure mi chiedo da che parte e quando
e se lo sei o invece non sei sorta
su dalla sua profondità di notte in notte affiorando.
- Che farà qui - mi dico mentre splendi
e sorridi un sorriso anche mio - forse
veglia su di me. Forse affina da sempre il mio pensiero
occupato da troppe parvenze e monco -
e ti guardo come sei, già nota
sebbene mai prima d'ora veduta
e stupisco che l'amore abbia questo volto interno.
basil is offline  
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