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Vecchio 02-01-2010, 22.50.45   #1 (permalink)
Ospite
 
Data registrazione: 12-12-2009
Messaggi: 14
aporie: alleate o nemiche della filosofia?

http://it.wikipedia.org/wiki/Aporia

http://it.wikipedia.org/wiki/Sospensione_del_giudizio

http://it.wikipedia.org/wiki/Scetticismo_filosofico

http://it.wikipedia.org/wiki/Sospens...credulit%C3%A0

http://it.wikipedia.org/wiki/Antinomie_kantiane



Buonasera,

Durante la discussione sulla verità veniniva formandosi in me la necessità di capire se secondo voi è conveniente l'atteggiamneto filosofico dell'"epochè", la sospensione del giudizio, di fronte alle o facendo uso delle aporie.

nel mio personalissimo modo di vedere l'aporia risulta essere solo un paradossale gioco verbale, per cui cio' in cui vivo, e di cui discuto (nel nostro caso soprattutto), risulta essere messo in scacco da sottili sofismi.
(indi per cui, anche secondo me, come per i suoi contemporanei, Socrate era soprattutto un sofista).

Casualmente ho scoperto questa teoria di Coleridge (vedi link sopra) secondo cui per godere di un opera bisogna sospendere per un attimo le basi di partenza per poi concentrarci su quello che viene dopo.

La teoria di tipo in questo caso letterario, si applica a mio parere anche in tutte le discussioni filosofiche che all'altezza dei tempi siano anche evidentemente sorpassate dalle scienze.

Se si accettasse l'aporia come evidenza del non stabile (in assoluto) non si farebbe piuttosto che il gioco della filosofia quello della scienza?
Se per Cartesio il dubbio era filosofico, non si accorgeva invece che, come per Galileo, si trattava invece di un metodo apertamente scientifico?
Questo passaggio io lo spiego per il fatto che comunque entrambi applicavano categorie logiche di tipo meccanico (causa effetto) che sono evidentemente gli alfabeti stessi.


A mio sostegno chiamo alcune note, che ho scoperto recentemente ( e che sono di fatto recentissime), per cui, secondo la psicologia dinamica, il pensiero umano non è complementare delle leggi della logica tradizionale.
A questo punto si tratta di riscrivere una logica del discorso umano che evidentemente sarà distantissima dalle categorie Aristoteliche e Newtoniane.


a questo mi riservo di aggiungervi in futuro ulteriori note.

riguardo le antinomie kantiane invece non ne so nulla, ma ugulamente, a un rapido scorcio, mi sembrano estremamente interessanti. (a dispetto di quelle fanciullesche socratiche)
qualcuno me ne sa dare una declinazione all'interno di questa discussione?


sentiti grazie.

cordialmente theoreo42
theoreo42 is offline  
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Vecchio 03-01-2010, 15.57.54   #2 (permalink)
Ospite abituale
 
L'avatar di Nikolaj Stavrogin
 
Data registrazione: 07-11-2009
Messaggi: 77
Riferimento: aporie: alleate o nemiche della filosofia?

Non conosco bene l'argomento, direi che il primo caso che mi viene in mente è quello delle antinomie kantiane.

Kant le usava per dimostrare l'invalidità della cosmologia razionale. Oggi non abbiamo più bisogno di procedere in questo modo, poichè l'astronomia è una disciplina scientifica riconosciuta, ed è supportata molto bene dall'astrofisica.

Al tempo di Kant forse erano problemi insolubili, ma oggi - come hai visto anche tu wu wikipedia - ci si può sbilanciare su una delle due ipotesi, grazie allo sviluppo sistematico delle discipline scientifiche e della nostra conoscenza dei fenomeni naturali.
Nikolaj Stavrogin is offline  
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Vecchio 03-01-2010, 20.59.59   #3 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,578
Riferimento: aporie: alleate o nemiche della filosofia?

Citazione:
Originalmente inviato da theoreo42
Durante la discussione sulla verità veniniva formandosi in me la necessità di capire se secondo voi è conveniente l'atteggiamneto filosofico dell'"epochè", la sospensione del giudizio, di fronte alle o facendo uso delle aporie.

Come si fa a parlare di aporie con l'intento di giungere a qualche conclusione?

Probabilmente si vuole chiedere se le aporie siano interessanti in una discussione o se sono le uniche cose importanti.
Sicuramente io credo siano convenienti fin quando si è alla ricerca della verità e non quando quella verità la si ha già in tasca.
Ma forse non ho ben compreso cos'è un'aporia che tutto sommato sarebbe anche meglio.


Citazione:
Originalmente inviato da theoreo42


A mio sostegno chiamo alcune note, che ho scoperto recentemente ( e che sono di fatto recentissime), per cui, secondo la psicologia dinamica, il pensiero umano non è complementare delle leggi della logica tradizionale.
A questo punto si tratta di riscrivere una logica del discorso umano che evidentemente sarà distantissima dalle categorie Aristoteliche e Newtoniane.

Ecco... è da alcuni giorni che cercavo di aprire un argomento basato sulla nostra capacità (mentale) di creare termini con dei significati ampi (e per nulla condivisi, come "morale" - "verità" - "amore" ecc.) per poi sminuirli in definizioni riduttive e razionali (la cosa non mi è sembrata semplice).
Il fatto di non sapere come questi termini e i loro significati, siano trattati dalla mente apre una grande aporia... mi sembra!
Probabilmente (come mi sembra tu sostenga) esisterà una logica, anche se non tradizionale, che sottende i nostri più profondi pensieri. Vuoi vedere che il problema delle aporie dipenda da questa logica di cui non sappiamo nulla?

Che sia una nemica o una amica della filosofia non saprei. Non lo è per la scienza che si basa su un "metodo"; devo dire però, con tutta sincerità, che non ho ben compreso se la filosofia ne abbia uno.
Sarebbe comunque il caso di comprendere prima con quale logica (se ce n'è una) la mente elabora i suoi metodi (scientifici o filosofici) e che non ce ne sia una soltanto in grado di giustificare anche le aporie.
Il_Dubbio is offline  
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Vecchio 04-01-2010, 14.32.31   #4 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-04-2006
Messaggi: 514
Riferimento: aporie: alleate o nemiche della filosofia?

Citazione:
Originalmente inviato da theoreo42
Se si accettasse l'aporia come evidenza del non stabile (in assoluto) non si farebbe piuttosto che il gioco della filosofia quello della scienza?

Credo che porre la questione in questi termini sia fuorviante, scienza e filosofia sono due categorie che si intersecano e si differenziano tra loro a seconda dei casi. In particolare 'filosofia' è un'etichetta che contiene un po' di tutto, è sempre meglio parlare di filosofie definite.
Non si capisce a questo punto quale sia il gioco della filosofia né quello della scienza, né perchè tutte le filosofie o tutte le scienze dovrebbero giocare allo stesso gioco, né quale sia la gara a cui si sono sfidate queste due chimere.

Un'aporia è una questione indecidibile (se l'aporia è veramente tale, altrimenti è apparente), cioè si hanno almeno due tesi che si contraddicono di cui non si riesce a determinare quale sia vera e quale sia falsa, o se lo siano entrambe. Cosa si fa davanti a questa situazione?
Se qualcuno ne deduce l'instabilità assoluta della realtà (cioè che le cose non stanno in un solo modo) scioglie l'aporia sciogliendo, per così dire, il mondo. Potrebbe essere una soluzione drastica ma ben ponderata, oppure potrebbe trattarsi di pigrizia intellettuale.
In questo caso non c'è vera sospensione del giudizio, poichè non c'è più bisogno di alcun giudizio

Chi invece sospende il giudizio o lo fa per una convinzione teorica, ovvero che la questione sia umanamente indecidibile, pur dovendovi essere una soluzione; o (ma non è un aut aut) lo fa per una questione pratica, cioè per amor del quieto vivere sospende una discussione che al momento non è risolvibile, riservandosi la possibilità di affrontarla più avanti, dopo ulteriori ricerche.
Nell'ultimo caso l'aporia risulta esser considerata solo apparente.

Citazione:
Originalmente inviato da theoreo42
A mio sostegno chiamo alcune note, che ho scoperto recentemente ( e che sono di fatto recentissime), per cui, secondo la psicologia dinamica, il pensiero umano non è complementare delle leggi della logica tradizionale.
A questo punto si tratta di riscrivere una logica del discorso umano che evidentemente sarà distantissima dalle categorie Aristoteliche e Newtoniane.

Cosa significa precisamente che il pensiero umano non è complementare alle leggi della logica tradizionale (identità, contraddizione e terzo escluso)?

Se si tratta di analizzare il linguaggio ordinario al di là di principi strettamente logici questo l'ha fatto e lo sta facendo la pragmatica del linguaggio. E questo non toglie validità a quei principi logici.

__________________
"Quando tutti vogliono essere qualcosa l'unica scelta dignitosa è essere nulla."

N. Gomez Davila, Escolios
S.B. is offline  
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Vecchio 06-01-2010, 19.35.50   #5 (permalink)
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Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,578
Riferimento: aporie: alleate o nemiche della filosofia?

Citazione:
Originalmente inviato da S.B.

Cosa significa precisamente che il pensiero umano non è complementare alle leggi della logica tradizionale (identità, contraddizione e terzo escluso)?

Se si tratta di analizzare il linguaggio ordinario al di là di principi strettamente logici questo l'ha fatto e lo sta facendo la pragmatica del linguaggio. E questo non toglie validità a quei principi logici.


Prima di tutto dico che non conosco nulla di psicologia dinamica e delle sue tesi (che sembra anche essere recentissima), io sono rimasto alla mente come una macchina di Turing.
La mente umana può essere paragonabile ad una macchina di Turing? Se la risposta fosse si, allora ci troveremmo di fronte al un pensiero umano che corrisponde alla logica tradizionale secondo cui esiste sempre un algoritmo capace di risolvere un problema (con un si/no oppure con un vero/falso). La mente umana sarebbe quindi un programmino (no, diciamo un programmone) adatto a risolvere, con algoritmi, tutti i problemi. Tutto sarebbe semplice se esistesse per tutto e per tutti un algoritmo.
La cosa non si risolve facilmente con un post, diciamo che non tutto può essere risolto con un algoritmo

Esiste un problema (uno dei tanti) che viene chiamato problema della fermata (chiaramente della macchina di Turing, non è il tram che si ferma ehh!!! che però non va pensata come una “cosa”; la macchina di Turing è un concetto matematico, un’idea astratta). http://it.wikipedia.org/wiki/Problema_della_fermata

In essa si afferma (basterebbe leggere il link riportato ma lo riscrivo per i più pigri) che non può esistere un algoritmo generale che possa risolvere il problema per tutti i possibili input.
Qui si affrontano o ci si scontra, contro i temi caldi dell’autoreferenzialità e i teoremi di Godel.
Proprio Penrose ne parla diffusamente nel libro storico: "la mente nuova dell'imperatore".
La domanda che ci si può fare è: la mente a quale logica appartiene? Può essere descritto da una macchina di Turing.

Ciò che presumo io (ed è per questo che ho risposto) è che le aporie potrebbero avere sede ed origine in questi grattacapi di ordine
logico-matematico che dovrebbero stare alla base del nostro "pensato".

Chiaramente tutto fa brodo, ed è probabile che la “pragmatica del linguaggio” ci risolva qualche enigma, ma se uno vuole risolverlo una volta per tutte deve incominciare dalle basi e quelli le troviamo solo grattando sotto la materia grigia

Spero di aver esaudito...

p.s.
se magari anche S.B. scrivesse qualcosa in più su la "pragmatica del linguaggio", sempre che c'entri qualcosa con la logica, sarebbe cosa gradita.
Il_Dubbio is offline  
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