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Vecchio 08-02-2004, 19.17.23   #1 (permalink)
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Anne Sexton

Notte stellata
di Anne Sexton

La città non esiste
se non dove un albero dalle nere chiome scivola
come una donna annegata nel cielo caldo.
La città è silente. La notte in tumulto con undici stelle.
Oh stellata notte! E' così
che voglio morire.

Si muove. Sono vivi, tutti.
Perfino la luna si rigonfia nelle sue catene arancio
per schizzare, come un dio, bambini dal suo occhio.
Non visto il vecchio serpente s'inghiotte le stelle.
Oh stellata notte! E' così
che voglio morire:

dentro quella bestia notturna assalitrice
risucchiata da quel dragone, separata
dalla mia vita senza un affanno,
senza un gonfiore,
senza un lamento.

(Traduzione: L.D'Incà)
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Vecchio 09-02-2004, 21.47.46   #2 (permalink)
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Magia nera

Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza, come se iettatori e
pettegoli
e ortaggi non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell'essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio, così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e celebrare,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell'essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio, tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
Il cibo è troppo e nessuno è restato
a mangiare l'estrosa abbondanza.

Anne Sexton
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Vecchio 09-02-2004, 21.49.05   #3 (permalink)
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Giovane

Mille porte fa,
quando ero una ragazza sola
in una grande sala con quattro garage,
una notte d'estate se ricordo bene,
ero stesa sul prato
e sotto di me, increspato il trifoglio,
e sopra, distese, le stelle,
e la finestra di papà, semichiusa,
un occhio da cui passa chi dorme,
e le assi della casa
erano bianche e lisce come cera
e milioni di foglie sbattevano,
come vele sui loro strani gambi
e i grilli ticchettavano tutti insieme
e io, nel mio corpo nuovo fiammante,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e pensavo che Dio vedesse veramente
calore luce dipinta e gomiti
ginocchia sogni buonanotte.

Anne Sexton
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Vecchio 11-02-2004, 19.57.50   #4 (permalink)
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Casalinga

Certe donne sposano una casa.
Altra pelle, altro cuore
altra bocca, altro fegato
altra peristalsi.
Altre pareti:
incarnato stabilmente roseo.
Guarda come sta carponi tutto il giorno
a strofinar per fedeltà se stessa.
Gli uomini c'entrano per forza,
risucchiati come Giona
in questa madre ben in carne.
Una donna è sua madre.
Questo conta.

Anne Sexton
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Vecchio 16-02-2004, 20.59.29   #5 (permalink)
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ABITO NERO

Julia Kasdorf


Dignitosa come una nave da crociera, Maxine Kumin
passa tra la folla, grigia e slanciata,
già nonna ma ancora attraente,
e la mia mente va ad Anne Sexton -
vaso di sesso in una bara. Kumin dice
che per le letture avevano un abito in due
dividevano perfino le scarpe. Scarpini di vernice a punta,
calze fumé, e un tubino sbracciato da sera
rimbalzavano lunghe telefonate
tra le loro cucine di periferia
per concordare su chi lo avrebbe ritirato
in lavanderia, e su chi lo avrebbe usato prima
o lo avrebbe usato di più, come se il successo
si potesse condividere così, semplicemente,
quando leggevano erano entrambe così stupende
che la gente le confondeva, Sexton ci scherzava su
"Prenderebbero lucciole per lanterne!"
Voglio pensare che si dividessero
il desiderio dei lettori così come
dividevano le ambizioni -
una leggeva le sue nuove poesie
e l'altra al telefono tratteneva il fiato -.
o le disperazioni. Come mettevano in comune bimbi
e crisi di nervi come fanno le nostre snelle madri,
rigidi sorrisi e movimenti catturati
nelle foto, le loro braccia nude come pesci
irretiti nello scuro vassoio di un'abito.
Vorrei sapere come ha fatto Kumin a sopravvivere
alla sua bellezza, e come fa a continuare a scrivere da sola -
e infine come riesce a star là sfidando
chiunque voglia costruire una storia esemplare
dalla sua vita.


(Traduzione di Andrea Sirotti)


L'originale in Inglese:


BLACK DRESS

by Julia Kasdorf


Poised as a cruise ship, Maxine Kumin
passes through the crowd, willowy and gray,
someone's grandma by now but still lovely,
and my mind goes straight to Anne Sexton -
a sex pot in a coffin. Kumin says
they shared one reading outfit
down to the shoes. I see pointed pumps,
smokey hose, and a sleeveless cocktail sheath
shuttling between them, long phone calls
between suburban kitchens
to arrange who'd pick it up
at the cleaners, who needed it next
or who needed it most, as if success
could be shared that simply,
both of them knockouts at the podium
and so often mixed up, Sexton joked
"They can't tell the kook from the Jew!"
I need to believe they shared
the readers' desire as easily
as they shared their ambitions-
how they read each new line
to the other's breath on a Princess phone.
Or their despair-how they shared babies
and breakdowns as all our slim mothers
did, stiff smiles and shifts captured
in photographs, their bare arms like fish
tangled across a dress's dark platter.
I need to know how Kumin finally survived
her own beauty, and how she keeps writing alone-
how she finally stands here in defiance
of anyone who'd concoct a cautionary tale
of her life.


Piccolo dono per chi ama la poesia di Anne Sexton
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Vecchio 16-02-2004, 21.03.37   #6 (permalink)
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Quando l’uomo entra nella donna

Quando l’uomo
entra nella donna
come l’onda scava la riva,
ripetutamente,
e la donna, godendo, apre la bocca
e i denti le luccicano
come un alfabeto,
il Logos appare mungendo una stella,
e l’uomo
dentro la donna
stringe un nodo
perché mai più loro due
si separino
e la donna si fa fiore
che inghiotte il suo gambo
e il Logos appare
e sguinzaglia i loro fiumi.

Quest’uomo e questa donna
con la loro duplice fame
hanno cercato di spingersi oltre
la cortina di Dio, e ci sono
riusciti per un momento,
anche se poi Dio
nella sua perversione
scioglie il nodo.

Anne Sexton

...e i denti le luccicano come un alfabeto...
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Vecchio 21-02-2004, 21.34.06   #7 (permalink)
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… Al mio amante che torna da sua moglie

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d'artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t'incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S'occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s'è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l'ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un'occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt'e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera - per il richiamo -

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.


Anne Sexton


...semplicemente meravigliosa...
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Ultima modifica di Vi@nne : 21-02-2004 alle ore 21.39.00.
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Vecchio 22-02-2004, 20.58.44   #8 (permalink)
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La terra

Senza immagine Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro
o mangiarsi le unghie, e così via.

Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l'uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l'anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all'oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l'ha.

Gli occhi apri-e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l'anguilla cervello
– tavoletta cerata del mondo -
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono - e c'è il trucco -, i genitali,
zavorra dell'eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.

Lui non invidia più di tanto l'anima.
Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla
in un corpo e scendere quaggiù per farle
fare un bagno ogni tanto.

Anne Sexton
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Vecchio 01-03-2004, 22.04.27   #9 (permalink)
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Diciotto giorni senza te

1 dicembre

Al bacio d'addio
eri un poco accigliato.
Ora le luci di Cristo
scintillano sulla città.
Le spighe nel campo sono spezzate,
spezzate e imbrunite.
A fine d'anno lo stagno
abbassa la palpebra grigia.
Scintillano sulla città
le luci di Cristo.

Verde-gatto il ghiaccio s'adagia
sul prato di fronte a casa.
La cicuta è la sola cosa
giovane che resta. Te ne sei andato.
Stanotte sotto le coperte ho svernato
senza dormire finché venne l'alba
come un imbrunire e foglie di quercia
frusciavano come soldi, ostinate.
La cicuta è la sola cosa
giovane che resta. Te ne sei andato.

Anne Sexton
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Vecchio 11-03-2004, 22.50.48   #10 (permalink)
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Filo sottile

La mia fede
è un carico enorme
appeso a un filo sottile,
proprio come un ragno
appende i suoi piccoli a una tela fine,
proprio come dalla vite,
esile e rigida,
pendono grappoli
come occhi,
come molti angeli
danzano su una capocchia di spillo.

Dio non chiede troppo filo
per restare qui;
solo una venuzza
e sangue che vi scorra
e un po' d'amore.
Come qualcuno ha detto:
l'amore e la tosse
non si possono nascondere.
Neppure un colpetto di tosse
neppure un amore minimo.
Perciò se hai solo un filo sottile
a Dio non importa:
Lui te lo troverai tra le mani facilmente
proprio come una volta con dieci centesimi
ti potevi prendere una Coca.


Canto di luna, canto di donna


Vivo di notte,
mi sento morire la mattina,
vecchia lampada dall'olio consunto,
pallida ossuta emunta,
nessun prodigio o strabilianza.
Io sono malconcia e sfigurata
ma tu nell'armatura sei possente
e devo predispormi al tuo passaggio.
Io fui sempre una vergine
vecchia e butterata.
Prima che il mondo fosse io fui.

Son stata arancia dai pori dilatati
color carota e grassa sfatta,
contemplata dagli attoniti
ho lasciato calare le mie O crettate
sui mari di Venezia e di Mombasa.
Sul Maine mi sono riposata.
Come un jet nel Pacifico sono precipitata.
Sul Giappone fui spergiura.
Ho lasciato che il pendolo oscillasse,
la mia borsa rigonfia, la mia luce
dorata, dorata intermittenza
su voi tutto baluginasse.

Così se devi inquisirmi, fallo.
Dopotutto non sono artefatta.
Lungamente ti ho guardato,
d'amor panciuta o vuota
mostrando senza fine le mie fasi alterne
a te, a te mio freddo freddo
uomo tuta.
Tu devi solo chiedere, e te lo concederò.
E' praticamente garantito,
tu marcerai su me in me caserma.
Oh vieni veleggiando, vieni veleggiando
o tu lanciarazzi
o tu terrapieno
o tu proggettatore.
Sigillerò la beltà del mio grand'occhio,
quartier generale di un distretto,
casa di un sogno.

Anne Sexton
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