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Vecchio 11-02-2005, 12.58.54   #1 (permalink)
Ospite
 
Data registrazione: 09-02-2005
Messaggi: 11
urgente

ragazzi lo so che forse è una domanda sciocca ma sto studiando letteratura e non mi è chiara una cosa : chi erano i poeti maledetti ? per quale motivo venivano chiamati così' ? erano contro qualche poeta in particolare ? se potete darmi delle indicazioni ve ne sarei grato
__________________
federico
federico is offline  
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Vecchio 11-02-2005, 13.59.45   #2 (permalink)
Kim
Utente bannato
 
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 1,596
Con l'appellativo di Poeti maledetti (Poètes maudits o anche solo Maudits) si definiscono quei poeti ai quali Paul Verlaine dedicò nel 1883 l'opera omonima. Essi vengono identificati principalmente in Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé e Arthur Rimbaud; ma ai loro nomi vanno aggiunti, a buon titolo, anche quelli di Charles Baudelaire, Ph. Villiers de l’Isle-Adam e Joris Karl Huysmans.

Rifacendosi, in un certo senso, al movimento letterario denominato Parnassianesimo, sorto in Francia verso la fine degli anni 1860, i poeti maledetti interpretano simbolicamente la poesia, seguendo l'esempio di Charles Baudelaire.

La poesia, secondo questi artisti, è un modo per cogliere l'essenza profonda della realtà, che non è quella che percepiamo, ma qualcosa di misterioso e profondo. Il poeta diventa quindi una sorta di veggente in grado di rivelare questa realtà sconosciuta, e in merito a ciò risulta particolarmente significativa la Lettera al Veggente di Rimbaud.

Ma l'opera che si rivelò fondamentale per lo sviluppo della poetica dei poeti maledetti fu l'Arte poetica di Verlaine, che si rivelò, dal punto di vista tecnico, un manifesto della loro concezione simbolista della poesia.

L'appellativo venne usato anche in riferimento a Olindo Guerrini, poeta italiano vissuto verso la fine del XIX secolo e, in senso più lato, ad un altro autore italiano, Dino Campana, la cui poetica visionaria è stata spesso accostata a quella dei maudits.


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Baudelaire inaugura la serie dei "poeti maledetti"; maledetti naturalmente dalla società al cui conformismo, alla cui totale mancanza di significato, secondo la loro prospettiva morale e, insieme, artistica, essi si oppongono, in una rivolta priva di speranza, presentata come testimonianza insopprimibile e superstite, e in certo modo gratuita, della dignità della coscienza. Maledetto, nella convivenza snaturata su cui si fonda la città moderna, industriale e capitalista, sorda alle ragioni dello spirito, è dunque il poeta, per la nostalgia, piuttosto che per il possesso (è, infatti, anch'egli partecipe della crisi), di valori umani più elevati. Egli è lo sradicato - come lo è la poesia nel mondo del basso interesse utilitaristico -; l'uomo soggetto alla nevrosi e alla sofferenza cui lo portano la fatale solitudine della città disumanizzata e, nel contempo, le turbe e i fantasmi della propria coscienza che egli avverte diseredata. A un paradiso di sogni e di autenticità esistenziale perduto egli oppone ora i paradisi artificiali del sesso mercenario, del vino, della droga; tutti emblemi di umanità snaturata e di vita negata; così come la trasgressione )i vizi, la miseria della vita) divengono per lui una protesta contro il moralismo vacuo e ipocrita della gente.

Nasce di qui un realismo diverso: quello del difforme, del brutto, della sofferenza, della solitudine dell'io, della vita bruciata. Gli autori portano nell'immaginario della letteratura, con crudezza compiaciuta e, nel contempo, sofferta, la trama desolata delle loro trasgressioni antiborghesi e delle loro nevrosi; ricercano nel disarmonico, nel "malato", secondo la morale dei benpensanti, nel "diverso", nuovi atteggiamenti e strumenti conoscitivi.

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http://www-utenti.dsc.unibo.it/~montefi3/ig/


spero ti possa servire...


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