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| Raccolta di poesie Poesie e pensieri in prosa, proponi e commenta |
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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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Il Coraggio Di Vivere!
Da un sito Internet ho estratto questa bellissima poesia, almeno per me. E' scritta da una donna. Una donna che ha sofferto. Mi ha colpito molto il coraggio e la gran capacità di trasmettere, con poche parole (beata lei!), sentimenti ed emozioni; mi è piaciuto molto l'uso che fa delle allegorie; ho ammirato subito la grande maestria dimostrata nell'utilizzo delle immagini, dolci, per raffigurare situazioni dolorose. Non ho saputo resistere, le ho chiesto l'autorizzazione per commentarla (un'amica virtuale), l'ho ottenuta ed ecco qua. Mi auguro di non averne travisato o stravolto il senso o alterato le emozioni. Quanto segue è ciò che ne ho ricavato io in termini di emozioni. Son certo che saprete apprezzare non tanto il mio sforzo, sarebbe sempre ben poca cosa, quanto piuttosto l’autenticità dei sentimenti che emergono … auspico rispetto da parte di tutti!
Il testo lo trascrivo per intero per rendere al meglio le immagini evocate dall'autrice e, solo successivamente, lo suddivido per strofe al solo fine di agevolare la 'decodifica' e la comprensione. Non conosco il titolo. Ne attribuisco uno io IL CORAGGIO DI VIVERE "E così vivo in me, per me, giorno per giorno ogni giorno aspettando un altro giorno:" delusa, desiderosa di giustizia, di pace ritta sul baratro aperto da un giardino che amavo e nel quale camminavo per bere a una fontana sigillata. Vorrei cascarci dentro con la sete Ma quando penso a quello che non ho, che potrei avere, che potrei facilmente conquistare sfido quel baratro e torno a camminare per scrivere lo stesso "la mia fiaba" senza certezza, forse, e tuttavia colma di sogni e di fontane come il sogno di un bellissimo domani." "E così vivo in me, per me, giorno per giorno ogni giorno aspettando un altro giorno:" Sembra quasi una resa (così non è … il seguito chiarisce) da parte di una persona che, parrebbe, aver subito le traversie della vita. Appare come una chiusura in sé stessa, nel desiderio di vivere la vita giorno per giorno, in attesa di momenti migliori. Non è comunque un atteggiamento egoistico, al più una reazione di difesa nei confronti della vita, avvertita come 'dura' e dolorosa. "…delusa, desiderosa di giustizia, di pace ritta sul baratro aperto da un giardino che amavo e nel quale camminavo per bere a una fontana sigillata." Qui ritorna il motivo della strofa precedente, ne rafforza il significato e la sensazione di dolore e delusione patita. Pare un'ingiustizia, o quantomeno avvertita come tale (poco importa conoscerne le cause … non credo, fra l’altro, sia giusto), non penso si alluda ad un’ingiustizia terrena o ascrivibile ad azione compiuta consapevolmente da uomini; più probabilmente un’ingiustizia dovuta alle avversità della vita. Questa mia asserzione sarebbe avvalorata dall'immagine fornita dalla fonte sigillata. Una persona che fiduciosa si affaccia alla vita ('un giardino che amavo', bella la metafora), al mondo per trarne giovamento e nutrimento, a cui si oppone una porta sigillata che non consente l'attraversamento, e non permette di addentrarsi all'interno di un giardino immaginato ricolmo di fiori e colori (la metafora del giardino utilizzata per raffigurare la vita potrebbe rappresentare l'atteggiamento di chi affronta il futuro con fiduciosa speranza … per cui, arbitrariamente - confido nella clemenza dell'autrice - io reputo che, prima che la dolorosa esperienza sbiadisse i colori, la vita fosse originariamente immaginata ricolma di fiori e variopinta). Una preclusione ('la fonte sigillata'), dunque, che non placa la fame e la sete … di vivere. L’autrice ci parla di un sordo dolore che trae origine dal vivere stesso e che rende la visione di una tetra voragine il cui bordo è un angusto sentiero dove il cammino è sempre più incerto. "…Vorrei cascarci dentro con la sete…" Nonostante tutto (le avversità) è una persona che non rifiuta di vivere; vorrebbe cascare all'interno della vita ('la fonte sigillata') con tutta la propria voglia di vivere inappagata ('la sete'). E' un anelito, una forte e pressante esigenza … quella di vivere; un non rifiuto, nonostante il dolore, la delusione e il patimento. "… Ma quando penso a quello che non ho, che potrei avere, che potrei facilmente conquistare sfido quel baratro e torno a camminare per scrivere lo stesso "la mia fiaba" senza certezza, forse, e tuttavia colma di sogni e di fontane come il sogno di un bellissimo domani." La vita, la brama di vivere, l'idea o l'immagine di quel che c'è dietro l'angolo, oltre la siepe è più forte del dolore; il desiderio di 'conquista' spinge oltre la semplice contemplazione della sofferenza, della propria sofferenza. E’ un guardarsi dentro, scrutare sé stessa, una coraggiosa introspezione che non lascia spazio al ‘vittimismo’ imbelle. Il dolore, il patimento si avverte, è tangibile, segna e plasma il carattere, ma non sarà questo travaglio che le impedisce di percorrere fino in fondo il tratto di strada datole in sorte. Si riprende il cammino, difficile, contorto, privo di certezze. Si parla di futuro, un futuro incerto (come potrebbe essere diversamente?) … c'è qui la coraggiosa, ammirevole e ferma volontà di proseguire nell'edificazione e nel tratteggio del 'disegno' che altro non è che la vita stessa ('la mia fiaba'). Un percorso condotto sul limitar del baratro e che, malgrado tutto, l'autrice, con piacevole bravura, vede punteggiato di fontane da cui attingere e in cui abbeverarsi per placare la sete in un'onirica visione fiduciosa che riconduce alle speranze di un bambino. L'immagine è bellissima. L'adulto che rifiuta di soccombere e ritorna con la fantasia, sorretta da un'indomita speranza, alla condizione emotiva di un bambino che guarda … immagina … il mondo con fiducia (le fontane). Da qui, da questa regressione, lei trae la forza per continuare il cammino, senza però mai rinunciare al 'peso' del passato. Complimenti! Mi è piaciuta. |
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#2 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 27-11-2002
Messaggi: 13
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mi è piaciuta,molto
ciao,sono una nuova iscritta al forum.
h ![]() la tua poesia mi è piaciuta molto dimostra che in ogniuno di noi c'è questo forte spirirto di sopravivenza per affrontare i momenti bui della vita in cui ti senti senza stimoli come se la luce dentro di te si fosse spenta e la sofferenza ti schiaccia. niente di tutte il bello di vivere riesce + a stimolare le tue giornate e ti analizzi in continuazione,tiri somme su somme della tua vita,delle tue decisioni. Ad un certo punto ti appare un bagliore che per ognuno di noi è diverso ma che ti rida' la forza di rialzarti davanti all'ostacolo + grosso: LA VOGLIA DI VIVERE! PERCHè IO penso che anche se è molto difficile questo cammino vivere è ancora la cosa + bella e stimolante. E' stata proprio lei a dimostrarmi tutto questo un bacio ![]() |
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#3 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 28-04-2002
Messaggi: 350
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Prima di avere il coraggio di vivere, credo che si debba ancor prima vivere lo stesso coraggio.
Altrimenti che senso ha tutto questo? ![]()
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solo quello che conosco posso dire che sia verità firenze |
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#4 (permalink) |
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Nuovo iscritto
Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 1,322
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perchè
si deve sempre fare la vivisezione anche alle poesie?
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Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è. Jean Jourès |
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#5 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 479
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Che bello questo tema!
Complmenti all'autrice della poesia e all'autore della recensione. Il coraggio di vivere.Dove trovarlo? La Natura trasmette la propria forza a chi sappia entrare in profonda,viscerale empatia col Tutto.O con Dio,se si preferisce. "Deus sive Natura"(B.Spinoza) Nè ti ispirerà più la terra ora solitaria sognatrice? Se le passioni non possono accenderti non ti guiderà più la natura? La tua mente non cessa di viaggiare per contrade oscure ai tuoi occhi; richiamala dall'inutile errare- vieni e dimora con me- So che le mie brezze montane ancora ti incantano e acquetano- so che del mio sole si compiace la tua aspra tenace volontà- Quando il giorno che già si fa sera affonda nel cielo d'estate, ho visto inchinarsi il tuo spirito in ardente idolatria- Ti ho vegliato in ogni ora- so con quale potere- con quale magica forza posso vincere ogni tua pena- Pochi cuori mortali soffrono in terra come il tuo ma nessuno chiederebbe un cielo più del tuo simile a questa terra- Lascia che il vento ti porti la mia carezza- lascia che io ti sia compagno- se null'altro può darti gioia torna,e dimora con me- (Emily Bronte-16 maggio 1841) |
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#6 (permalink) | ||
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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Citazione:
L'ho letto più volte ... non l'ho capito! Sembra un aforisma, ma non comprendo dove possa portare. Citazione:
Non so se ti volessi riferire a me ... immagino di si ... nessuna vivisezione, io ho chiesto l'autorizzazione e ho inviato la 'recensione' in anticipo all'autrice, dicendole pure che se non fosse stata d'accordo, avrei provveduto a cancellare il relativo file ... credimi, l'avrei fatto. Solo dopo aver ricevuto la sua autorizzazione, l'ho postata (lei n’è felice). Io, nello scrivere le mie considerazioni, nel momento in cui le scrivo, quando m'immergo nelle strofe che commento vivo emozioni; emozioni mie, indotte da quelle dell’autore; diverse, mie, personali, piacevoli o dolorose … è un’attività che svolgo ricavandone sollievo, piacere, arricchimento … io mi nutro delle emozioni della gente … so che quando faccio questo, rischio sempre di usurpare l’animo altrui … cerco di muovermi in punta di piedi, senza intenzione di ferire … so che sarebbe possibile, facile e da *******! Lo considero un modo per sentirmi vicino a chi ha composto, per dire: “Coraggio!”, per dire: ”ti apprezzo!”, per dire: “Son con te!”. No! nessuno voglia provare a ritrovare in questo mio piacere altri significati che non esistono; no! Mai e poi mai mi permetterò di calpestare e ferire gratuitamente i sentimenti altrui (so essere un gran coglione, quando voglio) … se mi capita di farlo inconsapevolmente, so chiedere scusa … l’ho fatto più volte … Anche altre volte ho commentato poesie, ho sempre, sempre chiesto il permesso preventivo all'autore o autrice e ogni qualvolta mi sono cimentato in questo splendido compito (non m’importa il risultato estetico - son stato bravo? Affanculo … stavolta lo dico per esteso), ho cercato, egoisticamente, di ricavarne il massimo piacere e arricchimento emotivo o solo culturale. L’arte, qualora volessimo attribuire a quelle poesie che ho miseramente commentato in questo forum – l’ho fatto anche altre volte in altre occasioni (anche spesso) – un valore artistico (io, ignorante, gliene attribuisco anche molto), serve anche per trasmettere emozioni ed io, ogniqualvolta mi sento coinvolto emotivamente, reagisco … in questo caso scrivendo e commentando … non ho commesso alcun delitto o misfatto! Ho finito! Scusate! Ciao! P.S.: sono stato in dubbio fino alla fine se inserire o meno questo sfogo … non è mia intenzione offendere nessuno. |
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#7 (permalink) |
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Nuovo iscritto
Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 1,322
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visicad
contenta l'autrice...contenti tutti. A me m'importa una sega dei tuoi o di altri sfoghi del tutto personali. Contento te di farlo..... Vivisezionare una poesia. Ho scritto solo questo non sò cos'altro si poteva leggere. Cmq leggere una poesia e trarne delle emozioni è un fatto del tutto personale quindi, ritengo deleterio doverne interpretare parola per parola ciò che per ognuno di noi avrà un espressione diversa. Questo in generale, come hai sottolineato hai chiesto l'autorizzazione. Rimane una tua interpretazione che, guarda caso, ha incontrato quella dell'autrice. Sei stato fortunato! Non sempre è così. Non sentirti traumatizzato per favore.
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Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è. Jean Jourès |
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#8 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 28-04-2002
Messaggi: 350
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Citazione:
E' come dire, chi prima non conosce il vero coraggio, come può avere il coraggio di vivere? ![]()
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solo quello che conosco posso dire che sia verità firenze |
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#9 (permalink) |
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Nuovo iscritto
Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 1,322
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x visicad
vedi visechi le opportunità e le occasioni si devono sfruttare non solo cogliere, ma a quanto pare si è andati oltre a quel che era il tuo discorso. Ti chiedo scusa per l'imbroglio verbale, ma la mia voleva essere solo un' ulteriore discussione sul voler "vivisezionare" una poesia. Da quel che sò, dai tempi della scuola, da una poesia si faceva la prosa, che non è la vivisezione che hai fatto tu; a me questo non piace e a te può fregar de meno, l'hai fatto và bene, ma non chiamare avvocati difensori che sviino quello di cui si stava discutendo. L'interpretazione di una poesia, tu ce ne hai fatto partecipi con la tua recensione, è una gran bella cosa se tutti la interpretano come tu hai fatto, ma nn sempre è così e ritengo che non sia giusto così: interpretarla tutti allo stesso modo. Poesia è qualcosa che dall'artefice vola sugl' altri, se voluto, e non necessariamente deve essere interpretata, se non per le emozioni che essa stessa ci trasmette.
Il ragionamento che ho fatto è pari per un quadro e un pittore, uno scrittore ed un suo brano. Un'artista è qualcuno che filtra la realtà e la dona a noi, comuni mortali, attraverso il proprio estro quindi, mi domando, che senso ha interpretare? vivisezionare? Personalmente odio anche i critici d'arte. Leggere la recensione di un libro o di una poesia o di una mostra d'arte non sarà mai ciò che IO leggo o IO percepisco. (per "IO" leggete: io in generale cioè tutti). Ciò che hai scritto è una tua personale interpretazione, di cui personalmente non ho avuto da ridire, e farne partecipi gli altri non è nemmeno così tanto male. Dire che la poesia significa questo e quello...forse sì. Al di là del fatto che tu abbia incontrato il consenso della scrittrice. Vedi la "bellezza" è soggettiva come soggettiva è ciò che ci trasmette una buona lettura o il porsi di fronte ad una scultura o ad un quadro. Non è solo ciò che vediamo o leggiamo, ma è anche il contorno: il momento in cui si scrive, il momento in cui si dipinge o si scolpisce. Vedi non sentirti offeso dalle mie parole, solo per un intermezzo del tutto fuori luogo ed incomprensibile del quale ho chiesto spiegazioni e nessuno le ha fornite.Ho risposto a te come avrei risposto a chiunque altro e rimango della mia opininione, rispettando la tua. Hai voluto condividere emozioni ed idee, condividi o dibatti anche i "bastian contrari". ![]()
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Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è. Jean Jourès |
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#10 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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Ciao! Dibatto e discuto senza alcuna acredine (con te!)
Io ho un concetto dell'arte che è diverso dal tuo. L'arte trasmette emozioni, chi legge l'arte trae emozioni indotte dall'autore dell'opera. Vive emozioni. Io mi nutro di rapporti, di relazioni con gli altri, di sentimenti. Io cerco di vivere ed immedesimarmi (so con assolutezza che questo non è possibile nella sua interezza ... ma ci provo). Immedesimarsi è la capacità di piangere per i dolori altrui, soffrire per un amico, un affetto, un conoscenete (non importa quanto stretto) ... è provare a sentire le stesse emozioni, gli stessi sentimenti, la stessa sofferenza, lo stesso dolore che potrebbe aver patito una donna sottoposta ad un interrogatorio e nel corso del medesimo costretta a spogliarsi. Immaginare l'umiliazione e scoprire poi che in quel momento lei, la vittima, ha scoperto e spogliato i suoi carnefici, che li ha visti e scoperti nudi nella loro pochezza e meschinità, nella loro debolezza di esseri costretti a provocar dolore per sentir piacere (io, questa emozione l'ho trovata in un romanzo ... per me bellissimo ... qualcun'altra, l'ha reperita in una poesia, me ne voleva far dono ... pazienza!). Tammy, io parlo di quello schifosissimo buonismo; parlo di empatia ... chiederò ad una persona (un'amica ... qualcuna mi è rimasta) se mi presta la sua bellissima spiegazione del termine empatia, l'ho letta qui nel forum. Parlo di solidarietà. Parlo di relazioni e rapporti fra umani.
L'avrai notato, forse no, io leggo i libri non per la trama, li leggo per le emozioni. Non sono un letterato, d'altronde non l'ho mai sostenuto, non sono in grado di comprendere se un romanzo sia valido dal punto di vista prettamente letterario, se i periodi che si susseguono si reggono vicendevolmente, se la sintassi sia perfetta, la semantica corretta , se ci troviamo al cospetto di un novello Manzoni o meno (m'interessa poco, molto poco); riesco a mala pena a dirti che quel libro, quelle pagine scritte non per me, mi hanno commosso, emozionato, anche fatto piangere (sai mi capita alquanto spesso farlo per le emozioni che ricavo dai rapporti, anche non diretti, col prossimo). So giustappunto farti la conta delle lacrime che mi hanno portato via quelle pagine. Leggere romanzi, scivere di romanzi, leggere poesie, scrivere di poesie è per me un'emozione e non ho alcuna intenzione di rinunciarci. Più volte ho commentato, per me, solo per me, poesie famose ... alcune anche in diverse versioni ... ogni versione m'induceva una nuova, inedita emozione (buonismo di maniera... hai visto cosa si può celare dietro un coglione... scusa!). Io interpreto l'arte così, come segue ... l'ho scritto qualche settimana fa, lo ripropongo, così non mi ripeto oltre: L'arte In una concezione dilatata, alcuni costituenti il 'Fattore U', quali fantasia, immaginazione e sentimento, sono fonte di 'manufatti' sublimi (basterebbe pensare all'arte… musica, letteratura, pittura …). I costituenti essenziali dell'essere Uomo, della sua Umanità, sono ravvisabili in questi fantastici e fantasiosi 'manufatti'. Dietro ogni opera c'è l'essenza del suo autore… compenetrato nell'opera d'arte c'è l'Uomo, i propri ingredienti, in un equilibrio reso stabile e immodificabile (ora per allora), in riferimento a ciascun individuo che percepisce, dalla composizione artistica stessa… divenuta così realtà fotografica. A chi osserva, l'arduo e bellissimo compito di leggervi l'animo, lo spirito, le passioni ed emozioni di chi ha 'creato'. Nell'assolvere a questo difficilissimo compito, 'vediamo' e 'leggiamo' attraverso le nostre emozioni e passioni… si crea così un'interazione inedita fra 'lettore' ed autore che, a sua volta, è fonte di un'incredibile nuova e bellissima realtà relazionale. Nell'arte sono dunque ravvisabili ben tre sfere emotive… quella del 'lettore' (chi percepisce), quella dell'autore (il 'creatore') ed una terza impalpabile che è la somma delle due ed anche e soprattutto un qualcosa in più rispetto a questa somma… è la relazione fra umani… L'arte è mutevole (paradosso rispetto all'immutabilità dichiarata sopra?); un'emozione che si trasforma sulla scorta delle instabili emozioni dei diversi soggetti che 'leggono'. L'arte è un arcobaleno cangiante che muta i propri colori ogni volta che osservi. L'arte è autogenerativa giacché nutre l'animo dell'Uomo arricchendolo e da questa ricchezza generata attinge nuova linfa, di ritorno, per perpetuarsi. L'arte è la sublimazione dell'essere, in cui si raccordano i sentimenti e le passioni. In essa sono contenuti e ricompresi i frammenti dell'Uomo e la sua ricomposizione è la ricomposizione dell'Umanità. Ora non mi sento minimamente offeso ... alle volte le parole aiutano la comprensione. Spesso quando si è troppo laconici non è facile comprendersi. Ciao |
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