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| Raccolta di poesie Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 31-08-2004
Messaggi: 103
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Musica
Si potrebbe pensare che la musica non sia decisamente un tema adatto alla poesia, perchè è già essa stessa una forma di poesia. Ma perchè non tradurre le emozioni che vengono suscitate da un'opera d'arte in un'altra opera d'arte? D'annunzio scrisse versi bellissimi basandosi sull'osservazione di antichi dipinti. Io ho provato ha scrivere appunto una poesia che descriva quello che ho provato dopo aver sentito una canzone che adoro. Sarebbe carino se qualcuno avesse delle poesie di questo tipo che le scrivesse quì, che ne pensate?
MUSICA Suoni acciecanti annullano la mente, il cuore batte di un ritmo incalzante e rabbioso. Più forte.Più forte Le corde dell'anima vibrano per la tensione. Il petto si dilata, non riesce più a sostenere i potenti accordi che lo perquotono violentemente. Che dolce agonia! Che distruzione,che sfacelo dei sensi! Sto bruciando in un rogo di piacere. Questa estasi, incontrollabile come la morte, mi avvolge, mi comanda. Sento delle fruste dilaniarmi le carni. Mi uccidono, mi distruggono. Un ultimo potente tuono....il nulla. |
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#2 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 23-09-2004
Messaggi: 12
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Son d'accordo in linea di massima...
Chi può pensare che la musica non sia adatta a vestire (io dico vestire/solo vestire) la poesia? Penso anzi che tra poesia e musica corra lo stesso rapporto che c’è tra il corpo d’un uomo ed i suoi abiti. Mentre invece l’andazzo generale, almeno da quattro/cinque secoli, va per il verso contrario; tanto che oggi la musica è diventata il corpo (però a me sembra una specie di ‘cavaliere inesistente’ di Calvino) e la poesia l’abito neppure tanto necessario (una specie di ‘gurdulù’, sempre di Calvino). Questo tanto per darti ragione… Ma certo che anche tu l’hai fatta coraggiosa (non dico grossa): hai preso un canzone, che è già di per sé, tecnicamente, poesia… E perché non hai preso una sinfonia, o un quadro come D’Annunzio?… (O magari una pagina della Ragion pura di Kant, ché anche quelle son parole sì, ma di che altro tenore che poetiche – non ti sembra?) Euro
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#3 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 31-08-2004
Messaggi: 103
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Non credo di aver capito del tutto. Pensi che la musica si stia allontanando dalla poesia?
Comunque prendere come spunto per scrivere una canzone è la stessa cosa che prendere un testo o anche solo un'immagine. Non parlo di quello che è poesia, perchè se avessi inteso questo è logico che una canzone, avendo le parole, si avvicina molto di più a una poesia che di un dipinto per esempio. Ma parlo invece di tradurre un'arte visiva, uditiva o formata di parole anche in poesia, parole che non devono necessariamente avere qualòcosa a che fare con l'oggetto, ma devono tradurre i sentimenti che questo ha suscitato. Ho reso? |
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#4 (permalink) | |
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Ospite
Data registrazione: 23-09-2004
Messaggi: 12
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Citazione:
No, non hai reso, ma fa lo stesso – sarà mio il difetto… “Pensi che la musica si stia allontanando dalla poesia?” – mi chiedi. Sì, penso che si sia tanto allontanata (particolarmente a partire dalla Laude cinquecentesca e dal Concerto barocco) che oggi ha finito coll’essere/vivere esclusivamente da sé. La musica non è più corredo, sottofondo, cornice e quant’altro alla poesia; ma protagonista, esclusiva protagonista: signora, regina, dominatrice, ecc. e la cosa mi dà molto fastidio. La musica è diventata (immeritatamente) business/business/business!!! E la poesia?… Relegata all’ultimo posto nella gerarchia delle arti (ché per me le arti sono in scala gerarchica, sì; ma al primo ci metto la poesia e all’ultimo ci metto la musica, e non il contrario come mi comanda il mio tempo storico…). Ed io ti ho reso?. “Comunque prendere come spunto per scrivere una canzone è la stessa cosa che prendere un testo o anche solo un'immagine.” - mi dici ancora. Per me è sì e no… Sì, se si tratta di un cantautore che crea insieme – proprio lui – parole e musica e ne fa un tutt’uno compositivo, una unità creativa o creazione unitaria. No, se le parole sono già d’un poeta e le note di un musicista… Ché allora, se la canzone che vuoi che ti ispiri è già un ibrido di parole di uno e di suoni di un altro, ti chiedo: da dove prendi spunto scrivendoci sopra la tua poesia? dalla parte concettuale, sostantivale, concreta – come sono le parole – o dalla parte emotiva, sonora, volatile come sono le note musicali? Prévert scrive una poesia (Les feuilles mortes), un compositore (Kosma) la musica e Edith Piaff la canta: se tu ti ci vuoi ispirare (e fallo pure – sei libera di fare quello che vuoi), a questa canzone, e ci tiri fuori una poesia, ti chiedo: chi è che ti ha ispirato dei tre: Prévert, Kosma o la Piaff? Lizst faceva variazioni su Chopin, ma chi faceva variazioni sulle variazioni di Liszt? Ho reso? |
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#5 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 31-08-2004
Messaggi: 103
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è verissimo che la musica è diventata business e la cosa infastidisce anche me. La poesia no, perchè la poesia sebra oggi come oggi materia adatta a pochissimi interessati. Questo però non sminuisce la qualità della musica in quanto arte e la reputo assolutamente alla pari con la poesia (parlo di musica "di qualità" e poesia "di qualità"senza gerarchie).
Per quanto riguarda la differenza tra cantautori e cantanti che cantano parole non scritte da loro sulla base di una musica non propria non vedo quale sia la differenza. In entrambe i casi è il risultato complessivo che conta. é possibile che sia più una voce ad emozionarmi, un assolo, le parole stesse. Ciò che ispira poesia è il senso di estasi che reca l'ascoltare una canzone. Poi certo, se per te la musica è l'ultima fra le arti non potrai provare queste mie sensazioni, ed è per questo che parlavo di sensazioni suscitate dall'arte in generale, non dalla musica soltanto. |
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#6 (permalink) | |
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Ospite
Data registrazione: 23-09-2004
Messaggi: 12
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Citazione:
Io non parlo di emozione, ma di ispirazione. E parlo di ispirazione perché intendo precisamente la poesia. La quale non è allegoria, metafora, categoria o che altro: la poesia è, semplicemente, la capacità di fare versi mia/tua/di un altro, piccolo o grande, conosciuto o ignorato. Neppure ne faccio una questione di qualità o di scadentume: uno scrive i versi che può/sa scrivere, senza renderne conto – se vuole – a nessuno o a tutto il mondo. Ma perché scriva dei versi – cioè faccia poesia – deve essere ispirato, non emozionato: questo ti dico prima di tutto. E il confondere ispirazione con emozione, come mi sembra che fai (“è possibile che sia più una voce ad emozionarmi, un assolo…”) già la dice lunga dal mio punto di vista… Perché significa stare a meno d’un passo da chi sbrodola per l’amico che strimpella la chitarra commiserando invece l’altro che sporca foglietti di carta scrivendoci versi. Voglio dire che nella nostra cultura, nel nostro tempo storico s’è talmente affossata la linea di demarcazione fra queste due arti – o espressioni dello spirito – che la separazione o sutura è diventata voragine: sia a livello di conoscenza colta – guarda bene – che a livello di immaginario collettivo. E per questo anche odio la musica. E odiandola, la ficco all’ultimo posto della scala gerarchica che mi son fatto e lì ci resta. Ovviamente a parità di qualità. O anche a disparità di qualità intendendo dei versi brutti – come mi capita anche in questo sito internet di leggere – in contrapposizione a musica bella/orecchiabile, piacevole/fantastica, classica e non – fa lo stesso. Figuriamoci a disparità di qualità!… Intendendo versi belli/edificanti da una parte e musica da cesso, da scolo, da chiavica dall’altra parte (come spesso succede nelle piazze oceaniche – leggi stadi – del nostro ‘Bel Paese’): qui, per me, non si pone neppure il problema giacché navigo, rassegnato e impotente, nell’assurdo, nell’inverosimile, nel demenziale. Dimmi pure fazioso, dilatato, cretino… – me ne frego. D’altra parte l’ispirazione, nel mio caso, è sempre interna e fredda, inaspettata e lacerante, ineludibile e ineluttabile: mi viene di colpo, in testa, di scrivere dei versi e li scrivo. Il motivo? Non so… È sempre un insieme di cose… Forse poi, ma che lavora internamente. A riprova ti mando un sonetto che ho scritto non molti mesi fa: mi ricordo di notte, sì; ma lontano da emozioni che provassi, di sorta (anzi – direi – essendo abbastanza annoiato). Liszt, che pure ascolto a volte di buon grado, era in quella notte – appunto – un semplice pretesto. NOTE E NOTTE Ah Liszt/variabile Liszt – ecco!… Mi cogli notturno mentre brigo e mi impasto dei tuoi vibrati di… Di cosa? Di onde, di timbri… (Perché ti sto a scimmiottare?) No, brusii: note – le tue – volatili. E di me… Che impasto fango con parole e lì, quel che intruglio, sta nero a dirmi che è poco allegra l’arte mia. (E che altro sono codeste mïe note finte se non terrosità di suoni morti?) Quanto è più fatuo l’estro che ti porti!… Parole scritte – neppure dipinte/ le mie – intanto mi gabbano da scaltro. ![]() |
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#7 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 23-09-2004
Messaggi: 12
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[quote]Messaggio originale inviato da euroroscini
[b]Io non parlo di emozione, ma di ispirazione. E parlo di ispirazione perché intendo precisamente la poesia. La quale non è allegoria, metafora, categoria o che altro: la poesia è, semplicemente, la capacità di fare versi mia/tua/di un altro, piccolo o grande, conosciuto o ignorato. Neppure ne faccio una questione di qualità o di scadentume: uno scrive i versi che può/sa scrivere, senza renderne conto – se vuole – a nessuno o a tutto il mondo. Ma perché scriva dei versi – cioè faccia poesia – deve essere ispirato, non emozionato: questo ti dico prima di tutto. E il confondere ispirazione con emozione, come mi sembra che fai (“è possibile che sia più una voce ad emozionarmi, un assolo…”) già la dice lunga dal mio punto di vista… Perché significa stare a meno d’un passo da chi sbrodola per l’amico che strimpella la chitarra commiserando invece l’altro che sporca foglietti di carta scrivendoci versi. Voglio dire che nella nostra cultura, nel nostro tempo storico s’è talmente affossata la linea di demarcazione fra queste due arti – o espressioni dello spirito – che la separazione o sutura è diventata voragine: sia a livello di conoscenza colta – guarda bene – che a livello di immaginario collettivo. E per questo anche odio la musica. E odiandola, la ficco all’ultimo posto della scala gerarchica che mi son fatto e lì ci resta. Ovviamente a parità di qualità. O anche a disparità di qualità intendendo dei versi brutti – come mi capita anche in questo sito internet di leggere – in contrapposizione a musica bella/orecchiabile, piacevole/fantastica, classica e non – fa lo stesso. Figuriamoci a disparità di qualità!… Intendendo versi belli/edificanti da una parte e musica da cesso, da scolo, da chiavica dall’altra parte (come spesso succede nelle piazze oceaniche – leggi stadi – del nostro ‘Bel Paese’): qui, per me, non si pone neppure il problema giacché navigo, rassegnato e impotente, nell’assurdo, nell’inverosimile, nel demenziale. Dimmi pure fazioso, dilatato, cretino… – me ne frego. D’altra parte l’ispirazione, nel mio caso, è sempre interna e fredda, inaspettata e lacerante, ineludibile e ineluttabile: mi viene di colpo, in testa, di scrivere dei versi e li scrivo. Il motivo? Non so… È sempre un insieme di cose… Forse poi, ma che lavora internamente. A riprova ti mando un sonetto che ho scritto non molti mesi fa: mi ricordo di notte, sì; ma lontano da emozioni che provassi, di sorta (anzi – direi – essendo abbastanza annoiato). Liszt, che pure ascolto a volte di buon grado, era in quella notte – appunto – un semplice pretesto. NOTE E NOTTE Ah Liszt/variabile Liszt – ecco!… Mi cogli notturno mentre brigo e mi impasto dei tuoi vibrati di… Di cosa? Di onde, di timbri… (Perché ti sto a scimmiottare?) No, brusii: note – le tue – volatili. E di me… Che impasto fango con parole e lì, quel che intruglio, sta nero a dirmi che è poco allegra l’arte mia. (E che altro sono codeste mïe note finte se non terrosità di suoni morti?) Quanto è più fatuo l’estro che ti porti!… Parole scritte – neppure dipinte/ le mie – intanto mi gabbano da scaltro. Prima di rispondermi (se ovviamente ti va) e continuare più discorsivamente a discutere, come già facciamo da un paio di giorni, intorno al tema che tu hai proposto – “Musica” – vorrei proporti una poesia di dawoR(k) che ho recuperato dalla prima pagina di “mi presento con una poesia”. La trovo musicale e tenera (non solo) come un notturno dell’eterno Chopin o un blues del primo Armstrong… (Ne possiamo parlare alla luce del binomio musica/poesia?) Euro è il Primo Giorno ::: non puoi mordermi già così,non ancora non puoi insinuare in me il dubbio appesantirmi con secchi e secchi di carne ignorando la mia fragilità mi volto e nello specchio c'è quel bambino nomade con in mano due mazzi di erba del thé e un sorriso sincero mi volto e ritrovo il silenzio che precede lo stacco dal corpo e imparo ad amare il suo profumo e la rinuncia che diventa vera ricchezza in questo,assai più egoista che mistico ed allora divertiti ma aspetta ancora qualche giorno prima di attaccare coi morsi solo il tempo di completare i girasoli nella mia testa raccogliere un pò di more ed accendere il fuoco sotto la pioggia |
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#8 (permalink) |
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Un'anima nel mare
Data registrazione: 29-09-2004
Messaggi: 68
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Ciao a entrambi. Il discorso mi interessa, posso intromettermi? :P
Come potete parlar male della musica? Certo c'è del marcio, ma è difficile oggi trovare qualcosa legato a interessi economici che mantenga tutta la purezza e la semplicità originali. La musica è un buisness, ma è anche molto altro, tra cui poesia e arte pura. Questa è mia, scritta ascoltando la canzone Hope degli Ayreon dal CD "the Human Equation" Musica (25/07/04) Respiro melodie circondato da note aspettando di essere vicino al mare dove ascolto la musica delle onde. Ritmi incantati mi trasportano Organo e chitarra Batteria, basso Speranza nel futuro Senza tempo la musica della natura, fresca e soave mi trasporta via i sensi e l’anima. Sogni incantati oltre la coscienza, scivolano veloci. Mille e più forme, ed io non ci sono più, c'è solo un alito di vento che nuota curioso. Son stato ispirato da questa canzone a scrivere queste parole. La musica è la cosa che più riesce a trasportare. Lasciarmi andare ascoltando muisca fa lo stesso effetto di essere perso nella natura. Ed ho la fortuna di poter godere spesso di entrambe le cose. A presto
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Amil (S.G.S.G.) San Giovanni Surf Gang (Sardegna) Life is short, don't waste it! Go surfing! |
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#9 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 31-08-2004
Messaggi: 103
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Prima di tutto credo sia inutile discutere se guardi il mio punto di vista dall'alto verso il basso. Io so benissimo la differenza tra emozione e ispirazione, le emozioni infatti sono spesso fonte di ispirazione (amore, odio,desiderio....)ed è a questo che mi riferivo, ma credo tu lo sappia, quindi non c'è bisogno che mi soffermi ancora su quest'argomento e sottolinei che la tua insinuazione nei miei confronrti non ha senso.
In secondo luogo non sto ad un passo dal commiserare un compositore, questa tua seconda insinuazione rivela tutta la tua ignoranza (senza offesa) riguardo la musica. é infatti classico di chi si disinteressa reputare di poco conto per esempio l'amico che strimpella come tu lo chiami. Ho preso lezioni di musica x 6 anni e credo si saperne qualcosa. Comunque questo non c'entra nulla. Quello che volevo dirti è che se è vero che la musica è ormai diventata business ciò non la sminuisce affatto, anzi è proprio la concorrenza che ne alimenta la ricercatezza! Le emozioni che la musica fa germogliare in noi generano ispirazione e questa sfiocia in versi, come ha perfettamente capito Amil, la noia genera anch'essa ispirazione solo in quanto assenza di emozioni. Vedi come il tutto è collegato? |
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#10 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 31-08-2004
Messaggi: 103
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Citazione:
Certo che puoi intrometterti. Anzi sono contenta che hai capito perfettamente ciò di cui parlo, mi ritrovo molto nella tua poesia molto bella :-) |
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