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Vecchio 10-06-2002, 18.54.09   #61 (permalink)
784
Numero
 
L'avatar di 784
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 291
Question DIO????????????

Ma è peggio del prezzemolo questo vostro Dio!!
Ma lo mettete anche nelle leggi dell'economia?

Siete uomini, no? E allora limitatevi a leggere il mondo da uomini!

Ora: vorrei sapere se voi ci mangiate insieme tutti i giorni, con Dio, per essere sempre così informati su quello che pensa.

E poi guarda caso dite due cose diverse: cos'è, Dio ha cambiato idea e l'ha detto solo a uno dei due?

Non è un po' azzardato decidere 1- che Dio esiste e 2-che voi sappiate meglio di chiunque come la vede lui?

784 is offline  
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Vecchio 15-06-2002, 19.03.11   #62 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,628
x Rolando

se la globalizzazione fosse così come l'hai descritta tu, per me andrebbe benissimo. Ma non credo sia così che i capi, i dententori del potere economico e politico la intendano.

Dio non può essere tirato in ballo in questa discussione.
Perché altrimenti dovremmo dire che ha creato anche i pedofili, i sadici. Certo, che li ha creati! ma non per questo possiamo dire che è un bene per l'umanità e per i bambini stessi?!

Ci sono stati forniti i mezzi ma sul come usarli fa parte della nostra libertà e del nostro apprendimento.
Un coltello può tagliare una bella fetta di torta ma può anche uccidere, dipende dalle intenzioni di chi lo tiene in mano.

Non credo possiamo creare il paradiso terrestre ma possiamo rendere più stabile la nostra scuola.

E la responsabilità di questo pianeta-scuola appartiene, anche se in proporzioni diverse, a ciascuno di noi. Nessuno escluso.

Ciao
Mary
__________________
mery
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Vecchio 21-01-2004, 22.22.28   #63 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-01-2003
Messaggi: 87
Che ne dite se dichiariamo la partita vinta, vinta da parte di quelli che hanno accumultati miliardi.

Si potrebbe fare una bella cosa. Dichiariamo il gioco finito. ridistribuiamo le carte e iniziamo una nuova partita.
Togliamo un bel po di miliardi a chi ne ha tanti e li distribuiamo a chi non ha niente.
Poi rincominciamo a giocare.
Meglio farlo a tavolino che aspettare la prossimia rivoluzione.

Franco1
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Vecchio 22-01-2004, 00.46.06   #64 (permalink)
Vivi!
 
L'avatar di Marco_532
 
Data registrazione: 28-10-2003
Messaggi: 1,164
Ciao Franco1....globalizzazione....credo di aver colto il tuo pensiero, ma vorrei specificare che nonostante la globalizzazione in senso etico sia un fine ammirevole, l'attuale situazione economica disastrosa non funga da "buone fondamenta"....anzi... ...è necessario "ridistribuire le carte e iniziare una nuova partita"...ma solo con intenti e in mancanza di proposte non credo possa avvenire...

Ciao, Marco .
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Marco_532 is offline  
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Vecchio 24-01-2004, 21.12.39   #65 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 14-12-2003
Messaggi: 270
Un MOdello globale

Di Paolo Miscia

Il nostro modello (quello che riteniamo di dover esportare) si basa sul consumo fine a se stesso, slegato dal bisogno e sempre più generato solo dal desiderio, dall'impulso, dalla noia. Consumiamo e basta, senza neppure interrogarci sull'utilità del nostro gesto, su quanto effetivamente ci farà stare meglio. Tra il tempo che ci vuole a guadagnar soldi e quello che impieghiamo a spenderli, ne resta ben poco per dettagli quali la procreazione, l'amore, l'amicizia, la solidarietà.

Nella nostra foga di sviluppo travolgiamo interi continenti, sconvolgendo dinamiche demografiche e sociali che garantivano l'equilibrio da migliaia di anni. In Africa, prima della colonizzazione, non si soffriva la fame: il 100% del fabbisogno alimentare era soddisfatto dai prodotti locali. Ora la produzione è in mano ai grandi latifondisti, che preferiscono vendere sul "mercato internazionale" piuttosto che all'interno. E'la logica del denaro, che mette la valuta forte, prima dell'uomo. Il risultato è che i due terzi della produzione mondiale di cereali sono destinati all'alimentazione DEGLI ANIMALI dei paesi ricchi - e, ora sì, si muore di fame.
Invece di provare vergogna, ci vantiamo di averli aiutati a muovere i "primi passi" sula strada del progresso. Invece di pensare a ritirarci, ci convinciamo che la soluzione sarebbe prenderci carico in modo ancor più diretto delle loro decisioni, suggerendo che il modello (perfetto) non funziona perchè loro non lo sanno applicare, o sono corrotti, o non sono adatti. Ma ciò che è peggio è che se invece riuscissero a replicare la nostra accelerazione, si troverebbero in un vicolo cieco: il pianeta non può sostenere un "Nord" di sei miliardi di persone. Il viaggio sarà lungo e - a proposito - la stazione d'arrivo non esiste...
Giuliano is offline  
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Vecchio 24-01-2004, 21.14.34   #66 (permalink)
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Vecchio 26-01-2004, 10.16.06   #67 (permalink)
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Messaggi: 115
Che io sappia la Globalizzazione è sempre esistita, da quando abbiamo imparato qualcosa e l'abbiamo tramandato ai posteri abbiamo creato le fondamenta della globalizzazione, prendi l'esempio del fuoco, della lavorazione dei metalli, della carta.
Noi abbiamo goduto della globalizzazione come pochi al mondo, esempio: mais, pomodori, patate, canna da zucchero, riso, la mia amata birra!

Qualcuno di Voi pensa che questo tipo di globalizzazione non sia giusta?

Io penso proprio di no, anche Gesù voleva globalizzare il mondo con il suo messaggio d'amore, lo faceva attraverso i suoi discepoli e i soui apostoli (praticamente in franchising!).

Il fatto è che ormai la globalizzazione vuol dire misurare la "ricchezza" in tutto il mondo allo stesso modo, in dollari, comprare tutti le stesse cose al centro commerciale, mangiare al McDollars e vestire D&G.
Siamo o non siamo quelli che vanno nei paesi tropicali per fare le cose che facciamo tutti i giorni? Che vogliamo mangiare il panino con la coppa alle falde del Kilimangiaro sorseggiando una Coca?
Andare in una discoteca dall'altra parte del mondo a ballare l'ultimo pezzo forte della hit parade...
altrimenti non si spiegherebbe il successo che hanno le crociere!

...forse prima di parlare di globalizzazione dovremmo prima imparare tutti una lingua comune, perchè ancora non siamo capaci di comunicare; anche se parliamo del secolo della grande comunicazione, gli analfabeti sono ancora tanti.

Io credo che la globalizzazione sia un qualcosa di bellissimo, ma prima dobbiamo assicurarci che a portarla avanti siano persone giuste, e non esperti di marketing.
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"Piove sui ricchi come sui poveri...
...ma i ricchi hanno l'ombrello! (pure firmato.)"
lelle 79 ;o) is offline  
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Vecchio 26-01-2004, 12.07.59   #68 (permalink)
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Data registrazione: 12-01-2003
Messaggi: 87
X lelle

Ciao Lelle,

Non so se hai letto tutti i messaggi precedenti, se tu lo avessi fatto avresti scoperto che molte persone non sono contro la globalizzazione, "tout court", ma contro questa globalizzazione.

Come ho già scritto in un post precedente il termine "globalizzazione" in se non è ne bello, ne brutto...dipende solo da ciò che globalizzi.

Ciao

Franco1
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Vecchio 14-02-2004, 19.42.38   #69 (permalink)
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Messaggi: 115
Ciao Franco1!
Perdona il ritardo con cui ti rispondo!
Certo che ho letto i messaggi precedenti al mio, è mia abitudine farlo prima di intervenire, comunque ti ringrazio di tanta premura.
Cosa ti ha fatto credere che non l'avessi fatto?
Forse il fatto che abbia scritto: "Qualcuno di Voi pensa che questo tipo di globalizzazione non sia giusta?", dovresti aver notato che la prima parola è "Qualcuno", non ho mica scritto: "Pensate davvero che questo tipo di globalizzazione non sia giusta?"
Mi viene in mente la storiella della pagliuzza... della trave... (scherzo!!)
Comunque, siccome l'informazione tende a falsare il concetto reale di globalizzazzione, volevo solo fare qualche precisazione.
Dobbiamo ricordarci più spesso che "noi siamo la società in cui viviamo", quindi le nostre scelte e il nostro impegno sono l'arma per combattere questo mostro.
Sarò logorroicamente ripetitivo, ma ad esempio mi chiedo: "Perchè ammiriamo degli oggetti come l'abbigliamento (Nike, Reebok, Adidas, Puma...) come se fossero uno status symbol, quando invece sono il simbolo della violenza con cui la nostra società avanza? Perchè vengono sfoggiate con vanto quando in realtà bisognerebbe vergognarsene? Perchè non li facciamo sentire come meriterebbero?"

Cordialmente...
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Vecchio 18-02-2004, 20.21.28   #70 (permalink)
Ospite abituale
 
Data registrazione: 14-12-2003
Messaggi: 270
A sentire l'autorevole studioso Karl Polanyi c'e' stato a un certo punto cambiamento epocale nella storia dell'occidente nella relazione tra economia e societa', che forse ci spiega molte cose dell'attuale tipo di globalizzazione:

e' un poco lungo ma credo valga la pena di fare un piccolo sforzo





http://www.graffinrete.it/cittanova/....php?id_vol=18

Karl Polanyi


Nessuna società potrebbe, naturalmente, sopravvivere per un qualsiasi periodo di tempo senza avere un'economia di qualche genere, tuttavia prima del nostro tempo non è mai esistita un'economia che anche in linea di principio fosse controllata dai mercati. Nonostante il coro di invenzioni accademiche tanto insistente nel XIX secolo, il guadagno e il profitto nello scambio non hanno mai prima svolto una parte importante nell'economia e per quanto l'istituzione del mercato fosse abbastanza comune a partire dalla tarda età della pietra, il suo ruolo era soltanto incidentale nei confronti della vita economica.

In realtà i suggerimenti di Adam Smith sulla psicologia economica dell'uomo primitivo erano tanto falsi quanto la psicologia politica del selvaggio di Rousseau. La divisione del lavoro, un fenomeno antico quanto la società, nasce da differenze inerenti al sesso, alla geografia e alla doti individuali e la presunta disposizione dell'uomo al baratto, al commercio e allo scambio è quasi del tutto apocrifa. Se la storia e l'etnografia parlano di diversi tipi di economie la maggior parte delle quali comprendenti l'istituzione del mercato, esse tuttavia non ne conoscono alcuna, antecedente alla nostra, anche approssimativamente controllata e regolata dai mercati.

L'eccezionale scoperta delle recenti ricerche storiche e antropologiche è che l'economia dell'uomo, di regola, è immersa nei suoi rapporti sociali. L'uomo non agisce in modo da salvaguardare il suo interesse individuale nel possesso dei beni materiali, agisce in modo da salvaguardare la sua posizione sociale, le sue pretese sociali, i suoi vantaggi sociali. Egli valuta i beni materiali soltanto nella misura in cui essi servono a questo fine. Né il processo di produzione né quello di distribuzione sono legati a specifici interessi economici legati al possesso dei beni; tuttavia ogni passo di questo processo è legato a una molteplicità di interessi sociali che alla fine assicurano che il passo necessario venga compiuto. Questi interessi saranno molto diversi in una piccola comunità di cacciatori o di pescatori rispetto a quelli che troviamo in una vasta società dispotica, ma in ambedue i casi il sistema funzionerà sulla base di motivi non economici.

Ma come è dunque assicurato l'ordine nella produzione e nella distribuzione?
La risposta è data da due principi del comportamento non primariamente associati all'economia: la reciprocità e la redistribuzione

Principi del comportamento come questi tuttavia non possono diventare efficaci a meno che i modelli istituzionali esistenti non si prestino alla loro applicazione. Reciprocità e redistribuzione sono in grado di assicurare il funzionamento di un sistema economico senza l'aiuto di scritture e di un'elaborata amministrazione soltanto perché l'organizzazione delle società in questione soddisfa le richieste di una simile soluzione per mezzo di strutture come la simmetria e la centricità.
La reciprocità è enormemente facilitata dalla struttura istituzionale della simmetria, un aspetto frequente dell'organizzazione sociale tra i popoli illetterati. La sorprendente "dualità" che troviamo nelle suddivisioni tribali si presta all'accoppiamento dei rapporti individuali e assiste perciò al dare e ricevere di beni e di servizi in assenza di registri permanenti. Le "metà" della società primitiva che tendono a creare un "pendant" a ciascuna suddivisione risultano derivare dagli atti di reciprocità sui quali si basa il sistema oltre che essere un contributo alla loro realizzazione.

La struttura istituzionale della centricità che è presente in qualche misura in tutti i gruppi umani fornisce una traccia per la raccolta, l'immagazzinamento e la redistribuzione di beni e di servizi. I membri di una tribù di cacciatori di solito consegnano la preda al capo perché la redistribuisca; fa parte della natura della caccia che il suo esito sia irregolare oltre a essere il risultato di un'iniziativa collettiva. In condizioni come queste nessun altro metodo di divisione è praticabile se il gruppo non si divide dopo ogni impresa di caccia. In tutte le economie naturali esiste una necessità simile che il gruppo sia sempre numeroso e più vasto è il territorio e più diversificato il prodotto, tanto più la redistribuzione avrà come risultato una effettiva divisione del lavoro, poiché, esso deve contribuire a collegare geograficamente gruppi differenziati di produttori.
Simmetria e centricità incontreranno a mezza strada le necessità della reciprocità e della redistribuzione; le strutture istituzionali e i principi del comportamento sono reciprocamente adattati.
Fino a che l'organizzazione sociale corre nei suoi binari non occorre che entri in gioco alcun motivo economico individuale, non occorre che sia temuta alcuna invasione allo sforzo personale; la divisione del lavoro sarà automaticamente assicurata e gli obblighi economici debitamente assolti, e soprattutto saranno forniti i mezzi materiali per un'esuberante manifestazione di abbondanza in tutti i festeggiamenti pubblici. In una comunità di questo tipo è esclusa l'idea del profitto, il contrattare è condannato, dare generosamente è acclamato come una virtù; la supposta propensione al baratto, al commercio e allo scambio non appare. Il sistema economico è in realtà una semplice funzione dell'organizzazione sociale.

Generalmente è corretto dire che tutti i sistemi economici che ci sono noti, fino alla fine del fedualesimo nell'Europa occidentale, erano organizzati alternativamente sui principi della reciprocità o della redistribuzione o dell'economia domestica o di una combinazione dei tre. Questi principi furono istituzionalizzati con l'aiuto di un'organizzazione sociale che inter alia faceva uso dei modelli della simmetria, della centricità e della autarchia. In questo quadro la produzione ordinata e la distribuzione dei beni era assicurata da una grande varietà di motivi individuali disciplinati da principi generali del comportamento. Tra questi motivi, quello del guadagno non era preminente, la consuetudine e la legge, la magia e la religione cooperavano nell'indurre l'individuo a seguire regole di comportamento che alla fine assicuravano il suo funzionamento entro il sistema economico.
Il periodo greco-romano, nonostante il suo commercio fortemente sviluppato non rappresentava sotto questo aspetto una rottura. Esso era caratterizzato dalla redistribuzione del grano su vastissima scala praticata dall'amministrazione romana nell'ambito di un'economia per altri versi domestica e questo non rappresentava un'eccezione alla regola per cui fino alla fine del medio evo i mercati non svolgevano una parte importante nel sistema economico; altre strutture istituzionali prevalevano.
Dal XVI secolo in poi i mercati erano a un tempo numerosi e importanti. Nel sistema mercantile essi divennero una delle principali preoccupazioni del governo, tuttavia non vi era ancora alcun segno del prossimo controllo della società umana da parte dei mercati, al contrario: regolamentazione e discipline erano più severe che mai, l'idea stessa di un mercato autoregolato era assente. Per capire l'improvviso cambiamento verso un tipo di economia completamente nuovo nel XIX secolo, dobbiamo ora passare alla storia del mercato, un'istituzione che noi siamo stati praticamente in grado di trascurare nella nostra rassegna dei sistemi economici del passato.

(Polanyi - Economie primitive, arcaiche e moderne - Einaudi Paperbacks 1980)
Giuliano is offline  
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