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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 19-04-2007, 19.03.14   #61
hetman
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Citazione:
Originalmente inviato da MIMMO
Io so che oltre alla materia c'è qualcosa di inconoscibile che la mente non può catturare, qualcosa che è puro movimento ed energia, qualcosa che è vita allo stato puro, quel qualcosa che ha trasformato in miglioni di anni il nostro pianeta portando la vita alla struttura attuale
quel qualcosa è percepibile per coloro che cessino di identificarsi con i loro ricordi con il loro pensiero.....
Questo potrebbe essere lo spirito santo, se si vuole chiamare così, oppure si può chiamarlo in qualsiasi altro modo, tanto la parola non è la cosa e per chi non tocca realmente tutto cio è solo pensiero dunque illusione ....in poche parole si ci ferma al suono della parola "spirito santo"......

Vorrei chiarire perchè forse mi sono espresso male:
L'uso dei termini Dio, Spirito Santo, Parola etc., sono solo indicativi perchè d'uso comune e riconoscidile dall'uomo, si possono chiamare in una infinità di modi ma l'esempio dello specchio non può essere frainteso:
Dio=sole; Spirito Santo=raggi; Manifestazione=specchio; Uomo=ricettore del riflesso. Può essere più comprensibile?
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Vecchio 20-04-2007, 10.05.15   #62
hetman
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Il tema dell'unità

Il graduale accostamento della Fede Bahá'í alla società umana trova origine nell'enfasi che Bahá'u'lláh pone sull'unità. Infatti, se si dovessero caratterizzare i Suoi insegnamenti con una parola, essa sarebbe: unità.

Nei Suoi scritti Bahá'u'lláh sottolinea l'importanza e la realtà dell'unità e dell'unicità. Prima di tutto, Dio è uno: anche tutte le grandi religioni sono una e rappresentano le risposte degli uomini alle rivelazioni della parola e della volontà di Dio per l'umanità tramite successivi Messaggeri che provengono dall'unico Dio. Questi presupposti sono alla base del concetto di unità negli insegnamenti bahá'í.

Da questo concetto fondamentale di unità religiosa e divina emergono altri principi. Bahá'u'lláh insegna che tutti gli esseri umani, in quanto creature di Dio, sono un unico popolo. Le distinzioni di razza, nazionalità, classe o di origini etniche divengono effimere quando viste in questo contesto. Così come qualsiasi teoria di superiorità individuale, tribale, provinciale o nazionale viene scartata dalla Fede Bahá'í. Parlando per mezzo di Bahá'u'lláh, la voce di Dio proclama:
"Non sapete voi perché vi creammo tutti dalla stessa polvere? Affinché nessuno esaltasse se stesso sull'altro: ponderate costantemente nei vostri cuori in qual modo foste creati. Poiché vi abbiamo creati tutti da una stessa sostanza, v'incombe d'essere appunto come un'anima sola, di camminare con gli stessi piedi, di mangiare con la stessa bocca e di dimorare sulla stessa terra, affinché dal vostro intimo essere, mercé il vostro operato e le vostre azioni, possano manifestarsi i segni dell'unicità e l'essenza della rinunzia".
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Vecchio 20-04-2007, 10.36.29   #63
turaz
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mi pare chiara e semplice
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Vecchio 20-04-2007, 11.08.29   #64
MIMMO
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Citazione:
Originalmente inviato da hetman
Il tema dell'unità

Il graduale accostamento della Fede Bahá'í alla società umana trova origine nell'enfasi che Bahá'u'lláh pone sull'unità. Infatti, se si dovessero caratterizzare i Suoi insegnamenti con una parola, essa sarebbe: unità.

Nei Suoi scritti Bahá'u'lláh sottolinea l'importanza e la realtà dell'unità e dell'unicità. Prima di tutto, Dio è uno: anche tutte le grandi religioni sono una e rappresentano le risposte degli uomini alle rivelazioni della parola e della volontà di Dio per l'umanità tramite successivi Messaggeri che provengono dall'unico Dio. Questi presupposti sono alla base del concetto di unità negli insegnamenti bahá'í.

Da questo concetto fondamentale di unità religiosa e divina emergono altri principi. Bahá'u'lláh insegna che tutti gli esseri umani, in quanto creature di Dio, sono un unico popolo. Le distinzioni di razza, nazionalità, classe o di origini etniche divengono effimere quando viste in questo contesto. Così come qualsiasi teoria di superiorità individuale, tribale, provinciale o nazionale viene scartata dalla Fede Bahá'í. Parlando per mezzo di Bahá'u'lláh, la voce di Dio proclama:
"Non sapete voi perché vi creammo tutti dalla stessa polvere? Affinché nessuno esaltasse se stesso sull'altro: ponderate costantemente nei vostri cuori in qual modo foste creati. Poiché vi abbiamo creati tutti da una stessa sostanza, v'incombe d'essere appunto come un'anima sola, di camminare con gli stessi piedi, di mangiare con la stessa bocca e di dimorare sulla stessa terra, affinché dal vostro intimo essere, mercé il vostro operato e le vostre azioni, possano manifestarsi i segni dell'unicità e l'essenza della rinunzia".

Ma l'unicità è una cosa da imparare o una realtà.....
essa è o noi dobbiamo crearla.......??
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Vecchio 20-04-2007, 11.20.31   #65
hetman
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COSA INSEGNA BAHÁ'U'LLÁH SU DIO, RELIGIONE E NATURA UMANA

La venuta di nuovi Messaggeri di Dio rappresenta punti di svolta nella storia, poiché essi portano un impulso spirituale rinnovato, stimolano la trasformazione personale e il progresso sociale. La rivelazione di Bahá'u'lláh, con l'impulso spirituale che l'accompagna, riveste un significato particolare perché coincide con l'epoca della maturazione dell'umanità.
Vi è un solo Dio, il Creatore dell'Universo. Nel corso della storia, Dio Si è rivelato all'umanità con una serie di Messaggeri divini, ognuno dei quali ha fondato una religione. Erano Messaggeri Abramo, Krishna, Zoroastro, Mosè, Buddha, Gesù e Maometto. Questa successione di Insegnanti divini riflette un unico e storico "Piano di Dio" per far conoscere all'umanità il suo Creatore e per coltivare le capacità morali, intellettuali e spirituali della razza umana con l'obbiettivo di preparare la strada ad una civiltà globale, unica e in costante progresso. La conoscenza della volontà di Dio per l'umanità dell'epoca moderna fu rivelata poco più di cento anni fa da Bahá'u'lláh, che è l'ultimo di questi Messaggeri Divini.

È questa l'essenza dei Suoi insegnamenti su Dio, la religione e l'umanità. Spesso i bahá'í esprimono questa fede parlando semplicemente di unicità di Dio, unicità della religione e unicità del genere umano. L'unità è di gran lunga il tema più importante del credo bahá'í; in termini teologici si manifesta nella comprensione che l'unico Creatore ha un unico piano per l'intera umanità.
Insieme a queste idee vi è il convincimento che la natura umana è fondamentalmente spirituale. Sebbene gli esseri umani esistano sulla terra con l'aspetto corporeo, l'identità essenziale di ogni persona è definita da un'anima eterna, razionale ed invisibile.
"Sappi per certo che l'essenza di tutti i Profeti di Dio è una e la stessa ... "-- Bahá'u'lláh
L'anima che dà vita al corpo, e distingue gli esseri umani dagli animali, cresce e si sviluppa soltanto attraverso la relazione dell'individuo con Dio, mediata dai Suoi Messaggeri. Tale relazione è rafforzata dalla preghiera, dalla conoscenza delle scritture rivelate da questi Insegnanti, dall'amore per Dio, dall'autodisciplina morale e dal servizio all'umanità. È questo processo che dà significato alla vita.

Coltivare il lato spirituale della vita dà numerosi benefici. Prima di tutto l'individuo sviluppa via via quelle qualità innate che sono alla base della felicità umana e del progresso sociale quali: fede, coraggio, amore, compassione, fidatezza ed umiltà. Quando queste divengono sempre più evidenti, avanza anche la società nel suo insieme.
Un altro effetto dello sviluppo spirituale è la sintonia con la volontà di Dio. Questo avvicinamento sempre crescente prepara l'individuo all'aldilà. L'anima, dopo la morte del corpo, continua a vivere affrontando un viaggio spirituale verso Dio lungo innumerevoli "mondi" o piani di esistenza. In termini tradizionali, il progresso compiuto in questo viaggio è paragonato al "paradiso", mentre se l'anima smette di crescere e rimane distante da Dio, sempre in termini tradizionali, sperimenta l'inferno".

La venuta di nuovi Messaggeri di Dio rappresenta punti di svolta nella storia poiché portano un nuovo impulso spirituale, che stimola il rinnovamento personale e l'avanzamento sociale. La rivelazione di Bahá'u'lláh, e l'impulso spirituale che l'accompagna, riveste un significato particolare perché coincide con l'epoca della maturazione dell'umanità.

Bahá'u'lláh insegna che l'umanità alla maturità, può raggiungere nuove realizzazioni. Imprese come la realizzazione della pace mondiale, il raggiungimento di una giustizia sociale universale e la promozione di un equilibrio armonioso fra tecnologia, sviluppo, valori umani e protezione dell'ambiente naturale, una volta considerate impossibili, sono adesso attuabili.
hetman is offline  
Vecchio 20-04-2007, 13.56.57   #66
hetman
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Originalmente inviato da MIMMO
Ma l'unicità è una cosa da imparare o una realtà.....
essa è o noi dobbiamo crearla.......??

Essa è fin dall'inizio, è stata, è e sarà.
Non dobbiamo crearla, dobbiamo affermarla ed agire con essa.

Siamo tutti della specie umana, perchè allora differenze razziali, come possiamo vivere l'unicità? Con l'unità! Essere uniti nelle nostre diversità porta all'unicità dell'umanità che è Unicità di Dio.

Ciao
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Vecchio 20-04-2007, 17.37.08   #67
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Mi stò ponendo una domanda: Come essere un buon ricercatore?

LE SETTE VALLI e LE QUATTRO VALLI
di Bahá’u’lláh
@ Copyright 2001 Casa Editrice Bahá’í - Ariccia
Titolo originale: The Seven Valleys and The Four Valleys

per usare le parole di Shoghi Effendi:
«Egli descrive i sette stadi che l’anima del ricercatore deve necessariamente
attraversare prima di raggiungere lo scopo della sua esistenza».

1 - LA VALLE DELLA RICERCA

Il destriero di questa Valle è la pazienza.
Senza pazienza il viandante non arriverà in
alcun luogo né raggiungerà alcuna mèta. Né
dovrà egli mai scoraggiarsi: se pur dovesse
lottare per centomila anni e non riuscisse a
mirare la beltà dell’Amico, non dovrebbe attristarsi,
poiché coloro che cercano la Ka‘bih
del «per Noi» gioiscono in questa lieta
novella: «Noi li guideremo per le Nostre
vie». Nella loro ricerca, essi si sono
generosamente posti a servire e cercano ad ogni
momento di recarsi dal piano dell’ignavia al
regno dell’esistenza. Nessun legame potrà
trattenerli, nessun consiglio distoglierli.

È dovere di questi servi di purificare il
cuore – che è la fonte dei tesori divini – da
ogni immagine, e di allontanarsi dalle imitazioni,
che consistono nel seguire le orme degli
antenati, e di chiudere sia la porta dell’amicizia
sia quella dell’inimicizia di fronte a tutti
gli uomini della terra.

In questo viaggio il ricercatore raggiunge
uno stadio nel quale vede tutte le cose create
affaccendate alla ricerca dell’Amico. Quanti
Giacobbe vedrà vagabondare in cerca del
proprio Giuseppe! Vedrà tanti amanti affrettarsi
alla ricerca del Benamato, constaterà
un mondo di desiderosi in cerca del Desiderato.
In ogni momento farà una scoperta, in
ogni ora sarà conscio di un nuovo mistero,
poiché il suo cuore s’è distaccato da entrambi
i mondi dirigendosi verso la Ka‘bih del Benamato.
Ad ogni passo un aiuto dal Regno
Invisibile lo avvolgerà e l’ardore della sua
ricerca aumenterà.

Bisogna giudicare la ricerca secondo le
norme del Majnún dell’Amore. Si narra che
un giorno Majnún fu visto, tutto in lacrime,
stacciare polvere. Alcuni gli dissero: «Che
fai?». Egli rispose: «Cerco Laylí».
Essi esclamarono:
«Ahimè, povero te! Laylí è uno
spirito puro e tu la cerchi nella polvere!». Egli
disse: «La cerco ovunque, a che, forse, in
qualche luogo possa trovarla!».

Sì, sebbene possa esser vergognoso pel
saggio cercare nella polvere il Signore dei Signori,
pure quest’è la prova d’un ardore intenso
nella ricerca. «Colui che cerca una cosa
con zelo la troverà».

Il vero ricercatore non cerca altro che
giungere alla mèta e l’amante non desidera altro
che unirsi all’amata. Ma il ricercatore potrà
giungere alla mèta solo a patto che sacrifichi
tutto, cioè a dire tutto ciò che ha visto, e
udito, e capito, tutto dovrà annullare per poter
entrare nel regno dell’anima che è la Città
dell’Unico Oggetto. C’è bisogno di sforzo se
vogliamo cercare Lui, è necessario l’ardore, se
vogliamo gustare il miele dell’unione con Lui,
e se gusteremo di questa coppa dimenticheremo
un intero mondo.

In questo viaggio il viandante soggiornerà
in ogni paese e dimorerà in ogni regione. In
ogni viso cercherà la beltà dell’Amico, in ogni
paese cercherà il Benamato. S’unirà a ogni
compagnia e cercherà comunione con ogni
anima, pensando se per caso in qualche mente
possa scoprire il segreto dell’Amico o in qualche
viso contemplare la beltà dell’Amato.
E se, con l’aiuto di Dio, troverà in questo
viaggio una traccia dell’invisibile Amico e
aspirerà dal Messaggero dell’Unità la fragranza
del perduto Giuseppe, passerà immediatamente
ne LA VALLE DELL’AMORE

Alla prossima la 2° Valle
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Vecchio 21-04-2007, 09.59.23   #68
hetman
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Mi stò ponendo una domanda: Come essere un buon ricercatore?

LE SETTE VALLI e LE QUATTRO VALLI
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Titolo originale: The Seven Valleys and The Four Valleys

per usare le parole di Shoghi Effendi:
«Egli descrive i sette stadi che l’anima del ricercatore deve necessariamente
attraversare prima di raggiungere lo scopo della sua esistenza».

2 - LA VALLE DELL’AMORE

e sarà liquefatto dal fuoco dell’amore. In questa
città s’erge sublime il cielo dell’estasi, e il
sole del desiderio, che illumina il mondo, brilla,
e il fuoco dell’amore divampa. E quando
divampa, il fuoco d’amore riduce in cenere la
messe della ragione.

Adesso il viandante è inconscio di se stesso
e degli altri. Non conosce né ignoranza né
scienza, né dubbio né certezza, non sa distinguere
fra l’alba che guida e la sera dell’errore.
Rifugge tanto la miscredenza quanto la fede e
il veleno mortale gli è gradito. Epperciò
‘A....ár disse:

L’empietà all’empio, al credente la fede,
ma pel cuore di ‘A....ár basti un atomo di
dolorosa passione per Te!

Il destriero di questa valle è la sofferenza e, se
non vi sarà il soffrire, questo viaggio non avrà
mai fine. In questo stadio l’amante non vede
altra immagine che quella dell’Amato, non
cerca altro rifugio che quello dell’Amico. Ad
ogni istante offrirà cento vite sul sentiero dell’Amato,
ad ogni passo getterà mille teste ai
piedi dell’Amico.

Fratello Mio! Fino a quando non entrerai
nell’Egitto dell’Amore, non potrai mai giungere
al Giuseppe della Beltà dell’Amico, e fino
a che, come Giacobbe, non trascurerai
l’occhio esteriore, non dischiuderai mai l’occhio
del tuo essere interiore, e fino a che non
arderai del fuoco dell’amore, non potrai mai
entrare in comunione con l’Amante del Desio.

Un amante non teme e nessun male può
accadergli: lo vedi frigido nel fuoco e arido
nel mare.

Segno dell’amante è che lo vedi freddo nel
fuoco d’inferno,
segno del saggio è che lo vedi arido nel
mare!

L’amore non accetta l’esistenza né desidera
la vita: cerca la vita nella morte e nella vergogna
cerca la gloria. Per meritare la follia
dell’amore l’uomo deve abbondar di saggezza
e ci vogliono molte teste per meritare il laccio
dell’Amico! Benedetto il collo preso nel Suo
laccio, felice la testa caduta nella polvere sul
sentiero del Suo amore! Epperciò, o amico,
divieni estraneo a te stesso, acciocché tu possa
trovare l’Incomparabile, staccati da questa terra
mortale, acciocché tu possa trovare dimora
nel nido divino. Sii un niente, se vuoi attizzare
il fuoco dell’esistenza e renderti atto al sentiero
dell’amore.

L’amore non accetta un’anima vivente,

il falco non preda un topo morto!

L’amore pone un mondo in fiamme ad ogni
istante e fa deserto ogni paese dove porta il suo
vessillo. L’essere non esiste nel suo regno, gli
intelligenti non valgon nulla entro il suo reame.
Il leviathan dell’amore inghiotte il maestro della
ragione e preda il genio della scienza. Beve i
sette mari, ma la sua sete non è ancora estinta e
dice: «c’è dell’altro?». Esso rifugge da se
stesso e si stacca da tutto sulla terra.

L’amore è estraneo alla terra e al cielo

in esso vi sono settantadue pazzie.

Esso ha legato miriadi di vittime al suo laccio
e ferito migliaia d’uomini saggi con la sua
saetta. Sappi che ogni rossore nel mondo viene
dalla sua collera e ogni pallore sulle guance
degli uomini viene dal suo veleno. Non offre
alcun rimedio tranne la morte e non cammina
che nella valle dell’annientamento. Eppure più
dolce del miele è il suo veleno al palato
dell’amante e agli occhi del cercatore il suo
nulla è più affascinante di centomila eternità.

Pertanto i veli dell’io diabolico debbono
essere bruciati dal fuoco dell’amore affinché lo
spirito, purificato e reso sottile, possa percepire
il rango del Signore della Manifestazione.

Accendi un fuoco d’amore e con esso brucia
gli esseri tutti,
indi alza il piede e ponilo nella via degli
amanti.

E se, con le confermazioni del Creatore,
l’amante sfugge sano e salvo agli artigli del
falco dell’amore, entrerà ne
LA VALLE DELLA GNOSI

Alla prossima la 3° Valle
hetman is offline  
Vecchio 22-04-2007, 20.30.47   #69
hetman
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LE SETTE VALLI e LE QUATTRO VALLI
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per usare le parole di Shoghi Effendi:
«Egli descrive i sette stadi che l’anima del ricercatore deve necessariamente
attraversare prima di raggiungere lo scopo della sua esistenza».

3 - LA VALLE DELLA GNOSI

e uscirà da ogni dubbio per entrare nella certezza,
e abbandonerà le tenebre del traviamento
della passione per la luminosa guida
del timor di Dio. Gli occhi interiori gli si
schiuderanno e sarà in intima comunione col
suo Amato, spalancherà le porte della verità e
della pietà e sbarrerà le porte delle vane fantasie.
In questo stadio egli è pago del decreto
di Dio, e vede nella guerra la pace, e scopre
nella morte i segreti della vita eterna. Con gli
occhi del corpo e dello spirito scorge i misteri
della resurrezione nei regni della creazione
e nelle anime degli uomini e con cuore spirituale
diviene consapevole della divina saggezza
nelle infinite Manifestazioni di Dio.
Nell’oceano vede la goccia, nella goccia
scorge i segreti del mare.

Spacca il cuore dell’atomo
e dentro vi troverai un sole!

In questa Valle il viandante dotato di vista
assoluta non vede contrasti e differenze
nell’opera modellatrice dell’Unico Vero e dice
ad ogni istante: «E non puoi scorgere nella
creazione del Misericordioso ineguaglianza
alcuna. Volgi in alto la vista: vedi tu fenditure?»
Vede la giustizia nell’ingiustizia e nella
giustizia la grazia di Dio. Nell’ignoranza trova
celato molto sapere e nel sapere una miriade
di saggezze palesi. Spezza i ceppi del corpo e
delle passioni e prende dimestichezza con la
gente del Regno immortale. Ascende le scale
dell’intima verità e s’affretta verso il cielo del
significato recondito. Naviga sull’arca di
«Mostreremo loro i Segni Nostri sugli orizzonti
del mondo e fra di essi» e viaggia sul
mare di «finché non sia chiaro per loro che esso
(questo Libro) è la Verità». Se s’imbatterà
in un’ingiustizia avrà sopportazione e se sarà
affrontato dall’ira manifesterà amore.

Si narra di un innamorato che si struggeva
l’anima da lunghi anni per la separazione dalla
sua amata e s’era consumato al fuoco della
lontananza. Per l’eccesso d’amore il suo cuore
aveva perso ogni pazienza e il suo corpo aveva
preso in odio lo spirito. Considerava la vita
senza di lei una beffa e aveva il mondo intero
in gran dispetto. Oh, quanti giorni non aveva
trovato pace nell’ardente desiderio di lei, oh,
quante notti il soffrir per lei non gli aveva
concesso riposo! Il suo corpo era ridotto, per
debolezza, a un sospiro e la ferita del suo cuore
era un grido di dolore. Avrebbe donato mille
esistenze per gustare un sorso della coppa
della sua presenza, ma a nulla valeva. I medici
non sapevano come curarlo e gli amici schivavano
la sua compagnia. Sì, ché i medici non
hanno medicine per l’ammalato d’amore, a
meno che il favore dell’amata non lo salvi!

L’albero della sua brama produsse alfine il
frutto della disperazione e il fuoco della sua
speranza cadde in cenere. Una notte, sentendo
di non poter più vivere, uscì di casa dirigendosi
verso il mercato. A un tratto una guardia
notturna cominciò a seguirlo. Egli allora si
mise a correre con la guardia alle calcagna.
Presto altre guardie sopraggiunsero ostruendo
ogni via di scampo al giovane sfinito. E il misero
piangeva di cuore e correva qua e là dicendo:
«Certamente questa guardia è ‘Azrá’íl,
il mio angelo della morte, che m’incalza così
d’appresso, oppure è un tiranno di questa terra
che odia i servi di Dio». Così quel sanguinante
per lo strale d’amore correva col piede e col
cuore gemeva. Giunto presso il muro d’un
giardino, con indicibili sofferenze lo scalò,
perché era veramente alto, e, dimentico della
vita, si gettò nel giardino sottostante.

E là vide la sua amata con in mano una
lampada in cerca di un anello che aveva smarrito.
Quando l’amante dal cuore conquistato
ebbe posato lo sguardo sul suo incantevole
amore, tirò un gran sospiro e levò le mani in
atto di preghiera esclamando: «O Dio! Concedi
gloria, ricchezza e lunga vita alla guardia.
Poiché la guardia era Gabriele, che guidò questo
debole essere, o era I..ráfíl, che portò vita
a questo misero!».

Certamente le sue parole erano veritiere,
perché s’è visto quanta giustizia latente v’era
nell’apparente tirannia della guardia e quanta
misericordia era celata al di là dei veli. Con un
atto di collera la guardia aveva guidato colui
che si trovava assetato nel deserto dell’amore
al mare della sua diletta e aveva illuminato la
tenebrosa notte della separazione con la luce
dell’incontro. Aveva condotto colui ch’era
lontano al giardino della vicinanza e guidato
un’anima inferma verso il medico del cuore.

Orbene, se l’innamorato avesse potuto vedere
la fine, avrebbe benedetto la guardia fin
dall’inizio, pregando per lui, e avrebbe visto
quella tirannia esser giustizia, ma siccome la
fine gli era nascosta, al principio si lamentò e
gemette. Eppure coloro che viaggiano per la
terra fiorita della gnosi, poiché vedono la fine
nel principio, vedono la pace nella guerra e
l’amicizia nella collera.

Tale è la condizione dei viandanti di questa
Valle, ma il popolo delle Valli superiori vede
la fine e il principio come un’unica cosa. Anzi
non vede né principio né fine e non contempla
né «primo» né «ultimo». Anzi gli abitanti
della città immortale, che dimorano nei verdeggianti
giardini, non vedono nemmeno né
«primo» né «ultimo», rifuggono da tutto ciò
che è primo e respingono tutto ciò che è ultimo.
Poiché hanno sorpassato i mondi dei nomi
e sono fuggiti al di là dei mondi degli attributi,
veloci come il baleno. Così è detto: «La perfezione
dell’affermazione dell’Uno è l’esclusione
da esso di tutti gli attributi». Ed essi hanno
fissato la loro dimora all’ombra dell’Essenza.

Epperciò, acconciamente Khájih ‘Abdu’lláh
– possa Iddio, l’Altissimo, santificare il
suo amato spirito – fece un’analisi acuta e
proferì eloquenti parole sul significato della
frase «Guidaci per la retta via», così: «Mostraci
la diritta via, cioè onoraci dell’amore
per la Tua Essenza, così che possiamo liberarci
dal volgerci verso noi stessi e verso chicchessia
tranne Te, e possiamo diventare tutti
presi di Te, e conoscere solo Te, e vedere solo
Te, e non pensare ad altri che a Te».

Anzi costoro s’innalzano financo al di sopra
di questo stadio. Epperciò è stato detto:
L’amore è un velo fra l’amante e l’Amato,
più di questo non m’è permesso dire.

In quest’ora l’alba della gnosi è sorta e le
lampade dei mistici viandanti sono spente.
L’immaginazione di Mosè, con tutta la
Sua forza e la Sua luce,
fu velata da Lui. Tu non volar senz’ali.
Se sei uomo pienamente conscio del mistero
innalzati sulle ali della spirituale potenza
delle Anime Sante, acciocché tu possa contemplare
i misteri dell’Amico e giungere alle
luci del Benamato. «In verità noi siamo di Dio
ed a Lui ritorniamo».

Dopo aver attraversato la Valle della gnosi,
che è l’ultimo stadio delle limitazioni, il
viandante giunge al primo stadio della
UNITA'

Alla prossima la 4° Valle
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Vecchio 23-04-2007, 11.08.46   #70
hetman
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Mi stò ponendo una domanda: Come essere un buon ricercatore?

LE SETTE VALLI e LE QUATTRO VALLI
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Titolo originale: The Seven Valleys and The Four Valleys

per usare le parole di Shoghi Effendi:
«Egli descrive i sette stadi che l’anima del ricercatore deve necessariamente
attraversare prima di raggiungere lo scopo della sua esistenza».

4 - UNITÀ

e beve alla coppa dell’Assoluto, e mira le
manifestazioni dell’Unicità. In questo stadio
egli squarcia i veli della molteplicità, rifugge
i mondi della carne e ascende al cielo della
Singolarità. Con orecchio divino egli ode e
con occhio trascendente contempla i misteri
della divina creazione. S’inoltra nel Santuario
dell’Amico e condivide, da intimo, il Padiglione
dell’Amato. Protende la mano della
Realtà dalla manica dell’Assoluto e rivela i
segreti della Potenza. Non vede in se stesso né
nome né fama né rango, bensì descrive se
stesso lodando Iddio. Nota nel proprio nome il
nome di Dio, per lui «tutte le canzoni vengono
dal Re» e ogni melodia viene da Lui. Si asside
sul trono del versetto «Dì, tutto viene da
Dio» e prende riposo sul tappeto delle sacre
parole «Non c’è aiuto né forza se non in
Dio». Osserva tutte le cose con l’occhio
dell’unificazione e vede i raggi luminosi del
sole divino risplendere dall’alba dell’Essenza
ugualmente su tutte le cose create e le luci
dell’Unità riflettersi su tutto il creato.

Ti sia chiaro, eccellente amico, che tutte le
varietà che il viandante, nei diversi stadi del
suo viaggio, vede nei regni dell’esistenza si
originano dal suo proprio modo di vedere. Ne
daremo un esempio, affinché il segno di questo
possa divenire completamente evidente.
Considera il sole: sebbene risplenda con uguale
radiosità su tutte le cose e, per ordine del
Re della Manifestazione, conferisca luce a tutto
il creato, pure, in ogni luogo, esso si manifesta
e diffonde la sua munificenza in relazione
alla capacità del luogo stesso. Per esempio,
in uno specchio, riflette il suo disco e la sua
forma e questo è dovuto alla sottigliezza dello
specchio, in un cristallo fa apparire il fuoco e
in altre cose mostra l’effetto del suo brillare,
ma non il suo disco in pieno. Eppure con tali
effetti, per ordine del Creatore, esso perfeziona
tutte le cose in rapporto alle loro capacità,
come puoi bene osservare.
Similmente i colori divengono visibili in
ogni oggetto in rapporto alla natura dell’oggetto
stesso. Per esempio in un vetro giallo i
raggi brillano gialli, in uno bianco i raggi sono
bianchi e in uno rosso raggi rossi si manifestano.
Pertanto queste variazioni dipendono
dall’oggetto e non dalla luce che brilla. E se
un luogo sarà impedito da qualcosa come da
un muro o da un tetto, esso verrà completamente
privato dello splendore della luce, né vi
potrà brillare il sole.

E così alcune anime inette hanno il campo
della mistica conoscenza limitato entro il muro
dell’io e della passione, offuscato dalla negligenza
e dalla cecità, sono state separate dalla
luce del sole dei significati profondi e dai misteri
dell’Eterno Amato, sono restate molto
lontane dalla preziosa saggezza della tersa Fede
del Signore dei Messaggeri, sono state lasciate
fuori del Santuario della suprema Dolcezza
e bandite dalla Ka‘bih della sublime Maestà.
Tale è lo stadio della gente di questa età!

E se un Usignolo dal fango dell’io s’invola
verso l’alto per dimorare nel rosaio del
cuore e in melodie del ..ijáz o in dolci canzoni
di ‘Iráq narra i misteri di Dio – una sola
parola dei quali suscita a nuova vita i corpi dei
morti e conferisce uno spirito di santità alle
ossa disfatte di questa esistenza – vedrai mille
artigli d’invidia, una miriade di rostri di rancore
andare a caccia di Lui, intenti con tutte le
forze a procurarGli la morte.

Invero allo scarabeo una dolce fragranza
sembra nauseabonda e per un uomo infreddato
a nulla servono piacevoli profumi. Epperciò è
stato detto per guidare gli ignoranti:

Scaccia il catarro dalla testa e dal naso
se vuoi che ti giunga alle nari l’alito dolce
di Dio!

Dunque le differenze relative al luogo sono
state ora palesate e provate. Quanto poi alla vista
del viandante, quando essa cade in luogo
limitato, cioè a dire quando egli osserva soltanto
i diversi globi colorati, vede il giallo, il rosso
e il bianco.
È per questo che son sorti conflitti
fra le creature e un nembo di polvere, levatosi
dalla limitatezza degli «io», ha oscurato il
mondo, mentre alcuni mirano il brillare della
luce e altri ancora hanno bevuto il nettare
dell’Unità e non vedono altro che il sole stesso.

Così, per il fatto che i viandanti mirano a
tre diversi piani, la loro comprensione e le
loro dichiarazioni si differenziano e quindi i
segni del conflitto appaiono continuamente
sulla terra. Poiché ve ne sono alcuni che sono
consci del piano dell’Unità e parlano di quel
mondo, e alcuni abitano nel regno della limitazione,
e alcuni mirano ai vari stadi dell’io,
mentre altri ancora sono completamente
all’oscuro. Così fanno gl’ignoranti d’oggi
che non han parte del raggio della Beltà Divina,
e accampano certi diritti, e, in ogni età
e in ogni ciclo, infliggono alla gente dell’Abisso
dell’Unità quello che loro stessi si
meriterebbero. «E se Dio riprendesse gli uomini
per la ingiustizia loro, non avrebbe lasciato
sulla terra anima viva; ma li rimanda
fino a un termine fisso…».

O Fratello Mio! Un cuore sottile è come
uno specchio. Lucidalo col brunitoio dell’amore
e del distacco da tutto tranne Dio, acciocché
il vero sole possa brillarvi dentro e
possa sorgervi l’eterno mattino. Allora vedrai
chiaramente il significato delle parole: «Né la
Mia terra né il Mio cielo Mi contengono, ma
Mi contiene il cuore del Mio servo fedele».
E prenderai in mano la vita e con infinita
brama la getterai innanzi al nuovo Diletto.

Ogni qual volta la luce della manifestazione
del Re dell’Unità risplende sul trono del cuore
e del pensiero, il suo brillare diviene visibile in
ogni arto e in ogni membro. In quell’istante si
sprigiona rilucente il mistero della famosa tradizione:
«Un servo s'avvicina a Me nella preghiera
fino a che Io gli risponda, e quando gli
ho risposto Io divengo l’orecchio col quale egli
ode…». Poiché così il Padrone di casa è apparso
entro la Sua casa e tutte le colonne
dell’abitazione risplendono della Sua luce. E
l’azione e gli effetti d’essa vengono dal Datore
di Luce e perciò tutto si muove per Suo mezzo
e agisce per volontà Sua. E questa è la sorgente
alla quale bevono coloro che Gli sono vicini,
così come è detto: «La fonte alla quale bevono
i vicini di Dio…».

Comunque, badate a non interpretare questi
detti come affermanti un’incarnazione e a
non vedere in essi la discesa dei mondi di Dio
nei ranghi delle creature. Mai, egregio amico,
essi debbono portarti a un tale dubbio. Poiché
Dio, nella Sua Essenza, è santo al di sopra di
ogni ascesa e di ogni discesa, di ogni ingresso
e di ogni uscita. Per tutta l’eternità, Egli ha
fatto a meno di tutti gli attributi delle creature
e sarà sempre così. Nessun uomo L’ha mai
conosciuto, nessun’anima ha mai trovato il
cammino che conduce al Suo Essere. Ogni
gnostico s’è smarrito nella valle della
conoscenza di Lui, ogni santo s’è perduto
nel cercar di comprendere la Sua Essenza.
Egli è santificato al di là della comprensione
del saggio, esaltato al di sopra del sapere del
dotto! «La via è sbarrata, il cercarla empietà.
La Sua sola prova sono i Suoi segni e la Sua
esistenza la Sua conferma».

<continua>
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