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| Raccolta di poesie Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Anne Sexton
Notte stellata
di Anne Sexton La città non esiste se non dove un albero dalle nere chiome scivola come una donna annegata nel cielo caldo. La città è silente. La notte in tumulto con undici stelle. Oh stellata notte! E' così che voglio morire. Si muove. Sono vivi, tutti. Perfino la luna si rigonfia nelle sue catene arancio per schizzare, come un dio, bambini dal suo occhio. Non visto il vecchio serpente s'inghiotte le stelle. Oh stellata notte! E' così che voglio morire: dentro quella bestia notturna assalitrice risucchiata da quel dragone, separata dalla mia vita senza un affanno, senza un gonfiore, senza un lamento. (Traduzione: L.D'Incà)
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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Magia nera
Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale, quali estasi e portenti! Come se mestrui bimbi ed isole non fossero abbastanza, come se iettatori e pettegoli e ortaggi non fossero abbastanza. Crede di poter prevedere gli astri. Nell'essenza una scrittrice è una spia. Amore mio, così io son ragazza. Un uomo che scrive è troppo colto e celebrare, quali fatture e feticci! Come se erezioni congressi e merci non fossero abbastanza; come se macchine galeoni e guerre non fossero già abbastanza. Come un mobile usato costruisce un albero. Nell'essenza uno scrittore è un ladro. Amore mio, tu maschio sei così. Mai amando noi stessi, odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli, ci amiamo preziosa, prezioso. Le nostre mani sono azzurre e gentili, gli occhi pieni di tremende confessioni. Ma quando ci sposiamo ci abbandoniamo ai figli, disgustati. Il cibo è troppo e nessuno è restato a mangiare l'estrosa abbondanza. Anne Sexton
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#3 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Giovane
Mille porte fa, quando ero una ragazza sola in una grande sala con quattro garage, una notte d'estate se ricordo bene, ero stesa sul prato e sotto di me, increspato il trifoglio, e sopra, distese, le stelle, e la finestra di papà, semichiusa, un occhio da cui passa chi dorme, e le assi della casa erano bianche e lisce come cera e milioni di foglie sbattevano, come vele sui loro strani gambi e i grilli ticchettavano tutti insieme e io, nel mio corpo nuovo fiammante, non ancora di donna, facevo domande alle stelle e pensavo che Dio vedesse veramente calore luce dipinta e gomiti ginocchia sogni buonanotte. Anne Sexton
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#4 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Casalinga
Certe donne sposano una casa. Altra pelle, altro cuore altra bocca, altro fegato altra peristalsi. Altre pareti: incarnato stabilmente roseo. Guarda come sta carponi tutto il giorno a strofinar per fedeltà se stessa. Gli uomini c'entrano per forza, risucchiati come Giona in questa madre ben in carne. Una donna è sua madre. Questo conta. Anne Sexton
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#5 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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ABITO NERO
Julia Kasdorf Dignitosa come una nave da crociera, Maxine Kumin passa tra la folla, grigia e slanciata, già nonna ma ancora attraente, e la mia mente va ad Anne Sexton - vaso di sesso in una bara. Kumin dice che per le letture avevano un abito in due dividevano perfino le scarpe. Scarpini di vernice a punta, calze fumé, e un tubino sbracciato da sera rimbalzavano lunghe telefonate tra le loro cucine di periferia per concordare su chi lo avrebbe ritirato in lavanderia, e su chi lo avrebbe usato prima o lo avrebbe usato di più, come se il successo si potesse condividere così, semplicemente, quando leggevano erano entrambe così stupende che la gente le confondeva, Sexton ci scherzava su "Prenderebbero lucciole per lanterne!" Voglio pensare che si dividessero il desiderio dei lettori così come dividevano le ambizioni - una leggeva le sue nuove poesie e l'altra al telefono tratteneva il fiato -. o le disperazioni. Come mettevano in comune bimbi e crisi di nervi come fanno le nostre snelle madri, rigidi sorrisi e movimenti catturati nelle foto, le loro braccia nude come pesci irretiti nello scuro vassoio di un'abito. Vorrei sapere come ha fatto Kumin a sopravvivere alla sua bellezza, e come fa a continuare a scrivere da sola - e infine come riesce a star là sfidando chiunque voglia costruire una storia esemplare dalla sua vita. (Traduzione di Andrea Sirotti) L'originale in Inglese: BLACK DRESS by Julia Kasdorf Poised as a cruise ship, Maxine Kumin passes through the crowd, willowy and gray, someone's grandma by now but still lovely, and my mind goes straight to Anne Sexton - a sex pot in a coffin. Kumin says they shared one reading outfit down to the shoes. I see pointed pumps, smokey hose, and a sleeveless cocktail sheath shuttling between them, long phone calls between suburban kitchens to arrange who'd pick it up at the cleaners, who needed it next or who needed it most, as if success could be shared that simply, both of them knockouts at the podium and so often mixed up, Sexton joked "They can't tell the kook from the Jew!" I need to believe they shared the readers' desire as easily as they shared their ambitions- how they read each new line to the other's breath on a Princess phone. Or their despair-how they shared babies and breakdowns as all our slim mothers did, stiff smiles and shifts captured in photographs, their bare arms like fish tangled across a dress's dark platter. I need to know how Kumin finally survived her own beauty, and how she keeps writing alone- how she finally stands here in defiance of anyone who'd concoct a cautionary tale of her life. Piccolo dono per chi ama la poesia di Anne Sexton
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#6 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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Quando l’uomo entra nella donna
Quando l’uomo entra nella donna come l’onda scava la riva, ripetutamente, e la donna, godendo, apre la bocca e i denti le luccicano come un alfabeto, il Logos appare mungendo una stella, e l’uomo dentro la donna stringe un nodo perché mai più loro due si separino e la donna si fa fiore che inghiotte il suo gambo e il Logos appare e sguinzaglia i loro fiumi. Quest’uomo e questa donna con la loro duplice fame hanno cercato di spingersi oltre la cortina di Dio, e ci sono riusciti per un momento, anche se poi Dio nella sua perversione scioglie il nodo. Anne Sexton ...e i denti le luccicano come un alfabeto...
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#7 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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… Al mio amante che torna da sua moglie
Lei è tutta là. Per te con maestria fu fusa e fu colata, per te forgiata fin dalla tua infanzia, con le tue cento biglie predilette fu costrutta. Lei è sempre stata là, mio caro. Infatti è deliziosa. Fuochi d'artificio in un febbraio uggioso e concreta come pentola di ghisa. Diciamocelo, sono stata di passaggio. Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala. Mi svolazzano i capelli dal finestrino. Son fumo, cozze fuori stagione. Lei è molto di più. Lei ti è dovuta, t'incrementa le crescite usuali e tropicali. Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia. S'occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto, ha messo fiorellini sul davanzale a colazione, s'è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno, ha esposto tre bambini al plenilunio, tre puttini disegnati da Michelangelo, l'ha fatto a gambe spalancate nei mesi faticosi alla cappella. Se dai un'occhiata, i bambini sono lassù sospesi alla volta come delicati palloncini. Lei li ha anche portati a nanna dopo cena, e loro tutt'e tre a testa bassa, piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti, e la sua faccia avvampa neniando il loro poco sonno. Ti restituisco il cuore. Ti do libero accesso: al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa, alla cagna che in lei tramesta nella sozzura, e alla sua ferita sepolta - alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa - al pallido bagliore tremolante sotto le costole, al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso sinistro, alle sue ginocchia materne, alle calze, alla giarrettiera - per il richiamo - lo strano richiamo quando annaspi tra braccia e poppe e dai uno strattone al suo nastro arancione rispondendo al richiamo, lo strano richiamo. Lei è così nuda, è unica. È la somma di te e dei tuoi sogni. Montala come un monumento, gradino per gradino. lei è solida. Quanto a me, io sono un acquerello. Mi dissolvo. Anne Sexton ...semplicemente meravigliosa...
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Vi@nne Ovunque andiamo...ci siamo già Ultima modifica di Vi@nne : 21-02-2004 alle ore 21.39.00. |
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#8 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
Messaggi: 582
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La terra
Senza immagine Dio vaga in paradiso ma preferirebbe fumarsi un sigaro o mangiarsi le unghie, e così via. Dio è il proprietario del paradiso ma agogna la terra, le grotticelle assonnate della terra, l'uccellino alla finestra di cucina, perfino gli assassini in fila come sedie scassate, perfino gli scrittori che si scavano l'anima col martello pneumatico, o gli ambulanti che vendono i loro animaletti per soldi, anche i loro bambini che annusano la musica e la fattoria bianca come un osso, seduta in braccio al suo granturco e anche la statua che ostenta la sua vedovanza, e perfino la scolaresca in riva all'oceano. Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l'ha. Gli occhi apri-e-chiudi come una serratura che registrano migliaia di ricordi, e il cranio che include l'anguilla cervello – tavoletta cerata del mondo - le ossa e le giunture che si giungono e si disgiungono - e c'è il trucco -, i genitali, zavorra dell'eterno, e il cuore, certo, che ingoia le maree rendendole monde. Lui non invidia più di tanto l'anima. Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla in un corpo e scendere quaggiù per farle fare un bagno ogni tanto. Anne Sexton
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#9 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
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Diciotto giorni senza te
1 dicembre Al bacio d'addio eri un poco accigliato. Ora le luci di Cristo scintillano sulla città. Le spighe nel campo sono spezzate, spezzate e imbrunite. A fine d'anno lo stagno abbassa la palpebra grigia. Scintillano sulla città le luci di Cristo. Verde-gatto il ghiaccio s'adagia sul prato di fronte a casa. La cicuta è la sola cosa giovane che resta. Te ne sei andato. Stanotte sotto le coperte ho svernato senza dormire finché venne l'alba come un imbrunire e foglie di quercia frusciavano come soldi, ostinate. La cicuta è la sola cosa giovane che resta. Te ne sei andato. Anne Sexton
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#10 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 14-09-2003
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Filo sottile
La mia fede è un carico enorme appeso a un filo sottile, proprio come un ragno appende i suoi piccoli a una tela fine, proprio come dalla vite, esile e rigida, pendono grappoli come occhi, come molti angeli danzano su una capocchia di spillo. Dio non chiede troppo filo per restare qui; solo una venuzza e sangue che vi scorra e un po' d'amore. Come qualcuno ha detto: l'amore e la tosse non si possono nascondere. Neppure un colpetto di tosse neppure un amore minimo. Perciò se hai solo un filo sottile a Dio non importa: Lui te lo troverai tra le mani facilmente proprio come una volta con dieci centesimi ti potevi prendere una Coca. Canto di luna, canto di donna Vivo di notte, mi sento morire la mattina, vecchia lampada dall'olio consunto, pallida ossuta emunta, nessun prodigio o strabilianza. Io sono malconcia e sfigurata ma tu nell'armatura sei possente e devo predispormi al tuo passaggio. Io fui sempre una vergine vecchia e butterata. Prima che il mondo fosse io fui. Son stata arancia dai pori dilatati color carota e grassa sfatta, contemplata dagli attoniti ho lasciato calare le mie O crettate sui mari di Venezia e di Mombasa. Sul Maine mi sono riposata. Come un jet nel Pacifico sono precipitata. Sul Giappone fui spergiura. Ho lasciato che il pendolo oscillasse, la mia borsa rigonfia, la mia luce dorata, dorata intermittenza su voi tutto baluginasse. Così se devi inquisirmi, fallo. Dopotutto non sono artefatta. Lungamente ti ho guardato, d'amor panciuta o vuota mostrando senza fine le mie fasi alterne a te, a te mio freddo freddo uomo tuta. Tu devi solo chiedere, e te lo concederò. E' praticamente garantito, tu marcerai su me in me caserma. Oh vieni veleggiando, vieni veleggiando o tu lanciarazzi o tu terrapieno o tu proggettatore. Sigillerò la beltà del mio grand'occhio, quartier generale di un distretto, casa di un sogno. Anne Sexton
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