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#11 (permalink) |
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iscrizione annullata
Data registrazione: 14-04-2005
Messaggi: 221
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AUTORACCONTARSI.
Forse è una delle poche volte che sento la necessità di estendere i miei più vivi complimenti a tutti. Proprio così, fino adesso tutti vi siete raccontati in modo veramente bello, pulitò e commovente, adoperando, inoltre, una tecnica da scrittori consumati (aveva ragione Fragola quando affermava che la semplicità è la cosa più difficile d'attuare, ed è una prerogativa dei grandi scrittori). Grazie a tutti per l'emozioni che mi avete fatto provare. ![]() |
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#12 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 24-03-2005
Messaggi: 209
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Tre gocce belle nere!
Seduta in un bar, che era il locale che aveva gestito mio padre e nel quale sono nata e vissuta, sorseggiavo un caffè e..….mi sono ricordata della mia infanzia…delle poesie che scrivevo mentre lui serviva i clienti…ed io lo aspettavo per farmi coccolare, per giocare con lui, rannicchiata in un vecchio divano finchè….mi addormentavo…
Papà mi prendeva in braccio e mi offriva tre gocce di caffè sopra una montagna di zucchero! “Scivolavo lentamente con la memoria nel mio sconfinato tempo, rannicchiata nella mia solitudine e nel freddo navigare della vita Spremevo parole che non volevo ascoltare, raccoglievo dolori che come lame fendevano l’aria come fossero catene alate; tenevo segregata in reti bucate la mia immensa malinconia Sorseggiavo sola e ad occhi chiusi in un luminoso caffè, una piccola profumata lacrima di immutata nostalgia…… in quello che un giorno era la mia casa, un vecchio e fumoso caffè Nei ricordi mi fasciavano dolci dai mille colori, mi ricopriva calda una coperta di luce, mi avvolgevano le ali dorate di umide ombre Per cucciole di stelle erano rifugio le mie pallide guance, nidi tra misteriose e calde fronde i miei immensi occhi verdi Lui mi accarezzava, seduto accanto a me, con il suo magico sorriso di padre e rincorreva, tenendomi per mano, le mie bolle di sapone (soffi d’oro e d’argento) La mia penna volava, cavalcando sui bianchi fogli di parole, i giochi fatati di indomabili puledri e i passi felpati di nuvole rosate… Un cliente borbottava “un caffè!” io lo guardavo e lui si distraeva…. sorridevo, mi faceva l’occhiolino e se ne andava….. Mi suonava di grani il macinino mi cantava la tazzina col piattino mi profumava d’ambra l’aria del caffè ed io bambina, sempre così, come ogni sera, giocavo con lui Le palpebre si chiudevano, mentre rannicchiavo le mie mani nelle mie lunghe trecce nere Cadevo stanca sul cuscino di felici principesse ed azzurri cavalieri Lui…mi raccoglieva, mi coccolava, mi baciava, con dolcezza mi sussurrava: “Mia poetessa, ne vuoi un po’? ma come sei piccolina! Formiamo di zucchero una montagna e mettiamone sulla punta come gemme tre gocce belle nere!” Papà era un artista...anche con il caffè!! |
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#13 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 24-03-2005
Messaggi: 209
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nel lontano gennaio 1982...
Percorsi il viale alberato di corsa....nonostante avessi rischiato di scivolare e cadere più volte
Mi fermai un attimo per osservare quegli alberi così spogli, nudi ma....quella mattina...così allegri;sembravano ricoperti di tantissimi diamanti nei quali il sole rifletteva i suoi raggi al punto da accecare gli occhi Il paesaggio era di una meraviglia da togliere il fiato! La notte aveva nevicato, una neve dolce, tranquilla, che mi aveva immerso in una favola..e...ne avevo proprio bisogno in quel momento... L'ospedale era situato in una posizione bellissima, a metà collina, e dal suo giardino, nelle giornate così limpide come lo era quel giorno, si riusciva ad intravedere la laguna di Venezia. Era tutto così irreale....ma con un lungo respiro e dopo essermi stropicciata gli occhi con la mano come per svegliarmi...ripresi la mia corsa. All’entrata mi assalì, come sempre, quell’odore nauseabondo di medicali, di disinfettante e il solito senso d’angoscia mi obbligò a fare un profondo respiro, come per farmi coraggio… Nel corridoio gli infermieri di corsa entravano ed uscivano dalle stanze trascinando i carrelli con la biancheria dei letti mentre qualche “fantasma” trascinava stancamente le proprie gambe appoggiandosi al trepiede della flebo che si accompagnava appresso Tenevo in mano la borsa con il sacchetto del pranzo: papà ormai stava dirigendosi verso il suo tramonto… Così chiamavo la fase terminale della sua malattia che in pochissimi mesi aveva fatto trascorrere gli anni così velocemente sulla sua pelle e aveva trasformato quell’uomo di 56 anni in un vecchio di 100, con la pelle rugosa, pallido, magro, senza capelli e con gli occhi vitrei. In me non vedeva più la figlia…i nostri ruoli si erano invertiti, io per lui ero la mamma e come un bambino capriccioso voleva mangiare solo quello che cucinavo io! Appena entrata gettai subito il mio sguardo sul suo letto e non lo vidi…un tuffo al cuore….la paura….quella tagliente paura che mi opprimeva da giorni… Mi sentii chiamare. “ ehi, bimba mia….sono qui…” Mi si inumidirono gli occhi nel guardarlo….seduto in poltrona, fasciato da una vestaglia così grande per lui…..sembrava un pesciolino in un oceano! “ ciao, papi, ti vedo bene oggi….” “vieni qui, amore…che ti devo dire una cosa importantissima……” Ricordo il suo sguardo dolcissimo, era ritornato quello di un papà che parlava alla sua bimba .. Mi sedetti accanto a lui e appoggiai sulla sua spalla la mia testa..sentivo le sue mani magre e fredde accarezzarmi le guance mentre i suoi occhi ritornavano a scendere in un mare di vuoti… “sai…devi stare attenta…..io questa mattina sono uscito e mi sono seduto in giardino…c’era il sole sai….il primo caldo sole d’estate…. e ad un tratto le sedie, le panchine…tutte sai…mi sono venute acconto ed hanno iniziato a parlarmi…la loro voce era molto tesa e mi hanno detto –mi raccomando, quando arriva Maria Antonia, avvisala….che stia attenta….è esplosa una pericolosissima epidemia qui da noi…dille di stare attenta….non si deve ammalare..lei, no…assolutamente… scacciala, mandala via…-“ Papà all’improvviso si mise a piangere e mi disse “ ma tu non mi lasci vero? starai sempre con me, vero? “ Gli presi il volto tra le mani e sorridendogli gli risposi: “non temere…io sarò sempre qui….guarda che buone patate ti ho cucinato e l’uovo al latte che ti piace tanto…dai… su…che si raffreddano!” Papà è morto dopo pochi giorni con le sue mani tra le mie mani |
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#14 (permalink) |
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NeveLaSole
Data registrazione: 08-02-2004
Messaggi: 1,224
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Il telefono… la tua voce
Uno spot pubblicitario di molti anni fa, quando ancora esisteva la Sip.
Mi ami ma quanto mi ami? Preferisco usare il telefono per lavoro, meno complicazioni. Delle tante telefonate fatte e ricevute per amore mi rimangono impressi gli addii, in più occasioni, al telefono. E così lo detesto, per quella voce fredda che ti dice addio, per quel telefono staccato che chiede di lasciare un messaggio alla segreteria… “Amore ci sentiamo domani”… perché non mi chiami… provo a chiamare io… staccato… riprovo… segreteria… Cavoli… ma che fine hai fatto?… “Amore, anche se non ci sono lo sai, puoi chiamarmi quando vuoi”… certo, posso chiamarti quando vuoi tu e tieni il telefono acceso…quando non sei con lei. Al diavolo… non chiamo più te e non chiamo più… nessuno, tanto quando compongo un numero va sempre tutto al macero. Ho composto altri numeri, con più o meno fortuna, rimane quel disagio del ti parlo e non ti vedo, ti parlo e non ti tocco, ti parlo... Il momento giusto… oggi, domani, mai… lo so, solo un modo di fare lo struzzo… arriverà pure chi mi fa passare la paura del telefono…ma in fondo è l’unica tradizione di cui chiedo il rispetto: se mi vuoi… componi tu il numero… ![]() |
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#15 (permalink) |
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NeveLaSole
Data registrazione: 08-02-2004
Messaggi: 1,224
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flashback
Una foto trovata per caso mi riporta indietro di quindici anni e stento per un attimo a riconoscere il volto del ritratto.
Questo tipo ha un viso familiare? Ma chi è? Dopo ore, come un flash, finalmente mi torna alla mente la foto che gelosamente custodivo nel diario. Guardandoti meglio non sei poi cambiato molto, stessi occhi dolci, stesso sorriso. Ma era la mia vita quella che ricordo sfumata come un vecchio film? Chissà se anche oggi mi faresti morire dal ridere come allora, di quelle risate avrei proprio bisogno. Pensare che hai riempito intere pagine dei miei diari per quasi due anni e che quasi adesso non sapevo chi fossi. Certo che la vita è strana, quante prospettive diverse. Pensare che allora il mio solo desiderio era passare il resto della mia vita con te, e quanti pianti quando mi è stato chiaro che non sarebbe successo. E se fossi stata ascoltata? Avrei perso il meglio, o forse no… |
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#18 (permalink) |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 12-06-2006
Messaggi: 3
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Da Bambino - infanzia difficile
Da bambino credevo che la vita fosse meravigliosa, da bambino guardavo il mondo con occhi sognanti, poi il destino distrusse la mia infanzia....
Tutto successe a causa della famigerata sindrome post partum di cui mia madre era affetta... Credetemi, non è bello vedere la propria madre presa a forze e portata da mio padre in un ospedale psichiatrico... La prima volta fu un inferno... Come se le fiamme del demonio si fossero insinuate nel cuore dei miei genitori... Poche sere prima assistetti ad un'accesa discussione che si trasformò pian piano in litigio e successivamente in odio... Ed io mi riparavo in salotto (perché dormivo lì, non ho mai avuto una camera tutta mia nemmeno adesso che ho 21 anni)... Quanto avrei preferito sparire o non esistere nemmeno... Mio padre chiudeva la porta del salotto, ma le urla arrivavano lo stesso al cuore frantumandomelo e alle orecchie distruggendomele... Lacrime rigavano il mio volto... La stessa cosa per anni, allora ne avevo 9-10, mia madre venne ricoverata più volte, ma da circa 4 anni sta molto meglio... Io però ho perso la mia infanzia (ma non solo per quello), per il terrore di quel periodo sono cresciuto paranoico e tendente al depressivo... E un giorno sentì al telegiornale tempo fa notizie di una signora affetta da sindrome post partum che aveva ucciso i propri figli... E capì che mia madre alla fine non era così malata... Esistono molte situazioni più difficili della mia.... |
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