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#1 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,161
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L'Umorismo di Pirandello
Ho letto sulla Home Page del sito un contributo inviato da un utente relativo all'umorismo di Pirandello http://www.riflessioni.it/testi/pirandello.htm .
Quanto segue è il mio personale commento all'opera. “…L’Umorismo ha bisogno del più vivace, libero, spontaneo e immediato movimento della lingua, movimento che si può avere sol quando la forma a volta a volta si crea. Ora la retorica insegnava, non a crear la forma ma ad imitarla, a comporla esteriormente… …E l’umorismo… lo troveremo – lo ripeto – nelle espressioni dialettali, nella poesia macaronica e negli scrittori RIBELLI alla retorica…” La spontaneità è l’humus di cui si nutre l’umorismo. L’attività creativa è attività di ribellione; l’Umorismo è Arte (con la A maiuscola) ed in quanto tale scardina, “scompone” come ama dire Pirandello, i rigidi canoni estetici della retorica che nel livellare le qualità e le specificità comunicative della letteratura, impone un’arte omologata al punto di parer non più attività creativa ma solo imitativa, priva com’è di forma e carattere interiore, protesa alla conservazione, “imitazione”, della forma esteriore “…raccolti, come un museo, tanti modelli di bellezza immutabile, ne imponeva l’imitazione… insegnava ad imitare ciò che non si imita: lo stile, il carattere, la forma…”. Una prima confutazione delle teorie che attribuiscono l’umorismo a culture nordiche o perlomeno non italiche ed una originale, rispetto ai tempi, ridatazione (anticipata) della nascita letteraria dell’umorismo, ci conducono al corpus dell’opera. Muovendosi sul terreno dell’aperta polemica nei confronti della retorica del tempo ed in contrasto con l’imperante estetica crociana, si giunge alla teorizzazione della nuova estetica pirandelliana, priva di eccessivi vincoli e canoni, libera di crearsi ed imporsi prepotentemente al suo stesso creatore “…quando una creatura vive nella fantasia d’un poeta, ella si rivelerà intera in qualunque circostanza si trovi. Il poeta non ha da scegliere nulla, perché quella creatura è libera, autonoma, fuori del poeta medesimo e non si può trovare se non in quelle situazioni cui la sospinge il suo carattere in contrasto coi caratteri circostanti. Le situazioni vengono da sé, non le sceglie il poeta...” (Cesareo). In embrione le tematiche dei “Sei personaggi in cerca d’autore” in cui i personaggi s’impongono all’autore fino ad ottenere la rappresentazione della loro tragedia. L’umorismo “… è arte con un particolare carattere che le proviene dall’azione della riflessione, la quale scompone l’immagine creata da un primo sentimento per far sorgere da questa scomposizione un altro sentimento contrario…” che induce sì al riso, ma ad un riso amaro. L’ideale, l’etica lascia il posto alla riflessione. E’ appunto l’attività svolta dalla riflessione, indispensabile nell’umorismo, che rende possibile la percezione dei contrasti, del “sentimento del contrario”, come lo definisce Pirandello. Il riflettere su episodi di per sé grotteschi e ridicoli induce, quindi, nuovi e più profondi sentimenti. I personaggi intrisi di umorismo non appaiono mai esseri disprezzabili; anche quando i tratti caratteriali attribuiti loro dall’autore indurrebbero ben poca clemenza, per essi vi è sempre nell’animo del lettore posto per il compatimento. Esemplari sono le pagine in cui sono analizzati i caratteri del Don Abbondio manzoniano e di Don Chisciotte. Due personaggi sicuramente antitetici: l’uno votato ad una vita densa di paure che gli impediscono di assolvere il proprio compito terreno; l’altro, l’eroe antieroe, spinto da un’accecante sete di giustizia e voglia di raddrizzar le sorti del mondo intero. Sono entrambi personaggi umoristici, in cui albergano i tratti caratteristici dell’umorismo: il riso per il ridicolo e il pianto e la commiserazione per il loro mesto destino di reietti, respinti e, ciascuno per cagione di un proprio evidente limite, relegati ai margini della vita. Ancor più esemplare è la minuziosa esegesi dei versi di Giusti: Sant’Ambrogio. La forza espressiva del poeta mette a nudo la tragicità della situazione in cui vivono “…qué soldati settentrionali…” percepiti in un primo momento come gli acerrimi nemici. La riflessione e la capacità di immedesimarsi induce ulteriori e più strazianti considerazioni: ”…a dura vita, a dura disciplina,/ muti, derisi, solitari stanno,/ strumenti ciechi d’occhiuta rapina…”. Il sentimento d’odio si muta in compassione, in affetto. E’ Pirandello che, ancora una volta, afferrando per mano il filo dei ragionamenti, ci conduce e sospinge nell’antro della creazione dell’opera d’arte umoristica facendo risaltare le dissonanze costruttive rispetto all’opera non umoristica: ”…un poeta epico o drammatico può rappresentare un suo eroe, in cui si mostrino in lotta elementi opposti e ripugnanti; ma egli di questi elementi comporrà un carattere, e vorrà coglierlo coerente in ogni suo atto. Ebbene, l’umorista fa proprio l’inverso: egli scompone il carattere nei suoi elementi; e mentre quegli cura di coglierlo coerente in ogni atto, questi si diverte a rappresentarlo nelle sue incongruenze…”. Un gran saggio che, per certi versi, anticipa ed annuncia la rivoluzione copernicana conseguente alla pubblicazione della sua opera forse più grande e rivoluzionaria: “Sei personaggi in cerca d’autore”. Indispensabile lettura per chiunque abbia il desiderio di conoscere a fondo Pirandello. Un unico elemento di riflessione. Come mai in alcuna parte del saggio Pirandello cita la tradizione giullaresca del Trecento? Questo, a parer mio, rappresenta forse un po’ il limite dell’opera. |
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#2 (permalink) |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 11-04-2011
Messaggi: 20
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Riferimento: L'Umorismo di Pirandello
Penso che il suo umorismo e' cosi' reale e cosi' vero che nessuno meglio di lui avrebbe potuto descriverlo meglio. Un umorismo che piu' passa il tempo e, piu' sembra rispecchiare la nostra societa' attuale.
Lo considero geniale.. ..."Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza"... |
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#3 (permalink) |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 21-08-2011
Messaggi: 1
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"la vita non è mai né statica né omogenea, ma consiste in un continuo, inafferrabile divenire, in una incessante trasformazione da uno stato all’altro."
La società, con i suoi pregiudizi e le sue concezioni tende a influenzare l’uomo, il quale deforma la realtà secondo un personale punto di vista, senza riuscire a penetrare fino in fondo nelle apparenze, senza cercare di rimuovere da davanti a sé quel velo di ipocrisia creato da “falsi leggi” dettate dalla società Beh... Pirandello è stato un grande autore, al di la della sua poesia e del suo teatro, ma per la sua concezione vitalistica della vita, perchè egli è stato in grado di trovare uno dei più grosso problemi della società, il fatto che noi siamo imprigionati all'interno di maschere che ci soffocano, e ci impediscono di attingere a quell'eterno e universale fluire della vita. Ecco. Secondo me, in questo è stato grande perchè cmq, leggendo Pirandello, tutti noi rimandiamo la sua teoria ai fatti di ogni giorni e ci rendiamo conto che in effetti veramente noi siamo schiavi del denaro, del lavoro... della maschera che portiamo... Veramente non siamo una identità definita ma solo stati in perenne trasformazione.. |
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#4 (permalink) | ||||
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Ospite abituale
Data registrazione: 21-02-2008
Messaggi: 796
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Riferimento: L'Umorismo di Pirandello
Citazione:
La frase, se è di Pirandelo, è comunque la scoperta dell'acqua calda: forse letta nel suo contesto dice qulcosa di più. Comunque la frase è vera: se non siamo essenzialmente vegetali, facciamo esperienze continue sia concrete che virtuali... sia operative che di pensiero senza contare il passare del tempo, il ricambio cellulare, ecc... per cui non possiano che trasformarci...fisicamente, intellettualmente, per Vision: restiamo noi, ma non siamo piu noi...istante per istante... senza accorgercene: forse un giorno ci volgiamo indietro e ci accorgiamo della distanza percorsa. Citazione:
Chiunque lo dica non nota forse che la società siamo noi: buona o cattiva che sia, alla società diamo linfa, dalla società traiamo linfa in continua interazione: ovvio che la società influenza l'uomo singolo: ci vive dentro! Senza la società semplicemente non saremmo: nell'essere parte integrante della società l'uomo crea quel comune pensiero e sentire e quelle istituzioni che ci plasmano come cittadini, se poi come citadini siamo mal riusciti, deformiamo la realtà, non riusciamo a squarciare il velo delle apparenze e della ipocrisia (cui, sembra, partecipiamo soddisfatti) sottostiamo ipocritamente o per convenienza personale a false leggi cui socialmente abbiamo dato vita....allora non incolpiamo la società, ma noi stessi...singolarmente responsabili...oppure sguazziamo nel metaforico fango...melma sociale...finchè ci aggrada o ci induce il vizio. Forse ai tempi di Pirandello non c'erano gli strumenti intelettuali e istituzionali disponibili per costruire una società etica e democratica: giustamente Pirandelo portava la sua critica attraverso le sue opere. Ma oggi tali strumenti esistono: solo noi possiamo decidere se essere cittadini o abbandonarci all'onda del compremesso, del malaffare, della nebbiosità della mente orientata a soddisfare proprie pulsioni...asociali. Citazione:
Oggi credo, per lo meno nel nostro mondo, nessuna maschera ci impedice di attingere all'eterno fluire della vita a meno che non si intenda la difficile sutuazione economica coi suoi disoccupati, coi suoi mutui, con le sue tasse, ecc... Certo che ogni epoca ha le sue problematiche e certo lo stesso Pirandello avrebbe diversamnte, ma magnificamente trattato con la sua poetica, col suo umorismo la difficile situazione sociale. Citazione:
Ma è per chi non ce l'ha che mi proccupo! La perenne trasformazione? ma già l'ho detto... mi pare una cosa buona! Perchè Pirandello se ne lamentasse, se se ne lamentava, non saprei. Sono con Eraclito: Panta Rei! ![]()
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