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#1 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 01-12-2004
Messaggi: 41
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Esistenzialismo e assurdo
Ciao a tutti!
Volevo chiedervi un aiuto... siccome dovrei affrontare un tema riguardante l'esistenzialismo e l'assurdo potreste consigliarmi degli autori italiani e stranieri che si sono occupati del tema in questione? Io pensavo Svevo, Kafka, Buzzati, Pavese, Montale (per l'incomunicabilità?) spero che possiate darmi una dritta se questi autori secondo voi non vanno bene... Autori francesi potrebbero essere Camus (di cui ho letto lo straniero e l'uomo in rivolta che sono stupendi e ve li consiglio) e Sartre che è pure filosofo esistenzialisti.. d'inglese chi ha letto Joyce, Eliot o Beckhett e potrebbe darmi una dritta?dirmi almeno se con l'esistenzialismo e l'assurdo, l'angoscvia, la disperazione c'entrano qualcosa... di arte poi non so proprio...vorrei trattare il surrealismo come via d'uscita alla disperazione e al senso di estraniamento dalla realtà.. spero che qualcuno mi risponda dandomi un po d'aiuto.. grazie in anticipo.. a presto saluti, trounoir |
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#2 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 08-12-2004
Messaggi: 26
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Se vuoi potresti inserire anche Pinter, teatro dell'assurdo.
Come tema ci sono molti riferimenti che potrei darti, chi più obiettivo e chi meno: se vuoi proprio dritte sull'Esistenzialismo come movimento culturale i riferimenti di Camus e Sartre vanno bene, ma potresti fare anche un accenno a Kierkegaard. Se invece vuoi proprio entrare in merito più generale - cioè di crisi proprio dei valori e di dimensioni angosciosi della realtà - potresti voler considerare il Decadentismo, Schopenauer e Pirandello... soprattutto quest'ultimo con il "sentimento del contrario". Come arte l'espressionismo di Munch potrebbe essere l'esempio più esemplificativo. Se poi ti interessa anche il Greco, un'altra buona cosa sarebbe il ciclo dell'Orestea di Eschilo, con la presenza del tema dell'ereditarietà della colpa che da una dimensione angosciosa dell'esistenza (sangue chiama sangue, a conseguenza di questo intere stirpi venivano stroncate). Per il momento mi vengono in mente questi. Non so se è un compito che devi fare, un esame oppure la preparazione della tesina di maturità, tuttavia ti auguro comunque buona fortuna ![]()
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Il sogno vede il mondo in una luce di strano idealismo e spesso rafforza gli effetti di cio’ che vede attraverso la sua profonda comprensione dell’essenza delle cose. Ci presenta davanti agli occhi la bellezza terrestre in uno splendore veramente celestiale e mostra il sublime nella sua maesta’ piu’ alta, ci mostra le nostre paure di ogni giorno nella forma piu’ orrenda e muta il nostro divertimento in scherzi incredibilmente pungenti. E spesso, quando ci svegliamo e siamo ancora sotto l’influsso di una di queste impressioni, non possiamo non riconoscere che mai nella nostra vita il mondo reale ci ha offerto il suo eguale |
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#3 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 01-12-2004
Messaggi: 41
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in realtà sto preparando la tesina.
Quando parlo di Esistenzialismo trovo molti riferimenti per quanto riguarda l'inetto, l'angoscia, il suicidio ecc in un periodo "decadente" che se non sbaglio comprende quella crisi di valori e quella perdita di fiducia nella ragione (tipica del positivismo--> Belle Epoque).. Però se parlo di Decadentismo dovrei affrontare Schopenhauer come hai detto..e tutto quel periodo prima della priam guerra mondiale... mentre parlando di Esitenzialismo le cose si complicano perchè autori come Sartre e Camus, Heidegger ecc sono vissuti in tempi recenti...hanno vissuto la grande guerra ecc... io definirei tutto il novecento "decadente".. a volte ho problemi nel distinguere il Decadentismo dall'Esistenzialismo... ti ringrazio per il tuo interesse spero di avere un'altra occasione per discuterne con te...anche perchè vorrei affrontare vari tipi di risposta alla consapevolezza dell'assurdo: il suicidio (scelto da chi si arrende di fronte all'inconcepibile), la solitudine o l'indifferenza (parlerei dell'inetto) e infine la rivolta a me cara dato che amo Camus (sto leggendo l'uomo in rivolta dopo aver finito il mito di Sisifo), rivolta che dà dignità all'uomo, perchè accettare la sfida con l'assurdo significa non farsi schiacciare dal destino ma viverlo con lucidità...Kierkegaard in realtà vive l'assurdo ma si aliena..non è più uomo, coscienza individuale ma si mette nelle mani del trascendente..si avvolge soltanto di quella fede che filtra gli aspetti della realtà..alleggerendo il macigno che ogni uomo porta su in cima quotidianamente... Mi piacerebbe discutere con te a riguardo se ti interessa.. grazie mille ancora Saluti, trounoir |
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#4 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 28-05-2004
Messaggi: 17
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Romanzi esistenzialisti per antonomasia sono 'Gli indifferenti' e 'La noia' di A. Moravia.
pregio dell'autore è il linguaggio scorrevole e privo di barocchismi. questi due puoi farli fuori in quattro giorni. saluti. |
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#5 (permalink) |
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Deirdre of the sorrows
Data registrazione: 11-08-2004
Messaggi: 72
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Caro Trounoir,
direi che Beckett (come Pinter, suggerito da DarkDreamer) vada benissimo. IL suo "Waiting for Godot" è una pietra miliare del teatro dell'assurdo. I due protagonisti sono una sorta di clown che agiscono in maniera incomprensibile e che aspettano per tutta la rappresentazione un certo Godot, di cui nn si sa nulla. L'assurdo è che a volte loro stessi dimenticano perché sono lì ad aspettare. Alcuni critici vedono in ciò l'inutile attesa del divino (cfr. l'inglese "God" con "Godot") o della Verità. Altra cosa importante è che i due non riewscono a comunicare (L'incomunicabilità è qui un tema importante) e letteralmente capiscono roma per toma. Il tutto assume a tratti un che di ironico o piuttosto di grottesco e la situazione sembra quasi comica: talmente comica da apparire poi nella sua vera essenza, vale a dire nella sua tragicità. Su Camus e Sartre mi trovi poi d'accordo. E a questo proposito ti invito a leggere la discussioine in questo forum intitolata "I personaggi dell'inquietudine Novecentesca" (alla quale oggi o nei prossimi giorni sento di voler aggiungere qc proprio riguardante "L'etranger" di Camus). Spero di esserti stata di aiuto. Luana ![]()
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"Non c'è niente di quanto l'anima vede che non l'affligga", Pascal |
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#6 (permalink) |
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Deirdre of the sorrows
Data registrazione: 11-08-2004
Messaggi: 72
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Decadentismo vs Esistenzialismo
Dici di non aver ben chiara la differenza tra D. e E.
Io ho la mia idea e ne ho cercato conferma su Internet; parto quindi da due delle più generiche definizioni date a queste due correnti. Decadentismo: corrente culturale, che si manifesta dapprima e soprattutto in Francia, la quale, per evadere dalla materialità volgare della realtà, si rifugia in un mondo intimo e raffinato, in un mondo fatto di sogni e immaginazione,svincolato dalle leggi rigorose della ragione, libero come la musica, un mondo intellettuale, quale sembrava essere stato non quello delle età classiche ma delle età di decadenza. Esistenzialismo: (vai a: http://www.riflessioni.it/encicloped...enzialismo.htm) A questo sito puoi invece trovare una tesina sull'esistenzialismo+ la mail del suo autore: http://web.tiscali.it/lawnmover/ "L’esistenzialismo, invece, considera l’uomo come un essere finito, “gettato nel mondo”, continuamente lacerato in situazioni problematiche o assurde. Ed è proprio dell’uomo nella sua singolarità che l’esistenzialismo si interessa." - questa citazione l'ho presa da: http://www.matura.it/scuola/appunti/...enzialismo.doc Il D. è comunque precedente: si è sviluppato tra gli anni Ottanta dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento. [Scusa devo interrompermi: continuo un altro giorno!] Luana
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"Non c'è niente di quanto l'anima vede che non l'affligga", Pascal |
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#7 (permalink) |
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Deirdre of the sorrows
Data registrazione: 11-08-2004
Messaggi: 72
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continua....
Continuo il mio precedente messaggio, Trounoir:
Dunque, dopo averti riproposto alcune definizioni delle due correnti, ti espongo qual è l'idea che mi sono fatta io. Secondo me si tratta di due correnti assolutamente da non confondere, poiché il DECADENTISMO (cfr. il suo periodo storico) è espressione di una classe sociale che vive il proprio decadimento all'interno di una società in rapida evoluzione: i valori aristocratici, compreso il dolce far niente, stanno morendo mentre la nuova classe borghese la fa da padrone con la sua filosofia del lavoro. Se ciò ha iundubbiamente avurto dei vantaggi, ha però presentato un duro conto: sempre meno persone si dedicavano all'arte fine a se stessa, cosa che invece la nobiltà (che non aveva bisogno di lavorare x vivere) aveva sempre avuto tempo di fare. Sul tema del decadimento delle famiglie nobiliari, ti consiglio di leggere lo splendido "I Buddenbrook" di Thomas Mann. Questo ascrittore ha affrontato in quasdi tutti i suoi romanzi, ma da prospettive diverse, una tematica a me cara: quella del suo dissidio interiore tra l'essere artista e l'essere borghese che lo ha sempre lacerato. Dietro ognuno di questi due sostantivi c'è un intero universo che rimanda a valori opposti, ovviamente. E poi un tipico romanzo decadente è anche "Il piacere" di D'annunzio, in cui ritroverai ciò che ti ho detto sulla nobiltà decaduta. L'ESISTENZIALISMO, invece, come fa immediatamente pensare il periodo storico in cui si è sviluppato, tocca tutti gli uomini ed è scevro da qualsiasi coscienza di classe. E' espressione della disperazione dell'uomo di fronte all'assurdità delle guerre e della sua stessa esistenza. Non è più una sola classe che piange la propria fine o la fine di un'epoca, bensì è l'intera umanità che prende coscienza dell'Assurdo con la A maiuscola, che capisce di essere "gettata nel mondo" senza nessuno scopo. Con questa mia personale idea, spero di averti chiarito maggiormente le idee: in fondo usare le parole povere ti potrebbe forse aiutare a capire più delle definizioni da manuale. Luana
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#8 (permalink) |
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stella danzante
Data registrazione: 05-08-2004
Messaggi: 1,726
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cercavo in rete una cosa ke c racconto' il nostro lettore d inglese sul conto di beckett, ma nn riesco a trovarla da nessuna parte... ke se lo sia inventato?
pare ke samuel, sia stato vittima d un folle ke per strada lo accoltello', quando poi ando' a kiedergli personalmente spiegazioni, il tizio gli disse ke nn sapeva perke' lo aveva fatto, lo aveva fatto insomma per caso, d'impulso, senza motivo, da questo aneddoto beckett imposto' tt il suo filone letterario sull'assurdita' del vivere,.. ma mi direste se qlk sua biografia riporta questa storia??
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rido di me di te di tutto cio' che di mortale c'e' e che mi piace tanto tanto tanto tanto |
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