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Spiritualità Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali. Sezione in modalità solo lettura

 
 
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Vecchio 12-02-2003, 11.34.30   #1 (permalink)
tra sogno ed estasi...
 
L'avatar di deirdre
 
Data registrazione: 21-06-2002
Messaggi: 1,806
considerazioni sulla consapevolezza ed il giudizio

Buongiorno a tutti... allora, questa mattina m'affligge un grande dilemma...
Il raggiungimento della famosa "consapevolezza" che tutti amano citare implica il passaggio oltre a ciò che è bene e male...

Come dissi in passato, sono convinta che il passo essenziale sia l'osservazione sensa giudizio...difficile, molto difficile....

Siamo soliti giudicare il credo, il prossimo..anche l'"perato" di dio... ma quanto bravi siamo!

Mi è stato insegnato che per ottenere qualche risultato è necessario annullare la propria importanza personale, quindi anche l'impulso a giudicare....

eppure le religioni lo fanno, sono un susseguirsi di giudizi in merito ad ogni argomento.... qualcosa non va.... credo proprio di si.....

Chi giudica...è davvero consapevole?
__________________
"L'istinto detta il dovere e l'intelligenza fornisce i pretesti per eluderlo"
Marcel Proust

DD

Ultima modifica di deirdre : 12-02-2003 alle ore 11.50.37.
deirdre is offline  
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Vecchio 14-02-2003, 15.50.24   #2 (permalink)
Ospite abituale
 
L'avatar di VanLag
 
Data registrazione: 08-04-2002
Messaggi: 2,990
Secondo me sei sulla buona strada.....

Il raggiungimento della famosa "consapevolezza" che tutti amano citare implica il passaggio oltre a ciò che è bene e male...

Probabilmente tu dai al termine consapevolezza un contenuto quasi mistico e spirituale. Probabilmente io gli do un contenuto molto terra a terra (non voglio elevarlo da un semplice modo di funzionare della “macchina umana”), ma so che ci capiamo, (o almeno spero).

Se per consapevolezza intendi la coscienza piena di un qualche cosa, come se quella cosa l’accettasi e l’amalgamassi dentro di te, senza provare contrasti o tensioni, ma provando anzi un senso di piacere e di completezza. Se intendi questo, si credo che ci voglia, non tanto l’assenza del giudizio, quanto l’assenza dell’emotività nel giudizio.
In pratica, più sei distaccata e più puoi cogliere ed essere consapevole di particolari, nelle cose o negli eventi attorno a te. E’ l’attaccamento, (alla propria scala di valori), che fa restringere il campo della coscienza, facendoci interpretare gli eventi, secondo i nostri schemi mentali. La nostra mente fa da censore all’esperienza filtrando ciò che disapproviamo.

La consapevolezza d’altro canto è uno stato che ci appartiene, infatti, tutti noi, prima percepiamo un evento, poi lo cataloghiamo e lo giudichiamo. In questo senso la consapevolezza sarebbe facile ed agevole, se non fosse per l’inveterata abitudine della mente a giudicare.

Il giudizio è una distorsione della dualità originaria, la quale, aveva diviso il soggetto, dall’oggetto al fine di permetterci l’esperienza. Questa divisione era fondamentale per conoscere, vivere e crescere, ma l’uomo, ha fissato, “nero su bianco”, i criteri di giudizio. Ciò che era “bene o male”, ciò che era “brutto o bello”, ciò che era “giusto o sbagliato”, etc…etc….sono state definite “a priori” e queste categorie rigide sono diventate la barriera alla consapevolezza.

Chi giudica...è davvero consapevole?

Per rispondere dovrei dare un giudizio su chi giudica…… Mumble…. Mumble…..
__________________


Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....

da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
VanLag is offline  
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Vecchio 07-05-2003, 10.01.05   #3 (permalink)
iscrizione annullata
 
L'avatar di osho
 
Data registrazione: 09-03-2003
Messaggi: 246
Chi giudica non è consapevole. Il giudizio non permette di vedere
la verità, in quanto stà nell'unità, mentre con esso si separa.
Il giudizio è cosa per piccoli ego una malattia infantile, per difen-
derci, per ricordarci di non essere gli unici sfigati, essendo noi
crescuiti sottoposti al giudizio perenne. Giudicare è dare importan
za alle persone, ed equivale ad essere statici cioè morti.
Per elvovere non bisogna essere identificati con punti di riferimento.
L'osservazione senza giudizio sembra difficile, ma se si vuole usci-
re dalla banalità, dalla mediocrità, dal dolore, è necessario.
Per realizzarlo basta partire da qui e ora, porre attenzione a ogni
gesto, cercando di non distrarci. Essere perseveranti come le
onde che continuano ad infrangersi contro gli scogli.
osho is offline  
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Vecchio 07-05-2003, 13.04.59   #4 (permalink)
tra sogno ed estasi...
 
L'avatar di deirdre
 
Data registrazione: 21-06-2002
Messaggi: 1,806
ma con quale coraggio fai certe affermazioni proprio tu...
__________________
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Marcel Proust

DD
deirdre is offline  
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Vecchio 18-05-2003, 12.07.39   #5 (permalink)
iscrizione annullata
 
L'avatar di osho
 
Data registrazione: 09-03-2003
Messaggi: 246
" Non giudicate, per non essere giudicati; perchè col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misura-
te sarete misurati. Perchè osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo
fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli
prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la
pagliuzza dall'occhio del tuo fratello." Mt.7
osho is offline  
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Vecchio 18-05-2003, 12.11.56   #6 (permalink)
tra sogno ed estasi...
 
L'avatar di deirdre
 
Data registrazione: 21-06-2002
Messaggi: 1,806
Va bene, lo farò sicuramente gentilissimo santone! ...ripeto, siediti ed osserva senza giudizio..ma haimè, quando il fumo dell'importanza invade la stanza, è difficile discernere dove sta l'occhio con la pagliuzza e quello con la trave.
__________________
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deirdre is offline  
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Vecchio 19-05-2003, 11.03.42   #7 (permalink)
Ospite
 
Data registrazione: 11-02-2003
Messaggi: 10
L'ansia per il giudizio nasce dalle catene della logica dualistica, che rimane col naso in su di fronte al paradosso, che se ne sta seduta con le mani in mano di fronte alle vicende antiche e moderne. Quelle dove ognuno di noi cerca il suo bene ed il suo male, credendo che debba essere il bene ed il male del suo D-O.
E per l'ansia di cercarlo rimane immobile perdendo il tempo della sua vita e confondendo il mezzo con il fine.

...Si racconta che nell'epoca della redazione del Talmud babilonese alcuni maestri avessero deciso di discutere l'esistenza stessa di D-O. Discussero per mesi ed alla fine conclusero che D-O non esisteva.
La votazione si era appena conclusa quando, uno dei maestri, rendendosi conto che la luce del sole stava calando, istintivamente sollecitò i colleghi alle preghiere per il vespro.
Uno degli altri maestri lo guardò stupefatto:"Che ti prende sei uscito di senno? Non abbiamo appena deciso che D-o non esiste?"
L'altro replicò esterrefatto ed incredulo:"Che vuol dire questo? Forse che noi non siamo più ebrei?"....
sandrokahn is offline  
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Vecchio 19-05-2003, 11.43.08   #8 (permalink)
Ospite
 
Data registrazione: 29-04-2003
Messaggi: 12
Il giudicare è sempre inteso in modo negativo...

ma secondo me è un modo per poter crescere.
Si giudica per poter capire e poter mettere in discussione le proprie idee e i propri credo.
Giudicare con malizia è negativo, giudicare per dare sfogo alle proprie frustrazioni o giudicare per il gusto di farlo, questo non credo sia giusto.
Ma l'uomo giudica gli eventi e le azioni per le persone per avere spunto, per dare un limite a ciò che considera bene e distinguerlo così dal male.

La consapevolezza ha vari stadi. Si può essere consapevoli in tanti modi, e significa comprendere e sentirsi parte di un concetto, farlo proprio.
Il giudizio è innato. Almeno credo. Vedi le persone e ciò che fanno e non puoi non avere un giudizio personale. L'importante è la qualità del giudizio ed esserne consapevoli.
La consapevolezza va oltre. La consapevolezza è ciò che ci fa crescere. Ogni gradino salito o sceso è una sfumatura di questa condizione fisica, spirituale, emozionale. Più si cresce più la consapevolezza della persona si evolve, si modifica, di conseguenza il giudizio.

Credo che giudicare non sia per forza un atto di peccato. Giudicare un'azione giusta o sbagliata significa riconoscerla per come la nostra consapevolezza, le nostre esperienze, ce le fanno vedere, capendo, comunque, che la persona in oggetto è frutto delle sue esperienze, della sua crescita e nessuno di noi può permettersi di dire cosa è giusto o sbagliato per un altro.

Giudichiamo per una nostra crescita interiore e non per criticare le azioni altrui, nel bene o nel male.
dolmena is offline  
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