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| Cultura e Società Problematiche sociali, culture diverse. Sezione in modalità solo lettura |
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#11 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 27-10-2004
Messaggi: 1,779
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carta
Mao-tze tung definiva il capitalismo "una tigre di carta" pur sempre "una tigre"......pur sempre "di carta";tempo al tempo.
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Fermo contemplo...........l'immobile divenire del'E' |
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#12 (permalink) |
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eternità incarnata
Data registrazione: 23-01-2005
Messaggi: 2,572
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Io sono convinto, anche qui come altrove, che la verità sta SEMPRE nel mezzo. E' inutile intessere le lodi a questo o a quel modo di vedere l'economia. Chiaro: ogni volta che nasce una nuova concezione, è perché quella esistente ha mostrato limiti più o meno grandi. Ogni situazione è effetto di quella che l'ha preceduta e causa di quella che la seguià. Se analizziamo perché è nato il comunismo, scopriamo che agli inizi del secolo scorso il latifondismo era imperante.
Altro discorso: la proprietà privata. Essere proprietari di qualcosa è solo un concetto temporale. Basti pensare ai conquistadores spagnoli e ai coloni francoinglesi, che dalla scoperta dell'America in poi hanno relegato le tribù pellerossa in riserve sempre più risicate. Chiunque, viso pallido, arrivando in America poteva tracciare i confini della sua nuova proprietà. A spese di chi aveva poca importanza per il viso pallido. La stessa cosa dicasi per il comunismo, ma anche per il nazismo. Ogni volta che nasce qualcosa c'è dietro il desiderio di colmare una lacuna. Ora, qual è la lacuna del capitalismo? Credo lo abbiano già scritto altri per ciò non mi soffermo sulla questione. L'importante è, a mio modesto parere, riuscire a cogliere ciò che di buoneo c'è in ogni ideologie, senza prendere a pretesto i punti deboli di quella che si vuole combattere. A parte che il risultato di tale combattimento non premierebbe nessuno....
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Fabrizio La risata è il fenomeno più sacro che esista sulla terra, perchè esso è la vetta più alta della consapevolezza. La vita intera è una grande barzelletta cosmica. (Osho) |
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#13 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 11-07-2004
Messaggi: 46
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Interessante questo dibattito!
peccato che lo leggo a quest'ora...... mi viene da scrivere subito q.sa,ma nn so se riuscirò a scriverla con chiarezza.. dunque,tra gli altri aspetti del tema si parla di proprietà privata: ebbene,a me sembra che manchi la conoscenza di cosa intendeva Marx quando usava questa espressione. Quello che ho capito io è che Marx si riferiva alla proprietà privata dei mezzi di produzione: per esempio,la proprietà di una fabbrica è proprietà privata di un mezzo di produzione,quello che permette a pochi proprietari di guadagnare tantissimo dal lavoro degli operai che a fine mese percepiscono un salario,mentre,tolte le spese, ai suddetti proprietari entra in tasca il ricavato delle vendite del prodotto di quella fabbrica.Il ricavato totale meno le spese,le tasse,le paghe degli operai,si chiama profitto: consiste in cifre astronomiche se confrontato alle paghe degli operai,che pure sono gli artefici di quella ricchezza.La fabbrica,perciò si chiama "capitale",come qualunque ricchezza capace di produrre profitto. In ciò sta l'ingiustizia sociale che Marx non condivide. |
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#14 (permalink) |
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Ospite
Data registrazione: 11-07-2004
Messaggi: 46
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continuazione
è un'ingiustizia da cui nascono poi tutte le altre in una determinata società.
Ma nn ha nulla a che vedere con la proprietà privata dei beni di consumo,della casa in cui vivo,delle cose che acquisto,fossero pure ville e yacht! se uno acquista diverse case per fittarle allora entra nel meccanismo di cui sopra:si arricchisce senza lavorare,con il ricavato di questi affitti e le case diventano "capitale" se uno invece si compra una casa al mare,una in montagna,una ai laghi e una in campagna per il piacere di andarci a vivere ogni 4 mesi, sono affari suoi e nessun marxista che si rispetti troverebbe nulla da ridire (tranne forse chiedersi come fa ad avere tanti soldi e gestire tante case.........) concludendo,l'ingiustizia creata dal capitale contrappone la maggioranza dei lavoratori,che guadagnano solo con il loro lavoro,delle braccia o della mente,i "proletari",e una minoranza di proprietari di capitale,i "capitalisti" appunto,che guadagnano un profitto dal lavoro svolto dagli altri(indipendentemente dal fatto che possano darsi da fare pure loro o starsene in poltrona....comunque quello che entra nelle loro tasche è troppo per essere comparabile a quello di ogni singolo lavoratore loro dipendente) sta tutto qua la teoria di Marx sulla proprietà privata è riconducibile nel succo a questo che ho scritto,anche se ovviamente va ampliata e arricchita dalla complessità del capitale odierno Ma è contro questa ingiustizia che ogni comunista si ribella e spera in un mondo senza proprietà privata(dei mezzi di produzione,lo ripeto) ciao! ![]() |
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