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#1 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 12-02-2004
Messaggi: 29
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La solitudine
E se torniamo a parlare della solitudine, si chiarisce sempre di piu' che non e' cosa che sia data scegliere o lasciare. Noi siamo soli.
Ci si puo' ingannare su questo e fare come se non fosse cosi. E' tutto. Ma quanto meglio e' comprendere che noi lo siamo, soli, e anzi muovere da li (Rilke). La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno J. Morrison Ciò che rende gli uomini socievoli è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi. Arthur Schopenhauer
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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 17-04-2004
Messaggi: 66
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La solitudine.....è un tema quantomeno controverso...chi è solitario è un asociale lacerato da complessi e da problemi psicologici oppure è una persona che semplicemente fugge la "normalità" di un mondo che considera assurdo e nella cui assurdità non riesce ad immedesimarsi?
Schopenhauer, avendo fatto propria la filosofia orientale, vedeva nella solitudine una pratica ascetica tramite cui elevare il proprio essere, un modo tramite cui riflettere per giungere alla vera saggezza, il NIRVANA e quindi la pace interiore, ma anche per comprendere il dolore dell'universo. "la solitudine è il destino degli spiriti eccelsi", egli diceva . Ma è anche una scelta tanto difficile quanto coraggiosa e controcorrente nella contemporaneità come lo era nel periodo storico in cui visse Arthur: i soggetti umani cercano di fuggire la solitudine creando illusioni quali la società, la collettività e cercando il più possibile di creare ambiti comuni di condivisione valoriale (già i valori.....altre illusioni!) per cercare di dare un senso alla propria esistenza. Credo che gli individui fuggano la solitudine perchè, proprio come dice Schopenhauer, la temono moltissimo , di conseguenza temono di rimanere soli con sè stessi in quanto hanno il terrore che tale riflessione li condurrebbe all'inevitabile conclusione che l'esistenza umana non ha senso. |
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#3 (permalink) |
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al di là della Porta
Data registrazione: 15-02-2004
Messaggi: 2,143
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Ti rispondo con questo passo bellissimo di Lucia Etxebarria in "Beatriz e i corpi celesti".
" A 3600 km dalla terra si trova un orbita geostazionaria, sempre nella stessa posizione apparente perche si muove alla velocità della terra: Orbita Cimitero, così viene chiamata, ed è lì che vengono spediti i satelliti al termine della loro vita funzionante. Tutti i satelliti dispongono di una riserva di energia, di modo che, se si presenta un qualche problema, questo rimasuglio di carburante verrà utilizzato per spedirli nella suddetta orbita, dove rimarranno fissi nello spazio senza bisogno di alcun motore che li mantenga al loro posto. In altre parole, per intenderci, i poveri satelliti sono come elefanti che vanno a morire nella loro necropoli collettiva. Non manca di poesia, se ci pensi. Immagina un pò, Bea: enormi rottami la cui funzione principale era la comunicazione, muti, isolati per sempre, circondati da un esercito di rottami simili che a loro volta non potranno mai più stabilire un contatto. Allucinante no? Pensaci Bea adesso, dopo così tanto tempo. Sono 4 anni che non vedi Monica. Pensa alla solitudine dei satelliti, la solitudine orbitale. Abbandonati dagli esseri che un tempo avevano servito. Dimenticati e freddi. Circondati dal vuoto più desolato e assoluto, nel silenzio gelido dell'universo gelido, coperti da un manto di brina, che ormai non ha più alcuna luce da riflettere. Immobili e dignitosi nel loro glaciale riposo, satelliti defunti, cadaveri esanimi di ferraglia ghiacciata, anticaglie che erano mostri di ferro e d'acciaio e una volta trasmettevano date, informazioni e cifre che nessuno più ricorda. Neppure la forza del ferro sfugge alla desolazione. Ora scollegati, arruginiti, titani che hanno perso la forza, condannati ad un mutismo eterno e ossidato, marcano con rottami un settore deserto. I cavi e le viti finiranno per disintegrarsi anche se probabilmente ci vorranno secoli. Ad ogni modo, pensa quanto poco conta il tempo in un paesaggio cieco, dove ogni minuto è identico a quello successivo, dove a ogni secondo ne segue un altro uguale. Identico, immutabile, un secondo smorzato da un tempo appassito. Orbita cimitero. Solitudine orbitale. A volte penso, Monica, ovunque tu sia, che a me è successa la stessa cosa. Sono venuta al mondo con una missione: COMUNICARE con altri esseri, scambiare dati, trasmettere. e invece sono rimasta sola, circondata da altri esseri che navigano disorientati attorno a me, in quell'atmosfera rarefatta dall'indifferenza, dall'insensibilità o dalla mera inettitudine, dove una non si aspetta più di essere ascoltata, e tantomeno capita. Attorno a noi girano universi interi, stelle, soli, lune, galassie, meteoriti, grandi costellazioni, nubi di gas e polvere, sistemi planetari, materia interstellare. Persino i rifiuti spaziali. Ma soprattutto, un SILENZIO INSONDABILE che assorbe ogni cosa. Un vuoto enorme e nero, una pace indecifrabile. Lo so che non dovrei, ma il fatto è che mi sento a milioni di anni luce da qualsiasi segnale di vita, ammesso che ci sia, emesso nei miei paraggi. Sento che sto navigando nell'orbita cimitero." Quale migliore modo per esprimere la solitudine? |
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#4 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 12-02-2004
Messaggi: 29
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C'e' un autore che a me piace moltissimo, Aldo Carotenuto, che fa una distinzione tra diversi tipi di solitudine.... quella che destinata allo spirito eccelso come diceva Schopenhauer, quindi quella raggiunta attraverso un processo di consapevolezza interiore, quella che non ci spaventa ma anzi ci fa stare bene con noi stessi, ci fa godere di ogni piccola cosa che ci circonda senza legarci ad essa, senza volercene impossessare..... e quella subita, quella in cui ci ritroviamo soli nostro malgrado, quella che ci annienta, che ci fa morire pian piano senza che riusciamo ad accorgercene... il difficile a volte e' distinguerle....
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