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| Raccolta di poesie Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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Mario Luzi
Vita che non osai chiedere e fu,
mite, incredula d'essere sgorgata dal sasso impenetrabile del tempo, sorpresa, poi sicura della terra, tu vita ininterrotta nelle fibre vibranti, tese al vento della notte... Era, donde scendesse, un salto d'acque silenziose, frenetiche, affluenti da una febbrile trasparenza d'astri ove di giorno ero travolto in giorno, da me profondamente entro di me e l'angoscia d'esistere tra rocce perdevo e ritrovavo sempre intatta. Tempo di consentire sei venuto, giorno in cui mi maturo, ripetevo, e mormora la crescita del grano, ronza il miele futuro. Senza pausa una ventilazione oscura errava tra gli alberi, sfiorava nubi e lande; correva, ove tendesse, vento astrale, deserto tra le prime fredde foglie, portava una germinazione oscura negli alberi, turbava pietre e stelle. Con lo sgomento d'una porta che s'apra sotto un peso ignoto, entrava nel cuore una vertigine d'eventi, moveva il delirio e la pietà. Le immagini possibili di me, passi uditi nel sogno ed inseguiti, svanivano, con che tremenda forza ti fu dato di cogliere, dicevo, tra le vane la forma destinata! Quest'ora ti edifica e ti schianta. L'uno ancora implacato, l'altro urgeva - con insulto di linfa chiusa i giorni vorticosi nascevano da me, rapidi, colmi fino al segno, ansiosi, senza riparo n'ero trascinato. Fosti, quanto puoi chiedere, reale, la contesa col nulla era finita, spirava un tempo lucido e furente, senza fine perivi e rinascevi, ne sentivi la forza e la paura. Una disperazione antica usciva dagli alberi, passava sulle tempie. Vita, ne misuravi la pienezza, vita tu irreparabile, dovuta, prima ancora che accolta già caduta fuori di me, nel fiume indifferente. Inizio con questa poesia una piccola 'antologia' luziana; chi vuole contribuire è benvenuto/a. ![]() |
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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Mario Luzi
L'immensità dell'attimo Quando tra estreme ombre profonda in aperti paesi l’estate rapisce il canto agli armenti e la memoria dei pastori e ovunque tace la segreta alacrità delle specie, i nascituri avallano nella dolce volontà delle madri e preme i rami dei colli e le pianure aride il progressivo esser dei frutti. Sulla terra accadono senza luogo senza perché le indelebili verità, in quel soffio ove affondan leggere il peso le fronde le navi inclinano il fianco e l’ansia de’ naviganti a strane coste, il suono d’ogni voce perde sé nel suo grembo, al mare al vento.
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Vi@nne Ovunque andiamo...ci siamo già |
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#3 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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Nell'imminenza dei quarant'anni
Il pensiero m'insegue in questo borgo
cupo ove corre un vento d'altipiano e il tuffo del rondone taglia il filo sottile in lontananza dei monti. Sono tra poco quarant'anni d'ansia, d'uggia, d'ilarità improvvise, rapide com'è rapida a marzo la ventata che sparge luce e pioggia, son gli indugi, lo strappo a mani tese dai miei cari, dai miei luoghi, abitudini di anni rotte a un tratto che devo ora comprendere. L'albero di dolore scuote i rami... Si sollevano gli anni alle mie spalle a sciami. Non fu vano, è questa l'opera che si compie ciascuno e tutti insieme i vivi i morti, penetrare il mondo opaco lungo vie chiare e cunicoli fitti d'incontri effimeri e di perdite o d'amore in amore o in uno solo di padre in figlio fino a che sia limpido. E detto questo posso incamminarmi spedito tra l'eterna compresenza del tutto nella vita nella morte, sparire nella polvere o nel fuoco se il fuoco oltre la fiamma dura ancora. |
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#4 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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In fuga su quel cristallo,
di passata su quel cielo che il viso ne rimanda – così tagliano il vento e la febbre del crocicchio. Brucia, una, profonde offerta e desiderio, l’accortezza presente la consuma tutta compiutamente. Affonda l’altra nel tuo un suo sguardo divagante, ti mette a parte d’un male antico che neppure lei conosce e porta come retaggio, come retaggio tramanda. Due lampi – o una sola vampa? |
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#5 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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Interno
Si filtra le domeniche di sole nelle valli
nascoste, si sciama, se ne torna paghi con fiori e tirsi da mettere nei vasi agli angoli o alla luce dei vetri sulla madia. Perdo il segno di questo libro aperto dei mesi, degli anni. Rido, vedo se levo il capo due finestre vive dove vibra l'attesa delle rondini e te che innalzi questi trofei lievi. Un giorno, quale giorno? tra questa primavera e quest'inverno, un anno tra i tanti anni, tu ed io e tra noi due nostro figlio, da stanza a stanza questo lume limpido. |
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#6 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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Calava a picco su di lui il verdetto
o incubava nel sangue, maturava nel chiuso della mente? aprire ali, vele, cuori, mettersi in movimento. Verso dove? “Dove” non ce n’era. Luogo non esisteva. In quel punto di luce e di fusione veniva meno il tempo e ogni frontiera tra perdita ed acquisto, tra calcolo e dispendio. Nondimeno: in movimento! questo era, da chi mai? il comando. |
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#7 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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Ah tu non resti inerte nel tuo cielo
e la via si ripopola d'allarmi poiché la tua imminenza respira contenuta dal silenzio di lucide pareti e dai vetri che fissano l'inverno. Camminare è venirti incontro, vivere è progredire a te, tutto è fuoco e sgomento. E quante volte prossimo a svelarti ho tremato d'un viso repentino dietro i battenti d'un'antica porta nella penombra, o a capo delle scale. |
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 16-08-2003
Messaggi: 361
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da: Il pensiero fluttuante della felicità
Finché una luce senza margini d'ombra
illumina l'oscurità del tempo, risale ad uno ad uno i suoi tornanti e mi accorgo di te entrata nella mia vita neppure mi chiedo da che parte e quando e se lo sei o invece non sei sorta su dalla sua profondità di notte in notte affiorando. - Che farà qui - mi dico mentre splendi e sorridi un sorriso anche mio - forse veglia su di me. Forse affina da sempre il mio pensiero occupato da troppe parvenze e monco - e ti guardo come sei, già nota sebbene mai prima d'ora veduta e stupisco che l'amore abbia questo volto interno. |
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